Il destino musicale di Modest Mussorgskij (1835-1881) è molto strano: poco noto in vita, la sua opera fu spesso fraintesa da critica, pubblico e interpreti. Distruttore delle convenzioni musicali fu ritenuto poco più di un dilettante bisognoso di un “tutore”, di qualcuno che ne rivedesse le musiche: e a farlo fu Nikolaij Rimskij-Korsakov. Dal momento in cui ciò avvenne le principali opere di Mussorgskij apparvero sempre più spesso nei cartelloni, ma sempre nelle edizioni “riviste”. Il danno è evidente. Le edizioni Rimskij-Korsakov, infatti, vestite di panni sgargianti e formalmente impeccabili –secondo le regole del tempo- tradiscono la nota caratteristica delle edizioni originali: l’asprezza. E così al Boris Godunov duro, essenziale, a volte dissonante, originalissimo si sostituì un Boris edulcorato, con linee vocali “migliorate”, con accordi convenzionali a sostituire quelli “sbagliati” ideati dal genio di Mussorgskij. Ancora peggio andò all’altra grande opera di M., la Khovanshchina, mai terminata dall’autore e quindi maggiormente suscettibile di variazioni. Altra composizione fortemente travisata da edizioni dissennate è “Una notte sul monte Calvo”, nota per essere uno degli episodi del film “Fantasia”. Peggio, se possibile, è andato alle liriche da camera riscritte per orchestra e voce. In particolare i “Canti e danze della morte”. Mussorgskij stesso ne avrebbe voluto curare una edizione orchestrale, ma non lo fece mai. Tuttavia queste edizioni hanno avuto un grande merito: far conoscere M. a mondo intero; pare difficile credere che avrebbero conosciuto la stessa diffusione se fossero state presentate nelle vesti originali, per altro inesistenti nel caso della Khovanshchina.




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