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Discussione: Putìn

  1. #1021
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    Predefinito Re: Putìn

    Sono bianchi addirittura filo-russi , per cui non contano per nessuno ...
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #1022
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    Predefinito Re: Putìn

    sto leggendo con interesse
    stiamo osservando una sintesi di quella che riconosco come "guerriglia psicologica"...
    la "guerriglia psicologica" fu applicata da sempre (leggasi Sun Tzu - Tucidide - Strabone - Erodoto - Giulio Cesare - Tacito - Machiavelli - Clausewitz) in tutte le situazioni che hanno preceduto un conflitto armato.
    oggi tale specializzazione viene denominata "demodoxalogia in campo militare"...
    trattasi di tecnica di informazione, disinformazione e controinformazione utile a confondere l'opinione pubblica di popolazioni od eserciti tali da fiaccare le eventuali resistenze o contrarietà psicologiche dei singoli individui, facendo loro mancare quelle certezze e saldezze morali necessarie al combattente....

    Deduzione
    1) ritengo che questo 3D per intero vada conservato come documento storico attestante le mosse demodoxalogiche preparatorie di un conflitto
    2) considero che tra i due contendenti (Russia America) la preparazione demodoxalogica sia equivalente...la differenza la farà la applicazione pratica delle tecniche REALI di guerriglia psicologica non più basata sulla traumatizzazione di popolazioni attraverso atti sporadici di terrorismo, bensì attraverso la manipolazione della intera coscienza popolare di interi popoli...tale da condurre gli schieramenti ad arroccamenti ottusi in preparazione di scontro armato globale.
    3) suggerisco a qualche studente di sociologia politica o tecnica militare di utilizzare questo 3D come materiale per una tesi ad hoc su "come accadde e si sviluppò la 4° Guerra Mondiale.....dando per scontato che la 3° GM è da poco terminata ed è stata una guerra "non ortodossa" basata su piccoli conflitti locali ed atti di terrorismo armato o finanziario....
    4) nel panorama che compare da questo nostro 3D si nota prepotentemente una reticenza di fondo relativa alla necessità di entrmbi gli schieramenti (USA Russia) di occultare le proprie "armi segrete" in campo "intelligence"
    5) dalle informative riportate si evince che entrambi gli schieramenti si osservano e si studiano NON sporadicamente, ma minuto per minuto essendo in grado di definire la reciproca presenza su taluni scenari con precisione e dettagli millimetrici.
    6) sia USA che Russia sanno entrambi benissimo chi abbattè l'aereo malaisiano, ma non possono rivelarne le fonti per tema di scoprire i propri strumenti tecnici e per non aver coinvolgimenti assicurativi di risarcimenti plurimiliardari...
    7) valuto che tra Russia ed America il vantaggio potrebbe essere rappresentato dalla "conoscenza del territorio" (Sun Tzu il Tao della guerra le sette regole dell'armonia)
    8) l'America come sempre potrebbe essere avvantaggiata dalla forza economica...ma tuttavia tale forza appare aver disperso la forza militare come accadde per l'antico Impero Romano o prima ancora come accadde per Alessandro Magno o prima ancora come accadde per Dario o Ciro il Grande...
    saluti
    vb

  3. #1023
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    Predefinito Re: Putìn

    Circa il punto 6 penso di non sbagliare affermando che la documentazione presentata al mondo (leggi USA) chiedendo a loro di controllare i dati del loro satellite che, guarda caso, passava giusto su quella verticale in quel preciso momento, non siano che la minima parte di ciò che realmente hanno in mano.
    E gli USA, che lo sanno altrettanto bene, non possono più sbilanciarsi per timore di essere smentiti da altre schiaccianti prove in mano russa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #1024
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    Predefinito Re: Putìn

    Di mio vorrei fare due piccole riflessioni.
    1 - Quella sera tutto il mondo si concentro su questo evento, accaduto per pura coincidenza" nel momento dell'attacco israeliano.
    2 - Non può essere un caso, sarebbe una coincidenza veramente incredibile, che l'aereo sia della stessa compagnia e dello stesso tipo di quello "sparito".
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1025
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    Predefinito Re: Putìn

    Ultima Ora - I servizi segreti Usa stanno pensando che a abbattere il volo MH17 sia stato un "disertore" dell'esercito ucraino. - Rischio Calcolato

    Se prima avevamo sfiorato il ridicolo questa volta siamo andati a sbatterci contro in pieno.

    E la fonte di questo mio Post non è un sito russo, ma un articolo di Robert Parry, non certo l’ultimo arrivato un famoso gionalista americano noto per aver parecchio contribuito alla divulgazione dell’affare Contras.
    Un giornalista famoso, rispettato e con tanti contatti nei servizi USA.
    Arriviamo ai fatti, in un altro articolo di Parry si parlava di uomini che, indossando la divisa ucraina e dopo aver bevuto tante bottiglie di birra (visibili dai satelliti USA) hanno fatto fuoco con un missile, per poi sparire repentinamente..

    Parry fa riferimento anche ad un articolo del Los Angeles Times, articolo che ripete la tesi dei “separatisti” che hanno abbattuto l’aereo per errore, ma anche riporta:

    U.S. intelligence agencies have so far been unable to determine the nationalities or identities of the crew that launched the missile. U.S. officials said it was possible the SA-11 was launched by a defector from the Ukrainian military who was trained to use similar missile systems.

    Insomma potrebbe essere stato un “disertore” dell’esercito ucraino” che , preso da un rigurgito antiucraino fa fuoco contro l’aereo malese scambiandolo per un bombardiere di Kiev.
    Dopo le accuse circostanziate, Kerry che con la bava alla bocca assicurava “sono stati i Russi, pagheranno per quello”, Obama con lo sguardo perso che diceva “abbiamo le prove” , Tony Abbot , il presidente australiano : ” non inviteremo Putin al G20″ noto una certa sensazione di “oooooppppsss!” nell’aria.

    Ma forse Kerry domani dirà :
    “sono stati i russi, hannpo pagato dei militari ucraini per abbattere l’aereo e farci passare per coglioni!
    Complotto!”
    Ma forse credono che siamo tutti deficienti?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #1026
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    Predefinito Re: Putìn

    Una risposta ala marinaio però ci vuole.
    Grazie.
    Significa che nel nostro piccolo siamo abbastanza bravini.

    E quindi gli dedico l'articolo che segue.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 24-07-14 alle 21:06
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1027
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    Predefinito Re: Putìn

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Circa il punto 6 penso di non sbagliare affermando che la documentazione presentata al mondo (leggi USA) chiedendo a loro di controllare i dati del loro satellite che, guarda caso, passava giusto su quella verticale in quel preciso momento, non siano che la minima parte di ciò che realmente hanno in mano.
    E gli USA, che lo sanno altrettanto bene, non possono più sbilanciarsi per timore di essere smentiti da altre schiaccianti prove in mano russa.
    deduzioni assolutamente pertinenti e corrette
    come vedi NON si tratta di "profezie" , ma di attenta osservazione dei minimi particolari che sfuggono ai più....
    complimenti e grazie
    vb

  8. #1028
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    Predefinito Re: Putìn

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    Dentro la matrioska della guerra psicologica
    Lorenzo de Vita / Roberto Dal Bosco 22 Luglio 2014



    La trama la conosciamo fin troppo bene. La penultima puntata era stata quella relativa alle accuse mosse ad Assad sull’impiego governativo del gas Sarin, accuse puntualmente disinnescate e rimandate al mittente grazie alla diplomazia russa e poi cadute nel vuoto accusatorio più totale dopo aver tenuto banco sui media di tutto il mondo solo un anno fa.

    Dopo 11 mesi, nel pieno svolgimento di quella che è già stata definita – a torno o a ragione – a new cold war, la tragedia del volo MH17 segna una nuova svolta, una nuova puntata dell’ormai rispolverata narrativa dei russi contro gli americani. Conoscendo gli “sceneggiatori”, le loro trame secolari e il loro primo ispiratore – colui che «mette uomo contro uomo giocando su ambedue le sponde» – non abbiamo ancora modo di poter determinare a cosa ci condurrà questa «partita», che sta iniziando a macchiarsi di un tratto omicida piuttosto inquietante. Al momento perlomeno, è lecito guardare alla Russia con impazienza e speranza, confidando nella sua forza «equilibratrice». A questo ci dobbiamo aggrappare, perché la storia mondiale non sembra poter avere più nulla da offrire come valida alternativa.

    In questa situazione pre-bellica, dove le informazioni possono giocare un ruolo determinante per il succedersi degli eventi, i protagonisti di questo nuova puntata sono entrati subito in scena e secondo copione: Kiev, in maniera del tutto prevedibile, fin dalle prime ore ha accusato Mosca per l’attentato. Il Dipartimento di Stato USA sostiene ovviamente le accuse del loro alleato ucraino dall’alto della sua maggiore “ufficialità”. La pazienza dei russi è messa quindi a dura prova, giorno dopo giorno.

    Dopo le prime domande rivolte al Governo fantoccio di Kiev (ed indirizzate pertanto a Washington), obbiezioni ritenute non ammissibili e rigettate dagli americani (piacerebbe sapere con quale “diritto”...), Mosca ha stilato una nuova serie di questioni ancora più dettagliate che potrebbero mettere Kiev con le spalle al muro, come parte in causa del classico plot dell’esecutore materiale con regia occulta alle spalle. Dal canto suo, il Dipartimento di Stato USA continua a sostenere che le evidenze in loro possesso dimostrano senza alcun dubbio il sostegno russo ai ribelli, “colpevoli” dell’attentato:

    «C’è una preponderanza di prove che dimostra il lancio di SA-11 dal territorio controllato dai separatisti filo-russi. Noi sappiamo naturalmente che i separatisti russi dispongono di questo sistema, ed è uno dei motivi principali per cui abbiamo chiesto un’indagine completa» ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf, ennesima, aggressiva pupazzona senza un minimo di capacità analitica che si è fatta le ossa alla nave scuola Clinton.

    Marie Harf
    Quando alla Harf viene fatta notare la stranezza statunitense di rifiutarsi di fornire tangibili dati d’intelligence a supporto della valutazione degli Stati Uniti secondo cui un sistema SA-11 (noto anche come Buk) abbia abbattuto l’aereo, la Harf accusa la Russia di diffondere «disinformazione e propaganda»: «Non metteteci sullo stesso piano dei russi… noi non buttiamo fuori una tal mole di propaganda per raggiungere i nostri scopi»...

    In questo caos mediatico, quel che sembra chiaro è che la disinformazione non è certo utilizzata dai russi, che maggior trasparenza non potrebbero adottare in una tale situazione. Ci pare evidente il tratto psicologico: Mosca sa di non aver nulla a che fare con l’abbattimento dell’aereo e sta cercando, a diplomazia forzata, di ribattere ad ogni provocazione con prove a supporto, schemi, immagini e quant’altro riesce a ricostruire. È in tal senso degno di nota l’intervento del noto ex reporter dell’Associated Press Robert Parry, secondo cui, stando ad una sicura fonte d’intelligence, gli Stati Uniti sarebbero in possesso d’immagini satellitari che dimostrano come ci siano le truppe ucraine dietro all’abbattimento — immagini pertanto non ancora divulgate:
    «Come riporta una mia fonte, che in passato ha fornito informazioni accurate su questioni simili, gli Stati Uniti sono in possesso d’immagini satellitari dettagliate della batteria di missili che ha lanciato il colpo fatale: la batteria era in mano alle truppe governative ucraine che vestivano quelle che sembrano uniformi dell’esercito.

    La fonte riferisce che gli analisti della CIA non possono ancora escludere la possibilità che le truppe fossero in realtà ribelli in uniformi simili a quelle ucraine, ma la valutazione iniziale era che le truppe fossero composte proprio da soldati ucraini. Circolava anche l’ipotesi che i soldati coinvolti fossero indisciplinati e forse ubriachi, dal momento che le immagini hanno mostrato quelle che sembrava bottiglie di birra sparse in tutto il sito».

    Parry – famoso per il ruolo chiave avuto nell’inchiesta Iran-Contra quando lavorava per l’Associated Press e Newsweek – difficilmente può essere ignorato o considerato parte di quella «propaganda russa» di cui parla il Dipartimento di Stato americano. Il suo lavoro investigativo su questioni d’intelligence, per il quale ha ricevuto il George Polk Award, suggerisce che le informazioni fornite dalla sua fonte è assolutamente degna d’attenzione.

    A sostegno di una verità che difficilmente vedremo emergere in assoluta chiarezza (perlomeno non a breve e non da fonti ufficiali), la Russia ha rilasciato da poche ore alcuni dati di monitoraggio militare che evidenziano l’approccio al volo MH17 da parte di un jet militare ucraino poco prima dello schianto, ed ha piazzato un’altra serie di domande per l’Ucraina e gli Stati Uniti sulle circostanze della tragedia, compresa quella che punta direttamente ad un coinvolgimento del satellite statunitense che deve aver “visto” cosa realmente è accaduto (altro tratto che certifica l’assoluto desiderio dei russi di giocare a carte scoperte)

    - Perché il volo ha abbandonato il corridoio internazionale?
    (la rotta è stata corretta fino a Donetsk, per poi deviare verso nord)

    - La rotta è stata abbandonata per un errore di navigazione o l’equipaggio ha seguito le istruzioni diramate per radio dai controllori ucraini del traffico aereo della torre di Dnepropetrovsk?

    - Perché si registra un grande ammassamento di sistemi di difesa contraerea se le forze di autodifesa non dispongono di aviazione?
    Per quanto ne sappiamo, l’esercito ucraino disponeva di tre o quattro battaglioni di difesa aerea dotati di sistemi Buk-M1 SAM e schierati in prossimità di Donetsk il giorno dell’incidente. Questo sistema è in grado di colpire bersagli entro un area di 35 km fino a 22 km di quota.

    - Perché Kiev stava implementando un sistema missilistico Buk proprio nella zona della tragedia, zona controllata dalle sue milizie?

    - Il giorno della tragedia si registra una maggiore attività di Kiev sui radar 9S18 Kupol-M1, parte integrante del sistema Buk nella zona. Perché?

    - Perché un jet militare, quasi nello stesso momento ed alla stessa quota, volava con un aereo passeggeri?
    I funzionari ucraini in precedenza avevano sostenuto che non c’erano aerei militari ucraini nella zona dello schianto. Come si vede hanno mentito.

    - Perché gli Stati Uniti non hanno ancora rivelato le prove a sostegno dell’accusa che l’MH17 è stato abbattuto da un missile lanciato dalla milizia?
    I funzionari americani affermano di avere fotografie satellitari comprovanti che l’aereo di linea della Malesia è stato abbattuto da un missile lanciato dalla milizia. Ma nessuno ha visto finora queste fotografie. Per quanto ne sappiamo, c’era effettivamente un satellite degli Stati Uniti che sorvolava la zona sud-est dell’Ucraina il 17 luglio alle 17:06-17:21 ora di Mosca. Questo satellite è parte di un sistema sperimentale progettato per monitorare i lanci di missili di vario genere. Se i nostri colleghi statunitensi hanno immagini di questo satellite, dovrebbero divulgarle e metterle nella mani della comunità internazionale per esaminarle in dettaglio. Può essere una coincidenza, ma il satellite americano ha sorvolato l’Ucraina esattamente nello stesso momento in cui l’aereo si è schiantato.


    Vedremo cosa risponderanno i destinatari di questa nuova relazione. Come detto, è evidente chi sta giocando a carte scoperte in questa situazione e chi sta cercando a tutti i costi di costruire una trama distorta, nell’unico tentativo di far perdere le tracce di una possibile ricostruzione (proprio come avvenne con l’attentato di New York). L’ipotesi di false flag difatti, perlomeno sui media “alternativi”, ha preso subito terreno e non era poi così azzardato ipotizzare che l’incidente potesse essere servito a distogliere l’opinione pubblica dai massacri giudaici a Gaza (a cui fanno ovviamente seguito comodi collaterali anti-russi). La situazione a livello mediatico, prima di giovedì scorso, stava difatti diventando troppo incontrollabile per Israele. Si cominciava (anche in Italia, e questo la dice lunga…), ad accusare apertamente Israele per il massacro palestinese.

    L’incidente è difatti coinciso troppo sospettosamente con gli interessi strategici israeliani, che poche ore dopo lo schianto hanno lanciato le operazioni di terra continuando a massacrare palestinesi inermi fin negli ospedali. L’ennesima “pista israeliana potrebbe” verosimilmente rivelarsi molto calda. “Coincidenza” vuole che all’aeroporto di Amsterdam-Schiphol, da cui è decollato il volo MH17, operi la rete di sorveglianza aeroportuale ICTS con sede in Olanda e fondata da ex ufficiali del servizio segreto israeliano Shin Beit. Come ricorderete, l’ICTS vanta un’ottima esperienza in ambito false flag: l’ICaTS (sua sussidiaria) ebbe le mani in pasta sul controllo passeggeri allo scalo di Boston di 2 dei 4 voli che sconvolsero il mondo l’11 settembre ed anche sul caso del mutanda bomber Umar Farouk, imbarcato proprio ad Amsterdam su un aereo diretto a Detroit con mutande esplosive, e accompagnato all’imbarco, senza visto, da un elegante signore mai identificato. Della ICTS avevamo già parlato in diversi articoli proprio in merito a questi fatti. Ora si evidenzia come un’altra sua sussidiaria, la tedesca CTSN, operi come rete di sorveglianza aeroportuale allo scalo di Schiphol da cui è partito il Boeing 777-200ER della Malaysia Airlines.

    Secondo il giornalista giapponese Shimatsu – che svolse anche una serie di indagini su un altro disastro aereo del 1992 avvenuto ad Amsterdam in cui denunciò il diretto coinvolgimento del Mossad – nelle incongruenze rilevate anche dai russi (deviazione della rotta e riconoscimento da terra come bersaglio da abbattere tra le altre) vi sono tutte le circostanze per sospettare che il volo MH17 possa essere stato manomesso, forse prima di partire da Schiphol, munendolo magari di un trasponder che ha favorito l’intercettazione del velivolo e indotto la batteria di missili ucraini ad abbattere l’aereo. Ovviamente queste, come tante altre, sono teorie “inaccettabili” e difficilmente dimostrabili. Ma dopo tutti gli attentati fasulli di questi ultimi 15 anni, sappiamo bene come opera questa gente senza scrupolo, e la presenza di un’azienda di sicurezza piena zeppa di ex agenti dello Shin Beit all’aeroporto da cui il volo è decollato… qualche dubbio in più lo lascia visti i precedenti.

    Per Israele l’incidente è certamente servito a deviare l’attenzione dei media internazionali dal lancio dell’invasione israeliana di Gaza (che sta raggiungendo proporzioni colossali come dimostrano gli ultimi dati: almeno 600 morti e l’assalto ad ogni infrastruttura in cui i palestinesi si sono rifugiati; Israele può vantare qualche tegola rotta ed un presunto rapimento di un soldato nelle ultime ore), nonché ad allontanare i sospetti sullo stranissimo caso dell’altro volo della Malaysia, il MH370, dato per disperso l’8 marzo 2014 e che si sospetta essere stato vittima di un altro colpo israeliano visto il carico di alto interesse che trasportava. Presso le Nazioni Unite, la Malesia è inoltre una voce apertamente a favore dei diritti dei palestinesi a Gaza. Come dire: testa bassa, noi possiamo arrivare dappertutto e fare qualsiasi cosa torni utile ai nostri interessi.

    La partita è dunque della più delicate perché, mentre i precedenti false flag erano al massimo imputabili a presunti terroristi (per poi essere insabbiati e dimenticati come nel caso del gas di Assad), questo attentato potrebbe conoscere solo grossi colpevoli ed avere enormi risvolti internazionali (tanto che alcuni opinionisti hanno già iniziato a paragonare l’episodio all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, causa “ufficiale” dello scoppio della Prima Guerra Mondiale).

    Gli Stati Uniti, come affidabile mastino da guardia del padrone talmudico, non vorranno certo correre il rischio di perdere questa “battaglia”, che potrebbe rivelarsi un casus belli del tutto convincente. È dunque quasi scontato prevedere che le ulteriori prove tecniche dei russi avranno vita breve, come sembrano dimostrare le prime risposte americane alle circostanziate domande russe.





    Secondo le ultime, poche prove provenienti da Washington, l’epicentro di lancio sarebbe avvenuto a Snizhne, ovviamente in piena zona separatista



    La Russia, la cosa è sempre più evidente, continua ad essere il comodo bersaglio di una guerra psicologica senza precedenti. I media occidentali non solo si sono accodati alle immediate accuse di Obama e Clinton contro Putin, ma hanno cominciato tutta una loro “spontanea” disinformazione massiva. Psy-ops contro il Cremlino perfino nelle gazzette della periferia dell’impero — come la nostra.

    Il titolo a 6 colonne del Corriere della Sera dello scorso 22 luglio ne dà una prova lampante:

    «“Così è stato colpito l’aereo”». Titolone rigorosamente virgolettato: a parlare sarebbero stati gli stessi separatisti. Il sommario sotto il titolo specifica meglio: «I miliziani filorussi raccontano le ore della tragedia “I capi ci parlarono di un volo con i parà di Kiev”». Pare davvero una rivelazione bomba, qualcosa che dovrebbe essere rilanciato su sfera intercontinentale: l’ammissione delle colpe russe l’ha cacciata fuori il nostro Corrierone. Il giornalismo nazionale può far festa come nemmeno ai tempi delle mega-interviste globali di Oriana Fallaci.



    Eppure, se letto tutto, l’articolone vergato dall’inviato Cremonesi a pagina due non risulta così dirimente rispetto alla colpevolezza separatista. Il giornalista dice di aver intervistato un ribelle filorusso, di cui stampa anche la foto: un ragazzotto pelato con t-shirt mimetica che sorride mentre aiuta a caricare i cadaveri su un vagone diretto in Olanda. Il nome non viene fatto, ma la didascalia informa che si tratta del «ribelle filorusso che ha ammesso l’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines da parte dei separatisti». A fianco, il titolone immenso porta un altro virgolettato: «I nostri capi ci hanno detto: “abbattuto jet ucraino”». Nuovo sommario pure virgolettato: «Il Boeing malese scambiato per un aereo militare». Leggendo il testo però, emerge un’altra sensazione. Il soldato – che sta lavorando alla restituzione dei corpi, come appare evidente anche dalle foto – vuole in realtà parlare dello shock alla visione dei cadaveri. Pensavano fossero paracadutisti.

    Il ragazzo, un minatore di 31 anni della vicina Torez, è prodigo di dettagli emozionanti, racconta con orrore di quando lui stesso ha scoperto le spoglie di una ragazza. Il giornalista prende le sue parole come una ammissione di colpa. Poi qualche senso di colpa forse viene allo stesso Cremonesi, che sul finire del pezzo ammette che «i suoi miliziani non sembrano aver alcun senso di colpa e contraddicono il capo fornendo la versione ufficiale: “Ovvio che non siamo stati noi ad abbattere l’aereo. Non disponiamo di missili capaci di sparare tanto in altro. Questo è un crimine commesso dai banditi che obbediscono al governo di Kiev. È stato facilmente un loro caccia ad abbattere il Boeing».

    Strana, questa unità combattente «Oplot» («roccaforte») pescata da Cremonesi mentre sistema i cadaveri per spedirli con la ferrovia: i sottoposti si mettono contro il capo, che dalla foto pare un ragazzino a caso che evidentemente non emana un grande senso gerarchico, e «ha l’ordine di non rivelare nome e grado». Comodo così.



    La seconda e terza pagina del giornale offrono altri tre articoli di allucinante dezinformatsja anti-Mosca. A pagina 3, ecco due colonne che strillano la nuova reazione di Obama che «esce di nuovo allo scoperto nel tentativo di mettere alle corde Vladimir Putin». L’articolo è una lunga cavalcata che glorifica il grande coraggio del prode presidente statunitense: «Parole dure quelle di Obama...», «Obama alza il tono dello scontro con Putin...», «Il segretario di Stato John Kerry ha spiegato che gli indizi messi insieme sono già molti...». Il pezzo racconta inoltre di come questa durezza di Barack Hussein sia da mettere in conto alle pressioni interne dei repubblicani che vorrebbero un inasprimento severo delle sanzione appena varate contro la Russia. Tutta l’America, pare suggerire il testo, odia Mosca.

    Dev’essere sfuggito al celebre estensore – che è niente poco di meno che l’importante inviato a New York Massimo Gaggi – che vi è una vasta parte del popolo d’America (in ispecie gravitante intorno al Grand Old Party e alle realtà religiose) che vede in Putin un esempio da seguire, e che parallelamente, fedeli a quella piattaforma para-isolazionista di «mind your business» tanto cara a Ron Paul e famiglia, non vede alcun motivo per intervenire nella disputa del Donbass. Sulla popolarità di Putin in America scrisse un articolone anche Il Foglio non più di qualche mese fa («L’invidia maschia per Putin»), quando la vittoria diplomatica in Siria permise a Vladimir Vladimirovič di fare quella sua incredibile incursione dello scorso 11 settembre (non male il simbolismo) sul New York Times, dove la sua sincerità e scaltrezza gli procurò qualche stima perfino tra i liberal («A Plea of Caution from Russia»). Eppure, il Corriere ci dipinge il quadro di un’America compatta contro il tiranno moscovita.

    Il taglio basso della doppia paginata – altra firma prestigiosa, quella di Guido Olimpio – è altresì interessante: «Foto satellitari ed intercettazioni: Tutti i punti certi delle indagini». I «punti certi» sono in realtà punti a favore della versione americo-kievita: «Gli USA, insieme a Kiev, sostengono che a tirare il missile sia stato un sistema Buk piazzato in un’area compresa tra Snizhne e Torez». La foto piazzata a fianco è da stropicciarsi gli occhi: vi sono due soldati che posano su di un cingolato con su montata una batteria di terra-aria. La didascalia anche qui non lascia scampo: «Alcuni miliziani filorussi su di un mezzo lanciamissili».



    In pratica, si tratta di un’altra rivelazione bomba che in questa cuccagna di doppia pagina fa il nostro Corrierone, anche se in effetti la foto risulta essere accreditata come Reuters: la presenza dei Buk tra i separatisti – il Santo Graal della propaganda occidental-naziucraina – è al momento un tema simile al Mostro di Lochness, molto discusso ma raramente avvistato. Ma in via Solferino i mostri se li mangiano a colazione, e li sbattono pure in prima pagina. Poco più avanti del testo, si ammette che il Governo ucraino sarebbe dovuto ricorrere a delle intercettazioni tra separatisti e Gru (servizio militare di Mosca) per dimostrare la presenza tra i ribelli dei Buk. Ma come, non abbiamo già quella foto scattata tra un fogliame primaverile, con tanto di carrista che saluta con la manina?

    Poi si passa ad una letterale demonizzazione del nemico: «I colpevoli: i separatisti di Igor Besler, detto anche “Demonio”». Il Demonio ha abbattuto il volo degli angeli innocenti: quasi una storia da urban fantasy, quasi un film di effetti speciali mistici con Keanu Reeves. Ci viene quindi detto che «si sta indagando sulla presenza di tre consiglieri russi che avrebbero assistito i miliziani». Il testo si conclude con il discredito della teoria della scorta di due cacciabombardieri al volo MH17, una storia che era subito rimbalzata in rete e che è stata ripresa persino nelle dieci domande poste a Kiev dal Ministro della Difesa russo.

    «Sembra strano – scrive Olimpio – che una compagnia civile accetti perché vorrebbe dire esporre il proprio jet a dei rischi»: a noi in realtà sembra ancora più strano che la compagnia abbia accettato dalle torri di controllo di Kiev un tracciato che passasse sopra di una zona di guerra, segnalata dall’Aviazione ucraina come pericolosa a causa delle «operazioni antiterrorismo» già lo scorso 8 luglio. Olimpio ci informa che la teoria dei doppi caccia accanto al 777 proviene da un esperto iraniano sentito da un oscuro blog aeronautico americano. In pratica, il giornalista ci dice: sappiate che questa storiella è spazzatura para-complottista pure con accento levantino ed antisemita.

    Non paghi di aver gettato tre delle sue massime firme contro il mostro assassino del Cremlino, quelli del Corriere non si fanno problemi a tirare anche un ulteriore colpo basso, in pieno stile marketing demagogico: ecco la storia della bambina morta. Veniamo informati che in rete circola la lettera di un padre divorziato che ha perso la figlia nel disastro: «Signor Putin, ringrazio i separatisti ucraini per l’omicidio della mia amata ed unica figlia Elsemiek. Lei non la conosceva, Signor Putin. Aveva 17 anni. Lo sa che voleva diventare ingegnere? Sa cosa avrebbe fatto l’anno prossimo con le sue amiche del cuore? (...) Signor Putin, signori separatisti, spero che siate fieri di mia figlia, fieri di averla abbattuta». Firmato «Hans de Borst di Monster, la cui vita è distrutta». Foto della giovane Elsemiek. L’articolo poi comincia a sciorinare nomi ed età degli altri 79 minorenni a bordo: «Kaela 21 mesi, Evie Masiln 10 anni, Piers van den Hende quindicenne con la faccia da grande...».

    Questa doppia paginata d’apertura – vero grande capolavoro di propaganda tra falsi scoop e contraddizioni – è quindi completata da altre foto: in un tondino si vede un miliziano separatista con la maschera antigas. È, anche morfologicamente, un mostro, come da notoria fantasia post-apocalittica tipo Mad Max. Poi, un’immagine più grande: un’enorme ammasso di fiori, quasi una piramide colorata, con a fianco due uomini in ginocchio raccolti in una sorta di indefinibile preghiera. La didascalia non lascia dubbi: «Porošenko posa dei fiori per le vittime del volo MH17». Il presidente ucraino è più buono e dolce dei cioccolatini che produce con il suo oligarcato. Anche il pubblico italico ne è ora informato: il presidente cioccolataro ha un cuore di zucchero, a differenza di quello russo, che con evidenza ce lo ha di ghiaccio, come i suoi occhi da KGB.

    Un fenomeno non abbastanza sottolineato in questi giorni: l’Ambasciata neerlandese di Kiev è oramai murata di fiori che gli Ucraini depongono ai suoi cancelli. Se si voleva costruire un ponte emotivo tra l’Ucraina e l’Europa più bonaria e benestante, un mezzo migliore non c’era. Dopo questo attentato, la Kiev di Maidan torna ad essere Euromaidan: in piazza le bandiere europee, durante le settimane del colpe, ad un certo punto sparirono: Pravij Sektor e Svoboda, i partiti nazisti che hanno agito come piede di porco nella detronizzazione di Yanukovič, non sono così contenti di associarsi all’Europa libertaria ed omosessualista di cui l’Olanda è il campione indiscusso. Ora Kiev ed Amsterdam sono chiuse in un medesimo abbraccio struggente, mentre oltre i freddi confini ringhia colpevole l’orso sanguinario, la bestia assassina di Mosca.

    A giudicare dalle lenzuolate dei giornali occidentali, e dagli omaggi floreali, questa narrativa funziona bene. A nulla possono le smentite. L’OSCE ha infatti sconfessato i racconti secondo cui vi erano stati episodi di sciacallaggio sui cadaveri e i loro bagagli. Il quotidiano britannico Mirror – il primo a lanciare codesta bufala ed anche i video del ministero di Kiev – aveva parlato di carte di credito rubate. Che poi siano state le stesse forze separatiste a raccogliere con le lacrime agli occhi i cadaveri per restituirli alle famiglie – cosa che il Corriere pure scrive e fotografa – non cambia di una virgola l’effetto polarizzante perseguito dalla narrativa in oggetto: i russi sono il Male, e i filorussi, etimologicamente, amano il Male.

    Comunque, nel frattempo, per il Corriere – massimo quotidiano d’Italia – la notizia «Decine di morti, a Gaza colpito anche un ospedale» (il soggetto chi è? Chi spara? Anche il sommario non lo dice) scivola a pagina 4, dove la parola «Israele» non compare mai né in titoli né in occhielli né in sommari.

    Del resto, con questa storia dei demoni russi – veri e propri gremlin, gli spiritelli birichini che svitavano gli aerei per farli precipitare nelle leggende dei piloti – che si accaniscono contro gli aerei di linea che usiamo per andare in vacanza, che ce ne deve importare della solita solfa di quei quattro fanatici che da un secolo si scannano per una collina polverosa?

    Donbass e Gaza. Guerre partite all’unisono, figliano guerre di percezione che stanno una dentro all’altra come ineludibili matrioske. Noi viviamo prigionieri nelle loro profondità.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Dentro la matrioska della guerra psicologica
    Lorenzo de Vita / Roberto Dal Bosco 22 Luglio 2014



    La trama la conosciamo fin troppo bene. La penultima puntata era stata quella relativa alle accuse mosse ad Assad sull’impiego governativo del gas Sarin, accuse puntualmente disinnescate e rimandate al mittente grazie alla diplomazia russa e poi cadute nel vuoto accusatorio più totale dopo aver tenuto banco sui media di tutto il mondo solo un anno fa.

    Dopo 11 mesi, nel pieno svolgimento di quella che è già stata definita – a torno o a ragione – a new cold war, la tragedia del volo MH17 segna una nuova svolta, una nuova puntata dell’ormai rispolverata narrativa dei russi contro gli americani. Conoscendo gli “sceneggiatori”, le loro trame secolari e il loro primo ispiratore – colui che «mette uomo contro uomo giocando su ambedue le sponde» – non abbiamo ancora modo di poter determinare a cosa ci condurrà questa «partita», che sta iniziando a macchiarsi di un tratto omicida piuttosto inquietante. Al momento perlomeno, è lecito guardare alla Russia con impazienza e speranza, confidando nella sua forza «equilibratrice». A questo ci dobbiamo aggrappare, perché la storia mondiale non sembra poter avere più nulla da offrire come valida alternativa.

    In questa situazione pre-bellica, dove le informazioni possono giocare un ruolo determinante per il succedersi degli eventi, i protagonisti di questo nuova puntata sono entrati subito in scena e secondo copione: Kiev, in maniera del tutto prevedibile, fin dalle prime ore ha accusato Mosca per l’attentato. Il Dipartimento di Stato USA sostiene ovviamente le accuse del loro alleato ucraino dall’alto della sua maggiore “ufficialità”. La pazienza dei russi è messa quindi a dura prova, giorno dopo giorno.

    Dopo le prime domande rivolte al Governo fantoccio di Kiev (ed indirizzate pertanto a Washington), obbiezioni ritenute non ammissibili e rigettate dagli americani (piacerebbe sapere con quale “diritto”...), Mosca ha stilato una nuova serie di questioni ancora più dettagliate che potrebbero mettere Kiev con le spalle al muro, come parte in causa del classico plot dell’esecutore materiale con regia occulta alle spalle. Dal canto suo, il Dipartimento di Stato USA continua a sostenere che le evidenze in loro possesso dimostrano senza alcun dubbio il sostegno russo ai ribelli, “colpevoli” dell’attentato:

    «C’è una preponderanza di prove che dimostra il lancio di SA-11 dal territorio controllato dai separatisti filo-russi. Noi sappiamo naturalmente che i separatisti russi dispongono di questo sistema, ed è uno dei motivi principali per cui abbiamo chiesto un’indagine completa» ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf, ennesima, aggressiva pupazzona senza un minimo di capacità analitica che si è fatta le ossa alla nave scuola Clinton.

    Marie Harf
    Quando alla Harf viene fatta notare la stranezza statunitense di rifiutarsi di fornire tangibili dati d’intelligence a supporto della valutazione degli Stati Uniti secondo cui un sistema SA-11 (noto anche come Buk) abbia abbattuto l’aereo, la Harf accusa la Russia di diffondere «disinformazione e propaganda»: «Non metteteci sullo stesso piano dei russi… noi non buttiamo fuori una tal mole di propaganda per raggiungere i nostri scopi»...

    In questo caos mediatico, quel che sembra chiaro è che la disinformazione non è certo utilizzata dai russi, che maggior trasparenza non potrebbero adottare in una tale situazione. Ci pare evidente il tratto psicologico: Mosca sa di non aver nulla a che fare con l’abbattimento dell’aereo e sta cercando, a diplomazia forzata, di ribattere ad ogni provocazione con prove a supporto, schemi, immagini e quant’altro riesce a ricostruire. È in tal senso degno di nota l’intervento del noto ex reporter dell’Associated Press Robert Parry, secondo cui, stando ad una sicura fonte d’intelligence, gli Stati Uniti sarebbero in possesso d’immagini satellitari che dimostrano come ci siano le truppe ucraine dietro all’abbattimento — immagini pertanto non ancora divulgate:
    «Come riporta una mia fonte, che in passato ha fornito informazioni accurate su questioni simili, gli Stati Uniti sono in possesso d’immagini satellitari dettagliate della batteria di missili che ha lanciato il colpo fatale: la batteria era in mano alle truppe governative ucraine che vestivano quelle che sembrano uniformi dell’esercito.

    La fonte riferisce che gli analisti della CIA non possono ancora escludere la possibilità che le truppe fossero in realtà ribelli in uniformi simili a quelle ucraine, ma la valutazione iniziale era che le truppe fossero composte proprio da soldati ucraini. Circolava anche l’ipotesi che i soldati coinvolti fossero indisciplinati e forse ubriachi, dal momento che le immagini hanno mostrato quelle che sembrava bottiglie di birra sparse in tutto il sito».

    Parry – famoso per il ruolo chiave avuto nell’inchiesta Iran-Contra quando lavorava per l’Associated Press e Newsweek – difficilmente può essere ignorato o considerato parte di quella «propaganda russa» di cui parla il Dipartimento di Stato americano. Il suo lavoro investigativo su questioni d’intelligence, per il quale ha ricevuto il George Polk Award, suggerisce che le informazioni fornite dalla sua fonte è assolutamente degna d’attenzione.

    A sostegno di una verità che difficilmente vedremo emergere in assoluta chiarezza (perlomeno non a breve e non da fonti ufficiali), la Russia ha rilasciato da poche ore alcuni dati di monitoraggio militare che evidenziano l’approccio al volo MH17 da parte di un jet militare ucraino poco prima dello schianto, ed ha piazzato un’altra serie di domande per l’Ucraina e gli Stati Uniti sulle circostanze della tragedia, compresa quella che punta direttamente ad un coinvolgimento del satellite statunitense che deve aver “visto” cosa realmente è accaduto (altro tratto che certifica l’assoluto desiderio dei russi di giocare a carte scoperte)

    - Perché il volo ha abbandonato il corridoio internazionale?
    (la rotta è stata corretta fino a Donetsk, per poi deviare verso nord)

    - La rotta è stata abbandonata per un errore di navigazione o l’equipaggio ha seguito le istruzioni diramate per radio dai controllori ucraini del traffico aereo della torre di Dnepropetrovsk?

    - Perché si registra un grande ammassamento di sistemi di difesa contraerea se le forze di autodifesa non dispongono di aviazione?
    Per quanto ne sappiamo, l’esercito ucraino disponeva di tre o quattro battaglioni di difesa aerea dotati di sistemi Buk-M1 SAM e schierati in prossimità di Donetsk il giorno dell’incidente. Questo sistema è in grado di colpire bersagli entro un area di 35 km fino a 22 km di quota.

    - Perché Kiev stava implementando un sistema missilistico Buk proprio nella zona della tragedia, zona controllata dalle sue milizie?

    - Il giorno della tragedia si registra una maggiore attività di Kiev sui radar 9S18 Kupol-M1, parte integrante del sistema Buk nella zona. Perché?

    - Perché un jet militare, quasi nello stesso momento ed alla stessa quota, volava con un aereo passeggeri?
    I funzionari ucraini in precedenza avevano sostenuto che non c’erano aerei militari ucraini nella zona dello schianto. Come si vede hanno mentito.

    - Perché gli Stati Uniti non hanno ancora rivelato le prove a sostegno dell’accusa che l’MH17 è stato abbattuto da un missile lanciato dalla milizia?
    I funzionari americani affermano di avere fotografie satellitari comprovanti che l’aereo di linea della Malesia è stato abbattuto da un missile lanciato dalla milizia. Ma nessuno ha visto finora queste fotografie. Per quanto ne sappiamo, c’era effettivamente un satellite degli Stati Uniti che sorvolava la zona sud-est dell’Ucraina il 17 luglio alle 17:06-17:21 ora di Mosca. Questo satellite è parte di un sistema sperimentale progettato per monitorare i lanci di missili di vario genere. Se i nostri colleghi statunitensi hanno immagini di questo satellite, dovrebbero divulgarle e metterle nella mani della comunità internazionale per esaminarle in dettaglio. Può essere una coincidenza, ma il satellite americano ha sorvolato l’Ucraina esattamente nello stesso momento in cui l’aereo si è schiantato.


    Vedremo cosa risponderanno i destinatari di questa nuova relazione. Come detto, è evidente chi sta giocando a carte scoperte in questa situazione e chi sta cercando a tutti i costi di costruire una trama distorta, nell’unico tentativo di far perdere le tracce di una possibile ricostruzione (proprio come avvenne con l’attentato di New York). L’ipotesi di false flag difatti, perlomeno sui media “alternativi”, ha preso subito terreno e non era poi così azzardato ipotizzare che l’incidente potesse essere servito a distogliere l’opinione pubblica dai massacri giudaici a Gaza (a cui fanno ovviamente seguito comodi collaterali anti-russi). La situazione a livello mediatico, prima di giovedì scorso, stava difatti diventando troppo incontrollabile per Israele. Si cominciava (anche in Italia, e questo la dice lunga…), ad accusare apertamente Israele per il massacro palestinese.

    L’incidente è difatti coinciso troppo sospettosamente con gli interessi strategici israeliani, che poche ore dopo lo schianto hanno lanciato le operazioni di terra continuando a massacrare palestinesi inermi fin negli ospedali. L’ennesima “pista israeliana potrebbe” verosimilmente rivelarsi molto calda. “Coincidenza” vuole che all’aeroporto di Amsterdam-Schiphol, da cui è decollato il volo MH17, operi la rete di sorveglianza aeroportuale ICTS con sede in Olanda e fondata da ex ufficiali del servizio segreto israeliano Shin Beit. Come ricorderete, l’ICTS vanta un’ottima esperienza in ambito false flag: l’ICaTS (sua sussidiaria) ebbe le mani in pasta sul controllo passeggeri allo scalo di Boston di 2 dei 4 voli che sconvolsero il mondo l’11 settembre ed anche sul caso del mutanda bomber Umar Farouk, imbarcato proprio ad Amsterdam su un aereo diretto a Detroit con mutande esplosive, e accompagnato all’imbarco, senza visto, da un elegante signore mai identificato. Della ICTS avevamo già parlato in diversi articoli proprio in merito a questi fatti. Ora si evidenzia come un’altra sua sussidiaria, la tedesca CTSN, operi come rete di sorveglianza aeroportuale allo scalo di Schiphol da cui è partito il Boeing 777-200ER della Malaysia Airlines.

    Secondo il giornalista giapponese Shimatsu – che svolse anche una serie di indagini su un altro disastro aereo del 1992 avvenuto ad Amsterdam in cui denunciò il diretto coinvolgimento del Mossad – nelle incongruenze rilevate anche dai russi (deviazione della rotta e riconoscimento da terra come bersaglio da abbattere tra le altre) vi sono tutte le circostanze per sospettare che il volo MH17 possa essere stato manomesso, forse prima di partire da Schiphol, munendolo magari di un trasponder che ha favorito l’intercettazione del velivolo e indotto la batteria di missili ucraini ad abbattere l’aereo. Ovviamente queste, come tante altre, sono teorie “inaccettabili” e difficilmente dimostrabili. Ma dopo tutti gli attentati fasulli di questi ultimi 15 anni, sappiamo bene come opera questa gente senza scrupolo, e la presenza di un’azienda di sicurezza piena zeppa di ex agenti dello Shin Beit all’aeroporto da cui il volo è decollato… qualche dubbio in più lo lascia visti i precedenti.

    Per Israele l’incidente è certamente servito a deviare l’attenzione dei media internazionali dal lancio dell’invasione israeliana di Gaza (che sta raggiungendo proporzioni colossali come dimostrano gli ultimi dati: almeno 600 morti e l’assalto ad ogni infrastruttura in cui i palestinesi si sono rifugiati; Israele può vantare qualche tegola rotta ed un presunto rapimento di un soldato nelle ultime ore), nonché ad allontanare i sospetti sullo stranissimo caso dell’altro volo della Malaysia, il MH370, dato per disperso l’8 marzo 2014 e che si sospetta essere stato vittima di un altro colpo israeliano visto il carico di alto interesse che trasportava. Presso le Nazioni Unite, la Malesia è inoltre una voce apertamente a favore dei diritti dei palestinesi a Gaza. Come dire: testa bassa, noi possiamo arrivare dappertutto e fare qualsiasi cosa torni utile ai nostri interessi.

    La partita è dunque della più delicate perché, mentre i precedenti false flag erano al massimo imputabili a presunti terroristi (per poi essere insabbiati e dimenticati come nel caso del gas di Assad), questo attentato potrebbe conoscere solo grossi colpevoli ed avere enormi risvolti internazionali (tanto che alcuni opinionisti hanno già iniziato a paragonare l’episodio all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, causa “ufficiale” dello scoppio della Prima Guerra Mondiale).

    Gli Stati Uniti, come affidabile mastino da guardia del padrone talmudico, non vorranno certo correre il rischio di perdere questa “battaglia”, che potrebbe rivelarsi un casus belli del tutto convincente. È dunque quasi scontato prevedere che le ulteriori prove tecniche dei russi avranno vita breve, come sembrano dimostrare le prime risposte americane alle circostanziate domande russe.





    Secondo le ultime, poche prove provenienti da Washington, l’epicentro di lancio sarebbe avvenuto a Snizhne, ovviamente in piena zona separatista



    La Russia, la cosa è sempre più evidente, continua ad essere il comodo bersaglio di una guerra psicologica senza precedenti. I media occidentali non solo si sono accodati alle immediate accuse di Obama e Clinton contro Putin, ma hanno cominciato tutta una loro “spontanea” disinformazione massiva. Psy-ops contro il Cremlino perfino nelle gazzette della periferia dell’impero — come la nostra.

    Il titolo a 6 colonne del Corriere della Sera dello scorso 22 luglio ne dà una prova lampante:

    «“Così è stato colpito l’aereo”». Titolone rigorosamente virgolettato: a parlare sarebbero stati gli stessi separatisti. Il sommario sotto il titolo specifica meglio: «I miliziani filorussi raccontano le ore della tragedia “I capi ci parlarono di un volo con i parà di Kiev”». Pare davvero una rivelazione bomba, qualcosa che dovrebbe essere rilanciato su sfera intercontinentale: l’ammissione delle colpe russe l’ha cacciata fuori il nostro Corrierone. Il giornalismo nazionale può far festa come nemmeno ai tempi delle mega-interviste globali di Oriana Fallaci.



    Eppure, se letto tutto, l’articolone vergato dall’inviato Cremonesi a pagina due non risulta così dirimente rispetto alla colpevolezza separatista. Il giornalista dice di aver intervistato un ribelle filorusso, di cui stampa anche la foto: un ragazzotto pelato con t-shirt mimetica che sorride mentre aiuta a caricare i cadaveri su un vagone diretto in Olanda. Il nome non viene fatto, ma la didascalia informa che si tratta del «ribelle filorusso che ha ammesso l’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines da parte dei separatisti». A fianco, il titolone immenso porta un altro virgolettato: «I nostri capi ci hanno detto: “abbattuto jet ucraino”». Nuovo sommario pure virgolettato: «Il Boeing malese scambiato per un aereo militare». Leggendo il testo però, emerge un’altra sensazione. Il soldato – che sta lavorando alla restituzione dei corpi, come appare evidente anche dalle foto – vuole in realtà parlare dello shock alla visione dei cadaveri. Pensavano fossero paracadutisti.

    Il ragazzo, un minatore di 31 anni della vicina Torez, è prodigo di dettagli emozionanti, racconta con orrore di quando lui stesso ha scoperto le spoglie di una ragazza. Il giornalista prende le sue parole come una ammissione di colpa. Poi qualche senso di colpa forse viene allo stesso Cremonesi, che sul finire del pezzo ammette che «i suoi miliziani non sembrano aver alcun senso di colpa e contraddicono il capo fornendo la versione ufficiale: “Ovvio che non siamo stati noi ad abbattere l’aereo. Non disponiamo di missili capaci di sparare tanto in altro. Questo è un crimine commesso dai banditi che obbediscono al governo di Kiev. È stato facilmente un loro caccia ad abbattere il Boeing».

    Strana, questa unità combattente «Oplot» («roccaforte») pescata da Cremonesi mentre sistema i cadaveri per spedirli con la ferrovia: i sottoposti si mettono contro il capo, che dalla foto pare un ragazzino a caso che evidentemente non emana un grande senso gerarchico, e «ha l’ordine di non rivelare nome e grado». Comodo così.



    La seconda e terza pagina del giornale offrono altri tre articoli di allucinante dezinformatsja anti-Mosca. A pagina 3, ecco due colonne che strillano la nuova reazione di Obama che «esce di nuovo allo scoperto nel tentativo di mettere alle corde Vladimir Putin». L’articolo è una lunga cavalcata che glorifica il grande coraggio del prode presidente statunitense: «Parole dure quelle di Obama...», «Obama alza il tono dello scontro con Putin...», «Il segretario di Stato John Kerry ha spiegato che gli indizi messi insieme sono già molti...». Il pezzo racconta inoltre di come questa durezza di Barack Hussein sia da mettere in conto alle pressioni interne dei repubblicani che vorrebbero un inasprimento severo delle sanzione appena varate contro la Russia. Tutta l’America, pare suggerire il testo, odia Mosca.

    Dev’essere sfuggito al celebre estensore – che è niente poco di meno che l’importante inviato a New York Massimo Gaggi – che vi è una vasta parte del popolo d’America (in ispecie gravitante intorno al Grand Old Party e alle realtà religiose) che vede in Putin un esempio da seguire, e che parallelamente, fedeli a quella piattaforma para-isolazionista di «mind your business» tanto cara a Ron Paul e famiglia, non vede alcun motivo per intervenire nella disputa del Donbass. Sulla popolarità di Putin in America scrisse un articolone anche Il Foglio non più di qualche mese fa («L’invidia maschia per Putin»), quando la vittoria diplomatica in Siria permise a Vladimir Vladimirovič di fare quella sua incredibile incursione dello scorso 11 settembre (non male il simbolismo) sul New York Times, dove la sua sincerità e scaltrezza gli procurò qualche stima perfino tra i liberal («A Plea of Caution from Russia»). Eppure, il Corriere ci dipinge il quadro di un’America compatta contro il tiranno moscovita.

    Il taglio basso della doppia paginata – altra firma prestigiosa, quella di Guido Olimpio – è altresì interessante: «Foto satellitari ed intercettazioni: Tutti i punti certi delle indagini». I «punti certi» sono in realtà punti a favore della versione americo-kievita: «Gli USA, insieme a Kiev, sostengono che a tirare il missile sia stato un sistema Buk piazzato in un’area compresa tra Snizhne e Torez». La foto piazzata a fianco è da stropicciarsi gli occhi: vi sono due soldati che posano su di un cingolato con su montata una batteria di terra-aria. La didascalia anche qui non lascia scampo: «Alcuni miliziani filorussi su di un mezzo lanciamissili».



    In pratica, si tratta di un’altra rivelazione bomba che in questa cuccagna di doppia pagina fa il nostro Corrierone, anche se in effetti la foto risulta essere accreditata come Reuters: la presenza dei Buk tra i separatisti – il Santo Graal della propaganda occidental-naziucraina – è al momento un tema simile al Mostro di Lochness, molto discusso ma raramente avvistato. Ma in via Solferino i mostri se li mangiano a colazione, e li sbattono pure in prima pagina. Poco più avanti del testo, si ammette che il Governo ucraino sarebbe dovuto ricorrere a delle intercettazioni tra separatisti e Gru (servizio militare di Mosca) per dimostrare la presenza tra i ribelli dei Buk. Ma come, non abbiamo già quella foto scattata tra un fogliame primaverile, con tanto di carrista che saluta con la manina?

    Poi si passa ad una letterale demonizzazione del nemico: «I colpevoli: i separatisti di Igor Besler, detto anche “Demonio”». Il Demonio ha abbattuto il volo degli angeli innocenti: quasi una storia da urban fantasy, quasi un film di effetti speciali mistici con Keanu Reeves. Ci viene quindi detto che «si sta indagando sulla presenza di tre consiglieri russi che avrebbero assistito i miliziani». Il testo si conclude con il discredito della teoria della scorta di due cacciabombardieri al volo MH17, una storia che era subito rimbalzata in rete e che è stata ripresa persino nelle dieci domande poste a Kiev dal Ministro della Difesa russo.

    «Sembra strano – scrive Olimpio – che una compagnia civile accetti perché vorrebbe dire esporre il proprio jet a dei rischi»: a noi in realtà sembra ancora più strano che la compagnia abbia accettato dalle torri di controllo di Kiev un tracciato che passasse sopra di una zona di guerra, segnalata dall’Aviazione ucraina come pericolosa a causa delle «operazioni antiterrorismo» già lo scorso 8 luglio. Olimpio ci informa che la teoria dei doppi caccia accanto al 777 proviene da un esperto iraniano sentito da un oscuro blog aeronautico americano. In pratica, il giornalista ci dice: sappiate che questa storiella è spazzatura para-complottista pure con accento levantino ed antisemita.

    Non paghi di aver gettato tre delle sue massime firme contro il mostro assassino del Cremlino, quelli del Corriere non si fanno problemi a tirare anche un ulteriore colpo basso, in pieno stile marketing demagogico: ecco la storia della bambina morta. Veniamo informati che in rete circola la lettera di un padre divorziato che ha perso la figlia nel disastro: «Signor Putin, ringrazio i separatisti ucraini per l’omicidio della mia amata ed unica figlia Elsemiek. Lei non la conosceva, Signor Putin. Aveva 17 anni. Lo sa che voleva diventare ingegnere? Sa cosa avrebbe fatto l’anno prossimo con le sue amiche del cuore? (...) Signor Putin, signori separatisti, spero che siate fieri di mia figlia, fieri di averla abbattuta». Firmato «Hans de Borst di Monster, la cui vita è distrutta». Foto della giovane Elsemiek. L’articolo poi comincia a sciorinare nomi ed età degli altri 79 minorenni a bordo: «Kaela 21 mesi, Evie Masiln 10 anni, Piers van den Hende quindicenne con la faccia da grande...».

    Questa doppia paginata d’apertura – vero grande capolavoro di propaganda tra falsi scoop e contraddizioni – è quindi completata da altre foto: in un tondino si vede un miliziano separatista con la maschera antigas. È, anche morfologicamente, un mostro, come da notoria fantasia post-apocalittica tipo Mad Max. Poi, un’immagine più grande: un’enorme ammasso di fiori, quasi una piramide colorata, con a fianco due uomini in ginocchio raccolti in una sorta di indefinibile preghiera. La didascalia non lascia dubbi: «Porošenko posa dei fiori per le vittime del volo MH17». Il presidente ucraino è più buono e dolce dei cioccolatini che produce con il suo oligarcato. Anche il pubblico italico ne è ora informato: il presidente cioccolataro ha un cuore di zucchero, a differenza di quello russo, che con evidenza ce lo ha di ghiaccio, come i suoi occhi da KGB.

    Un fenomeno non abbastanza sottolineato in questi giorni: l’Ambasciata neerlandese di Kiev è oramai murata di fiori che gli Ucraini depongono ai suoi cancelli. Se si voleva costruire un ponte emotivo tra l’Ucraina e l’Europa più bonaria e benestante, un mezzo migliore non c’era. Dopo questo attentato, la Kiev di Maidan torna ad essere Euromaidan: in piazza le bandiere europee, durante le settimane del colpe, ad un certo punto sparirono: Pravij Sektor e Svoboda, i partiti nazisti che hanno agito come piede di porco nella detronizzazione di Yanukovič, non sono così contenti di associarsi all’Europa libertaria ed omosessualista di cui l’Olanda è il campione indiscusso. Ora Kiev ed Amsterdam sono chiuse in un medesimo abbraccio struggente, mentre oltre i freddi confini ringhia colpevole l’orso sanguinario, la bestia assassina di Mosca.

    A giudicare dalle lenzuolate dei giornali occidentali, e dagli omaggi floreali, questa narrativa funziona bene. A nulla possono le smentite. L’OSCE ha infatti sconfessato i racconti secondo cui vi erano stati episodi di sciacallaggio sui cadaveri e i loro bagagli. Il quotidiano britannico Mirror – il primo a lanciare codesta bufala ed anche i video del ministero di Kiev – aveva parlato di carte di credito rubate. Che poi siano state le stesse forze separatiste a raccogliere con le lacrime agli occhi i cadaveri per restituirli alle famiglie – cosa che il Corriere pure scrive e fotografa – non cambia di una virgola l’effetto polarizzante perseguito dalla narrativa in oggetto: i russi sono il Male, e i filorussi, etimologicamente, amano il Male.

    Comunque, nel frattempo, per il Corriere – massimo quotidiano d’Italia – la notizia «Decine di morti, a Gaza colpito anche un ospedale» (il soggetto chi è? Chi spara? Anche il sommario non lo dice) scivola a pagina 4, dove la parola «Israele» non compare mai né in titoli né in occhielli né in sommari.

    Del resto, con questa storia dei demoni russi – veri e propri gremlin, gli spiritelli birichini che svitavano gli aerei per farli precipitare nelle leggende dei piloti – che si accaniscono contro gli aerei di linea che usiamo per andare in vacanza, che ce ne deve importare della solita solfa di quei quattro fanatici che da un secolo si scannano per una collina polverosa?

    Donbass e Gaza. Guerre partite all’unisono, figliano guerre di percezione che stanno una dentro all’altra come ineludibili matrioske. Noi viviamo prigionieri nelle loro profondità.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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    Predefinito Re: Putìn

    Anche se sicuramente al marinaio, come ad altri, interesserà quest'altro articolo di un paio di mesi fa.

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    Guerra psicologica: la NATO mobilita
    Maurizio Blondet 02 Maggio 2014



    Per affiancare il Governo ad interim ucraino, USA e NATO hanno deciso di affiancare i suoi servizi militari di psy-op ed inviare sul terreno reparti di specialisti «per migliorare la comunicazione tra i propri servizi di sicurezza» (ossia convincerli ad obbedire agli ordini anti-russi) e «le trasmissioni al pubblico generale». Lo ha rivelato il Segretario di Stato alla Difesa della Lettonia Janis Sartis: «Stiamo mettendo a punto alcuni progetti insieme, sapendo che il fattore tempo è essenziale. Vogliamo aiutare gli ucraini a trattare la propaganda che sta accadendo». Alla domanda se questo comporterebbe la presenza di truppe o addestratori sul terreno, Sartis ha risposto: «Sì, credo che aiuterebbe».

    La sola elencazione dei settori mobilitati, identificati dalle mostrine dei partecipanti, è notevole:

    — Il gruppo tedesco «Combat Camera», un reparto di comunicatori direttamente dipendente dalla Bundeswehr.

    — Il gruppo belga di guerra psicologica (psy-op)

    — Il gruppo Kunduz, tedesco, OPINFO (addetto a formare l’opinione pubblica)

    — IEB, gruppo tedesco per la comunicazione intrerculturale, connesso con OPINFO.

    — ISAF, il corpo di spedizione NATO in Afghanistan.

    — Il «Non Kinetic Working Group Advisory Team – 109th AFGHAN Corps», reparto statunitense («non kinetik» è l’originale denominazione per tutte le operazioni per i rapporti civili-militari (CIMIC), informazione e propaganda, propaganda nera, guerra psicologica); il Regional Command Public Affairs Office; il Tactical PSYOPS Team Task Force Northern Lights TPT 6C23.

    È il massimo atto di guerra in atto, appena un passo al disotto della guerra guerreggiata, che gli occidentalisti sanno di non poter combattere. Vengono qui a puntino alcune citazioni storiche che un amico da Washington mi ha giusto mandato. Mi limito a tradurle: a voi sostituire «Germania» con il nuovo nemico, «Russia».

    Delmer Sefton (1904-1979) – responsabile della Black Propaganda per le forze armate britanniche, nel 1945 – dopo la disfatta del Terzo Reich, conversando con il giurista tedesco di diritto interazionale Friedrich Grimm:

    «È stata la nostra propaganda sulle atrocità (atrocity propaganda) che ci ha fatto vincere la guerra, e solo adesso comincia per davvero! Continueremo la atrocity propaganda, la intensificheremo fino a che nessuno accetterà più nemmeno una parola dei tedeschi come buona, fino a quando tutta la simpatia che possano ancora avere all’estero sarà distrutta, fino a quando loro stessi saranno così confusi da non saper più cosa fanno. E una volta compiuto questo, una volta che cominceranno disprezzare il loro stesso Paese e la loro stessa gente, non a malincuore ma con convinzione, per voler compiacere i vincitori, solo allora la nostra vittoria sarà completa. La rieducazione richiede una coltivazione accurata, come quella di un giardino inglese. Un attimo di negligenza, e le erbacce rispuntano — quelle indistruttibili erbacce della verità storica».

    Winston Churchill, ovviamente, non era sottoposto alle cure di Sefton. Così poté dire a Lord Robert Boothby la verità storica: «Il delitto imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale è stato il suo tentativo di svincolare la sua potenza economica dal sistema di mercato mondiale, creare il suo proprio meccanismo di cambi monetari, che avrebbe negato alla finanza del mondo la sua opportunità di profitto» (Sidney Rogerson, Propaganda in the Next War, Londra 2001 – originalmente pubblicato nel 1938).

    Ancora Churchill: «Dovete capire che la guerra non è contro Hitler o il Nazionalsocialismo, ma contro la forza del popolo tedesco, che deve essere sfasciata una volta per tutte, sia nelle mani di Hitler o – che so – dei Gesuiti» (Emrys Hughes, Winston Churchill - His Career in War and Peace). «La Germania diventa troppo forte. Dobbiamo schiacciarla», disse ancora Churchill, allora primo ministro, al generale americano Robert E. Woods, nel novembre 1936 (Peter H. Nicoll, Englands Krieg gegen Deutschland, p. 83).

    Bernard Lecache-Lifschitz, leader sionista, nel 1938: «la nostra Causa è organizzare l’embargo morale e culturale della Germania, prendere e squartare (quarter) questa nazione . La nostra Causa è finalmente arrivare ad una guerra senza pietà (Bernard Lecache-Lifschitz, Le droit de vivre, 18 dicembre 1938).

    Interessante anche rileggere quel che scrisse il periodico polacco Mocarstwowiec nel numero 3 del 1930, ossia tre anni prima che Hitler prendesse il potere: «Siamo consapevoli che la guerra tra Polonia e Germania non può essere evitata. Dobbiamo prepararci a questa guerra energicamente e sistematicamente. La generazione presente farà in modo che una nuova vittoria di Grunwald (la battaglia nel 1410 in cui polacchi e lituani distrussero i Cavalieri Teutonice, ndr) sia scritta nei libri di storia. Ma dobbiamo combattere questa Grunwald nei sobborghi di Berlino. La nostra ambizione è di allargare le frontiere polacche all’Oder in Occidente e al Neisse in Lusazia, reincorporare la Prussia dal Pregel alla Sprea. In questa guerra non si faranno prigionieri, non ci sarà spazio per sentimenti umanitari. Noi sorprenderemo il mondo intero nella nostra guerra alla Germania!» (Citato da Bertram de Colonna, Poland from the Inside).

    Se la storia insegna qualcosa, vuol dire che le menzogne demonizzanti e disinformazioni che i nostri media bevono e diffondono contro Mosca sono solo un antipasto leggero. Ci sentiremo spiegare ed elaborare in tutte le salse il tema lanciato da Economist l’8 marzo: «Putin è diventato un autocrate», o da Obama nella recente dichiarazione: «La Russia è sul lato sbagliato della storia» (il lato giusto è quello che ha aggredito Iraq, Afghanistan, destabilizzato Libia e Siria e provocato un milione di morti e, decine di milioni di profughi, e spargendo su tutti migliaia di tonnellate di uranio impoverito e un futuro di figli e nipoti malformati, mostruosi, nati-morti e sterili).



    Stiamo vedendo la stessa propaganda usata già contro Gheddafi n preparazione e durante l’invasione,. dai media anglo-americani. La verità storica è quella confessata da un articolo dello Spectator l’8 marzo: «Putin has broken the consensus which arose after the end of the Cold War», come la Germania degli anni ’30 ruppe il consensus che consentiva alla finanza internazionale di estrarre «l’opportuno profitto», secondo disse Churchill.

    Attenzione alla «atrocity propaganda», applicata contro i tedeschi negli anni ’40, che ci verrà fornita a scodelle (hanno già cominciato). Attenzione specialmente alla Black Propaganda: definita come «falsa informazione e materiali informativi che appaiono provenienti da una fonte del nemico, ma che vengono in realtà dalle nostre fonti», i britannici ne sono maestri (nella seconda guerra mondiale allestirono addirittura diverse stazioni-radio «naziste», la Gustav Siegfried Eins (GS1) o la Soldatensender Calais (G.9) che sembravano stazioni militari tedesche o del partito nazista, in tedesco, per demoralizzare i soldati germanici: le dirigeva quel Sefton Delmer sopra citato. Un buon esempio sono i misteriosi cecchini intervenuti a sparare alle due parti in piazza in Ucraina... è solo l’inizio.

    Tutto ciò viene a confermare la profonda analisi elaborata da Andrei Fursov, direttore degli Studi Russi all’Università di Mosca e membro dell’Accademia delle Scienze, nel febbraio scorso: una indispensabile lettura sia per comprendere il punto di vista delle dirigenza russa (di cui Fursov fa parte) sia per le informazioni stupefacenti e i dettagli ignorati che contiene sulla situazione interna ucraina, il clan, gli oligarchi, e i servizi stranieri che vi operano in questi mesi. Il discorso di Fursov è troppo lungo ed articolato per poterlo riportare interamente (cercheremo di tradurlo appena possibile); intanto lo potete trovare in lingua originale qui.

    In questo articolo, riporto di Forsov alcuni specifici punti:

    Gli oligarchi ebrei. «Il regime di Yanukovitc [il deposto governante, che ci fanno passare per filo-russo, ndr] ha molto favorito la crescita della classe dei miliardari. I principali sponsor di Yanukovitch sono stati Rinat Akhmetov e Dmitry Firtash (...) Firtash possiede (il conglomerato) RosUkrEnergo, produzione di energia e chimica... sono i partner principali di Rotschild in Ucraina. Uno dei principali consiglieri di Firtah è Robert Shetler-Jones; ne parlerò più tardi. È un imprenditore del gruppo Rotschild, ed è del MI6: in tutte le multinazionali inglesi, per occupare una posizione alta, è obbligatorio essere «esaminati» dal MI6.

    L’altro gruppo è Privat. È il più interessante. È il gruppo di Ihor Kolomoisky. Kolomoisky vale 3 miliardi di dollari . Il suo socio è Gennady Bogolubov. Kolomoisky è interessante, non solo perché ha chiamato il nostro presidente uno schizofrenico. È il motore dietro gli eventi in Ucraina.

    Nato nel 1963. Ebreo. Sostiene molto attivamente il gruppo hassidico Chabad [i Lubawitcher, potentissimi anche presso il Congresso USA] che non è una setta, ma un movimento. È il mecenate principale della comunità ebraica di Dnepropetrovsk. Vecchio amico di Berezovski. Possiede circa 200 ditte, controlla il 40% di Ukrnafta e i media. Grande fan del calcio, possiede varie squadre: FC Dnipro, di Dnepropetrovsk, Arsenal Kyiv, la Hapoel di Tel-Aviv [ecco dove finiscono i miliardi sifonati agli ucraini, ndr.] . È vicepresidente della Federazione Football di Ucraina. Il presidente, Surkis, è anche lui un miliardario, benché non grosso come Kolomoisky; possiede la Dynamo Kiev. Lo dicono collegato col crimine oranizzato internazionale (...) è lo sponsor di Yushenko, Timoshenko e Kltschko, e – per quanto sembri paradossale – dell’ultranazionalista Tyaghnibok.

    (...)

    Infine, un’altra parte dell’economia ucraina, di cui gli esperti preferiscono non scrivere: commercio di armi, tecnologie e stupefacenti. Decine i nomi. I principali sono Vadim Rabinovitch cittadino di Israele, Ucraina e Ungheria, Sergei Maximov, e la famiglia Derkatch: il più anziano è Leonid Derkatch, è stato il capo del servizio di sicurezza ucraino, SBU. Ha in mano tutte le carte adesso, e tratta in armamenti... Rabinovitch è molto interessante, Sostiene il partito gay-lesbiche Raduga e il gruppo Femen nato a Kiev. Spesso litiga con gli altri oligarchi ebrei.

    Ciò che caratterizza la situazione in Ucraina, l’assenza di un centro politico unitario, tocca anche la comunità ebraica. Si scontrano spesso e gravemente i secolarizzati e i sostenitori dei Chabad hassidici. Hanno litigato forte anche per il monumento a Babi Yar (dove sarebbero avvenuti massacri di ebrei, ndr) : Kolomoisky insisteva per elevare una sinagoga, Vitaly Nakhmanovitch si è opposto... Nel 2011, Kolomoisky ha creato lo European Jewish Parliament, che siede nel Parlamento Europeo (...) Avvengono situazioni umoristiche: per esempio, Kolomoisky sostiene Chabad. E Chabad ha sostenuto Yanukovych alle elezioni. Lo scontro (intra-giudaico) è diventato feroce. Tanto più che l’avidità e stupidità del clan mafioso Yanukovich si è rivelata quando ha imposto tangenti non solo alle medie imprese, ma anche alle piccole: di fatto, dovevano versare il 60% alla «famiglia». Dunque si possono capire quelli che sono andati a protestare a Maidan; chi ha sfruttato la situazione, è un altro discorso: «Sappiamo il ruolo che la stupidità gioca nelle rivoluzioni», hanno scritto Marx ed Engels nel 1848...

    Rockefellers, Rotschilds e le agenzie di spionaggio

    Gli altri che giocano sul campo ucraino sono i Rockefeller e i Rotschild. I Rotschild sono entrati in Ucraina immediatamente dopo che si è liberata dall’Unione Sovietica; nel 1991-95. E al seguito, entrò anche l’MI6, avendo mano libera. Ma tutte le agenzie occidentali hanno in genere mano libera in Ucraina. La Cia ha un intero piano (nei suoi uffici) dedicato all’Ucraina. Ma i nostri operatori coperti già nei tardi anni ’90 ci dicevamo che il servizio ucraino SBU era una succursale dell’FBI e della Cia, che lavoravano là attivamente. Anche il BND (il servizio tedesco) è stato molto attivo con i suoi gruppuscoli clandestini nostalgici di Bandera [Stepan Bandera, 1909-1959, è stato un capo ucraino che formò reparti militari a fianco del Terzo Reich, ndr.] . Il MI6 ha operato lasciando meno tracce.

    Non c’è nemmeno da dire che gli agenti israeliani (ne parlerò dopo) hanno mano completamente libera. Firtash è diventato il principale socio dei Rotschild. Il suo socio, come ho detto, era Robert Shetler-Jones: considerato dai nostri esperti l’istigatore della «guerra del gas» che ha opposto l’Ucraina alla Russia. Tenete conto che il gruppo Rotschild sta operando nell’Est Ucraina. È la zona su cui vogliono mettere le mani, in particolare la regione di Dnepopetrovsk, dove opera la banca Rothschild Europe e la loro Royal Dutch Shell.

    Gli interessi dei Rotschild sono fortemente opposti a quelli della Russia. Considerate sempre che quando parliamo di «interessi USA» e «interessi britannici», i gruppi d’interesse attivi là sono molti e diversi. Non per niente l’analista francese Alexandre del Valle parla non di «politica estera Usa» ma di «politici esteri» USA. Ci sono diversi clan. Il clan dietro Obama vuole una cosa. e i clan dietro i neocon ne vogliono un’altra, del tutto diversa. I Rotschild sfruttano crisi e caos che possono essere manipolati dagli attori globali per accaparrarsi attivi in Ucraina, in Asia centrale e se possibile, in Russia.

    I Rockefeller hanno interessi più modesti: per esempio la Chevron Corporation, che è nell’impero Rockefeller. La regione di Ivano-Frankivsk gli è stata praticamente dasta in mano da Yanukovich. E difficile dire ormai se Ivano-Frankivsk appartiene all’Ucraina o alla Chevron (...).

    Gli interessi di Israele in Ucraina

    «... È rappresentato dal Mossad e praticamente da tutti i servizi di intelligence israeliani. C’è anche il Komemyiut, che è un’amministrazione interna al Mossad il cui compito è l’eliminazione fisica degli oppositori del Mossad. Per esempio è questo Komemiyut che ha ucciso gli scienziati atomici iraniani. La parola in ebraico significa «sovranità», sono molto efficaci. «Aman» è l’intelligence militare agli ordini del primo ministro. Poi Shabat , Shin Bet, Nativ, tutti sono presenti in Ucraina. L’attuale ambasciatore in Ucraina è Reuven Din El, che è stato il residente del Mossad presso i paesi CIS (Comunità degli Stati Indipendenti, la lasca confederazione che unisce 11 repubbliche ex sovietiche attorno a Mosca); è stato espulso da Mosca, e subito ricevuto in Ucraina come ambasciatore.

    Vlad Lerner del Nativ è il primo segretario dell’ambasciata. Bisogna fare tanto di cappello agli israeliani, per come lavorano in Ucraina. Mossad, sia chiaro, opera in stretta connessione con CIA e MI6... Sono molto attivi nel settore dell’istruzione superiore. (...) In quasi tutte le istituzioni di istruzione superiore in Ucraina, specie a Kiev, c’è una stanza NATO, un dipartimento della Nato. Chi vuol far carriera deve partecipare a diversi dei loro programmi. Ecco cosa sta accadendo. Israele, sotto il pretesto di cercare studenti ebreo o con radici ebraiche, identifica e seleziona gli studenti con buone prospettive e li manda a studiare in Occidente. Di tutte le università occidentali dove ho insegnato, Columbia, Yale, New York, la più forte è la Central European University di Soros, che accetta solo ebrei, per di più i meglio preparati e accuratamente selezionati. Al corso che ho tenuto c’erano tre individui dalla Russia. Non da Mosca, ma da Arkhangelsk, Ivanovo e Pietroburgo. Il ritmo di studi è 400 pagine al giorno, come ai tempi di Stalin da noi. Non tutti resistono.

    Gli scopi degli interessati in Ucraina

    (...) Spesso cito le parole di Brzezinski: «Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero europeo». (...) E Bismarck nel 19mo secolo: «Dobbiamo coltivare fra gli ucraini una popolazione la cui coscienza è alterata fino al punto, che comincino ad odiare tutto ciò che è russo». (...)

    Lo scopo di lungo termine di questo stato antirusso è creare una pressione sulla Federazione Russa – una pressione continua. La finalità ultima è di spingere la Russia nel campo occidentale (...) per porre fine a questa pressione continua, che la Russia si rivolga all’Occidente, e diventi uno strumento occidentale per mettere sotto pressione la Cina. Se possibile, anche una guerra di Russia contro Cina, questo sarebbe il loro ideale.

    Gli americani hanno bisogno di caos controllati e guerra civile. Gli europei vogliono l’Ucraina intera: un serbatoio di manodopera a basso prezzo e un mercato di consumo di 44 milioni di persone (ora, meno la Crimea) e dove gettare ogni genere di spazzatura.


    Fursov non intende solo merci di poco prezzo di cui inondare la popolazione ucraina. Intende rifiuti nucleari: «La Timoscenko, per bisogno di denaro, ha fatto un contratto con gli europei, che l’Ucraina avrebbe immediatamente cominciato lo smaltimento del residui nucleari (delle centrali atomiche occidentali). Il fatto è che il Paese non ha gli apparati tecnologici per questo. Pensano semplicemente di seppelliremo. Seppellirlo nella Zona di Esclusione di Chernobyl. «Lì è già inquinato. Seppelliamolo e nascondiamolo lì». A mia conoscenza, un treno carico di rifiuti nucleari è fermo alla frontiera polacco-ucraina; non va da nessuna parte, attende. L’Europa ha bisogno dell’Ucraina come discarica. Ciò che mi stupisce della dirigenza ucraina è: quelli che moriranno o saranno sterili mica sono solo le persone qualunque. Anche i figli dell’élite verranno colpiti...».

    Fursov attribuisce a questo accordo per infossare i resti nucleari di tutto l’Occidente in Ucraina anche il misterioso assassinio di Oleksandr Muzychko, uno dei capi del Pravi Sektor, avvenuto il 24 marzo scorso. Fanatico nazionalista ucraino, criminale e guerrigliero, (i russi lo accusano formalmente di aver ucciso «almeno 20 soldati russi prigionieri» durante la prima guerra cecena) Muzychko stava in un café di Rivno quel giorno, quando sono piombati su di lui degli uomini armati scesi da tre minivan, che gli hanno sparato al petto. Secondo l’indagine ufficiale del Governo ad interim di Kiev, il tipo si sarebbe sparato al petto per sottrarsi all’inseguimento della polizia. Un suicidio, dunque.. .Anche questa è disinformazione. (Notorious leader of Ukraine’s protests shot dead. Circumstances are in dispute)

    Secondo Fursov, invece, l’attivista è stato eliminato perché da nazionalista si opponeva a fare della Ucraina l’immondezzaio nucleare europeo, e stava mobilitando il Pravi Sektor contro questo progetto.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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