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Discussione: Putìn

  1. #371
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    Predefinito Re: Putìn

    Un'uomo eccezionale, meglio di uno scout guidato dai poteri forti dall'accento fiorentino, adatto alle telepromozioni.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #372
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    Predefinito Re: Putìn

    Ucraina: un?Altra Cosa che non ci Hanno Detto (di Maurizio Blondet) - Rischio Calcolato
    Nota di Rischio Calcolato
    : Questo post è tratto dalla rivista on-line EffediEffe sito di informazione a cui consigliamo caldamente un abbonamento (50€ spesi benissimo).

    Ecco un’altra verità taciuta: è in questa mappa. Il Pil pro capite della popolazione ucraina è meno della metà di quello della Russia (15.738 dollari annui contro 6.651); persino quello del Kazakhstan è quasi doppio di quello ucraino.
    Come mai questo disastro economico? Essenzialmente, perché l’Ucraina, sperando nell’integrazione all’Occidente, ha eseguito fedelmente gli ordini del Fondo Monetario e ne ha applicato le ben note «ricette di risanamento»: eliminazione di ogni dazio (ossia protezione) per la sua economia, privatizzazioni in massa, svendita del patrimonio pubblico, chiusura di industrie «inefficienti», tagli dello Stato sociale (chi entra in ospedale si deve comprare farmaci, siringhe, bende) e dei salari e delle pensioni, austerità, con il conseguente arricchimento di oligarchi che poi mettono i soldi rubati a Londra e New York, l’odiosa e scandalosa disparità sociale, e la corruzione dei politici arraffoni che dalla svendita dei beni pubblici hanno estratto le loro tangenti… perchédemocrazia è inseparabile dalla corruzione politica, come sappiamo ben noi italiani.
    Contrariamente alla propaganda, Yanukovich non era affatto un filo-sovietico nostalgico del collettivismo; al contrario, lui e prima di lui la bionda Timoshenko sono stati allievi-modello del Fondo Monetario, e della UE, eseguendone le direttive. La stessa devastazione è stata operata in Russia dalla cosca Eltsin e dai suoi consiglieri della Scuola di Chicago. Putin ha raddrizzato la situazione, rallentato le privatizzazioni, recuperato i cespiti strategici nazionali rubati (e mettendo in galera Khodorkovski). Ci sono certo inefficienze nel sistema russo, e in quello kazako; ma alla popolazione è stato risparmiato l’abisso di miseria che rivela la cifra del Pil ucraino pro-capite.
    Quello che Yanukovich stava per firmare co la UE era un trattato di libero scambio totale, che avrebbe eliminato le protezioni su quel che resta della povera industria ucraina già devastata dalle privatizzazioni del 1990 e seguenti: lo svela un documento di 1200 pagine dal titolo orwelliano eurocratico: Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA), il cui primo capitolo annuncia: «LA massima parte delle tariffe doganali saranno eliminate appena l’accordo entra in vigore – L’Ucraina e l’Unione Europea elimineranno rispettivamente il 99,1% e il 98,1% delle tariffe». Significava chiusura di fabbriche e licenziamenti in massa, mentre il Paese sarebbe stato invaso di merci estere. Per di più, c’erano gli incalcolabili costi dello sforzo di conformare la propria legislazione alle 20 mila norme europee (normative tecniche, direttive ambientali eccetera), valutabili in decine di miliardi di euro. E, come non bastasse, il trattato comportava una clausola di armonizzazione tra EU ed Ucraina nella «sicurezza» (leggi: preparazione per l’integrazione nella NATO) in base a cui il Paese, che attualmente destina alla difesa lo 1,1% del Pil, avrebbe dovuto alzarla ali livello dei Paesi membri della UE, oltre il 2%: più spese militari, meno disponibilità per le spese interne. A guadagnarci erano più Northrop Grumman e Lockheed che la gente ucraina.
    A questo punto il Governo Yanukovich deve aver finalmente intuito che l’Europa non era il paradiso promesso. Bisogna dire che le speranze che facevano balenare i politici europei erano straordinarie: in un incontro a Yalta il 20 settembre 2013, il Ministro svedese Carl Bildt aveva detto agli ucraini che, se avessero aderito all’Unione doganale con Mosca, il Pil ucraino sarebbe sprofondato del 40%, mentre con l’adesione alla UE, Bildt prometteva un aumento del Pil del 12%: tassi di crescita da far invidia alla Cina.
    Menzogne sfrontate naturalmente, e il Governo Yanukovich ha cominciato a capirlo. Il suo viceministro Yuri Boyko, invitato dagli occidentali a chiedere il soccorso finanziario del FMI un’altra volta per i costi dell’integrazione economica con la UE, ha dichiarato: «Non contiamo su un aiuto del FMI perché la sua ultima offerta esigeva un rincaro delle tariffe dell’elettricità per le famiglie del 40%».
    Un rincaro del 40% della luce, ad una popolazione che produce e guadagna per 6500 dollari l’anno a testa. Il macello sociale, con in cambio la vaga prospettiva di «investimenti esteri» che nella grande recessione europea diventavano sempre più ipotetici. Non si deve dimenticare che già nel 2011 il FMI ha sospeso una linea di credito di 12 miliardi, perché il Governo ucraino si era rifiutato di mettere fine ai sussidi che consentono di fornire il gas alle case ucraine a prezzi politici.
    A questo punto l’offerta di Putin, di 15 miliardi di dollari per entrare nella sua Unione Eurasiatica (un mercato comune), è apparso il male minore.
    È infatti interessante vedere com’è andata ai Paesi dell’Est che si sono fatti inglobare dalla UE, entrando nel «mercato» libero. Certo, ci sono perdenti e vincenti in ogni nazione.
    Ma per esempio:
    Lettonia: ha perso le sue industrie d’auto ed elettroniche.
    Lituania: per l’introduzione delle quote latte, ha dovuto eliminare il 75% del bestiame che allevava. Su ordine della UE, il piccolo Paese ha dovuto chiudere la sua centrale nucleare di Ignalina, e di conseguenza diventare un importatore di elettricità (inoltre, deve procurarsi un miliardo di euro per smantellare la centrale).
    Estonia: ha eliminato l’80% del suo capitale in bestiame, e la sua agricoltura è stata riorientata nella produzione di biocarburanti. Su richiesta UE, ha tagliato la sua produzione di elettricità di due terzi (da 19 a 7 miliardi di kWh). Aveva un settore di macchine utensili: non esiste più. La fabbrica Volta di Tallin, che produceva materiali per l’industria energetica, è stata chiusa.
    Nel 2007 la UE ha multato tutti e tre i Paesi baltici perché tentavano di costituirsi delle riserve alimentari al fine di far calare i prezzi: violazione del «mercato». L’industria della pesca dei baltici è stata parimenti stroncata dalle «quote» e dalle «norme di solidarietà» (sic) nell’uso delle risorse marine europee.
    Ungheria: ha dovuto liquidare l’industria di bus e autocarri Ikarus, che negli anni migliori produceva 14 mila veicoli l’anno.
    Polonia: presunta storia di successo dell’integrazione nella UE. Un successo basato sui bassi salari e una fiscalità «business friendly», amica degli investitori esteri. Nel successo polacco, c’è che ha vinto e chi ha perso. Hanno perso i 300 mila minatori licenziati appena dopo l’entrata nell’Europa, perché le miniere di carbone sono state chiuse e il 75% dei minatori non ha più lavoro. I grandi cantieri navali di Gdansk (Danzica) che hanno costruito grandi navi per il mercato mondiale negli anni ’60-70, sono divisi in due società, che vanno male. Decine di cantieri più piccoli hanno parimenti chiuso. Quando si è unita alla UE, la Polonia aveva un debito estero di 99 miliardi di dollari; nel 2013, il debito estero era salito a 360 miliardi. Chiamatelo successo…
    E a proposito di cantieristica:
    Grecia: aveva una celebre industria navale. Oggi praticamente non esiste più: gli armatori greci, da quando il Paese è entrato nell’euro, hanno comprato all’estero 770 navi; l’esigenza di adeguarsi alle normative eurocratiche ha fatto salire i costi in modo proibitivo. La produzione di cotone è dimezzata, sempre a causa delle normative europee, e causa delle «quote» di solidarietà (sic) imposte da Bruxelles, il settore vitivinicolo è stato duramente colpito. Sempre più gli analisti concordano nel ritenere che l’allineamento sulle normative e direttive europee è stato il fattore preliminare della catastrofe ellenica.
    Spuntano gli oligarchi
    Rinat Akhmetov
    Il Governo auto-proclamato di Kiev ha nominato due oligarchi come governatori delle regioni di Dnepropetrovsk e del Donetz: Igor Kolomoisky (Privat Bank) e Sergei Taruta; e i due hanno ricevuto l’appoggio di un terzo oligarca, il più ricco di tutti, Rinat Akhmetov. I primi due sono legati al «sistema Timoscenko», è gente di pessima reputazione, con collegamenti alla malavita. Ciò permette di capire meglio uno dei moventi del putsch: alcuni oligarchi si sono vendicati del clan Yanukovich.
    Igor Kolomoisky
    Igor Kolomoisky è presidente del Congresso Ebraico ucraino, e grande finanziatore di organizzazioni ebraiche; la sua elevazione al potere, da parte di un Governo in cui sono ampiamente rappresentati partiti e formazioni «antisemiti» come Svoboda, intende forse rassicurare la comunità giudaica internazionale. Ma l’ambasciatore israeliano a Kiev, Reuve Din El, ha aperto un contatto permanente con Dmitri Yarosh, capo delle formazioni militari Pravi Sektor, il quale ha assicurato l’ambasciatore che «prenderà tutte le misure» per combattere «l’antisemitismo». Ciò è ritenuto un colpo verso il partito Svoboda, che ha espresso posizioni «antisemite». (Israeli envoy opens ‘hotline’ with Ukrainian ultra-nationalist)
    D’altra parte, gli oligarchi dispongono di proprie forze di piazza nelle tifoserie calcistiche violente, che loro controllano. Il candidato dei russofoni nella regione di Donetsk, Pavel Gubarev, che voleva opporsi all’oligarca Taruta scelto da Kiev, è stato sequestrato, portato a Kiev e condannato dalla procura (che è del partito Svoboda) a due mesi di prigione. Ma attivisti russofoni di Donetsk hanno impedito il rapimento di altri esponenti della loro parte, impadronendosi del pullman in cui venivano trasportati. Va segnalato che l’oligarca Taruta, forse per ingraziarsi la componente russofona, ha tenuto un durissimo discorso contro il Pravi Sektor.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #373
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    Predefinito Re: Putìn

    Siamo in Guerra o in Affari con Putin? Ehm... Oggi l'Italia ha Fatto un Contratto con Gazprom, ma non Ditelo a Obama. - Rischio Calcolato


    Dunque prima notizia di mitraglia Mentana: l’Ucraina, il “fallimento” dei colloqui fra Ketchup Kerry e Lavrov, le fosche minacce dell’occidente (Putin sta tremando…), l’illegittimità preventiva del plebescito di dopodomani in Ucraina pro.Russia.
    E Mentana si è messo a fare anche il commentino preoccupato, di quelli: Italiani! Armiamoci e partite.
    Ehm, si però?
    Si è mai visto che nello stesso giorno, l’occidente dalle fosche minacce, sigli un contratto da 2 miliardi di euro giusto per….. rendere l’Ucraina irrilevante e permettere alla Russia di vendere il suo gas attraverso il gasdotto southstream?
    Intanto la notizia dal Sole 24 ore
    Saipem ha siglato oggi (cioè giusto il giorno delle “fosche minaccie” attento Putin eh? n.d. fk) un appalto di 2 miliardi di euro per la costruzione della prima linea del tratto offshore del South Stream, il mega-gasdotto con cui la russa Gazprom promette di portare il metano in Europa bypassando l’Ucraina. La controllata dell’Eni, guidata da Umberto Vergine, si è aggiudicata i lavori sia per la realizzazione della prima condotta sottomarina del “tubo” sia quelli per la connessione alla terraferma di tutte le quattro linee previste dal progetto, ciascuna lunga oltre 931 chilometri, dalla Russia alla Bulgaria, uno dei sette paesi di transito dell’infrastruttura, insieme ad Austria, Croazia, Grecia, Slovenia, Ungheria e Serbia.
    Il contratto è stato sottoscritto dal direttore esecutivo di South Stream Transport, Oleg Aksiutin, e dal vicepresidente della società di San Donato Milanese, Stefano Bianchi. Proprio nei giorni scorsi il consorzio, controllato per il 50% da Gazprom, per il 20% dall’Eni e per il 15% a testa dai francesi di Edf e dalla tedesca Wintershall, aveva annunciato di voler firmare entro marzo alcuni contratti per la realizzazione della tratta offshore. E ieri il numero uno di Gazprom, Alexey Miller, nonostante le tensioni di queste settimane con la Commissione Europea, che ha annunciato l’intenzione di congelare i colloqui sul gasdotto, aveva ribadito la tabella di marcia del progetto. «Il South Stream verrà completato nei tempi stabiliti. Non ci sono dubbi che il gas inizierà a scorrervi a dicembre 2015».
    La tratta offshore di South Stream avrà origine dall’area di Anapa,sulla sponda russa del mar Nero, attraverserà la “zona economica esclusiva” turca e riemergerà a terra vicino a Varna, in Bulgaria. A regime avrà una capacità di trasporto di 63 miliardi di metri cubi all’anno. Nei giorni scorsi, però, Bruxelles ha esortato a rinegoziare, in quanto «illegali» gli accordi intergovernativi siglati con la Russia dai paesi di transito del “tubo”. A cui si affiancano le critiche dell’Ue alla gestione del progetto e che si concentranosu tre aspetti: il gasdotto è di un produttore di gas che non dovrebbe possedere la rete (in base al Terzo pacchetto Energia), non offre accesso a terzi (né ha chiesto esenzioni in tal senso) e non sono stati ancora delineati i parametri per le tariffe di transito.
    Dunque, giusto durante l’apice della tensione, ad un passo dalle sanzioni, con una guerra fredda che diventa calda… il signor Bianchi (italiano della Nato) e il signor Oleg Aksiutin (Russo di Zio Putin) si incontrano casualmente al Bar di San Donato Milanese e siglano un sobrio contrattino da 2 miliardi di dollari per un gasdotto che Salta l’Ucraina pur passando dal Mar Nero e guarda caso vicino alla Crimea.
    Ohhh ma guarda tu il caso. Non se ne saranno accorti in questi giorni i nostri due ineffabili manager di quello che stava succedendo?
    Eh si sa, settimane di duro lavoro sul contratto, chiusi in una stanza, anzi in un bunker, anzi in una grotta all’oscuro di tutto…. può succedere. Sai la sorpresa domani quando per la prima volta dopo mesi leggeranno un giornale! Oh ma la Russia ha annesso l’Ucraina, oh ma la Nato è incazzata come un bufalo, oh Poffarre!!!
    E vabbeh, un contratto è un contratto, chi a dato a dato, chi ha avuto ha avuto.
    Io fk, modestamente alzo bandiera bianca, se qualcuno gentilmente volesse fornire un quadro generale sensato per tutto questo inutile e intricato casino, me lo facesse sapere.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #374
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    Predefinito Re: Putìn

    Salta la risoluzione ONU a causa del veto della Russia.

    Intanto Kiev si dichiara pronta a contrastare l'invasione del sud est.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #375
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Salta la risoluzione ONU a causa del veto della Russia.

    Intanto Kiev si dichiara pronta a contrastare l'invasione del sud est.
    Una parte del mondo che conta sa che se la Russia cade , i loro figli non godranno dei benefit dati agli illuminati, qualcuno comincia ad aver paura del nuovo ordine mondiale, dopo aver dato una mano ad edificarlo.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #376
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    Predefinito Re: Putìn

    Siamo stati invasi dai russi.
    Ma cosa ci tocca mai sentire!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #377
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Una parte del mondo che conta sa che se la Russia cade , i loro figli non godranno dei benefit dati agli illuminati, qualcuno comincia ad aver paura del nuovo ordine mondiale, dopo aver dato una mano ad edificarlo.
    parla chiaro, cosa intendi?
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  8. #378
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    Predefinito Re: Putìn

    Sembra che Putin tenga per le palle gli americani nel settore spaziale:

    ISS, NASA and US National Security dependent on Russian & Ukrainian Rocketry Amidst Crimean Crisis

    In poche parole non solo gli USA dipendono dalla Russia per l'accesso alla Stazione Spaziale ma anche per i motori di buona parte dei loro razzi costruiti in Russia e nell'Ucraina orientale russofona.
    Ultima modifica di Italiano; 16-03-14 alle 23:13

  9. #379
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    parla chiaro, cosa intendi?
    Lo sapessi cosa intendevo, lo direi , in realtà mi stavo facendo un film di fantapolitica.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #380
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Sembra che Putin tenga per le palle gli americani nel settore spaziale:

    ISS, NASA and US National Security dependent on Russian & Ukrainian Rocketry Amidst Crimean Crisis

    In poche parole non solo gli USA dipendono dalla Russia per l'accesso alla Stazione Spaziale ma anche per i motori di buona parte dei loro razzi costruiti in Russia e nell'Ucraina orientale russofona.
    Alla faccia della potenza tecnologica america, paul uovo ne morirebbe .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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