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Discussione: Putìn

  1. #1561
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    Predefinito Re: Putìn

    anche i bulgari ci rimettono. avrebbero incassato 17 miliardi di royalties all'anno.
    Ultima modifica di dimecan; 02-12-14 alle 20:17

  2. #1562
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    Predefinito Re: Putìn

    Questo è chiaro-
    Da tempo vado scrivendo che quello è il paese-chiave in Europa.
    Alle ultime elezioni mi pare abbia vinto chi non è contrario, ma poi ho perso i contatti.
    A me il NO detto ieri da Putìn in Turchia sa di ultimo ricatto.
    Da fonti ENI pare non sia ancora arrivato il NO definitivo ed ufficiale, a meno che lo dicano per via della Borsa.
    Comunque il tutto mi fa venire in mente anche un'altra notizia riportata quest'estate.
    Pare che Russia e Cina abbiano programmato una linea ad alta capacità su Atene ed il Pireo le cui strutture, acquistate dalla Cina, dovrebbero essere trasformate nel più importante porto europeo, superando Rotterdam ed evitando i costi per arrivare con le merci fin lassù.
    La Grecia. Altro colpo ai coglioni europei per soddisfare il FMI.
    Sul quale c'è molto da dire, magari ritirando in ballo l'estromesso francese maniaco di sesso.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #1563
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    Predefinito Re: Putìn

    A proposito di cazzate degli europei occorre spendere due parole anche sul caso delle navi da guerra ordinate alla Francia e bloccate come ritorsione.
    La prima, la "Mistral" è pronta, finita, ci sono i marinai russi a bordo.
    Non viene lasciata partire per via delle misure prese.
    Ieri quattro navi da guerra russe, casualmente in transito nella Manica, hanno dovuto rifugiarsi, guarda caso, in un porto a pochi chilometri per via del mare troppo grosso.
    Capito?
    Staremo a vedere.
    Qui c'è chi tira troppo la corda su ordini USA e chi non ci sta a farsi prendere per fesso.
    Ogni giorno una mossa.
    E intanto i finanzieri, sempre stessa matrice, massacrano il rublo.
    E la Nato fa esercitazioni provocatorie sui mari del Nord Europa.
    Fino a quando pensate che il nostro sia disposto a sopportare?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #1564
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    A proposito di cazzate degli europei occorre spendere due parole anche sul caso delle navi da guerra ordinate alla Francia e bloccate come ritorsione.
    La prima, la "Mistral" è pronta, finita, ci sono i marinai russi a bordo.
    Non viene lasciata partire per via delle misure prese.
    Ieri quattro navi da guerra russe, casualmente in transito nella Manica, hanno dovuto rifugiarsi, guarda caso, in un porto a pochi chilometri per via del mare troppo grosso.
    Capito?
    Staremo a vedere.

    Qui c'è chi tira troppo la corda su ordini USA e chi non ci sta a farsi prendere per fesso.
    Ogni giorno una mossa.
    E intanto i finanzieri, sempre stessa matrice, massacrano il rublo.
    E la Nato fa esercitazioni provocatorie sui mari del Nord Europa.
    Fino a quando pensate che il nostro sia disposto a sopportare?


    Tra di esse, un simpatico cacciatorpediniere classe Udaloy...

  5. #1565
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    Predefinito Re: Putìn

    CRISI TRA RUSSIA E USA: PUTIN OFFRE LA RESA DI SOUTHSTREAM. BASTERÀ? di Antonio de Martini - Rischio Calcolato

    CRISI TRA RUSSIA E USA: PUTIN OFFRE LA RESA DI SOUTHSTREAM. BASTERÀ? di Antonio de Martini
    2 dicembre 2014Di Corriere della Collera
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    Il Burkina Faso è il quarto paese che viene normalizzato, dei cinque che avevano approvato il progetto di passaggio alle transazioni dal dollaro usa all’ oro proposto da Gheddafi.
    Il quinto è il sud Africa che sta avvicinandosi alle elezioni a grandi passi.
    La strategia americana di creazione del ” secolo americano” continua con il confronto con la Russia iniziato con il porre la questione ucraina, continuato con l’attacco al ribasso di petrolio e oro e con la svalutazione del rublo che ha raggiunto il 40%.




    La popolazione russa ha sofferto in silenzio cercando di cavarsela, Putin ha alzato i toni accusando che miravano a scalzarlo, ha cercato di ottenere successi di politica estera ( Cina, Iran) , ma la morsa sul settore energetico ha continuato a stringergli il collo fino al soffocamento.


    Ieri la resa: il gasdotto southstream ( vedasi i post sul tema) che è stato una delle prime ragioni del contendere, non si farà più.


    Concepito per ” aggirare l’Ucraina” che pretendeva un esoso diritto di passaggio per il gas russo, il nuovo progetto di gasdotto cui avevano aderito Berlusconi e Erdoghan, ha finito per far saltare l’Ucraina nel campo americano.


    Fare previsioni geopolitiche non dinamiche può essere fatale.
    Ma non basta: con un solo colpo, Putin ha dovuto buttare a mare il suo alleato Erdoghan. ( col quale ha firmato un accordo riparatore per far giungere il gas in Turchia, ma non più in qua) , dovrà ora cedere sulla Moldova che ieri ha eletto un parlamento con i filo russi primo partito ma con una coalizione di tre partiti filo Europa ( in realtà USA) che otterranno la maggioranza. La transdienstria seguirà. A quel punto, cercare di tenersi l’Ucraina dell’est non avrà più alcun senso.


    Le minacce alle repubbliche baltiche hanno portato a NATO a nord ovest e adesso ecco la NATO arrivare anche da sud ovest.
    Il Giappone, da sempre fortemente dipendente dall’energia, è stato ieri declassato da Moody’s e troverà nuovi ostacoli nel reperire i capitali necessari allo sfruttamento di Sakalin assieme alla Russia.
    Basterà l’annunzio della rinunzia al Southstream a placare Obama ?
    No.


    Gli americani hanno una lunga tradizione di richiesta di unconditional surrender e non si accontenteranno di un gesto, per importante che sia, di resa con intento negoziale.
    La Russia rischia una lezione memorabile o, peggio, Sentirà l’obbligo a reagire.
    Come la vecchia Inghilterra imperiale di un tempo, Obama ha perso tutte le battaglie, ma ha vinto la guerra.

  6. #1566
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    Predefinito Re: Putìn

    Rublo, petrolio, sanzioni Così il Cremlino ha ceduto

    Rublo, petrolio, sanzioni Così il Cremlino ha ceduto
    Dello stesso autore



    Stefano Agnoli
    Martedì, 02 Dicembre 2014
    Email Stampa
    Corriere della Sera - Che cosa accadrà ora che sul «gasdotto della discordia» (tra la Russia e l’Occidente) cala il sipario?
    Curioso intanto: chi è al lavoro è spesso l’ultimo a sapere. Proprio ieri, poche ore prima dello sfogo di Putin, la nave posatubi della Saipem Castoro Sei levava gli ormeggi dal porto bulgaro di Burgas per dirigersi verso Anapa, costa russa del Mar Nero e punto di partenza (ormai virtuale) del progetto. La società italiana (43% Eni) ha in tasca un contratto di 2,4 miliardi di dollari per la costruzione del tratto sottomarino del South Stream, la «corrente del Sud». In qualche modo la sua posizione è sicura: se l’opera dovesse saltare scatteranno le protezioni contemplate dal diritto commerciale internazionale. Altrettanto sicura è l’Eni, che possiede il 20% della società che ha affidato l’incarico di costruire il tratto offshore (la russa Gazprom ha il 50%, la francese Edf e la tedesca Basf il 15% ciascuno) e che da tempo ha ridimensionato il suo impegno a non più di 600 milioni di euro.


    Il gruppo di Claudio Descalzi dal 2012 può avvalersi di un paio di clausole che gli consentono di vendere le sue azioni a Gazprom e di abbandonare senza danni la partita. Entrambe si stanno verificando: a causa delle sanzioni Ue-Usa agli istituti russe il progetto non si sta finanziando con il credito bancario (almeno per il 70% secondo gli accordi); e neppure risulta in regola con le norme Ue, che prevedono che chi produce gas (Gazprom) non può anche trasportarlo. Proprio a quest’ultimo ostacolo si è richiamato il presidente russo nel suo riferimento alle pressioni Ue sulla Bulgaria.


    L’Eni, insomma, potrebbe lasciare il South Stream senza colpo ferire, e senza che gli altri suoi contratti di fornitura di gas russo siano toccati. Il Cane a sei zampe non ha commentato, ma non si può escludere che l’ultima trasferta a Sochi di Descalzi, lo scorso 24 novembre, sia stata l’occasione per un definitivo chiarimento con il capo di Gazprom, Alexei Miller.
    È ovvio, tuttavia, che l’affaire South Stream ha dei risvolti strategici di più ampio respiro rispetto a quelli relativi al coinvolgimento italiano. A prima vista si potrebbe dire che al di là degli strali verso l’Ue sia proprio l’effetto delle sanzioni finanziarie (e tecnologiche) occidentali a spingere il presidente russo alla cancellazione del progetto, il cui costo è lievitato negli anni fino a 23,5 miliardi di euro. Una cifra non indifferente per chi, come la Russia, ha visto ridursi da giugno il prezzo del barile del 40% (gli introiti da greggio coprono metà del budget statale) e il rublo deprezzarsi di un terzo da inizio anno. E così, dopo che il colosso del petrolio Rosneft ha dovuto rinunciare alle prospezioni nell’Artico con la texana Exxon, ora sarebbe il turno di Gazprom tirare la cinghia. Una serie di elementi che contribuirebbero a comporre uno scenario di crescente difficoltà dell’orso russo, messo sempre di più con le spalle al muro.


    Ma altre letture della situazione vanno verso una diversa direzione. In fondo, si dice, con il gasdotto sotto il Mar Nero che aggira l’Ucraina, da una parte Mosca si sarebbe liberata dal «ricatto» di Kiev sulle sue forniture di gas all’Europa, ma dall’altra si sarebbe privata di un’importante leva strategica. A pensarci bene, si aggiunge, l’accordo sul gas da 4,6 miliardi di dollari raggiunto lo scorso ottobre con l’Ucraina e l’Unione Europea offre a Mosca prospettive più interessanti nel breve e nel medio-lungo termine.
    La Russia si vede infatti saldare i crediti del passato e le forniture di gas del futuro. E la fattura, in ultima istanza, sarà pagata dall’Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale, che su questo terreno si sono apertamente impegnate con Kiev. Mosca, insomma, pur restando senza South Stream non si priverebbe della possibilità di controllare le forniture energetiche all’Ucraina. Di più: continuerebbe a inchiodare la stessa Unione Europea alle attuali linee di rifornimento, visto che l’Ucraina ricava ogni anno circa 3 miliardi di dollari dalle tariffe di transito del gas sul suo territorio. Fondi vitali per Kiev, e che l’Ue metterebbe a rischio spingendo troppo a fondo sul pedale della diversificazione.
    Aprendo alla Turchia, infine, Putin non solo inserisce un potente cuneo nelle relazioni tra Ankara e l’Occidente. Ma si candida a riempire (anche) del suo gas il «corridoio Sud» su cui l’Europa fa affidamento per affrancarsi dai «soliti» fornitori.

  7. #1567
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    Predefinito Re: Putìn

    La Stampa - Russia, l?emirato con la neve ora teme il crollo economico

    Russia, l’emirato con la neve ora teme il crollo economico
    Giù il rublo, via i capitali. Il governo ammette: 2015 in recessione


    Il presidente russo Vladimir Putin all’inaugurazione di una pipeline






    03/12/2014
    ANNA ZAFESOVA
    MILANO
    Recessione»: per la prima volta lo ammette anche il governo russo. La missione di dare la notizia negativa, dopo il lunedì nero del rublo, è stata affidata al viceministro per lo Sviluppo economico Alexey Vedev: per il 2015 si stima di una flessione del Pil dello 0,8%, addio alla vecchia previsione di crescere dell’1,2%. La revisione si deve al «calo dei prezzi del petrolio e alla svalutazione del rublo, che hanno prodotto effetti inflazionistici». Tutte le stime girano al peggio: il rublo nel 2015 ha una prospettiva di 49 per un dollaro (invece di 37,7), la fuga dei capitali accelera (90 miliardi di dollari contro i 50 previsti), l’inflazione corre (al 7,5% invece del 5,5%). E sono valutazioni ancora troppo prudenti, basate su un prezzo medio del barile tra 100 e 80 dollari: siamo già sotto i 70.

    Il rublo ieri ha segnato un nuovo minimo storico (54 per un dollaro Usa), 2,78 punti in meno in un solo giorno, il 35% in meno dall’inizio dell’anno nonostante la Banca Centrale abbia speso quasi 100 miliardi per sostenere il cambio. Il ministero del Tesoro aggiunge un altro dato inquietante: si metterà mano al Fondo di riserva. «È già deciso, resta da capire quanto», dice l’alto responsabile del Tesoro Maxim Oreshkin, che non esclude di spendere più di 10 miliardi di dollari del “tesoretto” accumulato negli anni del superbarile. Sono già partiti ulteriori tagli al bilancio, e il Kommersant rivela che il governo ha deciso di non inviare alle regioni aiuti per adempiere ai “decreti di maggio”, aumenti di salari e welfare ai dipendenti pubblici varati da Putin nel 2012.

    Il tempo delle vacche grasse è finito, e mentre dalle province russe arrivano le prime notizie di tagli di stipendi a medici e insegnanti: anche Putin è costretto ad adeguarsi e ieri ha bloccato l’indicizzazione delle retribuzioni dei dipendenti del Cremlino. Che sono comunque cresciute del 18% quest’anno, contro la media nazionale del 6%. Le istituzioni internazionali già a gennaio davano la Russia intorno allo zero, e la recessione era stata pronosticata dall’allora ministro dell’Economia Andrey Belousov nel 2013: il motore della spesa pubblica basata sul petrolio si era esaurito, aveva detto, e la mancanza di riforme di un’economia monopolizzata, arretrata, corrotta e burocratizzata impediva un rilancio.

    Le sanzioni per l’Ucraina e il calo del greggio hanno solo accelerato il declino di un Paese che si scopre ancora una volta un emirato con la neve. E il trend è aggravato da quella che Konstantin Sonin, della Scuola superiore di economia di Mosca, chiama «una catena di errori politici», come le contro-sanzioni sugli alimentari occidentali: «Non avevano - dice- alcun senso economico e hanno colpito il consumatore nazionale molto più del produttore estero». La fine dell’era del barile d’oro mette a rischio anche il consenso sul quale si fondava il regime putiniano. I grandi marchi occidentali, da Ikea a Apple - che ha fermato per due giorni il suo online store russo per riscrivere i cartellini - hanno aumentato i prezzi fino al 20% per contrastare la svalutazione, un colpo allo shopping natalizio dei più abbienti.

    Intanto i poveri pagano l’embargo alimentare: mentre gli oligarchi riescono comunque a procurarsi il fois gras e il parmigiano, la carne e i latticini europei - meno costosi di quelli russi, garantiscono un terzo del mercato - sono spariti. Perfino il governo stima l’aumento dei prezzi del cibo, al 12%. Una «tempesta perfetta», dice Anders Aslund, uno dei maggiori esperti mondiali di economia russa, che profetizza una recessione addirittura del 4-6%.

  8. #1568
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    Predefinito Re: Putìn

    Vedremo ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #1569
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    Predefinito Re: Putìn

    Farei notare che le fonti citate sono tutte serve al 100% della disinformazione made in USA, oltre che legate alla massoneria più bieca.
    Gli articoli postati, dei quali comunque occorre avere conoscenza, vanno pertanto valutati nella giusta ottica.
    Circa la Saipem e l'Eni è chiaro che occorra fare in modo di evitare il panico e che si cerchino dichiarazioni di "supporto".
    E' da ieri che sparano cazzate. Nella realtà sono in merda.
    La Russia è sotto attacco di guerra, è chiarissimo dai tempi delle Olimpiadi.
    Putìn è tutt'altro che sciocco (l'unica sua sciocchezza è stata l'aver dato la mano a Salvetto) e sa cosa deve fare.
    Non si è mai visto un paese attaccato vivere nel bengodi, è ovvio. E le armi odierne sono ancora più micidiali in questo senso rispetto ai tempi passati.
    Comunque lui è forte di un consenso nel suo Paese quale non ha mai avuto.
    I Russi nel momento del pericolo si sono compattati sul loro indiscusso capo e ne appoggiano qualsiasi iniziativa, compresi i sacrifici, sapendo che si tratta di una guerra per la sopravvivenza.
    Gli articoli, tutti, non fanno cenno a cose importantissime, o appena li sorvolano, tipo gli accordi tra BRICS, gli accordi economici e militari con la Cina (non proprio San Marino), forieri di sviluppi enormi, l'acquisto continuo e notevole di oro fisico e via discorrendo.
    Questi sono solo alcuni punti che ci è dato conoscere, ma sicuramente anche dal punto di vista militare la pressione russa non si è fatta attendere, un po' in tutte le zone strategiche.
    Gli articoli riportati suonano piuttosto come qualcosa di rassicurante per i poveri idioti itagliani ed europei che dall'aver seguito ciecamente i voleri USA hanno avuto e continuano ad avere solo enormi perdite e svantaggi. Questa è la nostra triste realtà. "L'Europa deve cambiare se no resterà la Cenerentola" l'ha capito, o glielo hanno fatto dire senza che lo capisse, persino il Mostro. E non cambierà.
    Sai che gliene frega a Putìn in questo momento di quel moscerino che nel mondo globalizzato è quella penisoletta dell'Asia? Se vuole affogare che affoghi! "Se l'Europa non vuole il South Stream, non lo faremo". Punto.
    E che siano cazzi dell'Europa è fin troppo evidente. La diversificazione delle forniture? Con le scorregge che presto tutti noi faremo mangiando solo più fagioli? Questa è la lungimiranza dei nostri burocrati imbecilli europei strapagati.
    Per inciso occorre far notare che gli USA si sono dati da qualche tempo al fracking e lo vorrebbero vendere all'Europa in cambio del gas russo.
    Poveri idioti!
    A parte l'inquinamento enorme che questa tecnia comporta, e che può inquinare addirittura le falde acquifere, il processo ha costi piuttosto alti. E la loro massima intelligenza, nel tentativo di mettere in crisi Putìn, che il gas ce l'ha con le trivelle, è stato abbattere il prezzo del petrolio. Con la conseguenza che il fracking non è più assolutamente conveniente. Complimenti Signora Longari! Mi è caduta sul pisello! diceva Mike.
    La battaglia è solo agli inizi e sarà lunga. Lascierà molte vittime sul terreno. Ma a tutt'oggi è difficile prevedere chi starà in piedi. Una cosa è certa: non certo Obama.
    E la UE farà la fine del centr'africa, a meno che non venga conquistata dal nostro.
    Amen.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #1570
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    Predefinito Re: Putìn

    da Sputnik

    Europe May Face 'Disaster' Due to South Stream Cancellation: Czech Company





    Cancellation of the South Stream gas pipeline project spells a disaster for the Baltic States, as well as Bulgaria, Serbia, Hungary and Austria, the marketing director of Czech gas company said.
    © Sputnik. Ramil Sitdikov
    Bulgaria’s Lawmaker Hopes Russia’s Decision on South Stream Not Final

    MOSCOW, December 2 (Sputnik) – The consequences of scrapping the South Stream gas project could be disastrous for some European states, the marketing director of Czech gas company Vemex told Sputnik Tuesday."Cancellation of the [South Stream] project spells a disaster for the Baltic States, namely Bulgaria and Serbia, as well as for Hungary and Austria," Hugo Kyselka said.
    "I mean, first of all, the actions of the Bulgarian government and its European "associates", who have deliberately "sunk" the [South Stream] project. They have all made a huge blunder and caused real damage to the European energy security," he added.

    © Sputnik. Sergey Guneev
    Cancelled South Stream Project to Seriously Damage Serbia: Gas Association

    According to Kyselka, it is "extremely risky to rely on raw material resources located thousands of kilometers away from the consumer without considering the political situation in those countries."The Vemex marketing director also stressed that "Brussels has proved it is not interested in the needs of ordinary people, but only in the political aims" and "has started a very risky game with the voters' trust."
    Kyselka noted that "Russia and Turkey have undoubtedly won in the game over the South Stream, while the European Union has made a wrong move and lost the game completely."

    © Sputnik. Mikhail Klementyev
    Putin:Russia Cannot Continue South Stream Construction in Current Situation

    Earlier on Monday, Russian President Vladimir Putin said following a meeting with his Turkish counterpart that Russia would soon increase gas deliveries to Turkey by three billion cubic meters a year through the Blue Stream, an already operational pipeline running across the Black sea. The Russian leader also announced that Russia was no longer willing to continue implementing the South Stream project in light of the European Commission's "non-constructive" stance on the matter.In 2012 Russian energy giant Gazprom announced the construction of a South Stream pipeline across the Black Sea to reduce the chances of Russian gas being delivered to central and southern Europe through Ukraine being interrupted. The pipeline was expected to be fully operational by 2018.
    The European Commission has, however, taken a critical stance on the project, claiming that it is illegal to own a pipeline and produce the natural gas that flows through it at the same time.
    Moscow has insisted that the construction of the pipeline does not contradict the regulations.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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