Poco alla volta stanno preparando il terreno per farci uscire dall'UE.
La parola magica per far presa sul loro ottuso elettorato quando mirano ad un bersaglio è "stalinismo".
Corriere della Sera, 9 marzo 2002
INTERVISTA / L’europarlamentare leghista: mi riconosco nelle parole del premier. Gli ex dc smettano di criminalizzarci
Speroni: il cancelliere si occupi di casa sua, nella Ue rischi di stalinismo
«E’ antidemocratico che le sedute del Consiglio dei ministri Ue siano a porte chiuse»
MILANO - Onorevole Speroni, ha sentito Schröder? Dice che non bisogna prendere troppo sul serio le posizioni del ministro Bossi sull’Europa... «Io per la verità ho sentito Berlusconi. Che ha affermato testualmente: "Bossi è un convinto europeista". Ed è questa la posizione in cui mi riconosco...».
Schröder sostiene che è stato lo stesso premier italiano a dirgli che la linea del Senatur non conta un granché.
«Il cancelliere tedesco ne dice tante, figuriamoci... E comunque, di quello che dice Schröder, sinceramente non me ne frega niente. Dobbiamo smetterla di stare sempre lì ad aspettare il giudizio degli altri. In Italia, almeno per ora, comandiamo noi».
Ma davvero ci troviamo di fronte a un’Europa stalinista e fascista?
«Bossi non ha mai dette queste cose. Ha solo ventilato il rischio che si finisca in quel modo. E non si può negare che i sintomi di una deriva di questo genere ci siano tutti. Il suo è un allarme, in linea con il ruolo che la Lega ha assunto sull’Europa: quello del cane da guardia».
Francesco Speroni, uno dei veterani della squadra leghista, è una sorta di «euro-padano»: da oltre dieci anni occupa gli scranni del Parlamento europeo, ha seguito passo dopo passo la crescita del modello comunitario e ora partecipa ai lavori della Convenzione Ue come rappresentante supplente del governo. Assicura che «darà battaglia» contro qualsiasi decisione che rischi di «spegnere la voce dei popoli». E ai centristi del Biancofiore, che ora indicano nel Carroccio la pietra dello scandalo, risponde: «Non so che scopi abbiano. Ma è inutile che tentino di criminalizzarci: noi siamo in linea con il programma di governo della coalizione, che diceva che l’Europa deve cambiare rotta».
Bossi non ha esagerato?
«Non ha detto che dobbiamo uscire dall’Europa... Solo di stare attenti. L’ha fatto ora perché la costruzione dell’Ue è agli inizi, il tavolo è sgombro. Ci sarà pure libertà di parola».
Perché parla di stalinismo?
«Il rischio nasce dall’eterogeneità dell’Europa, dove convivono popoli dalla storia diversa, che per secoli si sono fatti la guerra. Era così anche in Unione Sovietica: solo lo stalinismo riuscì a tenere insieme realtà così differenti. Bossi dice solo questo: attenti a non ripercorrere quella strada».
E vede già segni di stalinismo?
«Vedo indizi di scarsa democrazia nel fatto che i 15 ministri prendono decisioni in seduta segreta: è avvenuto sull’immigrazione, sul mandato di cattura, sul conflitto d’interessi. Materie che toccano da vicino i cittadini, è assurdo».
Il Trattato di Nizza va ratificato o no?
«Va chiesto agli irlandesi, che l’hanno bocciato. Senza di loro, il Trattato non potrà entrare in vigore. Meglio attendere prima di ratificarlo».
Francesco Alberti




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