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Discussione: Putìn

  1. #351
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    Predefinito Re: Putìn

    Nuova Guerra Fredda: morire per l'Ucraina?



    Putin vuole sospendere le ispezioni sui missili atomici russi, in risposta alle "minacce" di Usa e Nato sulla crisi in Crimea.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 10-03-14 alle 00:39
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #352
    birra al popolo
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    Predefinito Re: Putìn

    Crimea, arrivano i "cetnici" dalla Serbia

    SEBASTOPOLI, 08 MARZO 2014-Sono solo poche decine di uomini ma hanno destato la curiosità di molti. Sarà per il loro aspetto truce, la barba “ascetica” e alcuni simboli cupi (vedi bandiere e gagliardetti con teschio su ossa incrociate e simili) eppure i volontari serbi accorsi in Crimea al fianco dei “fratelli cosacchi” fanno un certo rumore.Una manifestazione di solidarietà che ci auguriamo permetta, esclusivamente, di visitare quella parte d’Ucraina e non di prendere le armi in un conflitto finora solo paventato. Questi giovanotti sembrano non disdegnare di concedere interviste e di mettersi in posa per i media. Hanno le idee confuse su quello che sta accadendo in Ucraina, si appellano ad un approssimativo panslavismo, alla difesa della religione ortodossa e fanno presente la necessità di ricambiare il favore ai volontari russi che nella guerra civile in Jugoslavia della prima metà degli anni 90’ accorsero in aiuto, questa volta, dei “fratelli serbi”. Insomma un gesto di cortesia, quasi simbolico. Eppure questi ragazzi che in quella guerra erano bambini o forse non erano neanche venuti al mondo, sarebbero pronti a combattere contro gli ucraini filoeuropeisti. Non che l’ apporto bellico dei cetnici possa risultare decisivo nell’eventuale conflitto ma, di certo, rappresenta un elemento che offre spunti di riflessione per il futuro e tristi ancoraggi nel passato.La storia, le origini, la cultura, i meriti (e i demeriti) del movimento cetnico sono al centro di vari dibattiti degli studiosi. Nel corso della seconda guerra mondiale dopo che l'esercito monarchico jugoslavo si arrese alle Forze dell’Asse, alcuni dei soldati jugoslavi rimasti, per lo più ufficiali di nazionalità serba, si riunirono sotto il comando del colonnello Draža Mihailović nella Serbia occidentale, e costituirono nel 1941 l'Esercito jugoslavo in patria fedele al re Pietro II in esilio. Secondo alcune fonti molti soldati serbi decisero di non radersi la barba fino alla restaurazione della monarchia, da qui il loro aspetto caratteristico. In un primo momento i cetnici ebbero l’appoggio degli Alleati che gradivano il loro spiccato anticomunismo. I cetnici erano contrapposti a due nemici principali: gli occupanti tedeschi e gli Ustascia croati da una parte, e i partigiani comunisti di Tito, ideologicamente avversi, dall'altra. L'Italia fascista non combatté i cetnici, ma si alleò loro in funzione antipartigiana e, sotto banco, antiustascia, poiché l'Italia occupava tutta la Dalmazia rivendicata dai croati. I due movimenti antifascisti, cetnici e partigiani di Tito, dapprima tentarono di collaborare ma successivamente iniziarono a combattersi l'uno contro l'altro. I cetnici collaborarono anche con il governo fantoccio di Milan Nedić in Serbia. Alla fine, paradossalmente, i cetnici iniziarono a concentrare i loro sforzi contro le forze partigiane titine, perfino alleandosi con i nazisti in alcune parti della Bosnia e con gli italiani in Montenegro. Il 16 giugno 1944 fu firmato a Lissa l'accordo tra Tito e il governo monarchico in esilio. Il documento chiamava tutti gli sloveni, i serbi e i croati ad aderire alla lotta partigiana. Mihailović e molti cetnici rifiutarono. Su pressione di Churchill, re Pietro II destituì Draža Mihailović da comandante in capo del JVUO e il mise Tito al suo posto. Lo stesso Mihailović fu processato e condannato a morte nel 1946 con l’accusa di tradimento. Alla fine della guerra i cetnici erano ancora piuttosto numerosi. Alcuni si unirono alle forze tedesche per non arrendersi ai sovietici e ai partigiani di Tito. Gli ultimi irriducibili sarebbero stati catturati nella zona di confine tra Bosnia e Montenegro addirittura nel 1957.Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, il decennio successivo fu caratterizzato da un risveglio del nazionalismo serbo. Nel 1989 Slobodan Milošević legalizzò tutti i movimenti cetnici. Nel corso del conflitto che insanguinò la Jugoslavia dal 1991 al 1995 molti gruppi paramilitari legati ai cetnici ebbero un grande ruolo nelle operazioni belliche. Il loro coraggio fu però oscurato da una condotta spesso brutale che sarebbe sfociata in esecuzioni sommarie, torture e stupri di massa. La situazione si ripropose purtroppo anche in Kosovo nel 1999.Eroi e patrioti secondo alcuni (soprattutto in Serbia), fanatici e criminali secondo altri. Ora gli "eredi" dei cetnici si aggirano per le vie di Sebastopoli, controllano i posti di blocco insieme alle milizie filorusse e sembrano ostentare sicurezza. Sostengono di voler semplicemente garantire che il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia si svolga pacificamente. Alcuni di loro guardano già al futuro e sperano che “i fratelli di Crimea” li aiuteranno a loro volta a “liberare” il Kosovo. Questioni di fratellanze. La speranza è che generino solo visite di cortesia.Davide Scaglione

    Crimea, arrivano i "cetnici" dalla Serbia - InfoOggi.it

  3. #353
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    Predefinito Re: Putìn

    Al di là di ogni altra considerazione, ben venga tutto ciò che possa avvicinare Putìn a casa nostra.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #354
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    Predefinito Re: Putìn

    Merkel a Putin: "referendum Crimea illegittimo"

    GEOPOLITICA | "Volete passare alla Federazione Russa o volete restare in Ucraina"? La repubblica filorussa deciderà il 16 marzo. Europa furiosa.

    E lo credo che sia furiosa! E' il fallimento della loro porcata.

    Intanto Putìn con sarcasmo le ha detto, pacatamente, che il "ritorno alla normalità" è nell'interesse di ... tutti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #355
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #356
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Nuova Guerra Fredda: morire per l'Ucraina?



    Putin vuole sospendere le ispezioni sui missili atomici russi, in risposta alle "minacce" di Usa e Nato sulla crisi in Crimea.
    Non so com'è ora la situazione, dunque nemmeno so quanto possa ancora costituire un argomento di pressione pericoloso, ma potrebbe anche pensare (dato che la NATO ha detto di aver sospeso ogni collaborazione militare) di sospendere il transito dalla Russia dei mezzi NATO diretti in Afghanistan.
    Come dicevo, quando non ti fidi dei tuoi, devi arruolarli da altre parti; a pagamento, s'intende.

  7. #357
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    Predefinito Re: Putìn

    Putìn è un buono!
    Certe cose non arriva a dirle.
    Sta agli altri capire che non è il caso di tirare troppo la corda.
    Perchè se no si rompe.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #358
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    Predefinito Re: Putìn

    Ucraina, riserve auree trafugate e trasportate negli USA


    10 marzo 2014 | Autore Redazione | Stampa articolo
    Ucraina, l’oro vola negli USA e l’opposizione patriottica avanza


    Alessandro Lattanzio, 10/3/2014



    Secondo Iskra-news.info, la notte dell’8 marzo le riserve d’oro dell’Ucraina (40 contenitori) sono state caricate su un aereo non identificato nell’aeroporto Borispol di Kiev, da cui l’aereo è decollato immediatamente. Una fonte del governo ucraino affermava che il trasferimento dell’oro dalle riserve ucraine agli Stati Uniti è stato ordinato dal primo ministro scientologo Arsenij Jatsenjuk. Nel frattempo, la Banca centrale della Russia ha ritirato dalle banche statunitensi miliardi di dollari. Secondo un esperto finanziario, la Banca Centrale della Russia ha ritirato dal 6 marzo una parte significativa delle sue riserve depositate nelle banche statunitensi; decine di miliardi di dollari.

    Nella regione di Donetsk, gli attivisti russofoni occupavano gli edifici dell’amministrazione regionale innalzandovi la bandiera russa, “Formeremo un governo ad interim dopo di che indiremo il referendum sullo status della regione di Donetsk e l’elezione di autorità legittime. Sono già stati formati gruppi di autodifesa per garantire la sicurezza dei cittadini“, aveva detto il neogovernatore anti-golpista Pavel Gubarjov. Anche a Lugansk, città dell’Ucraina orientale, migliaia di manifestanti russofoni occupavano l’edificio dell’amministrazione regionale issandovi la bandiera russa. I manifestanti chiedevano che Mikhail Bolotskikh, capo della regione imposto dai golpisti, se ne andasse, mentre la polizia passava con il popolo. I sostenitori di Euromajdan del partito di Vitalij Klishko si dileguavano dispersi dalla popolazione. “I media occidentali parlano di un conflitto locale! Ma siamo milioni, nel Donbass, a volere che i nostri nipoti vivano qui da liberi parlando la propria lingua! Ringrazio del sostegno la Russia!” esclamava uno dei manifestanti anti-golpisti. Anche a Kharkov e Donetsk si sono avuti raduni dei sostenitori della federalizzazione, che issando il tricolore russo chiedono alle autorità d’indire i referendum sulla modifica dello status delle regioni orientali e meridionali del Paese. Anche a Zaporozhe, veniva lanciato un appello a resistere al golpe di Kiev: “Fratelli! Abbiamo suggerito l’ultima soluzione pacifica alla crisi politica di Majdan, ma oggi il Rubicone è stato passato. I maidanisti oltrepassano le norme umane e cominciato ad uccidere cittadini innocenti, nostri amici, parenti, colleghi, concittadini. Spargono sangue fraterno. Hanno picchiato e martirizzato i corpi di agenti della milizia. Non ci aspettiamo dalle bestie maidaniste nessuna risposta umana. Ora dobbiamo difendere il nostro Paese, la nostra città, noi stessi. Difenderci a tutti i costi! … A partire da questo momento attendiamo che tutti i cosacchi si radunino”, Milizia Popolare di Zaporozhe.
    Il golpista filo-Merkel Vitalij Klishko, mentre dichiarava che avrebbe preso parte ad una manifestazione dei suoi sostenitori, quella poi dispersa dalla popolazione di Lugansk, faceva le solite dichiarazioni sulla situazione in Ucraina assicurando che le “autorità” di Kiev cercano di trovare un compromesso. Alle domande sugli estremisti al potere a Kiev e su perché non rilasciasse il governatore anti-golpista Pavel Gubarjov, arrestato da un commando di mercenari stranieri, Klishko ha glissato.
    Per il ministro degli Esteri russo Lavrov “il cosiddetto governo ad interim non è autosufficiente e, con grande rammarico, dipende dai nazionalisti radicali che hanno effettuato il colpo di Stato“. Fazione Destra, composta da diversi gruppi di estrema destra, è molto attiva nelle violenze in Ucraina. “I funzionari del nuovo governo hanno chiesto a Fazione Destra di approvare i ministri di cui è insoddisfatta. I suoi capi dicono che il rinnovamento del governo non è completo. Chiedono che i ministri vadano dai manifestanti di Majdan per riferire sull’attuazione delle richieste dei capi della protesta“. Sergej Lavrov ha detto che il gruppo avrebbe chiesto l’accesso agli arsenali mentre domina la sicurezza a Kiev. “In realtà non c’è alcun controllo sull’ordine pubblico e la cosiddetta Fazione Destra detta i tempi ricorrendo a terrore e intimidazione. I nostri partner occidentali, mi sembra, ne sanno abbastanza su chi siano, perché sono ospiti frequenti a Kiev, ma tra loro condividono impressioni estremamente allarmanti. Ma credo che per motivi politici cerchino di nasconderlo all’opinione pubblica“. John Laughland, dell’Istituto Democrazia e Cooperazione di Parigi, avverte “I media occidentali dicono che i gruppi di estrema destra sono una minoranza, ma è una minoranza decisiva. E’ chiaro da tempo che gli elementi violenti hanno un’influenza determinante. Nel 2012, il parlamento dell’UE condannò Svoboda, ed ora i suoi membri sono al governo e l’Europa guarda dall’altra parte. Due pesi e due misure in Ucraina da parte dell’occidente“. Il capo di Fazione Destra, Dmitrij Jarosh, è ricercato dalla Russia per terrorismo, avendo esortato Doku Umarov, capo di al-Qaida cecena, ad attaccare la Russia. “Gli ucraini hanno sempre sostenuto la lotta di liberazione della Cecenia e di altri popoli del Caucaso. Ora è il momento per voi di sostenere l’Ucraina. Come capo di Fazione Destra vi esorto ad intensificare la lotta. La Russia non è così forte come sembra“. Inoltre, Lavrov ha chiesto all’OSCE d’indagare sull’assassinio di decine di persone a Kiev. “Le ultime informazioni sul caso dei presunti cecchini non possono più essere nascoste. Abbiamo proposto che l’OSCE faccia un’indagine oggettiva su ciò, in modo che sia fatta giustizia. Ci sono state troppe bugie, utilizzate troppo a lungo per orientare l’opinione pubblica europea nella direzione sbagliata, contro i fatti”.



    L’8 marzo, alla missione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) è stato impedito l’ingresso nella repubblica di Crimea, infatti colpi di avvertimento sono stati sparati dopo che la squadra dell’OSCE si era avvicinata al checkpoint della città di Armjansk, vicino Kherson. Era il terzo tentativo della missione OSCE, inviata dai golpisti di Kiev, di entrare in Crimea, dove la flotta russa incorporava ulteriori unità della marina ucraina: la corvetta Vinnitsa, i dragamineChernigov, Cherkassij e Genichesk, le navi d’assalto anfibio Kirovograd, Konstantin Olshanskij, la nave antincendio Evpatorija, il trasporto Gorlovka, il pattugliatore Fjodosia, la motomissilistica Kherson e i rimorchiatori Kovel e Novozernoe. Secondo il capo del Center for Military-Political Studies, Dmitrij Timchuk, 700 commando delle forze speciali russe sarebbero entrati nel territorio della Transnistria, nella notte dell’8/9 marzo. Il ministro ad interim della Difesa, il golpista Igor Tenjukh, in reazione agli sviluppi in Crimea, ordinava di attuare un piano di “pacificazione” delle regioni orientali e sud-orientali del Paese. Il piano prevede che unità militari dell’esercito ucraino occupino il parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea, per impedire il passaggio alla Crimea di altre unità delle forze armate ucraine. Gli ufficiali del ministero della Difesa dell’Ucraina “hanno espresso preoccupazione per l’imprevedibilità dei risultati di tale operazione, che potrebbe avere conseguenze deplorevoli. Tuttavia Tenjukh ha risposto a queste obiezioni molto bruscamente”.
    Mosca minaccia di sospendere le ispezioni internazionali sulle armi nucleari sul proprio territorio, secondo il trattato sulla riduzione delle armi nucleari START III firmato tra Russia e Stati Uniti. “Siamo pronti a questo passo in risposta alle dichiarazioni del Pentagono sulla sospensione della cooperazione tra il Ministero della Difesa della Russia e gli Stati Uniti“, dichiarava un funzionario del ministero della Difesa russo. Inoltre, il consigliere per la sicurezza nazionale indiano Shivshankar Menon dichiarava: “Speriamo che le questioni interne dell’Ucraina siano regolate pacificamente, con l’ampia conciliazione dei diversi interessi in gioco, quelli legittimi russi e gli altri… Speriamo che siano discusse, negoziate e che ci sia una soluzione soddisfacente per tutti“.
    Secondo il giornalista inglese Christopher Booker, “Ciò che è terrificante è la confusione dell’occidente nella sua risposta. Dal segretario di Stato USA John Kerry a nullità come Anders Fogh Rasmussen segretario della NATO e Stefan Füle commissario europeo per l’allargamento, che caracollano da una conferenza stampa all’altra senza alcuna idea di cosa fare. La verità è che, persa nel fatuo sogno della continua espansione, l’UE finalmente è stata colta in fallo. Un’organizzazione istituita per porre fine al nazionalismo s’è scontrata con il fatto che il senso d’identità nazionale è troppo potente per essere soppresso. Da un lato, vediamo un leader reso forte dalla responsabilità verso gli interessi del suo Paese, che sono stati intollerabilmente sfidati. Dall’altra parte, le mediocrità occidentali evirate dalla loro fantasia collettiva, che infine sbattono contro un muro. Per il “progetto europeo” questo è davvero un momento solenne”.

    - See more at: Ucraina, riserve auree trafugate e trasportate negli USA | STAMPA LIBERA

    http://www.stampalibera.com/?p=71875#sthash.roK1YjQ4.dpbs
    Ultima modifica di Eridano; 11-03-14 alle 10:37
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #359
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    Predefinito Re: Putìn

    Ucraina: un’altra cosa che non ci hanno detto
    Maurizio Blondet
    Ci sono certo inefficienze nel sistema russo e in quello kazako; ma alla popolazione è stato risparmiato l’abisso di miseria che rivela la cifra del Pil ucraino pro-capite, quel macello sociale ora alle porte, con in cambio la vaga prospettiva di «investimenti esteri» che nella grande recessione europea diventano sempre più ipotetici. La lista di Paesi dell’Est smontati pezzo per pezzo dopo l’integrazione UE dovrebbe essere sufficient
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #360
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    Predefinito Re: Putìn

    Un docente di Studi Europei presso l'Università di Oxford cita la Padania come esempio di volontà di autodeterminazione...

    Le macerie degli imperi
    Perché i kosovari dovrebbero aver diritto all'autodeterminazione e i curdi no? Perché se vale per la Scozia non vale per la Catalogna? E se vale per la Catalogna perché non per la Padania? Con l'indebolirsi degli imperi e degli stati multinazionali sale il grido "perché noi dobbiamo essere una minoranza nel vostro stato quando voi potreste essere una minoranza nel nostro?"
    di TIMOTHY GARTON ASH
    Gli avvenimenti in Ucraina possono essere interpretati anche in maniera diversa: come l'ultima tappa della autodecolonizzazione d'Europa. Dopo la demolizione dell'impero sovietico gli europei hanno portato a termine l'opera già iniziata di smantellamento degli imperi austro-ungarico e ottomano. Compresi gli stati successori, come la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Ora è la volta dell'impero russo pre-sovietico. Pensate al presidente russo come a Vladimir, l'ultimo zar.
    Smantellare gli imperi è un bel problema. Non sono mica fatti col Lego, smontabili in blocchetti compatti, uno rosso qui uno giallo là. Su che base si decide quale gruppo di individui su quale pezzo di terra diventerà uno stato? Senza dubbio le affinità culturali, linguistiche, etniche e storiche hanno un peso. Come lo hanno i retaggi di accordi diplomatici internazionali da tempo dimenticati e le divisioni interne ad un impero o ad uno stato successore multietnico. Importantissime sono la volontà politica e la leadership sul territorio. Forse più importante di tutto è la sorte storica, quella "fortuna" che Machiavelli definisce "arbitra della metà delle azioni nostre". È stato un misto di storia, volontà, abilità e sorte che ha portato al Kosovo la sua indipendenza, tuttora non universalmente riconosciuta.
    Quest'idea circa lo smantellamento dei vecchi imperi mi colse qualche anno fa visitando il parastato separatista di Transnistria, all'estremità orientale della Moldavia, accanto all'Ucraina. A Tiraspol, la capitale, strana città dallo stile retrò sovietico, mi imbattei in un'imponente statua equestre del feldmaresciallo Alexander Suvorov, celebrato come fondatore della città alla fine del diciottesimo secolo. In precedenza, a Uzhhorod, città sul confine occidentale dell'Ucraina con la Slovacchia, avevo avuto occasione di incontrare il sedicente governo provvisorio della Rus sub-carpatica, o Rutenia, per praticità. Il primo ministro era un professore medico che mi ricevette cortesemente in un piccolo studio dell'ospedale locale. Il ministro degli esteri era arrivato in macchina dalla sua casa in Slovacchia. Il ministro della giustizia preparò il tè. Riuscii quasi a persuaderli a cantare l'inno nazionale che inizia così: "Russi dei sub Carpazi, svegliatevi dal sonno profondo". Da ridere, direte voi. Operetta! Ma poi la fortuna fa girare il caleidoscopio della storia e ad un tratto appare un paese riconosciuto a livello internazionale chiamato, che so, Moldavia o Montenegro. I suoi figli e le sue figlie cedendo al potere normativo del dato di fatto e fuorviati sui banchi di scuola dai libri di storia nazionalisti crescono dando per scontata la realtà di stato nazione.
    Poi però, eversivamente, le frontiere dei vecchi imperi riemergono sulle mappe elettorali delle nuove democrazie, quasi fossero tracciate in inchiostro invisibile. Usiamo i colori per mappare il voto di maggioranza espresso per i partiti e i candidati alla presidenza in quelli che erano nell'Ottocento i territori dei grandi imperi. Per gli ex appartenenti all'impero austro-ungarico e tedesco il colore è l'arancione, per quelli dell'impero russo o ottomano il blu. In Ucraina, Romania e Polonia i partiti e i colori variano, ma il fenomeno è lo stesso.
    I liberali sono bravi a enunciare principi universali a favore della pari sovranità e l'autodeterminazione dei singoli individui. Entrano totalmente in crisi quando si tratta di popoli. Perché i kosovari dovrebbero aver diritto all'autodeterminazione e i curdi no? Perché se vale per la Scozia non vale per la Catalogna? E se vale per la Catalogna perché non per la Padania? Con l'indebolirsi degli imperi e degli stati multinazionali sale il grido "perché noi dobbiamo essere una minoranza nel vostro stato quando voi potreste essere una minoranza nel nostro?" (mutuo la geniale formulazione dell'economista macedone Vladimir Gligorov). Oppure, come ha detto recentemente a titolo di provocazione il nazionalista russo Vladimir Zhirinovsky, se l'Ucraina può fare la sua rivoluzione perché la Crimea no?
    Come i lettori ormai hanno appreso dai giornali la Crimea venne donata alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina per ordine di Nikita Krusciov 60 anni fa, nel febbraio 1954, in occasione del tricentenario del trattato di Perejaslav, che i propagandisti sovietici reinterpretarono come segno della "riunificazione dell'Ucraina con la Russia". Nikolai Podgorny, comunista dell'Ucraina sovietica, definì la decisione di Krusciov come "ulteriore affermazione del grande amore fraterno e della fiducia nutriti dal popolo russo per l'Ucraina". Oh, oh. Anche se Krusciov non fosse stato sbronzo quando decise, come talvolta viene malignamente insinuato, certo nella sua scelta non ci fu nulla di inevitabile né di "naturale" sotto il profilo storico, o , se è per questo, di "innaturale". Se non fosse accaduto, la Crimea oggi farebbe parte della Federazione Russa con un'ampia maggioranza di Tartari e Ucraini di Crimea che si lamenterebbero all'insegna del "perché noi dobbiamo essere una minoranza nel vostro paese quando voi potreste essere una minoranza nel nostro". Ma è accaduto, e la rabbia sale alla rovescia.
    Non c'è necessità storica in questi esiti, né giustizia universale, ma da più di un secolo di autodecolonizzazione europea dovremmo imparare due cose. Innanzitutto che dal momento in cui un popolo ha uno stato tendenzialmente non vuole rinunciarvi. Un amico macedone subito dopo l'indipendenza del suo paese dalla ex Jugoslavia mi disse: "Sai, credo che la Macedonia non dovesse diventare necessariamente uno stato indipendente, ma ora che lo è mi piace così". Non a caso il numero degli stati dell'Onu continua a crescere, non a diminuire. Dietro le quinte sono in attesa i membri dell'Unpo, l'Organizzazione della nazioni e dei popoli non rappresentati, tra cui i Tartari di Crimea.
    Ancor più importante è la seconda lezione. Come ribadiva il grande antimperialista Mahatma Gandhi, tra mezzi e fini non esiste una netta distinzione. La violenza genera violenza. Le modalità non sono soltanto importanti quanto l'azione; in realtà determinano l'esito finale. Un divorzio di velluto, come in Cecoslovacchia, porta ad una situazione diversa rispetto al divorzio sanguinoso. Lo stesso vale per una convivenza pacifica e volontaria (Scozia e Inghilterra forse?) rispetto ad una forzosa. Lo Zar Vladimir può riconquistare il dominio sulla Crimea, ma la sua azione andrà infine a rinforzo dell'indipendenza dell'Ucraina.
    Le macerie degli imperi - Mondo - Le idee di Repubblica - Repubblica.it

    L’assurdo NO al referendum in Crimea
    Max Ferrari
    Cosa c’è di più democratico di un referendum popolare come quello programmato dalla Crimea per decidere il proprio destino? Nulla: è il massimo della democrazia. Ma alla UE, agli USA e ai nostri giornali non piace e dopo aver saputo che il parlamento di Crimea ha dato parere favorevole ad un ricongiungimento alla Russia e ha stabilito un referendum per il 16 marzo prossimo, l’Occidente ha dato in escandescenze parlando di “illegalità”, di “pratica fuorilegge” e ha minacciato una serie di dure rappresaglie contro la Russia che finiranno per essere un boomerang soprattutto per l’Italia a cominciare dall’ideona di tagliare gli acquisti di gas e renderci del tutto dipendenti dagli arabi.
    Eppure dalla Crimea fanno sapere che gli osservatori internazionali saranno i benvenuti e potranno vigilare la regolarità del voto, ma forse proprio questo è il problema: tutti sanno che non ci saranno brogli e che i filorussi stravinceranno senza trucchi mettendo gli ipocriti di Bruxelles nella scomoda condizione di condannare per la seconda volta in poche settimane, dopo il caso Svizzera, un responso referendario popolare.
    Per chi tifa contro la Russia sarebbe stato tutto più semplice se Putin avesse usato la forza e difatti i giornali per qualche giorno hanno cercato di raccontarci che i cattivi arrivati da Mosca terrorizzavano la Crimea, ma poi hanno dovuto cedere alla realtà e spiegare che la popolazione fraternizza coi pacifici militari russi e odia il nuovo governo imposto a Kiev. Così diventa difficile continuare a parlare di metodi dittatoriali, e lo sarà ancor di più dopo il libero voto del 16.
    Bisogna dunque evitare il voto e inventarsi qualcosa per giustificare questa scelta antidemocratica: ecco allora la barzelletta raccontata dal presidente del Consiglio Europeo e dalla Merkel secondo cui quel tipo di referendum non è previsto dalla costituzione ucraina. Certo, ma la costituzione non prevede neppure che il legittimo presidente della repubblica e il legittimo governo possano essere cacciati da manifestazioni di piazza come è invece avvenuto e quindi pare ridicolo che l’attuale governo, nato in maniera del tutto irregolare, pretenda di dettare le regole del bon ton al governo della Repubblica di Crimea che è invece del tutto legittimo. E se anche fosse vero che il parlamento di Crimea legifera sotto l’influenza della piazza perché mai l’influenza della piazza di Kiev deve essere descritta come pacifica e legittima anche quando non lo è, mentre quella pacifica di Sebastopoli deve essere bollata come “pericolosa”? Tanto più che nessuna chiarezza è stata fatta sull’identità dei cecchini che hanno sparato a Kiev e solo ora la rappresentante della UE pare interessata ad aprire una inchiesta che potrebbe dare sviluppi clamorosi.
    Tragicomico, poi, il monito di Obama che afferma che è finita l’epoca in cui le frontiere potevano essere ridisegnate a dispetto dei dirigenti democraticamente eletti. Bene: ma a Kiev quali sarebbero questi dirigenti democraticamente eletti? Ma, ancora più importante: se le frontiere sono davvero così intoccabili come mai gli stessi americani non più di tardi di tre anni fa hanno promosso la secessione del Kosovo dalla Serbia? Non si trattava di una regione qualsiasi, visto che il Kosovo è per i serbi la culla della nazione e dell’Ortodossia, ma la separazione dolorosa è stata accolta con festeggiamenti e riconoscimenti da buona parte dei paesi UE, gli stessi che oggi definiscono scandalosa e fuorilegge l’idea che la Crimea russa ritorni alla Russia, nel timore inconfessabile che questo passo potrebbe dare ancor più forza a catalani e scozzesi già pronti coi loro referendum.
    La risposta dei mandarini europei, assurda e irricevibile, è che la “Crimea e la Catalunya non sono paragonabili al Kosovo”.
    Esatto: la Crimea, così come la Catalunya, la Scozia, il Veneto etc.. hanno un’infinità di ragioni in più del Kosovo per chiedere la propria autodeterminazione perché da una parte si è concessa l’indipendenza a popolazioni albanesi su terra serba e dall’altra si vorrebbe negare, un esempio per tutti, ai catalani in Catalunya e ai russi nella russa Crimea.
    Vero è che risalendo nel tempo, la Crimea era abitata dai cosiddetti tatari, oggi minoranza islamizzata, ma anche volendo enfatizzare il loro ruolo parliamo sempre di una regione non ucraina e, comunque, a loro i filorussi hanno già garantito autonomie molto più ampie di quelle garantite da Kiev che invece soffia irresponsabilmente sul fuoco islamista sperando di trovare fanatici alleati da scagliare contro i russi.
    In un interessante reportage dell’inviato di “Repubblica” leggiamo: “Molti infiltrati, tatari o antirussi stanno lavorando nelle caserme invitando i soldati a non arrendersi. Gestiscono un passaparola tra moschee e centri sociali che tiene ancora in ansia e rovina la festa dei fedelissimi di Mosca”.
    Da una parte, dunque, la Russia che attraverso il portavoce della Duma, Sergei Naryshkin, spinge a votare liberamente, dall’altra l’Occidente “democratico” che non vuole il voto e appoggia quelli che spingono al boicottaggio facendo il passaparola tra moschee e centri sociali. Sarebbe questa la nuova Ucraina democratica ed europea?
    L?assurdo NO al referendum in Crimea | Max Ferrari

 

 
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