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  1. #21
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    Predefinito Il piedone in....

    ...due comode ciabatte?

    Commentando i risultati del vertice di Barcellona, Prodi ha lanciato un messaggio in qualche modo ambiguo. Dice che serve accelerare il processo di liberalizzazione “essenziale per completare il mercato unico”, che “maggior flessibilità è indispensabile al cambiamento della nostra economia, che “bisogna allungare la vita lavorativa” per elevare l’età pensionabile di almeno 5 anni.
    Dunque, tutto o.k.? Mica tanto: tutto ciò, però, deve essere ottenuto col metodo della concertazione, dunque con il consenso obbligatorio dei sindacati.

    E se invece si puntasse alle riforme per mandato elettorale, preciso e ultimativo?
    Questo Prodi non lo spiega; sostiene, giustamente, che l’Europa non è l’America e che quindi le scelte di modernizzazione devono essere inventive, equilibrate e originali.
    Prodi rammenta che il vertice è stato preceduto da un incontro fra le parti sociali. Ma non dice se in quella sede egli abbia avanzato le stesse proposte, in tema di liberalizzazione e pensioni di cui si parla nel documento approvato al vertice.

    Sostenere obbiettivi di modernizzazione e incoraggiare insieme le proteste dei sindacati, definendole addirittura “provvidenziali”, assomiglia tanto al solito imbroglietto.
    Non può esistere uno spazio comunitario in cui si respira l’atmosfera idilliaca del consenso sociale contrapposto a situazioni nazionali in cui, se c’è conflitto, vuol dire che si sta fuori dall’Europa.
    Ma lo strano è che Prodi dice anche che, se non c’è l’accordo, la Commissione “deve decidere”.

    Se lo può fare un organo esecutivo, a maggior ragione lo devono fare i governi e le maggioranze eletti democraticamente.
    Anche se hanno vinto contro l’Ulivo di Prodi.
    saluti

  2. #22
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    Predefinito Art.18

    pero' ti sei ben guardato dal dire dove cofferati ha detto balle..
    ma ti capisco...
    e' tutto chiaro come la luce del sole..:-)
    Antonio

  3. #23
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    Predefinito Prodi con chi sta?

    Prima del vertice di Barcellona ci fu una cena tra Schroeder e Prodi che però non ha spento i fuochi che il cancelliere tedesco ha preso ad alimentare contro numerose decisioni della Commissione europea. Un documento riservato fatto filtrare a Berlino e che gira tra le mani di giornalisti fidati spiega anzi che siamo solo all’inizio di una vera e propria offensiva di Schroeder a tutela delle imprese tedesche.
    Le polemiche contro Prodi e Monti a difesa delle aziende automobilistiche e di quelle energetiche erano solo l’antipasto. Perchè il cancelliere ha fatto fare due conti e ha scoperto che nel solo ultimo anno ad essere interessate da provvedimenti emanati dalla Commissione sono state ben 84 mila imprese germaniche, che valgono un quarto dell’intero pil tedesco con la bellezza di 6,4 milioni di occupati. E ha deciso che da qui alle elezioni del prossimo 22 settembre i tedeschi dovranno avere ben chiaro che il loro cancelliere uscente si batterà come un leone nei diversi fori internazionali a difesa del capitalismo renano, attualmente affetto da visibile zoppia. Ieri la conferma dell’insolvenza del grande gruppo di costruzioni Holtzman, malgrado il salvataggio orchestrato personalmente da Schroeder solo due anni fa.

    Nello stesso documento ormai semi-riservato viene confermato l’intenzione di Schroeder, in caso di vittoria elettorale, di provvedere a un riordino delle competenze nella gestione della politica estera.
    Scopiazzando l’idea di Berlusconi, tutti gli affari internazionali che abbiano ricadute dirette o indirette sull’economia nazionale verranno ricondotti alla responsabilità della Cancelleria e sottratti alla competenza del ministero degli Esteri.
    La stampa italiana ignora queste notizie provenienti dalla Germania.
    Ma come, la riconduzione al premier della politica estera, la promozione delle imprese nazionali nel mondo e il conseguente riordino a questo fine dello stesso “modo di far politica estera”, magari in attrito con gli orientamenti di Bruxelles, non sono proprio i motivi delle tambureggianti polemiche di tanti avversari o meglio, nemici del Cav. in Italia, accusato di voler gestire il paese come una azienda euroscettica?
    saluti

  4. #24
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    Predefinito

    da www.lastampa.it :

    "ROMA IL fastidio di Silvio Berlusconi è cresciuto nelle ultime 48 ore e ieri mattina, dopo la lettura dei giornali, si è trasformato in rabbia. Quel tentativo del centro-sinistra di appropriarsi della figura del povero Marco Biagi, l´uomo che appena qualche giorno prima dell´attentato la sinistra trattava alla stregua di «un traditore» (l´espressione è del premier), proprio non gli andava giù. E come a lui la piega che stavano prendendo gli avvenimenti non è piaciuta neppure al ministro del Lavoro Roberto Maroni che negli ultimi mesi, insieme a Maurizio Sacconi, era diventato il confessore e il custode delle ansie e delle paure del professore assassinato dalle Brigate Rosse. «Tutto questo è assurdo - si è sfogato ieri mattina il ministro al telefono con il premier subito dopo i funerali di Bologna -, noi dobbiamo spiegare quello che stava facendo Biagi, rivendicare il suo lavoro. Glielo dobbiamo. Silvio, secondo me dovresti pensare a qualcosa, magari a un messaggio televisivo». Quel suggerimento arrivato a metà mattinata è rimasto nella mente del Cavaliere. Poi a riprenderlo, a caldeggiarlo e a dargli corpo ci ha pensato il solito Gianni Letta, anche lui presente alle esequie. «Guarda, Silvio, la famiglia si è comportata benissimo. Davvero delle brave persone. La vedova è una donna di grande coraggio. E´ stata una cerimonia commovente. Dobbiamo celebrare la figura di Biagi». Così il premier a fine mattinata aveva deciso. E quando è cominciata la colazione di lavoro con la consulta di Forza Italia, davanti al ministro dell´Interno Scajola, al coordinatore Antonione, al capogruppo dei senatori Schifani, a quello dei parlamentari europei Antonio Tajani e a tanti altri, ha dato fuoco alle polveri e ha spiegato i motivi di quel gesto: rivendicare l´opera di Biagi, il suo riformismo che è quello del governo e spiegare agli italiani che lui non si farà intimidire, non tornerà indietro. «Vedete - ha spiegato il premier - noi dobbiamo far capire alla gente che Biagi lavorava con il governo e concordava sulla nostra politica di riforma. Anzi, ne era uno degli autori. Dobbiamo onorare la sua memoria, non possiamo permettere che gli altri rivoltino la frittata. Stanno tentando di farlo passare quasi come un morto dell´Ulivo lasciando a noi solo gli insulti a Scajola per la polemica sulle scorte. Magari domani faranno anche la manifestazione contro il terrorismo. Non è ammissibile questo travisamento della verità, dobbiamo spiegarlo alla gente». Un ragionamento che non ammetteva repliche, tantoché il premier ha tirato fuori due cartelle scritte di suo pugno e le ha subito lette ai suoi commensali. Poi ha preso nota dei suggerimenti, vergando quei fogli con un pennarello rosso. Non ha accettato però i consigli di chi gli chiedeva di usare un linguaggio più formale. «Voglio - ha spiegato - un messaggio chiaro, preciso, diretto. La gente deve capire che chi ha ucciso Biagi non vuole le riforme, non vuole modernizzare il paese, non vuole cambiarlo, non vuole creare lavoro. Insomma non vuole quello che vuole questo governo. E dobbiamo fargli capire che non ci fermeranno... Ecco perché è importante anche farci vedere, tornare in piazza. L´idea della manifestazione nazionale l´11 maggio serve proprio a questo, vogliamo anche noi essere presenti in piazza». Insomma, dopo lo sbigottimento di fronte ad un fenomeno che non si comprende, che si trova inspiegabile, che è lontano anni luce dal proprio modo di pensare, il premier ha reagito alla sua maniera, caricando. «Io ancora non riesco a capire le ragioni di ciò che è successo, addirittura non so dove vogliono arrivare. Altri terrorismi hanno una logica, ma per comprendere le Br bisogna tornare ai primi del `900. Il terrorismo serve solo ad aumentare la schiera delle vedove e degli orfani». Per Berlusconi quello che è accaduto a Bologna è la rappresentazione dell´assurdo. «Anche il sindacato deve rendersi conto dei suoi errori, deve essere consapevole che certi giudizi, certi slogan sono pericolosissimi. Per questo dobbiamo incalzarlo, riprendere il dialogo». «Il sindacato - gli è andato dietro Antonione - non può dire un "no" pregiudiziale alle nostre proposte che sono condivise in Europa. Noi dobbiamo costringerlo ad entrare nel merito». Così sui due fogli del Cavaliere è finito un concetto sottolineato due volte con il pennarello rosso: «coinvolgere il sindacato per isolare il fenomeno terroristico è anche il presupposto per combatterlo». Ma la discussione non è finita lì. Anche Scajola, finito nell´occhio del ciclone in queste giornate, ci ha tenuto a dire la sua. «Nella polemica sulle scorte - ha spiegato il ministro - ci sono state anche strumentalizzazioni. Ad esempio di quella lettera in cui Maroni chiedeva la scorta per Biagi al ministero non c´è traccia. Ma, a parte questo, nella lotta al terrorismo le scorte servono ma non bastano. I terroristi hanno a disposizione un´infinità di obiettivi. Basta vedere cosa fa l´Eta in Spagna, arriva a colpire pure i consiglieri regionali. Ad esempio, anche il ferimento di questa mattina di due agenti in Umbria ha dei contorni strani, preoccupanti. Non si capisce ancora se è collegabile ad una matrice terroristica o no. Per combattere questo fenomeno che potrebbe allargarsi bisogna usare l´intelligence, snidarlo, isolarlo... Trovare aiuti internazionali. Non dimentichiamo che noi abbiamo a che fare con due terrorismi: quello internazionale, che negli ultimi mesi ci ha assorbito risorse in uomini e mezzi, e ora quello nostrano». Appunto. Tante risposte e tanti punti interrogativi. E la discussione sarebbe andata avanti ancora per ore se alla porta di Palazzo Grazioli non avesse bussato l´ambasciatore Usa, Sambler. «Noi - ha sospirato Berlusconi - dobbiamo far fronte a tanti problemi, ogni giorno. Ieri mi ha chiamato Bush perché dobbiamo organizzare il trasferimento del re dell´Afghanistan a Kabul. Gli americani vogliono un aiuto da noi per garantire la sicurezza al monarca». Dopo le Br, Bin Laden. I capitoli del libro del terrore per il Cavaliere sembrano non finire mai.
    Augusto Minzolini.
    "

    Raccogliere l'eredità di Marco Biagi è doveroso, se il Centrosinistra ci starà....meglio, vorrà dire che non avrà nulla da eccepire alla riforme proposte dal governo e licenzierà (per giusta causa) i suoi massimalisti: Cofferati in testa.


    Cordiali saluti.

  5. #25
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    Certo Prodi si trova in una situazione difficile. Costretto a premere sul governo italiano affinché attenui la rigidità del mercato del lavoro (eufemistico termine per dire che l'art. 18, unico del suo genere nel mondo civile, va riformato) d'altro canto non può dispiacere a coloro (Cofferati e Diliberto in testa) che saranno determinanti per restituirgli l'ambita poltrona di Guida dell'Ulivo.
    E così, essendo la loro "Guida" designata, è costretto a...seguirli.
    Per sua fortuna Prodi è un vecchio Democristiano, e come tale sa barcamenarsi: dire e non dire, agire e non agire sono la stessa cosa. Convergenze parallele insomma!
    Qualcuno potrebbe obiettare che tutto ciò fa schifo. E con ragione!
    Quanto a Biagi, verme limaccioso in vita ma eroica icona in morte, mi permetto di citare me stesso, trascrivendo una parte del mio post "Agoracrazia" (Forum dei Senescenti):

    "La vita è cosa arcana e bizzarra. Ancor di più lo è la morte.
    Guardate il povero prof. Biagi.
    Egli fu definito dalla sinistra servo e traditore, e la sua opera fu detta "limacciosa".
    I sicari gli hanno rapito la vita ed ora la sinistra, lo sciamano Cofferati in primis, si sono appropriati del suo cadavere.
    Così, ad onta del fatto che nessun caporione del popolo di sinistra abbia sentito non dico il dovere ma almeno il pudore di intervenire alle sue esequie, egli è stato pubblicamente identificato nell'interesse della classe operaia (che non esiste più) e del sindacato, contro i quali sarebbero idealmente state sparate le pallottole che lo hanno ucciso.
    Poco conta che egli fosse stato in vita uno stimato consulente del governo in carica e che la sua opera più significativa, il Libro Bianco, sia e sia stata considerata dalla Sinistra poco meno che strame. "

    La nostra sinistra è di bocca buona e di scrupoli inesistenti.
    Lasciamo che consumino il loro squallido rito dello sciopero generale politico: Sorel rimane il loro Maestro, come lo fu del primo Mussolini, non a caso uomo di sinistra.
    Poi, alle urne!!

    Pieffebi, sei bravo.
    Cirno

  6. #26
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    Prodi è indubbiamente bravo, di sicuro stampo democristiano, oltretutto forgiato alla scuola di alta tecnica di corruzione che fu l'IRI di mussoliniana memoria.
    Ma poco potrebbe anche la volpe Prodi se non fosse appoggiato, per i motivi sopradetti, dalla maggior parte della stampa nazionale.
    Il duro atteggiamento della Cgil di Cofferati nei confronti dell'art. 18 nasce proprio dal tentativo disperato di spostare il più possibilmente nel futuro la riforma che, attuata, dimostrerà con i risultati, da quali cialtroni siamo stati governati fin'ora.

    Si ripete la storia recente della reazione estrema di parte della magistratura contro la legge sulle rogatorie.
    Lentamente stanno emergendo "procedure discutibili". messe in pratica da pm e giudici, nel trovare e nel recepire documentazioni estere poco credibili.
    saluti

  7. #27
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    ..casomai..sta sempre piu' emergendo l'elevato afflato ideale che spinse berlusconi a scendere in politica.....come ebbe a dire la buonanima di Indro Montanelli Berlusconi non e' indagato dai giudici perche' "sceso in campo" ma e' sceso in campo proprio perche' indagato (e pieno di scheletri nell'armadio come peraltro emerge ANCHE dalla vicenda delle holding) e per cercare di legiferare in modo di mandare all'aria i processi che riguardano lui e i suoi compagni di merende come previti e dell'utri..e questo e' arrivato a riconoscerlo persino giuliano ferrara in merito alla legge sulle rogatorie..legge che, peraltro, e' stata contestata non dai "giudici comunisti" come il piduista chiama chi osa mettere il n aso nei suoi sporchi affari ma da una serie di personalita' italiane come Franco Cordero e non, come Bernard Bertossa e tante altre..
    ...del resto previti (e nessuno) ha mai eccepito prima sulla validita' della documentazione acquisita all'estero tant'e' che in un primo tempo si e' opposto, come peraltro in suo diritto, all'acquisizione di quella documentazione attraverso i suoi legali (e gia' qui uno potrebbe chiedersi: che timore puo' avere una persona onesta sul fatto che si frughi nei suoi conti esteri?), secondo...proprio perche' non c'era modo di contrastare nel merito i contenuti di quegli atti hanno pensato ad una legge adhoc, ideata dai suoi legali, che incidendo sui processi IN CORSO arrivasse a far dichiarare nulle le rogatorie effettuate.....
    quanto poi all'articolo 18 i sindacati, tutti i sindacati, anche l'UGL sono favorevoli allo stralcio quindi mi sa tanto che la vera miopia politica sia di quelli che si rifiutano in partenza di ragionare sulle ragioni di questa unita' ritrovata fra le varie confederazioni....prendersela con Cofferati perche' fa bene il suo mestiere di sindacalista mi sembra l'atteggiamento di chi guarda il dito che indica la luna anziche' la luna stessa.....poi chiaramente i giudizi potranno divergere...anche se' e' ben chiaro che lo spot del presidente-oeraio null'altro e' se non uno spot per gonzi e con la riforma anche parziale dell'art.18, talora accompagnata da proposte ridicole tipiche di chi pensa che tutto abbia un prezzo e tutto sia mercificabile come quella dell'indennizzo con 24 mensilita' in luogo del reintegro, si mira a ridurre i diritti di chi lavora....
    Antonio

  8. #28
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    Intervento eccezionale!!
    mustang

  9. #29
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    ..."eccezziunale" veramente!!!

  10. #30
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    Originally posted by mustang
    Prodi è indubbiamente bravo, di sicuro stampo democristiano, oltretutto forgiato alla scuola di alta tecnica di corruzione che fu l'IRI di mussoliniana memoria.
    Ma poco potrebbe anche la volpe Prodi se non fosse appoggiato, per i motivi sopradetti, dalla maggior parte della stampa nazionale.
    Il duro atteggiamento della Cgil di Cofferati nei confronti dell'art. 18 nasce proprio dal tentativo disperato di spostare il più possibilmente nel futuro la riforma che, attuata, dimostrerà con i risultati, da quali cialtroni siamo stati governati fin'ora.

    Si ripete la storia recente della reazione estrema di parte della magistratura contro la legge sulle rogatorie.
    Lentamente stanno emergendo "procedure discutibili". messe in pratica da pm e giudici, nel trovare e nel recepire documentazioni estere poco credibili.
    saluti

    up natalizio

 

 
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