Ma che razza d’imprenditore è Berlusconi?
Quanto ha investito nel rischio d’impresa per ottenere il successo che ha ottenuto?
Sono domande importanti dal momento che la sua “scesa in campo” come uomo d’impresa, lontano dalla politica arruffona, lui uomo del fare, ha permesso di ridare una casa al popolo orfano di una DC e di un PSI annientati, insieme agli altri partiti del vecchio centrosinistra (?),dalle inchieste di tangentopoli.
Se gli amici avessero avuto l’opportunità di leggersi i resoconti delle sedute alla Camera che hanno portato al decreto Berlusconi prima e alla legge Mammì poi, avrebbero intero il senso della profondità solidale dei suoi “agganci”, segno di costruzione accurata di un progetto portato avanti nelle anticamere della politica che contava. Ma più ancora salterebbe agli occhi, fino a raggiungere la coscienza di quello che è rimasto di liberaledemocratico negli spiriti di centrodestra, la completa umiliazione dei principi liberali, calpestati dal CAF, in nome e per conto di Berlusconi e difesi, perdirindina, dai deputati del PCI e della Sinistra indipendente.
Ripeto: basta leggere i dibattiti sia alla Camera che al Senato.
Dunque Berlusconi, dopo il capitombolo come imprenditore “nel mercato” vero, sia pur drogato dalla mafia, quello dell’edilizia, nel quale si è mosso con la pesantezza di un elefante avendo intrecciato rapporti con faccendieri come Flavio Carboni, accusato dell’omicidio di Roberto Calvi, viene individuato come il possibile esecutore del programma di “rinascita democratica” della P2.
Non è un caso che il “muratore” Berlusconi sia risultato iscritto alla loggia massonica e lo abbia negato rischiando di beccarsi una denuncia per falsa testimonianza.
Quindi Berlusconi, in barba alle leggi, protetto dai legislatori, senza alcun rischio d’impresa, entra nel mercato delle televisioni, liberalizzate (in ambito regionale) dalla sentenza della Corte Costituzionale, in concorrenza con editori puri che, a differenza di quanto farà lui, rispetteranno le leggi avendo una dignità imprenditoriale da difendere. Li sbaraglierà con la spregiudicatezza che conosciamo nell’uomo e col consenso della classe politica più corrotta dell’Italia Repubblicana: quella che, con Craxi, ha portato il debito pubblico ai livelli catastrofici del 1992.
È davvero un peccato che i miei interlocutori di destra non leggano Repubblica o, almeno, gli articoli di quel giornale più, diciamo, illuminati.
“Perché si fidano del Cavaliere” è l’articolo di Piero Ottone già commentato da Mariarita che espone con chiarezza quello che tutti noi di sinistra proviamo quando parliamo con i nostri (numerosi) amici o colleghi che votano destra. Abbiamo la sensazione che la scelta di votare e dare fiducia ad un uomo che non ha fatto niente per meritarsela e che in questi duecento giorni ha dimostrato di avere fatto moltissimo per perderla, è una scelta aprioristica, viscerale e perciò irrazionale. Come detto, al di la delle numerose agiografie, dettate da Silvio, la storia personale di Berlusconi, anche quella privata, mostra tutta la povertà progettuale di chi della furbizia e dell’arroganza, unita ad una elevata autostima e senso del clan, ne ha fatto un uso industriale fino a barattarle, nell’immaginario collettivo, con l’intelligenza.
“Il più bravo venditore di tappeti del mondo” di Eugenio Scalari è un altro articolo, pubblicato Domenica, evidenzia fatti avvenuti e li confronta con le promesse pregresse, con i contratti con gli italiani, solennemente firmati nell’etere e nell’etere addormentatisi.
Il Cavaliere, in campagna elettorale aveva insistito sul “nuovo miracolo italiano” ma in seguito, intervistato sul perché la pressione fiscale invece di diminuire, sta allegramente aumentando, è pronto a dire: “Non ho mica la bacchetta magica”. Così i gonzi che credono alle lacrime di sangue di Padre Pio, spalmate da un tossicodipendente, sono gli stessi che credono nella bravura, mai dimostrata, di Berlusconi. Ed un gonzo è anche divertente, ma quando si fanno popolo, diventano pericolosi e difficile da rieducare, come diceva De Gaulle.
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL di essere vittima di un complotto giudiziario. Come se i processi si celebrassero in bunker il cui accesso è vietato all’informazione e come se l’informazione, nel nostro paese, sia completamente asservita alle falangi Comuniste.
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che gli accordi sulle rogatorie internazionali fanno parte di una strategia dei comunisti per incastrarlo.
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che la depenalizzazione del falso in bilancio, lungi dal riguardarlo direttamente è una buona norma di cui si avvantaggia tutto il paese: perché mai non potrebbe avvantaggiarsene anche lui, oltre al metalmeccanico di Arese?
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che riportare in Italia i capitali esportati ILLEGALMENTE all’estero, frutto di probabili evasioni, estorsioni, riciclaggi, non necessitano di essere censiti per capire un fenomeno che, negli anni 70, riempiva di indignazione le pagine della politica di tutti i quotidiani.
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che avrebbe riportato la pace sociale: i risultati sono visibili.
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che lui può anche travestirsi da leghista, baciare Bossi, plaudire alle sparate antieuropee, tanto “non è vero niente”, Bossi è un europeista convinto e quello che dice coloritamente in “riunioni del suo partito” non lo pensa minimamente nelle “riunioni di governo”. Becchi e bastonati i fans leghisti? O tutto il popolo-gonzo?
Il Venditore di tappeti è riuscito a convincere i gonzi-popolo e i gonzi-deputati della CDL che il conflitto d’interessi non c’è e se c’è è meglio farlo sparire.
Allora, il venditore, di tappeti ne ha venduti tanti e il guadagno, naturalmente è solo suo ed è giusto che sia così. Lui lavora, lui è il Presidente Operaio, lui non può essere privato del profitto della sua opera: lui fatica e lui guadagna. Sarebbe anticostituzionale togliergli il frutto del suo lavoro. Ci sarebbero già numerosi esperti di materie giuridiche che ci direbbero che, se non fosse così, sarebbe come confiscare una proprietà privata, protetta dalla costituzione.
Chi dice il contrario è fazioso, non accetta il verdetto delle libere elezioni e…peste lo colga.
Un mondo migliore è possibile
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...E ti diranno parole rosse come il sangue, o come la notte
ma non è vero ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti che spostano il fiume con il pensiero
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo...




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