...due comode ciabatte?
Commentando i risultati del vertice di Barcellona, Prodi ha lanciato un messaggio in qualche modo ambiguo. Dice che serve accelerare il processo di liberalizzazione “essenziale per completare il mercato unico”, che “maggior flessibilità è indispensabile al cambiamento della nostra economia, che “bisogna allungare la vita lavorativa” per elevare l’età pensionabile di almeno 5 anni.
Dunque, tutto o.k.? Mica tanto: tutto ciò, però, deve essere ottenuto col metodo della concertazione, dunque con il consenso obbligatorio dei sindacati.
E se invece si puntasse alle riforme per mandato elettorale, preciso e ultimativo?
Questo Prodi non lo spiega; sostiene, giustamente, che l’Europa non è l’America e che quindi le scelte di modernizzazione devono essere inventive, equilibrate e originali.
Prodi rammenta che il vertice è stato preceduto da un incontro fra le parti sociali. Ma non dice se in quella sede egli abbia avanzato le stesse proposte, in tema di liberalizzazione e pensioni di cui si parla nel documento approvato al vertice.
Sostenere obbiettivi di modernizzazione e incoraggiare insieme le proteste dei sindacati, definendole addirittura “provvidenziali”, assomiglia tanto al solito imbroglietto.
Non può esistere uno spazio comunitario in cui si respira l’atmosfera idilliaca del consenso sociale contrapposto a situazioni nazionali in cui, se c’è conflitto, vuol dire che si sta fuori dall’Europa.
Ma lo strano è che Prodi dice anche che, se non c’è l’accordo, la Commissione “deve decidere”.
Se lo può fare un organo esecutivo, a maggior ragione lo devono fare i governi e le maggioranze eletti democraticamente.
Anche se hanno vinto contro l’Ulivo di Prodi.
saluti




