Il sistema finanziario tedesco, tema di un convegno promosso
dal Consiglio regionale della Lombardia

Il presidente Fontana: «Il confronto con tutte le realtà
federaliste è strumento utile»
di Paolo Bassi

Il federalismo fiscale è un aspetto determinante in qualsiasi contesto autonomistico. Per questo, il Consiglio regionale della Lombardia, ha promosso un convegno, che si è tenuto ieri a Milano, nel corso del quale è stato analizzato il modello di ripartizione finanziaria che vige in Germania. All’incontro hanno partecipato: Attilio Fontana, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Guenther Benz, alto funzionario del ministero delle Finanze del Land tedesco Baden-Wuerttemberg e Michele Salvati, economista ed ex deputato. «È stato un incontro prevalentemente tecnico - ha commentato il presidente Fontana - che ci ha dato modo di approfondire, dati alla mano, l’organizzazione fiscale della Repubblica federale tedesca. In Germania esiste una esclusività federale su una serie di gettiti, ma esiste un’ esclusività delle fonti tributarie anche per i Lender e, in parte minore, per i Comuni. Poi esiste una compartecipazione fra Centro, Lender e Comuni sulle grandi imposte come Irpef, Irpeg e Iva. Bisogna però tenere conto del fatto - continua Fontana - che non è lo Stato federale a raccogliere i soldi e poi a redistribuirli al territorio, ma il contrario: i lender raccolgono anche le imposte di competenza statale». Rimanendo ai numeri, quanto trattengono le Regioni e quanto viene trasferito allo Stato? «Da notare, che le esigenze finanziarie della federazione e dei Lender sono poste sullo stesso piano. Per quanto riguarda l’Irpef: il 15 per cento è di competenza dei Comuni, il 42,5 dei Lender e il 42,5 del Centro. Mentre l’Irpeg viene diviso al 50 per cento fra Lender e Stato; la disciplina dell’Iva invece, è regolata da una legge ordinaria che può far variare la percentuale di distribuzione in base al rapporto entrate/uscite di Stato e Lender. Giusto per fare un esempio, la ripartizione del gettito Iva è partita nel 1970 con una previsione del 70 per cento a carico della federazione e del 30 per cento ai lender; nel ’96 questo rapporto si è modificato dando al Centro il 50.5 e ai Lender il 49.5 per cento, un notevole aumento a favore del territorio». Insomma, dal punto di vista fiscale, quello tedesco è un modello da studiare con attenzione. Giusto? «Certo. Siamo in una fase di grandi cambiamenti ed è importante studiare i sistemi di tutti i paesi dove si è realizzato il federalismo. Questo non vuol dire recepire tout cour un modello straniero, ma semplicemente studiarne tutti gli aspetti, anche per capirne le criticità e gli eventuali difetti in maniera da agire in via preventiva, visto che il nostro modello è ancora in corso di definizione. Solo in questa maniera, prendendo come base di discussione le autentiche realtà federaliste e non le false riforme come quella ulivista sul titolo V della costituzione, potremo costruire una riforma federalista in grado di poggiare su basi veramente solide».