Che bella la popaganda anglosassone anti russa, secondo loro hanno già trovato il colpevole…Che bella la popaganda anglosassone anti russa, secondo loro hanno già trovato il colpevole... - Rischio Calcolato Quanta fretta......


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Ultima modifica di Scarpon; 22-07-14 alle 08:42
sklöpp & kanù


Questo è quello che circola in ambienti nazikiev:Pazzia allo stato puro.
sklöpp & kanù




Intanto Putin ha già proposto che la Crimea divenga la Las Vegas della Russia
azzardo legalizzato, ora gli investimenti andranno là, diverrà una specie di Montecarlo/Riviera romagnola per russi e stranieri danarosi
CLAUDIA CONTE, TI AMO!


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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


http://rt.com/news/174412-malaysia-p...ussia-ukraine/
Caccia Su-25 ucraino individuato in prossimità del MH17 prima dell’incidente
Il capo della Direzione Principale delle Operazioni del quartier generale dell’esercito russo, Generale Andrey Kartopolov, parlando lunedì a Mosca durante una conferenza stampa ha dichiarato: «Abbiamo individuato un aereo militare dell’aviazione ucraina che prendeva quota; la sua distanza dal Boeing malese era fra i 3 ed i 5 chilometri. Vorremmo avere una spiegazione del perché un aereo militare stesse volando lungo un corridoio aereo civile, praticamente nello stesso momento ed alla stessa quota di un aereo passeggeri. Stando alle sue specifiche, il caccia SU-25 può raggiungere un’altitudine di 10 km, è equipaggiato con missili aria-aria modello R-60 che possono colpire bersagli fino ad una distanza di 12 km, fino a 5 con certezza».
Kartopolov ha poi affermato che la presenza dell’aereo militare ucraino può essere confermata dalle immagini scattate dal centro di monitoraggio di Rostov.Stando al Ministro della Difesa al momento dell’incidente all’MH17 un satellite americano si trovava sopra la zona est dell’Ucraina, invitando caldamente gli USA a pubblicare le immagini ed i dati presi dal satellite
Il sistema missilistico ucraino Buk era stato trasportato nella zona controllata dalla milizia
Il Generale russo ha poi completato le informazioni chiarendo che il Boeing del volo MH17 è precipitato nella zona operativa del sistema missilistico ucraino Buk, un sistema a medio raggio terra-aria dotato di propulsione propria.Kartapolov ha quindi fatto notare: «Abbiamo immagini prese dallo spazio dove il sistema di difesa aerea ucraino era collocato nella parte sudest del Paese».
Le prime 3 immagini mostrate dal Generale russo sono datate 14 luglio e mostrano un sistema missilistico di lancio Buk a circa 8 km a sudovest della città di Lugansk, un TELAR e due TELs, secondo all’ufficiale.Un’altra immagine mostra una stazione radar vicino a Donetsk.
Stazione radar della difesa aera nella regione di Donetsk, 5 km a nord della città di Donetsk, 14 luglio 2014Il Generale prosegue: «La terza immagine mostra la posizione del sistema di difesa aera vicino a Donetsk e vi si può chiaramente vedere un lanciamissili TELAR e circa 60 militari con veicoli d’appoggio, tende ed altre strutture».
Sistema di difesa missilistica Buk nella regione di Donetsk, 5 km a nord della città di Donetsk, 14 luglio 2014Sempre Kartapolov: «Sono state scattate immagini della zona anche il 17 luglio. Si noti che il lanciamissili è assente dalla zona; l’immagine numero 5 mostra il sistema Buk nella mattinata di quello stesso giorno nell’area dell’insediamento di Zaroschinskoe – 50 km a sud di Donetsk ed 8 km a sud di Shakhtyorsk».
Nessun sistema missilistico Buk nella regione di Donetsk, 5 km a nord della città di Donetsk, 17 luglio 2014
Sistema missilistico Buk a Zaroschinskoe, 50 km a sud della città di Donetsk ed 8 km a sud di Shakhtyorsk, 17 luglio 2014La domanda alla quale si deve rispondere – prosegue il Generale russo – è perché il sistema missilistico compaia nell’aera controllata dalla milizia ucraina poco prima della catastrofe; anche perché le immagini prese il 18 luglio mostrano che i sistemi di difesa missilistica hanno abbandonato l’area dell’incidente all’MH17.Kartapolov sottolinea inoltre che il giorno dell’incidente c’è un aumento di attività del sistema radar ucraino Kupol-M1 9S18, che è parte del sistema missilistico Buk: «..il 15 di luglio sono operativi 7 radar, il 16 di luglio sono 8, il 17 di luglio i radar operativi in zona sono 9. Poi, a partire dal 18 di luglio, l’intensità dell’attività radar cala radicalmente ed ora i radar operativi sono 2 o 3 al giorno. Il perché deve ancora essere accertato».In risposta alle prove di Mosca, Kiev ha dichiarato di avere le prove che il missile che ha abbattuto l’aereo di linea malese provenisse dalla Russia. Andrey Lysenko, portavoce del Consiglio di Sicurezza ucraino, ha dichiarato in una conferenza stampa: «Ci sono prove che il missile che ha colpito l’aereo è stato lanciato dai terroristi che hanno ricevuto armi e specialisti dalla federazione Russa. Per disconoscere la responsabilità di questa tragedia, la Russia sta mostrando un sacco di foto e di carte. Controlleremo ogni immagine e qualsiasi cosa sarà prodotta da parte russa».Petro Poroshenko, il Presidente ucraino, ha dichiarato che Kiev è in possesso di una «forte prova» delle cause del disastro dell’MH17: «Sappiamo esattamente da dove è stato lanciato il missile terra-aria, sappiamo esattamente in quale zona l’aereo civile è stato colpito ed il luogo dove è caduto».
Stando al servizio stampa presidenziale, Kiev è pronta a passare l’informazione alla commissione di indagine internaziona
Ultima modifica di ventunsettembre; 24-07-14 alle 11:16
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In questo articolo vengono riportate le dichiarazioni dell’Intelligence americana in merito al voloMH17, sarebbero le risposte delle informazioni satellitari e radar inviate dai russi, che dimostrerebbero al presenza di lanciatori Ucraini in grado di abbattere l’aereo (più di uno , in effetti) la prova che i radar di tali lanciatori erano in funzione, e che alcuni aerei da caccia non identificati si sono avvicinati di molto all’aereo subito prima della tragedia.
Il ministero della difesa russo ha anche chiesto agli americani di inviare i dati in loro possesso, per “controllo”, dato che un satellite Usa passava sulla zona in quel momento , un aereo radar AWACS stazionava nel mar nero , insieme ad un incrociatore Aegis, durante una provvidenziale esercitazione NATO, che aveva come scopo quella di “monitorare il traffico commerciale”, ovvero il volo degli aerei di linea.
Ma guarda le coincidenze, a volte.
Ma hanno risposto niente disegni o schemi , stavolta, solo alcuni funzionari dei servizi segreti che hanno risposto come potevano alle domande dei giroanlisti, di seguito traduco le parti più interessanti delle dichiarazioni USA:
“non ci sono evidenze di un diretto coinvolgimento russo nell’evento”
“l’aereo potrebbe essere stato abbattuto da un missile SA 11 lanciato dai separatisti, come sarebbe dimostrato dai dati forniti dagli ucraini , e da messaggi sui social media e dalle intercettazioni.
Dati che non sono ancora stati verificati del tutto“.
“noi non sappiamo chi ha lanciato il missile, non siamo certi della presenza di militari russi nella zona, e non abbiamo prove che la Russia abbia formato ed addestrato gli addetti al lancio”
Per quanto riguarda chi ha lanciato il missile: “noi non ne conosciamo il nome né il grado e non siamo certi della sua nazionalità”
L’addetto dell’intelligence Usa ha dichiarato: “la spiegazione più logica dell’abbattimento è che sia dovuto ad un errore dei separatisti”
Ha inoltre dichiarato che la teoria russa dell’abbattimento dell’aereo MH17 da parte dell’esercito ucraino sia “implausibile”.
“non c’erano sistemi antiaereo ucraini in zona e non c’erano aerei militari di Kiev in volo, quel giorno”
Qui devo mettere un mio commento, dato che gli aerei c’erano, i sistemi antimissile, ognuno con più di un lanciatore erano 23 nel Dombass,
Solo pensare che non ne avessero installato alcuni nella zona dove fervevano di più i combattimenti e vicino al confine russo è pura follia.
Per quanto riguarda gli aerei, c’è una guerra in corso, tremila soldati sono intrappolati e circondati dai separatisti e cosa fa l’aviazione?
Va in vacanza?
Visti i dati forniti dai russi oltre a tanti “non so” e “potrebbe” si è incuneato anche un paio di balle, tanto per non perdere l’allenamento.
Sono rimasto impressionato dalla preparazione e dalla autorevolezza dei servizi segreti USA.
Neanche un disegnino, neanche una fialetta piena di polvere bianca o un deposito di gas chimico.
Bisogna crederci sulla parola, immagino, è tutta una questione di fede.
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Russia delenda est. E Obama si chiude in sé
Maurizio Blondet
I commenti sono unanimi, ad Ovest come ad Est: la nomina di John Tefft come Ambasciatore a Mosca è un atto di aperta ostilità da parte del potere americano. «Odiatore della Russia, Tefft è stato Ambasciatore USA in Georgia durante la breve guerra del 2008; è stato lui a spingere Saakashvili a tentare l’invasione del Sud Ossezia», ha ricordato John Robles per Novosti.
Come si ricorderà, l’avventura del capo georgiano, che accettò di fare della Georgia un satellite USA sperando di recuperare con la violenza la piccola enclave russofona, finì male: l’armata russa intervenne e inflisse una dura sconfitta alle truppe georgiane. Queste erano state addestrate e fornite di armi e materiali dagli israeliani; persino il Ministro della Difesa era un israeliano di origini georgiane prestato per la bisogna, Temur Yakobashvili (figlio di Jakob), e nelle prime ore del conflitto, quando il trionfo gli parve imminente, dichiarò al giornale israeliano Haaretz: «Israele dev’esser fiero di come il suo esercito ha addestrato i soldati georgiani».
Tefft è stato un protagonista di questa avventura bellica; poi è stato inviato in Lituania dove ha contribuito alla russofobia ambientale, e poi in Ucraina: dove è stato uno dei preparatori e promotori della bellicizzazione dei gruppi di opposizione anti-russi che hanno preso il potere a Kiev. Il fatto che venga spedito a Mosca lancia un messaggio che Robles traduce così: «Gli USA hanno deciso di distruggere la Russia come competitore globale. Il fatto non è più segreto, l’Ucraina ha reso chiaro che ogni idea di “reset” o pacifica cooperazione è solo fantasia».
«Ancora poco fa gli USA esitavano a inviare proprio questo personaggio, Tefft, a prendere in mano il conflitto con la Russia, perché ciò avrebbe potuto essere interpretato come un atto di malevolenza», scrive il blog Russiepolitic a firma di Karine Bechet-Golovko; «Ma con il bisogno di radicalizzare la politica americana di fronte a Mosca, le apparenze cortesi sono divenute l’ultima preoccupazione. Da una parte, Washington dice: lanciamo un attacco frontale contro la Russia. E Mosca risponde: lo sappiamo e siamo pronti. I giochi sono fatti».
Bloomberg dà la stessa valutazione: «Tefft the Terminator viene a Mosca, e il Cremlino accetta un simile Smbasciatore, dice che gli va bene... significa che gli USA hanno rinunciato ad avere rapporti positivi con la Russia; e a Putin va bene, perché l’anti-americanismo lo rende forte in patria. I due Paesi non fanno più finta di essere amici. Nessuna illusione si nutre su ciò che la relazione può dare».
Dopo la «riconquista» di Slaviansk da parte del regime di Kiev, i gestori americani della crisi accelerano per la spallata finale, cercano l’umiliazione di Mosca. Il Cremlino prova a rimettere in piedi una tregua in Ucraina; Francia e Germania si danno da fare per un cessate il fuoco; Washington rifiuta ogni accomodamento e soffia sul fuoco. La nota Victoria Nuland, assistente segretaria di Stato (quella del «Fuck Europe»), ha raccontato davanti alla Commissione senatoriale delle relazioni estere delle menzogne plateali, in perfetta malafede: gli insorti russofoni hanno usato il precedente cessate il fuoco di 10 giorni «per scatenare violenza, spargimento di sangue e prendere terreno; la Russia ne ha approfittato per far affluire carri armati, artiglieria pesante e combattenti» in Ucraina, e per rafforzare il suo dispositivo bellico al confine... Siamo pronti ad imporre dei costi alla Russia, fra cui sanzioni mirate, specifiche per settore, se la Russia non cambia al più presto corso e non interrompe i legami coi separatisti».
Dopo Putin, Hitlerov? Queste menzogne spudorate tendevano a creare clima di allarmismo nell’opinione pubblica, e un parossismo di ostilità nel Senato, e ci sono riuscite. Ma hanno avuto un effetto collaterale indesiderato per la Nuland; i senatori l’hanno accusata di debolezza (proprio lei) insieme con l’Amministrazione Obama. Se infatti Mosca sta mandando carri armati ed artiglieria pesante contro il Governo di Kiev (come mente la Nuland), allora «gli Stati Uniti sono una tigre di carta», è saltato su il senatore Bob Corner, repubblicano: «L’amministrazione smetta di dire pubblicamente che gli USA adotteranno azioni dure, quando non fanno niente». Il senatore Robert Menendez, democratico, ha addirittura portato ad esempio lo zelo della UE che esige dalla Russia la fine del sostegno ai separatisti, che restituisca i posti di blocco alle forze ucraine, riconsegni gli ostaggi e cominci negoziati di pace col presidente Poroshenko, mettendolo a confronto con la presunta passività americana: «E noi cosa stiamo aspettando?».
Si vede come gli esponenti del sistema americano si stanno montando tutti da soli, creando fra sé il clima psicologico che rende inevitabile un intervento bellico. Le numerose iniziative di distensione prese da Putin, le sue ragionevoli proposte per raffreddare la crisi non vengono nemmeno avvertite; dalla Russia si vuole solo la capitolazione completa, la resa incondizionata.
«La sola cosa che l’Occidente sia spetta dalla Russia, è che la Russia cessi di esistere», disse ai sui tempi il capo dei servizi sovietici esteri Chebarscin. Anzi peggio, perché fino a quando la Russia fu sovietica, Washington mandò Ambasciatori simpatizzanti. Oggi, l’amministrazione USA eccita con la sua smania e furore il delirio del regime di Kiev, ne incoraggia le azioni militari sterminatrici nel Donbass, nell’evidente volontà di sfidare la Russia ad intervenire. Che il regime di Kiev, sentendosi coperto dalla superpotenza, disperato della situazione interna economicamente disastrosa, possa scegliere deliberatamente la fatale fuga in avanti, è più che possibile: il Ministro della Difesa dei neo-governo ucraino ha promesso che si riprenderà la Crimea. E se lo fa davvero? La risposta l’ha data il Ministro degli Esteri russo Lavrov, freddamente, durante una conferenza stampa con la nostra Mogherini: «Non consiglio nessuno» di tentare una tale azione, ha detto Lavrov: «Noi abbiamo una dottrina di sicurezza nazionale, e questa illustra chiaramente quali azioni sarebbero decise in questo caso». Ossia: davanti all’aggressione di quel che Mosca ritiene suo territorio nazionale, Mosca non ignora che sarà posta nella condizione della decisione suprema, la risposta atomica. E fa sapere che non arretrerà di fronte alla decisione.
Se c’è un metodo nella follia americanista, lo si può identificare nel calcolo che la Russia è un Paese debole e vulnerabile nel quadro dell’economia globale; con le sanzioni che colpiscono gli oligarchi russi, e la crisi economica da esse provocata come l’isolamento della Russia rispetto alla finanza mondiale, il sistema di potere moscovita valuti che i costi del patriottismo non valgano i conti esteri bloccati, e sostituisca Putin con uno più filo-occidentale, disposto a compromessi «di civiltà» con l’Occidente. Ma può succedere anche il contrario, come ha avvertito con allarme Jacques Attali.
Questo banchiere internazionale ebreo-francese, già eminenza grigia di Mitterrand, futurologo ideatore di utopie mondialiste, ha parlato con la voce del buon senso durante un’intervista l’8 giugno scorso. All’intervistatore che gli faceva il solito paragone americanista – la Russia ridivenuta «sovietica», tirannica, minacciosa eccetera – Attali ha risposto: «Il paragone storico che farei è piuttosto con la repubblica di Weimar. Per me... (la Russia) è un Paese che viene umiliato, accerchiato, in più pieno di corruzione, disordine, totalitarismo latente e reale eccetera, come del resto tanti altri Paesi... Si continuiamo così, se continuiamo ad isolare la Russia, diverrà un nemico: passa da Weimar ad Hitler. Non penso che questo sarà Putin; è dopo di lui che verrà il pericolo. Noi europei non dobbiamo rifare con la Russia di Putin gli errori che facemmo con Weimar nel 1920...».E Obama ha «staccato»
In mezzo a questo delirio, che cosa fa il presidente Obama? Spicca per la sua ostentata inazione, lascia cadere le questioni, non svolge più il servizio minimo presidenziale. Benché manchino più di due anni alla fine della sua presidenza, già adesso sta trattando con case editrici per la pubblicazione delle sue memorie (sembra convinto che i resoconti dei suoi fallimenti storici (1) risulteranno eccitanti), e per il resto passa il tempo ad organizzare cene con sportivi e personalità dello spettacolo, sul campo da golf e prolungando viaggi-vacanza. Recentemente ha rifiutato un incontro riservato con Henry Kissinger (che sarà quel che sarà, ma ha detto che la politica americana verso la Russia «è mancanza di politica», e vede Putin due volte all’anno). L’isolamento in cui Obama s’è chiuso è in parte un’ammissione d’incapacità intellettuale, in parte una protesta altezzosa al Congresso, a maggioranza repubblicana, che gli blocca tutte le iniziative e lo contrasta in tutto; nello stesso tempo egli «forza» oltre i limiti la sua autorità esecutiva, in uno strano miscuglio debolezza e dispotismo.
Ai repubblicani, che al Congresso lo accusano di autoritarismo illegale, ha risposto: «Beh, allora querelatemi» (So sue me, che è anche il titolo di una canzone pop), eccitando la sete di sangue presidenziale della destra. Lo speaker della Camera, John Boehner, ha promesso di trascinarlo effettivamente in tribunale (sic) «per il frivolo, impertinente accantonamento della Costituzione che ha giurato di difendere. È completamente al disotto della dignità dell’ufficio. Il presidente è frustrato, lo so. Anch’io. Anche il popolo americano è frustrato». L’accusa è di umiliare il potere legislativo, una possibile accusa da impeachment.
Il lato comicoè che sono i media neocon, da Fox News al blog Free Beacon, ad accusare Obama di «dar l’impressione di aver rinunciato al suo lavoro» davanti ai tutti i problemi: l’ISIS che avanza in Iraq, i giornalisti di Al Jaazera arrestati in Egitto, il regime siriano che non si lascia scalzare dai ribelli (ossia dall’ISIS, nell’altro contesto definito terrorista islamista – un esempio di bispensiero orwelliano), e soprattutto, la immigrazione clandestina di massa dal Sudamerica: decine di migliaia di ragazzini latinos non accompagnati premono sulle frontiere del Texas, una specie di crociata dei bambini che rende difficile ai vigilantes «applicare la legge» (sparare sugli illegal aliens).
«È una minaccia esistenziale» per gli USA, ha proclamato un Generale. E Obama che fa?
«Esce dalla Casa Bianca per prendersi un caffè da Starbuck’s con il suo staff, o fare una puntata da Chipotle», per uno spuntino tex-mex. «Si è arreso», «accetta una quantità di cene dove non parla mai di politica». «Si è annoiato nel suo guscio», «sta pianificando la propria post presidenza». Charles Krauthammer, un forsennato columnist suprematista ebraico, (una specie di Fiamma Nirenstein del Washington Post), ha emesso la sentenza: «Quel che sa fare al meglio Obama è campagna elettorale, e per questo ha dato speranza alla gente. Ma governare non sa».
«E ciò è grave per il popolo americano», ha concluso A.B. Stoddard di Fox News, «non solo per tutti i problemi che abbiamo, ma perché ce lo dobbiamo tenere per altri due anni e più», Obama, in questo stato di auto-spegnimento.
Il rabbioso sgomento delle destre neocon è ben spiegabile. Con la sua presa di distanza, sia volontaria sia un dato del carattere dell’ambiguo presidente nero, Obama sta facendo mancare la copertura istituzionale alla follia aggressiva, al parossismo bellicista del Sistema. La sua «assenza» può essere la versione estrema, ormai resa patologica dagli insuccessi ripetuti, della signorile «aloofness» obamiana, o la reazione ancestrale (oso dirlo?) dello schiavo negro che si piega alla forza del padrone cantando d’altro.
Sia che lo faccia apposta oppure no, in ogni caso, smaschera la finzione della «grande democrazia» che il potere esecutivo riposi davvero nel presidente. Mostra che la forza eversiva della superpotenza è scatenata da automatismi dementi che non hanno autorizzazione civile né legale, scopre chi veramente comanda nella «democrazia americana» e preferiva continuare a farlo all’ombra della Presidenza, rimandando alla sua responsabilità. Nel caso peggiore, illustra che le politiche più avventuriste dello Stato più armato e militarizzato della storia umana sono guidate da un pilota automatico: e da un pilota automatico impazzito, trascinato dalla sua stessa potenza di distruzione e da viscerali odi accesi dalle menzogne a cui lui stesso crede.
Non c’è nessun essere umano nella cabina del superjet lanciato all’Armageddon globale.
1) Un breve elenco: Obama ha sostenuto (o accettato di controfirmare) il sostegno armato voluto dai neocon all’opposizione contro il regime di Assad in Siria, definita «democratica», e adesso si trova con la stessa opposizione che, sotto l’altra veste di «terroristi islamici», prendono il potere su un terzo dell’Iraq: cosa difficile da spiegare all’opinione pubblica, per fortuna distratta dalla crisi economica (chiamata però ufficialmente «ripresa» – il bis-pensiero orwelliano galoppa nella neolingua del Sistema). Arabia Saudita: il principe Bandar bin Sultan, mandato via ad aprile su richiesta americana dal capo dei servizi segreti, è tornato come «consigliere speciale e inviato» del Re, e c’è ovviamente la sua mano nella miracolosa nascita del «Califfato». Iran: tentativi goffi di Obama di «aprire» a Teheran sono finiti in nulla, la nota lobby l’ha avuta ancora una volta vinta. Egitto: il suo sostegno aperto ai Fratelli Musulmani (confusi con la «primavera araba») ha portato al rinnovato regime militare al Cairo, e il nuovo Mubarak, generale Al-Sisi, se ne infischia apertamente dei consigli americani di instaurare la «democrazia», compra armi da Mosca, riceve miliardi dai sauditi. Ucraina: Obama s’è ridotto a fare l’imitatore della Nuland, una delle sue sottosegretarie di Stato, minacciando Putin come gli è stato ordinato dai neocon. La Turchia, l’ha messa nei guai spingendola a sostenere i «ribelli» contro Assad. Berlino: espulsione del capostazione della CIA per spionaggio «idiota», secondo il Ministro degli Esteri Schauble. Sulle «iniziative di pace» in Medio Oriente del suo patetico ministro degli Esteri John Kerry, sputacchiato dagli israeliani, dai sauditi, preso in giro dai russi e da Hezbollah, sarà interessante leggere le «memorie» di Obama, se non deciderà di stendere il consigliabile velo pietoso. All’ultima sua profferta di «mediare» con Hamas per far cessare i bombardamenti su Gaza, Netanyahu non ha nemmeno risposto. Sui problemi interni, l’economia è gestita senza alcuna finzione dalla Federal Reserve al servizio di Wall Street, il vago e goffo tentativo di dare una copertura di sanità nazionale agli americani è fallito per la forza delle assicurazioni private, l’1% cento è sempre più ricco a spese del 99%, l’immigrazione dal Messico è diventata inarrestabile e di massa, «minaccia esistenziale (sic) per gli USA».
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Game of Thrones in Ucraina - il"signore della guerra" Kolomoisky fa la sua mossa. - Rischio Calcolato
Agli inizi della guerra nel Dombass due oligarchi ucraini vennero mandati da Kiev come Governatori, nel tentativo di controllare la situazione:
Kolomoisky stesso, il signore di Dnipropetrovsk e Sergei Taruta, un suo “collega”.
Taruta si è defilato, ha cercato di mantenersi nell’ombra e di svolgere un ruolo politico, ed è ormai fuori dai giochi.
Kolomoisky no, finanziatore storico del Maidan, ha armato a sue spese un battaglione di “volontari”, da lui stipendiato, il battaglione “Dnepr”,
Non composto da tantissimi uomini, adesso è dotato anche di mezzi blindati, che i privati cittadini come lui possono acquistare sul mercato nero e dare in dotazione si “colontari” senza che nessuno dica niente.
I piccoli cervellini dei fanatici nazionalisti dell’ovest ucraina lo vedono come un salvatore, un “uomo forte”, disinteressato e che pensa al bene della patria.
Brutta, brutta storia, questa.
Oggi ha fatto la sua mossa, per il “bene della patria” chiede al governo di nazionalizzare i beni di altri due oligarchi, Dimitri Firtash e Rinat Akhmetov.
Questi altri due figuri sono sue oligarchi abbastanza “tiepidi” con il Maidan, gente che ha il cervello nell’occidente e le gambe ben piantate in Russia.
Insomma in previsione di una tornata si nazionalizzazione senza precedenti , volta a attirare i capitali stranieri, si pensa di confiscare i beni a qualcuno che non sta simpatico al governo.
Nonsolo, è allo studio una legge che imporrà la confisca di tuttii beni ai privati e alle aziende che hanno collaborato in qualche modo con i “terroristi”.
Immagino il pensiero dei fondi di investimento europei ed americani, faranno la fila per portare dei miliardi di dollari alle esangui casse ucraine.
No , Kolomoysky vuole che le quote delle società dei concorrenti vengano espropriate, per poi comprarsele per un pezzo di pane, chi avrà mai il coraggio di opporsi ad uno che non solo ha il sostegno del governo, ma ha un suo esercito privato?
Gli ucraini si ricordano della prima “privatizzazione”, quando i gioielli dello stato vennero venduti , a rate, per un pugno di lenticchie a quelli che diventeranno i futuri oligarchi.
Come la Tymoshenko, che da proprietaria di un videonoleggio diventò l’imperatrice del gas ucraino, comprando per qualche centinaio di milioni di dollari quella che adesso è la compagnia statale Naftogaz, e guadagnado il primo anno qualcosa come quattro miliardi e mezzi di dollari.
Guadagni che fecero così schifo alla popolazione ucraina, che molte grosse aziende vennero di nuovo nazionalizzate.
Adesso la situazione economica è così disperata che si rivende tutto di nuovo , probabilmente ai soliti noti tramite dei prestanome.
Ma i tempi sono cambiati, prima gli oligarchi compravano un giudice o ti mettevano una bomba nella macchina (molti nemici della Tumoshenko sono morti così), adesso le squadre “private” degli oligarchi impazzano per il paese, cercano i disertori e “purificano” i paesi liberati dall’esercito.
Temo che andrà a finire male per parecchia gente
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


» Double standard: 298 killed on MH17 while media ignores 478 killed in Eastern Ukraine by regime Alex Jones' Infowars: There's a war on for your mind!
Due pesi e due misure per i morti in Ucraina: 298 martiri e 478 merde
Infowars 22 Luglio 2014
L’informazione ufficiale allineata ha praticamente ignorato del tutto la carneficina in corso nell’est dell’Ucraina mentre si concentra completamente sull’abbattimento del Boeing malese.
Vladimir Putin è diffusamente condannato mentre le uccisioni indiscriminate e la pulizia etnica portata avanti dall’Ukraine Security Service e dai militari governativi ucraini, non viene mai citata.
Dall’inizio della repressione governativa sui “terroristi” – cioè sui separatisti della parte est del paese che si oppongono alle imposizioni del regime di Kiev – sono stati uccisi quasi 500 civili, 7 dei quali erano bambini; i feriti civili sono 1.392 — 279 dei quali ancora ospedalizzati.
La conta dei corpi è certificata dal Ministero della Salute, organo governativo.
Stando alla Organization for Security and Co‑operation in Europe, 250 dei morti si trovavano nella città di Lugansk, città controllata dalla opposizione. Stando al resoconto, le cifre OCSE non includono i civili uccisi nelle immediate vicinanze di zone di combattimento esterne alla città, né le morti accidentali fra quelli coinvolti nei combattimenti.
La Special Monitoring Mission OCSE ha aggiunto che: “un numero crescente di civili è ucciso da mine e bombe anti-uomo.”
Le morti dei civili non compaiono nella maggior parte delle notizie fornite dalla stampa ufficiale allineata in quanto confliggono con la versione ufficiale concepita per impersonificare nella Russia l’unico colpevole di violenze in Ucraina. Questa “versione” è parte di un piano più ampio volto a far saltare l’influenza russa in Europa ed a sabotare i BRICS, l’associazione economica emergente che si sta concretizzando sempre di più fra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.
I BRICS costituiscono una minaccia diretta per l’ordine finanziario mondiale per come voluto e dominato da Wall Street e dalla City di Londra, oltre a minacciare sempre più l’egemonia del dollaro americano.
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