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Discussione: L'utopia di Mussolini

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    Predefinito L'utopia di Mussolini

    L'Utopia di Mussolini

    Emilio Gentile
    1
    5 dicembre 2013


    Se il giovane Benito Mussolini fosse emigrato negli Stati Uniti, come aveva pensato di fare all'inizio del Novecento, mentre vagabondava fra Svizzera Liguria Trentino austriaco e Romagna, il suo destino e il destino di milioni di italiani e di europei sarebbe stato certamente diverso. Non possiamo dire se sarebbe stato diverso anche il destino di milioni di americani.



    I "se" aiutano a comprendere le contingenze della storia, quando un singolo individuo, con le sue scelte, può imprimere una direzione al corso degli eventi, che senza di lui avrebbero seguito altro corso. All'inizio del Novecento, l'emigrazione di un giovane ventenne negli Stati Uniti era contingenza possibile, come lo fu per milioni di giovani italiani che traversarono l'Oceano. Fu invece una contingenza imprevedibile e imprevista l'improvvisa ascesa del giovane Benito sulla scena nazionale nel 1912, dopo il congresso del Partito socialista di Reggio Emilia, quando i rivoluzionari conquistarono la direzione del partito, detronizzando definitivamente i riformisti di Filippo Turati, uno dei principali fondatori del partito. La partecipazione del giovane Mussolini al congresso fu una rivelazione. Prima di allora, era quasi sconosciuto, anche se nelle varie località in cui aveva vissuto, in Italia e all'estero, si era fatto sempre notare per la sua attività di agitatore e di giornalista fautore di una rivoluzione violenta del proletariato per abbattere lo Stato borghese e realizzare il socialismo. Al congresso, fece subito impressione per l'originalità della sua oratoria concisa, secca e nervosa, con la quale sferrò un durissimo attacco contro i riformisti, reclamò e ottenne l'espulsione dei deputati che si erano compromessi con la monarchia, come Leonida Bissolati, che era stato il primo direttore dell'«Avanti!».
    Benito aveva allora ventinove anni. Turati ne aveva 55, come Costantino Lazzari, il nuovo segretario nazionale: una generazione separava i maggiori fondatori e dirigenti socialisti dal giovane rivoluzionario, che conquistò la guida del partito con una inconciliabile diversità di mentalità, di cultura, di stile politico. La sua nomina a direttore dell'«Avanti!» chiuse definitivamente un'epoca del socialismo italiano. Fondato nel 1892 ispirandosi al marxismo, nei venti anni successivi il Partito socialista aveva organizzato con le sue lotte il proletariato operaio e contadino, e aveva ottenuto importanti successi politici, economici e sociali, adottando una condotta riformista che mirava a conquiste concrete all'interno dello Stato borghese, rinviando la rivoluzione a un imprecisato futuro. Invece il giovane Mussolini voleva un partito integralmente impegnato nella politica rivoluzionaria per abbattere con la violenza lo Stato borghese. A questo scopo, esigeva il primato politico del partito sulle organizzazione economiche del proletariato, concependo il partito stesso come un'avanguardia militante rigidamente disciplinata e intransigente.
    Il giovane direttore dell'«Avanti!» fu subito circondato da un alone mitico. Con la sua personalità e la sua intransigenza affascinò le masse e i giovani socialisti, come Angelo Tasca, Amadeo Bordiga, e forse lo stesso Antonio Gramsci, i futuri fondatori del partito comunista, che nel 1913 videro in Mussolini il campione di un nuovo socialismo rivoluzionario. Affascinò anche intellettuali non socialisti, come Giuseppe Prezzolini e Gaetano Salvemini, che lottavano per una riforma radicale e una rigenerazione morale della politica nazionale.
    Con il suo stile di scrittore e di oratore stringato e battagliero, Mussolini fece moltiplicare le vendite del giornale e gli iscritti al partito. Tuttavia, egli si sentiva spaesato nel suo partito, anche fra i rivoluzionari, perché, come confidò a Prezzolini, «la mia concezione religiosa del socialismo è molto lontana dal rivoluzionarismo filisteo di molti miei amici. ... Forse chiederò l'ospitalità della "Voce" per i miei tentativi di revisionismo in senso rivoluzionario ma ora no. Ho bisogno di orientare e precisare le mie idee».
    Da questo bisogno nacque cento anni fa, nel novembre 1913, il periodico «Utopia. Rivista Quindicinale del Socialismo Rivoluzionario Italiano», fondato da Mussolini con lo scopo di elaborare «una revisione del socialismo in senso rivoluzionario», necessaria dopo il «fallimento del riformismo politico» e la «crisi dei sistemi filosofici positivistici», prevedendo un'imminente epoca catastrofica di sconvolgimenti sociali e di guerre, che avrebbero favorito la rivoluzione proletaria. Su «La Voce», Prezzolini annunciò la nascita di «Utopia» definendo il proposito mussoliniano di «far rivivere la coscienza teorica del socialismo», «un'impresa disperata ... superiore alle forze di Benito Mussolini che pur son tante. Quest'uomo è un uomo ... Una fibra intera che sa reggere obbiettivamente il giornale del partito, ma ha tanto bisogno di esser se stesso completamente per crearsi accanto un suo organo».
    Stampata a Lugano, «Utopia» uscì saltuariamente e non ebbe successo, anche se vi collaborarono socialisti, sindacalisti rivoluzionari, anarchici. Inoltre, la concezione mussoliniana del socialismo rivoluzionario era una miscela di idee derivate da Marx, Nietzsche, Pareto, Sorel, condite con idealismo, pragmatismo, volontarismo, e per questo estranea alla cultura evoluzionista e positivista del Partito socialista. Pur professandosi marxista, Mussolini si atteggiava a eretico, rivendicando libertà di pensiero e di ricerca, anche nei confronti del suo stesso partito, che gli pareva strumento non sufficiente per la sua ambizione, come confidava in quel periodo a un'amica: «Io devo diventare un uomo non comune! Lo sento. O un grande giornalista, o un grande musicista. ... Penso che diverrò un grande uomo politico».



    L'Utopia di Mussolini - Il Sole 24 ORE
    Ultima modifica di vanni fucci; 16-12-13 alle 17:32

  2. #2
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Checché ne pensino monarchici e conservatori vari, il Fascismo è SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO, seppur un socialismo nazionale, e non internazionalista come quello sovietico.

    Il Fascismo è ontologicamente repubblicano, avverso alla decadenza dei regimi monarchici, decadenza che, durante il XX Secolo, era innanzitutto una decadenza culturale, e che al nostro tempo ha raggiunto il culmine del grottesco.

    Il Fascismo è nato a Sinistra, è inutile nasconderlo.

  3. #3
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Checché ne pensino monarchici e conservatori vari, il Fascismo è SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO, seppur un socialismo nazionale, e non internazionalista come quello sovietico.

    Il Fascismo è ontologicamente repubblicano, avverso alla decadenza dei regimi monarchici, decadenza che, durante il XX Secolo, era innanzitutto una decadenza culturale, e che al nostro tempo ha raggiunto il culmine del grottesco.

    Il Fascismo è nato a Sinistra, è inutile nasconderlo.

    Io la penso grosso modo come te anche se il discorso, già affrontato più volte, è un po' più complicato e non si può riassumere in due righe.
    Benito85 su POL

  4. #4
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    da :



    Accanto all'azione propagandistica presso gli operai e a quella organizzativa, Bombacci continuò, anche negli ultimi mesi della RSI, la campagna per stornare dalle masse popolari le simpatie per il bolscevismo. Un suo opuscolo, Questo è il bolscevismo, uscito verso la fine del 1944, fu poi pubblicato, in due puntate, sui numeri del 19 e 26 marzo 1945 del periodico cattolico «Crociata Italica» di don Tullio Calcagno. La collaborazione di Bombacci non deve stupire: don Calcagno aveva infatti sostenuto su «Prima Linea» come egli non avesse alcunché da obiettare contro il comunismo sul terreno economico, purché esso, nella sua «versione» italiana, ponesse gli interessi della Patria al di sopra di quelli del partito e rinunciasse alle posizioni ateistiche. Nell'opuscolo, ripreso da «Crociata Italica», Bombacci rinnovava le proprie critiche alle deviazioni del bolscevismo staliniano sul piano ideologico, e ne sottolineava le contraddizioni e il fallimento su quello economico - sociale. «Sono passati, ormai, venticinque anni dal giorno in cui io ed alcuni dei più anziani di voi, abbiamo fortemente e lealmente creduto che, in virtù della rivoluzione bolscevica, la redenzione del lavoro sarebbe stata in questo secolo un fatto compiuto in tutto il mondo. Questa illusione, rinsaldata dalla nostra fede ci ha trascinati, convogliati per qualche tempo nella corrente disordinata, violenta e melmosa del bolscevismo moscovita. Ora che, con fatica e coraggio e con l'esclusivo ausilio delle forze del mio spirito e del mio buon senso, mi sono totalmente liberato da quell'onda travolgente e pestifera, posso, anzi debbo dirvi, o lavoratori, quale rovina sia per voi, più ancora che per i borghesi ed i plutocrati, persistere in tale illusione ... ». Dopo aver addebitato «la rovina del movimento sindacale in Europa» «all'azione disgregatrice dei politicanti del movimento sindacale voluta dai dirigenti della rivoluzione bolscevica», egli accusò il bolscevismo di non voler «elevare gradualmente la vostra cultura ed il vostro benessere materiale, ma... per i suoi fini inconfessabili, invece, esasperare al massimo grado i vostri bisogni e il vostro dolore per avervi ciechi strumenti nelle sue mani... Nella Russia di Stalin l'operaio ed il contadino non hanno raggiunto una sola delle aspirazioni che voi desiderate giustamente di realizzare. Non hanno raggiunto un salario equo; non hanno conquistato un orario umano; non hanno una casa degna di questo nome; non posseggono i mezzi né materiali né spirituali per elevarsi, per educarsi e per educare ed istruire i loro figlioli. Nella Russia di Stalin non esiste uno Stato socialista ma uno Stato-padrone, autoritario che ha accentrato tutti i poteri economici, politici e polizieschi nelle mani di una pletorica e plutocratica burocrazia, la quale ha di fatto il potere di fissare i salari agli operai agricoli ed industriali e di stabilire i prezzi di vendita dei prodotti agricoli ed industriali...». La volontà di «adattare l'uomo alla moda e alla mentalità bolscevica» aveva indotto la classe dirigente di Mosca a staccare i fanciulli dall'ambiente famigliare per inculcare loro una psicologia, un'«indole collettiva», allontanandoli così anche dai sentimenti e dai legami religiosi. «Per la religione – scriveva – si deve instillare nell'ani- mo dei giovani non solo l'avversione ma il disprezzo. Stalin ha detto: "Non si può essere cristiani e bolscevichi", e siccome lo spirito religioso è insito nell'animo mistico dell'orientale, e non è facile estirparlo, la propaganda e l'educazione bolscevica ha orientato questo sentimento verso il vangelo leninista.» […] Nel 1945 Bombacci …aveva tenuto, verso la metà di marzo , una serie di comizi a Genova agli operai della “Ansaldo” culminati in un memorabile discorso tenuto il 15 marzo a piazza De Ferrari. I temi affrontati da Bombacci spaziavano dalla critica alle deviazioni imperialistiche e capitalistiche del bolscevismo staliniano, alla necessità che i lavoratori si stringessero intorno a Mussolini, difendendo insieme l'Italia e le tesi sociali da lui avanzate. «Il socialismo non lo farà mai Stalin ma lo farà Mussolini – aveva affermato l'11 marzo parlando al teatro "Universale" alle Commissioni operaie – che è socialista anche se per vent'anni, per ragioni di politica, è stato ostacolato dalla borghesia capitalistica dalla quale è stato poi tradito. Ma ora il Duce si è liberato di tutti i traditori ed ha bisogno di voi lavoratori per creare il nuovo Stato proletario. Io dopo vent'anni di isolamento torno a parlare agli operai e vi posso dire con sincerità che quando molti anni fa andai a Mosca da Lenin, credevo che il bolscevismo fosse all'avanguardia del trionfo operaio. La situazione era invece ben diversa: soltanto oggi, nella Repubblica sociale italiana io posso parlare alle masse: per questi lavoratori sono tornato sulla pedana politica, nella volontà di dare tutta la mia collaborazione a Mussolini. Molta coreografia, molte scorie devono ancora sparire dalla nostra struttura sociale ed è perciò dovere degli operai di farsi avanti. È la vostra ora, o lavoratori. Voi siete arrivati ad una maturazione storica; non è più l'ora dei padroni che vi hanno sempre sfruttato, l'avvenire è decisamente vostro.» E ancora, il 14 marzo, intrattenendosi con gli operai in un altro stabilimento dell'«Ansaldo»: «Fratelli di fede e di lotta... guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent'anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho mai rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora, lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana, è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai...». Il 15 marzo, poi, in piazza De Ferrari, di fronte a una folla calcolata sulle 30.000 unità, per la stragrande maggioranza operai, Bombacci «levò – come notava Alberto Giovannini – il canto del cigno». Riaffermata la necessità di «riconquistare tutta la nostra integrità territoriale, scacciando il nemico che calpesta il nostro suolo», l'oratore volle comunque precisare: «Non voglio affermare con questo che tutti gli operai devono oggi imbracciare un fucile e correre in trincea. Basterà che ognuno compia il suo dovere, al suo posto di responsabilità, conscio dei doveri imposti dalla dura ora che la Patria vive; è soltanto da una stretta collaborazione, che deve oggi unire tutti gli italiani che si possono raggiungere le mete prefisse».
    Ultima modifica di vanni fucci; 21-12-13 alle 14:41

  5. #5
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Checché ne pensino monarchici e conservatori vari, il Fascismo è SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO, seppur un socialismo nazionale, e non internazionalista come quello sovietico.

    Il Fascismo è ontologicamente repubblicano, avverso alla decadenza dei regimi monarchici, decadenza che, durante il XX Secolo, era innanzitutto una decadenza culturale, e che al nostro tempo ha raggiunto il culmine del grottesco.

    Il Fascismo è nato a Sinistra, è inutile nasconderlo.
    A corrente alterna, ogni tanto riaffiorano queste considerazioni geniali. Ma poniamo che tu abbia ragione: puoi tenertelo il fascismo.

  6. #6
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    A corrente alterna, ogni tanto riaffiorano queste considerazioni geniali.
    Sai com'è, ogni tanto ricordare la verità non fa affatto male.

    Di certe realtà storiche si tende a dimenticarsi molto facilmente. Chissà perché, forse perché "scomode" a qualcuno.


    puoi tenertelo il fascismo.
    Grazie.
    Ultima modifica di - SAVONAROLA -; 21-12-13 alle 15:43

  7. #7
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Eh si, tutti temono che il fascismo socialdemocratico marci su Roma.

  8. #8
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    Eh si, tutti temono che il fascismo socialdemocratico marci su Roma.
    Mi spieghi l'attinenza fra socialdemocrazia e fascismo, di grazia?

    Credo che tu abbia le idee un po' confuse.
    Ultima modifica di - SAVONAROLA -; 21-12-13 alle 19:19

  9. #9
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Mi spieghi l'attinenza fra socialdemocrazia e fascismo, di grazia?

    Credo che tu abbia le idee un po' confuse.
    Se mai ha le idee confuse chi è seriamente convinto che il Fascismo fosse un socialismo qualsiasi, con la sola differenza, rispetto agli altri, di essere "nazionale".
    Ultima modifica di Giò; 21-12-13 alle 19:46
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  10. #10
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    Predefinito Re: L'utopia di Mussolini

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se mai ha le idee confuse chi è seriamente convinto che il Fascismo fosse un socialismo qualsiasi, con la sola differenza, rispetto agli altri, di essere "nazionale".

    Infatti, pur dando in parte ragione a Savonarola, credo che sia riduttiva l'equazione fascismo=socialismo nazionale. Il fascismo fu anche socialismo nazionale, ma non solo quello.
    Benito85 su POL

 

 
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