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  1. #11
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    <marquee>Bentornata Hussita tra noi</marquee>

  2. #12
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    Ravenna

    "Viva il Risorgimento e la Repubblica. Musiche risorgimentali per il IX febbraio". Questo il tema con cui a Ravenna è stata celebrata la Repubblica romana del 1849 su iniziativa congiunta dell'AMI, della Cooperativa "Pensiero e Azione", del Pri locale, dei Gruppi consigliari del Pri del Comune e della Provincia. Relatori il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, il prof. Roberto Balzani, il segretario nazionale del Pri On. Nucara.

  3. #13
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    Riccione

    Iniziative svolte dalla locale sezione “G. Ghidoni”dell’AMI, presso il Grandhotel di Viale Gramsci, sulla base del programma presentato nel n. 4/2001:
    - 4 gennaio presentazione del libro di Ettore MO Kabul. Presente, oltre all’autore, il giornalista Pietro Caruso.
    - 15 gennaio 2002 presentazione del libro di Roberto Balzani, La Romagna, edito dal Mulino di Bologna. All’incontro è intervenuto il giornalista Pietro Caruso.
    - 21 gennaio incontro sul tema “Il superamento delle frontiere. Quale pianeta nell’era globale?” Sono intervenuti l’On. Mauro Bulgarelli e l’Avv. Marco Lombardi.
    - 29 gennaio l’Avv. Giovanni Cecconi, il Dott. Moreno Neri e il Dott. Pietro Caruso hanno discusso su “Carboneria, Massoneria. Fra segreto e potere”.
    - 7 febbraio Conferenza sul tema "Il progresso della ricerca e il mito della scienza. I limiti della scienza tra etica e mistica: eutanasia, clonazione umana, fecondazione artificiale, bioetica, ingegneria genetica". Relatore il prof. Alessandro Meluzzi, moderatore il giornalista Pietro Caruso.

  4. #14
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    Scende in campo l'uomo dei repubblicani

    Nuovo pretendente alla poltrona di primo cittadino: "Siamo un piccolo partito con le radici nel centro moderato"

    Remo Beretta candidato sindaco: ridare alla città l'arte del governo

    L'Edera piacentina non è morta, come spesso succede a questa tenacissima pianta. Anzi, ha ritrovato nuovo vigore. Non parliamo di botanica, ma di politica, e precisamente del partito repubblicano che sta mettendo a punto le batterie in vista delle elezioni comunali del 26 maggio prossimo. Dopo un lungo silenzio, a metà marzo è venuto a Piacenza il presidente nazionale Giorgio La Malfa e il segretario piacentino, Giancarlo Bianchi, aveva già sottolineato la volontà di scendere in pista, pur nella difficoltà di compilare una lista. La lista si farà e c'è il candidato sindaco: Remo Beretta, volto noto della politica piacentina.

    Beretta, perché questa voglia di tornare a far politica con un gesto forte come candidarsi a sindaco? "Da oltre dieci anni mi sono imposto un autoesilio politico, da quando far politica a Piacenza era diventato troppo difficile e doloroso, allora la Magistratura aveva un'attività intensa nei confronti degli amministratori, c'era un clima di paura tra i funzionari comunali che ne bloccava l'attività, c'era chi sfuggiva alle riunioni di Giunta e Consiglio per timore di essere indagato. E si manifestavano episodi di sciacallaggio politico su cui costruire carriere. Il clima era irrespirabile e assolutamente improduttivo".

    Acqua passata, o no? "In questi anni sono rimasto zitto e isolato, ma oggi è cambiata la legge: il sindaco ha un potere enorme, la Giunta pure. Nonostante questo non vedo un chiaro progetto di città da perseguire per lo sviluppo, ma il burocratico e lento giungere al traguardo di vecchissimi progetti stravolti e spompati". - Cosa non funziona nella politica locale? "Continua in termini diversi il male oscuro che attanaglia Piacenza. Un insieme di poteri trasversali impedisce che nella nostra città si faccia quello che normalmente si è fatto in altre, ciò è valso per l'inceneritore e vale per la tangenziale, il secondo ponte sul Po. La città si sta invece spopolando e peggiora la qualità della vita. Molti si sono però avvicinati in questi anni alla politica che, purtroppo dico, viene lautamente retribuita e per tanti è diventata un'ottima sistemazione alternativa al lavoro". - Risultato? "Il risultato è quello di una città dove diminuiscono gli abitanti e aumentano i pendolari, aumentano i giovani in cerca di lavoro, c'è un traffico disordinato e caotico, non funzionano i trasporti pubblici, non ci sono aree ricreative, né un'assistenza adeguata per anziani infermi e per i malati terminali. La città è sempre più insicura. E poi sono state create agenzie e commissioni con aumento spropositato dei costi a carico dei cittadini. Vado avanti: un quartiere è rimasto bloccato due anni per beghe interne, è mancata un'ordinaria amministrazione nonostante i poteri riconosciuti al sindaco dalla nuova legge. Devo continuare?"

    - E lei che cosa si propone di fare? "Questa non sarà mai la mia Piacenza. Io sogno una Piacenza nuova, aperta alle nuove tecnologie e alle aziende non inquinanti, legata sempre più a Milano e alla Lombardia, in cui aumentino le possibilità di lavoro per i giovani, i laboratori per insegnare nuove ed antiche professioni. Peraltro non possiamo continuare a sfornare una pletora di laureati in legge ed economia, mentre vanno incentivate le professioni legate alle nuove tecnologie e alle attività di supporto che possono arrivare da una metropoli come Milano. Quando gli amici del Pri mi hanno offerto la candidatura a sindaco, pungolato dal dovere civile e dalla sfida morale ho finito per accettare. Mi piacciono le sfide impossibile, le battaglie difficili. Il fatto che me lo abbia chiesto un partito piccolo ma ricco di storia, è come aspirare idealmente ad un nuovo risorgimento per la nostra città". - Come vi collocate nello scacchiere politico? "Oggi tutti i partiti si professano liberali, riformisti e progressisti, noi stiamo con chi è radicato storicamente in quel centro moderato rappresentato anche da socialisti, socialdemocratici, liberali e democristiani. Un'area dove è stata più grande, in questi ultimi anni, l'astensione dal voto dei cittadini che non sanno da chi farsi rappresentare. Bisogna invece restituire alla città l'arte del governo, la scienza dell'amministrazione. Per questo non vogliamo schierarci con la destra o la sinistra, perché nessuno ci presenta un progetto compiuto di città futura. Sentiamo tante chiacchiere, che in campagna elettorale vanno dal pannolino per il bimbo alla vita eterna per l'anziano. Noi stiamo invece con una Piacenza seria, dignitosa, coraggiosa, che non continui a lamentarsi di essere ultima in Emilia, che esalti la propria cultura ed identità contro ogni forma di contaminazione". - Cosa, in concreto, l'ha convinta di meno del governo della città di questi anni? "A Piacenza solo dopo vent'anni arriva in porto l'inceneritore, siamo l'unica città emiliana ancora attraversata dal traffico della vecchia via Emilia. Non c'è secondo ponte e tangenziale, si lotta contro l'inquinamento. Non si riescono a fare parcheggi sotterranei, non si riesce a studiare una viabilità che diluisca il traffico nella città che scoppia. Dalla prima elaborazione del Prg di quindici anni fa, con recupero di verde, si è arrivati alla cementificazione...Il piano attività estrattive che prevedeva la normalizzazione dell'Isolotto Maggi e una cava vicino a Mortizza con terreno adeguato, un grande lago ed aree ricreative è stato invece dirottato nei prati di Pittolo....". - Lei parla di ridare un timone alla città, ma cosa intende? "Chi viene eletto sindaco può nominare o revocare gli assessori, può contare su una maggioranza ampia e garantita, solo che i sindaci devono poi imbarcare assessori imposti da partiti e partitini. Molti dei quali possono rappresentare una pesante zavorra. Un sindaco libero potrebbe invece valorizzare appieno le capacità umane, fuori da imposizioni e interessi di parte. Nella mia lista ci sono giovani e anziani che rappresentano le varie professioni. La mia è una sfida dura, solo contro tutti, ma l'età e l'esperienza me lo consentono".

    Patrizia Soffientini
    tratto da (Libertà cronaca di Piacenza)
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    <a href="http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/index-12.html">NUVOLAROSSA website</a>

  5. #15
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    Predefinito un'altro deragliamento a Piacenza?

    Dopo un lungo silenzio, a metà marzo è venuto a Piacenza il presidente nazionale Giorgio La Malfa e il segretario piacentino, Giancarlo Bianchi, aveva già sottolineato la volontà di scendere in pista, pur nella difficoltà di compilare una lista. La lista si farà e c'è il candidato sindaco: Remo Beretta, volto noto della politica piacentina.
    - Come vi collocate nello scacchiere politico?
    ... non vogliamo schierarci con la destra o la sinistra, perché nessuno ci presenta un progetto compiuto di città futura.

    Ma come? visitati a metà marzo da La Malfa e 15 giorni dopo si schierano non con la Casa delle Libertà.
    E in Emilia, proprio lì dove La Malfa è stato eletto?

    Come questa scelta consente la difesa degli interessi generali del partito ? Non si rischia a Piacenza di compromettere l'immagine del partito e la credibilità degli organismi dirigenti nazionali e la loro forza contrattuale con gli alleati della Casa delle Libertà, proprio in una Piacenza che vuole essere più vicina a Milano? Un conto è che deraglino quei cripto-anarchici di Carrara e quei cripto-socialisti della Romagna, ma come mai si consente a questi piacentini di andare così sciolti?

    saluti

    P.S.
    Come era schierata a Bari, questa sezione?

  6. #16
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    In effetti, dato per scontato che il PRI ha scelto la destra, almeno la scelga sempre, senza tentennamenti.

    Anche per questo, secondo me, non ha senso, se si è contrari ad una scelta del genere, restare nel PRI.

    Anche se domani il PRI cambiasse linea, con quale credibilità davanti agli elettori potrebbe farlo?

  7. #17
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    Predefinito

    Non sono d'accordo, Jan Hus.

    Io penso invece che la periferia debba avere piena libertà di scelta, poiché agisce in tutt'altro contesto rispetto al centro.
    Sempre che non si inficino i principi generali del partito.

    Ritengo pertanto legittimo il rimanere nel PRI, sempre che spazi di autonomia possano rimanere.

    Quello che volevo evidenziare è come la segreteria (il neretto sono parole di Nucara) corra il rischio del ridicolo, un po' quando parla di forza contrattuale, un po' quando parla di credibilità nei confronti degli alleati (che giudici!), un po' quando la situazione gli scappa poi dalle mani.

    Saluti fraterni

  8. #18
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    Predefinito con una premessa

    Premesso che io non sono mai favorevole ad additare i dirigenti del partito con il sarcasmo, magari sono per cacciarli ma non per sfotterli. Quindi non ho condiviso il corsivo in questione. Ma intervengo per dire che non capisco le ragioni della lealtà alla coalizione a tutti i costi. Molti amici si lamentano, o fingono di lamentarsi, dei rapporti poco espliciti tra il Pri e la casa della libertà. Essi partono da una constatazione reale: i rapporti sono in effetti poco chiari. Non partecipiamo ai vertici, abbiamo contatti formali episodici, e altre volte solo contatti personali. In parte dipende da una qualche forma di diffidenza nei nostri confronti, in parte dal fatto che sussiste un meccanismo consolidato di rapporti del quale noi ancora non facciamo parte.
    Vi devo dire che la cosa mi dispiace, ma non mi preoccupa molto, perchè una situazione così indefinita, fino a che rimarrà tale, ci consente maggiore libertà, di cui approfitterei, magari per limare le divisioni interne. Il problema era quando parte integrante di una coalizione, l'Ulivo, di cui, quello si il Pri era socio fondatore, venivi escluso a bella posta e a vantaggio di chi aveva lasciato il partito. Più comprensibile la difficoltà di quando una associazione a cui tu non appartenevi ha cercato di coinvolgerti, in alcuni casi ci è riuscita, altre volte no. Io credo che ci vorrà del tempo per capire se c'è davvero un filo comune da tessere oltre ad una legislatura con questa alleanza, o se invece dovremo prendere un'altra strada. Per questo la mia idea è che dove si possa si cerhi l'accordo, dove non si riesce, ci si rinunci e lo si faccia con la massima lealtà e senza pregiudizi. Io sarei solo contrario ad allearmi con la margherita e la sinistra, soprattutto dopo aver visto le ultime posizioni internazionali su Israele. E' vero che Fassino ha una posizione più equilibrata, ma mi sembra non impegnativa del suo partito. In parole povere gli accordi nazionali non impegnano il livello locale oltre una certa misura, quella della reciproca soddisfacibilità dell'accordo. Ma il dissenso internazionale, su questioni nevralgiche, per l'appunto ed in momenti nevralgici, si riflette e condiziona anche il livello locale.

  9. #19
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    Predefinito

    Calvin,
    quando ho parlato di rischio del ridicolo, non intendevo sfottere (altrimenti non avrei parlato di rischio).

    Premesso questo, la tua risposta è significativa, ma mi sembra più relativa alla discussione che ho aperto sui rapporti con la CdL.

    Qui volevo solo segnalare (e cercare di capire, dal di fuori) come e se si stia sfaldando la monolitica decisione di andare alle amministrative con la Casa delle Libertà, anche in situazioni come Piacenza, non così critiche per il partito come sarebbe per Carrara; e forse anche più incomprensibili ai nostri alleati.

    E mi chiedevo: era il caso che un mese e mezzo fa il segretario usasse quegli argomenti (forza contrattuale, immagine - che da fuori non sembra proprio che abbiamo), se poi non era sicuro di poter gestire le mille diverse situazioni locali?

    Cordialmente

  10. #20
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    Predefinito mi spiego meglio

    Lucifero sugli sfottò non mi riferivo a te! Se abbiamo fatto la lista indipendente a Piacenza, evidentemente la segreteria l'ha avallata, altrimenti non dava il simbolo. Anche la segreteria nazionale può evolvere delle posizione. Capisco che il problema caldo è Carrara. La mia tesi personale, sottolineo, personale è che Carrara ha delle ragioni storiche per restare nel centrosinistra, ragioni che a Ravenna e a Forlì sinceramente non riscontro. Tutte e tre le consociazioni nel centrosinistra non le possiamo tenere. Mi dispiace che proprio Carrara rischi di restare nel ciclone e se gli amici della minoranza hanno a cuore le sorti di Carrara, bene aprano la crisi a Ravenna e a Forlì.

 

 
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