
Originariamente Scritto da
Paleo
Quello che dicevo. La preferenza per le istituzioni sovranazionali dipende sia dal livello di globalizzazione raggiunto dal capitalismo, sia dall'opportunità di rendere ancora meno diretta la sovranità popolare, e quindi più controllabile l'esercizio del potere. Però la democrazia rappresentativa, e mi ricollego all'osservazione di Cascista, non è solo lontana da quella diretta, ma è opposta, come dicevo, per fini e organizzazione. Quindi le elezioni sono solo un rito, come anticamente lo erano le investiture da parte dell'autorità religiosa, capace unicamente di confermare le tendenze di fondo della politica. Sono l'estrazione casuale di un campione di eletti da un campione di candidati, che i partiti hanno preventivamente selezionato.
La passività con cui viene accettato questo stato di cose, e qui mi ricollego alle tue osservazioni, è qualcosa di congenito. Ci sono meccanismi, come lo stato sociale e la cultura dell'individualismo, che hanno la funzione di disinnescare un'opposizione diffusa. L'aspetto decisivo però è che la cosiddetta plebe si è arricchita e gode di un relativo benessere, oltre a non avere differenze formali con i cosiddetti patrizi. Il risultato è che dominano la paura di perderci e l'illusione dell'inesistenza della piramide sociale. Vedo proprio un aspetto evoluzionistico nell'avvicendarsi della plutocrazia mercantile, con il capitalismo e la democrazia rappresentativa, all'aristocrazia guerriera, con l'economia curtense e il feudalesimo. Un passaggio del tutto irreversibile dal dominio fondato sulla miseria servile e l'autorità della gerarchia a quello fondato sulla soddisfazione materiale e la dissimulazione dell'oligarchia. In effetti è una visione dove la speranza non ha nessuno spazio.