La conferenza di Putin

20 dicembre 2013 Marina Obrazkova, Russia Oggi
Ucraina, Siria, Greenpeace e Snowden. In una maxi conferenza stampa, il Presidente russo si è concesso ai giornalisti. Tirando le somme di un anno che ha portato grandi sviluppi sullo scenario russo e internazionale

Quattro ore e cinque minuti. Tanto è durata la maxi conferenza di Vladimir Putin, che davanti alla stampa ha affrontato, come di consuetudine, i principali temi di quest'anno, dall'attualità all'economia, fino alle questioni internazionali.

La questione ucraina
La decisione di concedere prestiti all'Ucraina, secondo quanto dichiarato dal Presidente russo, deriva dalla difficile situazione economica nella quale versa il Paese, e dal desiderio di aiutare un vecchio alleato. In merito ai disordini che si sono verificati a Kiev, Putin ha dichiarato che sono causati da persone che non hanno letto il progetto dell'Accordo di Associazione tra l'Ucraina e l'Unione Europea. "Dovrebbero leggere il testo - ha affermato in conferenza stampa -. Aprire i mercati. Introdurre nuove norme di commercio e regolamenti tecnici europei. Cosa significa? L'industria subirà un forte danno. E l'agricoltura non si svilupperà. Il rischio è quello di tramutarsi in una appendice agricola dell'Eurozona". Putin ha fatto sapere che nessuno ha intenzione di rubare il sogno europeo al popolo ucraino: "Noi con questo non c'entriamo nulla. Si tratta di una scelta del popolo ucraino e delle sue legittime autorità: firmare o non firmare certi accordi; aderire o meno a certe collaborazioni".


Il lavoro del governo
Putin ha detto che giudica in maniera positiva l'operato del governo russo. Aggiungendo che non prevede cambiamenti significativi. "Nel governo lavorano dei professionisti. Ad ogni modo il governo attuale non ha ancora realizzato tutto il suo potenziale".
La vicenda Snowden
Putin ha affermato di non aver incontrato Edward Snowden. "Non lo conosco personamente e non ci siamo mai visti. Ho molti affari da gestire, e lui ha una sua idea di vita, su cosa bisogna fare e come bisogna vivere. Non nego che non mi sia indifferente. Anzi credo che, grazie a Snowden, molte cose siano cambiate nella testa delle persone, fra cui alcuni importanti dirigenti politici".
In merito alla presunta collaborazione di Snowden con i servizi segreti russi, Putin ha dichiarato che non c'è mai stato alcun rapporto. "Lo ho già detto. E torno a ripeterlo: a livello operativo non lavoriamo con lui. E non lo abbiamo mai fatto".


La vicenda Greenpeace
In merito alla questione di Greenpeace, Putin ha detto di rispettare chi difende la natura. Ma che non vede di buon occhio chi trasforma questa battaglia in una fonte di propaganda e arricchimento personale. "Ammiro molto tutti coloro che lavorano per la difesa della natura. Tutti, senza nessuna esclusione - ha detto -. Considero però inammissibile che la gente trasformi questa attività in una forma di propaganda e arricchimento personale. Ciò che è accaduto deve servire da lezione. E dovrebbe servire a gettare le basi per una collaborazione migliore con Greenpeace".
Sull'Iran e la Siria
Putin ha dichiarato che la decisione relativa al problema nucleare iraniano e sul disarmo chimico della Siria deve riguardare non solo la Russia, ma anche i suoi partner. "Senza la collaborazione dell'Europa, dell'America del Nord e della Cina non si sarebbe fatto niente".

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Gli interventi per una Russia migliore

16 dicembre 2013 Yulia Ponomareva, Russia Oggi
Lavoro, economia e imprese. Il Presidente russo Vladimir Putin traccia un bilancio dell'anno in occasione del suo consueto intervento davanti all’Assemblea Federale

Incrementare la produttività del lavoro. Introdurre nuove tecnologie. Avviare una "deoffshorizzazione" dell’economia. Sono questi alcuni degli obiettivi presentati dal Presidente russo Vladimir Putin in occasione del suo discorso di fine anno, riportato il 12 dicembre 2013 all’Assemblea Federale. Senza fare espliciti riferimenti, a inizio del suo intervento Putin ha lamentato la mancata attuazione di una serie di decreti volti a riformare la sfera sociale. Decreti da lui firmati nel giorno del suo insediamento, il 7 maggio 2012. “Dalla pubblicazione dei decreti è trascorso un anno e mezzo. E sapete cosa osservo? Che, o si fanno interventi che provocano reazioni negative nella società, oppure non si interviene in nessun modo”, ha detto il Presidente.
Da quando il tasso di crescita del Pil ha iniziato a calare, è la prima volta che Putin ammette che i problemi della Russia siano motivati perlopiù da fattori interni, e non esterni. Uno degli obiettivi centrali della politica economica del Paese indicati dal presidente, oltre all’incremento della produttività del lavoro e all’introduzione di nuove tecnologie, è infatti quello inedito della “deoffshorizzazione” dell’economia.
“I profitti delle imprese, che sono iscritte presso giurisdizioni off-shore, appartengono ai proprietari russi che ne sono i beneficiari finali e devono pertanto essere soggetti alle nostre regole fiscali, così come i pagamenti fiscali devono confluire nel bilancio russo. Occorre pertanto elaborare un sistema per requisire questo denaro”, ha dichiarato Putin.

Le aziende iscritte presso giurisdizioni straniere dovranno, a detta del Presidente, essere private del sostegno statale ed escluse dai contratti statali.
Andrej Chernjavskij, ricercatore capo alla Scuola Superiore di Economia di Mosca, ritiene sensata l’iniziativa del Presidente, ammettendo, tuttavia, di non comprendere il meccanismo della sua applicazione. “Tale iniziativa la si può motivare col fatto che siamo entrati in un periodo di stagnazione in cui i bilanci federali e regionali versano in grandi difficoltà e hanno bisogno di essere sostenuti, anche ricorrendo a questi espedienti - afferma Chernjavskij -. Non si vuole aumentare la tassazione in Russia, ma si vuole almeno riportare ordine per incrementare gli introiti fiscali dalle imprese a partecipazione statale e da quelle che ricevono garanzie statali”.
Oltre ad affrontare il tema della deoffshorizzazione dell’economia, Putin nel suo discorso ha esortato a un “allargamento verso l’Oceano Pacifico”, proponendo la creazione, nell’Estremo Oriente russo e nella Siberia Orientale, di una rete di zone speciali con regole apposite per promuovere un’industria estrattiva non energetica.
Al contempo, ha esortato a rafforzare i controlli sull’immigrazione. Il Presidente ha proposto di introdurre una norma in base alla quale le persone giuridiche e gli imprenditori individuali potranno assumere un lavoratore straniero solo se in possesso di un permesso speciale che avrà validità effettiva unicamente nella regione dove è stato rilasciato e il cui costo sarà definito dall’ente della Federazione.
Un capitolo a parte affrontato dal capo di Stato è quello relativo al tema della “cosiddetta tolleranza asessuata e sterile” e della cancellazione dei valori tradizionali. A suo dire, oggi in molti Paesi si pretende dalla società “un riconoscimento del relativismo tra bene e male”. Putin ha definito la distruzione dei valori tradizionali come un processo antidemocratico messo in atto a dispetto della volontà della maggioranza del popolo.

Il direttore del Centro di tecnologie politiche, Boris Makarenko, ha ammesso di non avere apprezzato nella sezione del discorso dedicata alla politica internazionale la parte introduttiva sui valori scritta, a suo avviso, “in una lingua che in Occidente non si parla più da decenni”.
Parlando di sfide che attendono la Russia nell’arena internazionale, Putin ha sottolineato che in un mondo globale dove si sta sempre più rafforzando la concorrenza sul terreno politico-militare, economico e dell’informazione, la Russia deve aspirare a essere uno dei leader nella difesa del diritto internazionale, perseguendo come obiettivo il rispetto della sovranità nazionale.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito ai ripetuti tentativi di imporre agli altri stati il proprio modello di sviluppo come il più avanzato; tentativi che di fatto hanno portato a una barbarie regressiva e provocato grandi spargimenti di sangue” ha detto Putin, parlando dei fatti avvenuti in Medio Oriente e nell’Africa Settentrionale.
“Rispetto alla questione siriana la comunità internazionale si è vista costretta fatalmente a scegliere tra due alternative: una deriva verso un’ulteriore erosione dei fondamenti del diritto internazionale e quindi il trionfo del diritto alla forza – ossia del diritto del più forte – con la conseguente proliferazione del caos oppure un’assunzione di responsabilità e l’adozione di misure collettive”, ha dichiarato Putin.

Dal conflitto in Siria Putin è poi passato al programma nucleare iraniano, rilevando come il diritto dell’Iran allo sviluppo dell’energia nucleare sia inviolabile e come al contempo si debba garantire la sicurezza di tutti i Paesi della regione.
“Tra l’altro, il programma nucleare iraniano è servito a suo tempo da argomento forte a favore del dispiegamento del sistema europeo di difesa antimissile, ma ora la questione del nucleare iraniano sta passando in secondo piano, mentre quella del sistema europeo di difesa antimissile resta ed è foriera di sviluppi futuri”, ha osservato il Presidente.
A preoccupare Mosca, a detta di Putin, è anche lo sviluppo di nuove tecnologie militari. “Il rafforzamento nei Paesi stranieri del potenziale di armamenti strategici non nucleari, unito al potenziamento del sistema europeo di difesa antimissile, potrebbe vanificare tutti gli accordi fin qui raggiunti sulla riduzione delle armi nucleari strategiche”, ha concluso Putin.

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