Pagina 71 di 94 PrimaPrima ... 216170717281 ... UltimaUltima
Risultati da 701 a 710 di 932
  1. #701
    laico progressista
    Data Registrazione
    07 Jun 2009
    Messaggi
    5,279
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ho assistito al convegno.
    Il tema sollevato mi ha indotto ad alcune considerazioni, che ho rivolto a Valbonesi con questa lettera.



    Roma, 3 dicembre 2006

    Caro Widmer,


    la prospettiva di una “terza via”, portata in seno al Partito Repubblicano, è sicuramente interessante e meritevole di essere approfondita. Il convegno di Forlì è stato positivo, anche per l’elevato contributo dei suoi relatori, sebbene da parte di Francesco Nucara non ci sia stata alcuna risposta chiara e tangibile sull’argomento.
    Per evitare che l’evento possa rimanere fine a se stesso e cadere nel vuoto in cui la relazione del segretario l’ha lasciato, esso va necessariamente inquadrato in una cornice unitaria di tutti i repubblicani che non si sentono organici o affini al centrodestra.

    Vorrei quindi esprimermi sul tema da te sollevato proprio in questa chiave unitaria.

    Siamo d’accordo sul fatto che nel bipolarismo ci stiamo stretti.
    E’ un sistema che tutto mescola e tutto comprime, e che costringe entrambi gli schieramenti a scelte innaturali e a coabitazioni forzate. Lo ha riassunto molto bene Enrico Cisnetto nel suo intervento: «se il bipolarismo ha dato stabilità, non ha garantito la governabilità. E la stabilità senza la governabilità non serve a niente». Anzi, è peggio, perché imbriglia il Paese nell’ibrido e nel compromesso, da un lato rinunciando alla qualità delle trasformazioni, e dall’altro restando in balìa di un continuo rimbalzo di riforme e controriforme ad ogni cambio di legislatura.
    In più, in questo sistema la cultura repubblicana (e più in generale laica e democratico-liberale) non trova spazi autonomi e coerenti per influire quanto meriterebbe, dovendosi barcamenare tra la ricerca spasmodica di piccoli strapuntini e l’elaborazione di timide proposte politiche spesso condizionate, e comunque prive della visibilità e della risonanza necessarie.
    A tutto questo voi suggerite una risposta, incanalata nel solco dell’ELDR europeo e svincolata dai poli esistenti.
    Si tratta quanto meno di un’ipotesi che merita di essere valutata, su cui ho alcune riserve che voglio muovere in modo costruttivo.

    Un primo rilievo riguarda la definizione di “terza via”.
    L’Italia politica esprime, sia pure in potenza, almeno cinque-sei poli in grado di incarnare visioni del Paese in tutto o in parte diverse: una sinistra radicale, una forza riformista di matrice socialista (o catto-socialista), un’area cattolica, una laico-progressista, una destra liberista, una destra sociale e conservatrice.
    Parlare di “terza via”, pertanto, non identifica un filone politico-culturale, ma determina in prima istanza una scelta di campo diversa dalla destra e dalla sinistra. Cosa che comporta l’incunearsi di una piccola e debole forza tra due macigni. Una forza che non potrebbe avere respiro da sola e finirebbe ignorata e schiacciata da un elettorato ormai abituato ad uno schema dualistico. Un terzo polo potrà esistere e sopravvivere solo se sostanziato, nei numeri, da un centro cattolico. Cosa che ridurrebbe laici e repubblicani nella stessa condizione odierna di disagio, di subordinazione e di infeconda mistura.

    Ciò che dobbiamo auspicare dunque non è la mera nascita di un terzo polo, ma il passaggio ad un vero sistema multipolare, accompagnato e favorito da una legge elettorale che sappia dotare l’agglomerato vincente di tutta la forza necessaria per governare.
    Non è pertanto di “terza via” che si dovrebbe parlare. Ma di una via chiamata per nome e cognome: “laica e democratico-liberale”.
    Allora il discorso può prendere una piega diversa.

    La mia opinione è che questo sistema bipolare porti con sé tutte le condizioni per essere scompaginato dall’interno, alla fine di un processo corale, e non attraverso l’operazione solitaria e avventurosa di un piccolo gruppo, alla prova dei fatti, velleitaria.
    E tale convinzione si basa su due elementi di stretta contingenza che possono favorire questo cambiamento:

    1) l’uscita di scena di Berlusconi;
    2) l’operazione Partito Democratico.

    Il primo punto è chiaro. Berlusconi è stato il principale fattore che ha cementato la spaccatura del Paese in due fazioni. Il bipolarismo è stato sostanziato dalla sua presenza, perché le coalizioni, nel suo nome o contro di lui, hanno trovato gli stimoli e la linfa per restare unite, malgrado le manifeste eterogeneità. Ma Berlusconi non è eterno, e si avvia ormai al tramonto, se non altro per ragioni di età. Se non abbandona prima, è comunque molto difficile vederlo ancora in prima fila con la prossima legislatura. Senza di lui, tutto tornerebbe in discussione.
    Il secondo punto, invece, si basa sul fatto che, comunque vada a finire, l’operazione Partito Democratico sarà destabilizzante per il governo e per l’Unione.
    Se nasce questo nuovo soggetto, esso avrà l’effetto (già palpabile oggi) di unire Ds e Margherita, ma di provocare scissioni ed emorragie al loro interno. Cioè di irrobustire da un lato la sinistra radicale con nuove significative aggiunte e dall’altro l’area “centrista” e quella più marcatamente laica con soggetti non disposti a mediarsi e a confondersi nel nuovo contenitore. In sostanza il PD, rafforzando un nucleo centrale moderato, aprirà spazi alla sua sinistra, al suo fianco e alla sua destra.
    Se invece il progetto non decollerà, ogni partito si sentirà libero di coltivare in autonomia il proprio percorso, e lo stesso governo resterà in bilico per tutta la sua durata, sensibile ad ogni possibile evoluzione del panorama politico.

    Nella nostra ottica, pertanto, il discorso può diventare interessante.
    Ciò che occorre fare è organizzarsi per essere pronti a raccogliere i frutti dei prossimi possibili cambiamenti e volgerli al progetto di un polo laico visibile e autonomo.
    Organizzarsi significa costruire presto un primo nucleo coeso capace di condividere progetti e contenuti. Un nucleo che, come repubblicani, deve vederci tutti assieme, ricomposti in un solo soggetto, per far pesare la nostra tradizione nel confronto-incontro con altre realtà del mondo laico, democratico e liberale.
    Credo che in quest’ottica, sarebbe stato importante ancorare il tema del convegno di Forlì anche al processo unitario nato con l’assemblea “Oltre la diaspora”, cui tu stesso hai aderito e partecipato, contribuendo attivamente alla stesura del documento finale e alla nascita del Forum per l’Unità dei Repubblicani.

    Se dunque questo può essere l’obiettivo condiviso, qual è il modo migliore per tornare insieme? E qual è il nostro possibile terreno d’incontro?

    Sul metodo, certamente molto conterà l’elaborazione dei contenuti. Contenuti che sappiano rilanciare in chiave moderna il tema della laicità, oggi di stringente attualità e bisognoso di essere plasmato su una società che cambia in senso multiculturale; contenuti in grado di dare un orizzonte al Paese in tema di economia e di sviluppo, senza trascurare l’attenzione alla politica energetica e all’implemento della ricerca. Contenuti che definiscano la nostra impronta su scuola, etica, giustizia, istituzioni, diritti civili, Europa.
    Alla cultura repubblicana serve una profonda rielaborazione per tornare ad essere attuale e appetibile per il Paese. Se quest’opera nasce in modo corale e complementare tra le nostre componenti, sui contenuti possiamo costruire un’ottima base di partenza.

    Ma oltre a questo, è opportuno affrontare il tema più spinoso, che è quello del luogo fisico d’incontro, del punto geografico di residenza sulla cartina politica.
    Se il bipolarismo possiede le condizioni per disfarsi dall’interno, oggi dobbiamo continuare a lavorare insieme dentro uno dei due poli esistenti.
    E la scelta non può che cadere sul centrosinistra. Se non per tutti, almeno per uno o più dei seguenti motivi: perché il centrosinistra è stata storicamente e anche recentemente, l’unica casa abitata da tutti i gruppi repubblicani; perché l’altra metà (o più) del repubblicanesimo odierno, ha fatto della lotta a questo centrodestra una questione esiziale e identitaria, non negoziabile e non reversibile; perché il Partito Repubblicano, a differenza delle altre componenti, mantiene al suo interno una forte minoranza su posizioni di schieramento del tutto avverse alla linea della segreteria; perché il centrosinistra appare più frammentato e articolato del centrodestra, e quindi per noi più fertile e dinamico; infine, perché è chiaro che se Berlusconi rappresenta uno dei principali ostacoli al cambiamento degli assetti politici, chiunque ambisca a questi cambiamenti non può rafforzarlo e schierarsi al suo fianco.

    Stare a sinistra significa però starci in posizione autonoma. Distinta da quel Partito Democratico che costituisce la seconda gamba del bipolarismo e l’idrovora di ogni cultura.

    Questo, a mio avviso, è il nostro baricentro possibile. Un baricentro che ha il pregio di non essere solo il frutto di una media aritmetica o di una mediazione politica, ma di rappresentare esso stesso una reale opportunità di sviluppo.
    Questa meta richiede un sacrificio multilaterale, perché rilevanti segmenti repubblicani del centrosinistra sono oggi appiattiti sulla linea ulivista.

    Nel Mre, qualche flebile segnale di cambiamento c’è stato. Anche sull’onda della nostra iniziativa del 30 settembre, il congresso ha introdotto, nelle tesi iniziali del segretario, correttivi che aprono la possibilità anche a strade diverse dal Partito Democratico e che perseguono il rafforzamento unitario dei repubblicani nel centrosinistra. Sono impulsi venuti dal basso e raccolti da una parte non trascurabile del gruppo dirigente.
    Occorre che anche nel PRI le anime più avanguardiste inducano ad un graduale ripensamento.

    Oggi l’unità è più vicina di ieri. Abbiamo costruito uno strumento operativo che può risultare efficace per questo percorso. Quello di un’associazione che tiene i piedi fuori e le mani immerse nella mischia. Qualche risultato, anche piccolo, è stato ottenuto.
    Occorre però che dentro al Forum maturi presto la chiara condivisione di uno stesso progetto.
    Insieme, potremo cominciare a dialogare con la diaspora liberale e con le parti migliori della morente Rosa nel Pugno, e ricostruire su nuove basi, con passi graduali e contestuali all’evolversi dello scenario politico, un progetto laico, liberale e democratico che faccia riferimento all’ELDR.
    Lo potremo fare ridando smalto a una proposta e a una posizione che sappiamo essere in sintonia col nostro elettorato e con l’ambizione di colmare un vuoto politico che l’Italia non ha mai saputo incarnare adeguatamente: quello di un polo laico di progresso.
    Perché è proprio sulla laicità che sarà possibile vincere le sfide di domani.

    Fraternamente

    Paolo Arsena

  2. #702
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito di rovescio io la penso come paolo

    visto che parla di un polo laico autonomo, quello che provammo a fare con liberali e radicali nell'89 e che fallì perchè Craxi richiamo il pli all'ordine e pannella si diede. Forse allora non c'erano le condizioni, ma io sono sempre stato per perseguirle. E Paolo ha ragione anche su Berlusconi, o per lo meno il suo ragionamento è opposto al mio ma complementare. Il giorno in cui non ci fosse più Berlusconi io avrei difficoltà a stare in uno schieramento dove la si pensa come la Binetti. Perchè Berlusconi non la pensa come la Binetti e mi faccio garante io di questo. Per cui le alleanze sono tutte in bilico e io piuttosto che una coalizione moderata retta da cattolici, cercherei di capire se c'è qualcosa di serio che si muove a sinistra. Si tratta insomma di cercare una prospettiva, che magari non ci vede uniti in questa legislatura, ma potrebbe vederci uniti nella prossima. Intanto possiamo cercare di pensare alle europee.

  3. #703
    laico progressista
    Data Registrazione
    07 Jun 2009
    Messaggi
    5,279
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Alle Europee si può fare qualcosa, ma sono importanti le basi della convergenza, affinché non resti una chimera o un tentativo di abbracciarsi voltando la faccia per non guardarsi.

    Ti invito a rivoluzionare l'approccio. E' un fatto che molti di noi considerino il bipolarismo il vero nemico, che ha costretto i nostri rispettivi partiti ad acuire le divergenze e a tracciare un solco che ha tagliato anche molti legami comuni. Allora spostiamo il problema anche sul pratico, individuiamo il nemico per quello che è, e coalizziamoci per combatterlo. I veri nemici nostri non sono Prodi e Berlusconi. Quelli sono il prodotto (o la causa) del nemico numero uno: il sistema bipolare.
    Dunque cerchiamo di individuare quale strategia ci consenta di aggirare il problema, di assalirlo da una posizione vantaggiosa, di minarlo ai fianchi.
    La costruzione di un polo laico autonomo nel centrosinistra, credo sia una possibilità che può avere respiro e prospettive, se la pratichiamo insieme. Esattamente quel polo che ricorda l'89, anche se oggi avrebbe connotazioni programmatiche e finalità politiche diverse.

  4. #704
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito scusa paolo

    io sono contrario a questo bipolarismo, non avrei niente incontrario a dei poli omogenei che si confrontino. Se tutti i cattolici stessero insieme invece di stare divisi e poi votare le stesse leggi bigotte. Se la sinistra si desse un leader unico, se i riformisti stessero staccati dai massimalisti. I vari se che mi farebbero accettare con convinzione un bipolarismo sano, fra omogenei che si combattono con diversi e non con diversi contro gli omogenei. Detto questo non capisco cosa vuoi dire quando dopo avermi riconosciuto la tua obiezione al bipolarismo, mi chiedi di concorrere ad una formazione autonoma nel centrosinistra. Io posso essere interessato al centrosinistra se lo riformo daccapo. Ma se mi chiedi di ritrovarmi alleato con diliberto e bertinotti, pecoraro scanio e la binetti, me ne sto con la lega, almeno me ne posso andare a cena con il mio amico calderoli che gli piace il crudo.

  5. #705
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Convegno di Res Publica
    Un primo passo per discutere le prospettive del repubblicanesimo

    Dal Convegno di Forlì del primo dicembre scorso, organizzato da Pensiero Repubblicano Romagnolo e da Res Publica, il cui presidente è l'amica Concetta Schitinelli, si possono trarre alcuni interessanti spunti politici.

    Si è parlato innanzitutto del rapporto tra mazzinianesimo e liberalismo, per osservare che Mazzini era antimarxista, ma anche avversario a quell'area liberale del Risorgimento che aveva una concezione utilitaristica della libertà economica. Mazzini non amava Bentham, diffidava di Tocqueville, ed era in contrasto con Cavour.



    Noi ci siamo sempre chiesti se fosse più liberale Cavour, che appoggiava Casa Savoia e intesseva accordi con il re di Francia o chi, come Mazzini, aspirava a realizzare la Repubblica e a governare l'Italia in maniera democratica.

    La risposta per un repubblicano è fin troppo ovvia. Tuttavia la storia si guarda oggettivamente e ci è difficile considerare autenticamente liberale chi voleva asservire il popolo sotto il dominio dei Savoia. Per lo stesso motivo per cui non ci si può definire seguaci di Cattaneo e poi contestare il federalismo. Anche in questo caso, guardando oggettivamente al passato ed alla Costituente, potremmo trovare qualche insegnamento in Giovanni Conti che, da presidente della prima Sottocommissione, aveva redatto un progetto federalista dell'organizzazione dello Stato che sarebbe poi stato completato politicamente da Zuccarini, altro deputato repubblicano della Costituente. A questo va aggiunta la posizione che prevedeva quattrocento deputati, e indicazioni per evitare l'effetto "navetta" tra Camera e Senato dei provvedimenti legislativi.

    Ma la parte politica più attuale del dibattito si è incentrata su un'osservazione del professor Pasquino. Quest'ultimo, dopo aver tratteggiato la figura di Ugo La Malfa e aver rivendicato la condivisione delle idee del Partito d'Azione, ha affermato: "Purtroppo il figlio Giorgio è da un'altra parte". La parte giusta, a nostro avviso, è quella che ha scelto il Partito Repubblicano Italiano, la cui storia è intrisa di divisioni e spaccature.

    Malgrado questa situazione, infatti, siamo ancora vivi, anche se malandati.

    La nostra è una storia lunga e complessa. Basta pensare che il Pri non voleva accettare negli anni '50 Ugo La Malfa perché egli non aveva un tasso sufficiente di mazzinianesimo. Allora fu Pacciardi a spendersi perché Ugo La Malfa fosse accettato a pieno titolo, ma così si perse uno dei leader storici: Giovanni Conti.

    Un decennio dopo, con l'avvento del centrosinistra, il Pri perse pure Pacciardi, che non condivideva quella nuova posizione politica. E non dimentichiamo che il maggiore successo elettorale nella storia di questo piccolo partito lo ottenne Giovanni Spadolini, che molti repubblicani consideravano agli inizi un estraneo. Possiamo discutere all'infinito sulla scelta compiuta dalla maggioranza del partito a Bari nel 2001.

    Riteniamo, tuttavia, che sarebbe impossibile vedere sfilare Ugo La Malfa a Via dei Fori Imperiali insieme ad esponenti vicini al Pdci, per i quali il tricolore è più bello quando è posato nella bara dei soldati italiani morti in Iraq.

    Queste sono valutazioni che anche il professor Pasquino dovrebbe fare, essendo la politica estera il documento di riconoscimento di un Paese ed il patriottismo il primo valore a cui la nostra tradizione si richiama.

    A quanti si lamentano poi del poco tasso di laicità della coalizione di cui il Pri fa parte, potremmo rispondere che la laicità sembrerebbe scomparsa nel nostro Paese, non tanto in questa o quella coalizione. Il Vaticano esercita un'importante Opa sui governi dell'Italia, indipendentemente dai colori che li distinguono.

    Recentemente, un emendamento alla Finanziaria teso a far pagare l'Ici a tutte le organizzazioni che come attività accessorie utilizzano locali per attività commerciali, è stato votato da 28 deputati su 436 presenti. Non riusciamo a intravedere basi di laicità, né a destra, né a sinistra, per non parlare dell'ampio consenso che ricevono le tesi dell'onorevole Binetti, capace di far mettere in minoranza su presunte questioni etiche financo un membro del governo di centrosinistra. Per questo i repubblicani trovano piena cittadinanza soltanto all'interno del partito della Eldr.

    La manifestazione di Forlì è stata un primo passo per mettere a fuoco l'identità di un partito come il nostro e per ragionare sulle sue scelte politiche. Altri ne verranno.

    Roma, 4 dicembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  6. #706
    Forumista senior
    Data Registrazione
    27 Oct 2009
    Messaggi
    2,580
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ho assistito e sentito anch'io il dibattito a Forli sulla terza via.
    Non credo che sia qualcosa di originale la terza via,come eldrpotrà anche essere perseguita perchè in europa sono ben visibili le aree di riferimento, la sinistra è la sinistra, la destra è la destra,i popolari sono i popolari, i liberali sono i liberali.
    In italia tutte le formazioni laiche , in regime bipolarehanno preso botte da tutte le parti.
    L'ultimo esperimento, la rosa nel pugno, si è rivelato un flop gigantesco, giocava anche il fatto che Pannella è inviso ai ds per cui stava un pò stretto con i socialisti di Boselli nel centro sinistra.
    Anche se l'ultima trovata di Pannella per sterzare a sinistra, cioè l'eliminazione del laico Capezzone ha fatto evidenziare la malafede dell'anziano leader.
    Pr cui una terza via andava bene ai tempi di Spadolini e Bobbio quando c'era il pCI e la dc, con le frange estreme messe in steccati ben definiti.
    Ora solo un rimescolamento potente potrebbe far nascere una terza via.
    In Germania ilprocesso è stato interrotto, con lagrosse koalitionen
    In Inghilterra c'è l'interessante esperienza i Blair che però sta per finire il suo mandato , forse non più rinnovato.

    perciò non credo che una terza via possa affermarsi o perlomeno aver una sia pur piccola visibilità
    Il lucifero è pieno di interventi tutti inneggianti al partito democratico.
    Anche se nel Mre c'è qualche elemento che potrebbe elaborareuna qualche tesi politica,la maggioranza e la "capa" hanno problemi di mera sopravvienza politica, quindi avranno difficoltà a confrontar5si con tesi volte a fondar eun piccolo partito.
    A me l'Intervento di pasquino nonè piaciuto affato, anche se ha una grandefamiliirità i temi in discussione,ha dimostrato una sufficienza intellettualeal limite del democratico, con scoppi di risa ad ogni passaggio di cui non condivideva l'opinione del relatore.
    Il caro pasquino deve difender ela sua cattedra e si capisce perchè i vari Cisnetto non sono più nel PRI, il PRi nel '94 era al centro, nel '96 era nel cs, quindi quando uno tiene famiglia, non si può mettere in cattedra e spiegare al popolo ignorante qual'è la situazione politica.
    Anche se è vera la frase della governabilità congelata, non è colpa di berlusconi, ne di Prodi, è colpa della legge elettorale che non da spazio alle minoranze.
    E' colpa dei mas media che non dannospazio alle minoranze, tutti voltialla ricerca di un audience , e allo stupore prodiano.
    Non mi dispiace una alleanza alle europee, anche se non basta, non mi dispiacerebbe una più vasta alleanza laica e riformaista. così negli enti locali.
    Non mi dispiacerebbe neanche ririfondazioperchè è molto piì leale dei ds e della margherita.
    Anch'po nel mio piccolo capisco che se dauna partesi fa il partito democratico e dall'altra partito unico,ci sono spazi aperti anche per noi, ma qual'è ilrogetto poltiico che possa occupare queste aree?.
    Chi lo elabora? Non basta dire così e cosà, bisogna anche farsri sentire dalla gente, farsi spazio nelle televisoni locali, occupare i mass media , battere e ribattere le tesi proposte,questo nonl'ho mai visto fare da parte dei repubblicani, sarà la volta buona?

  7. #707
    laico progressista
    Data Registrazione
    07 Jun 2009
    Messaggi
    5,279
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Caro Pergola, mi fa piacere che qualche breccia si apra anche tra di voi.
    D'altronde l'iniziativa di Valbonesi, sia pure rilanciando un tema già conosciuto, ha avuto il pregio di innescare qualche riflessione importante nel vostro ambiente (e spero anche nel nostro).

    Il problema è sempre lo stesso. Le potenzialità progettuali comuni, tra repubblicani, esistono. La volontà di superare le differenze si fa spazio. L'esigenza di ritrovarsi e rilanciarsi è sentita.
    Manca la spinta propulsiva dall'alto. Ed è destinata a mancare, perché le logiche che condizionano le scelte delle segreterie sono ben diverse da quelle del popolo repubblicano.
    Serve dunque una forte, fortissima azione che venga dal basso.

    Ti invito a considerare con più attenzione il fallimento della RnP, che si avvicina molto al progetto che potremmo costruire con un'alleanza laica.
    La RnP non è stata né premiata, né bocciata dall'elettorato. E questo è comunque un risultato importante, se si conta che era partito pochi mesi prima delle elezioni e scaturiva dall'incontro di due partiti fino a poco prima orientati su lidi diversi, e quindi già esposti a uno sbandamento del consenso. Poi non è decollata, ma qui non c'entra la potenzialità elettorale, c'entrano molto di più il rapporto tra i vertici e le intemperanze dei radicali (il solito Pannella in primis).
    La strada tracciata, comunque era buona. Tanto da aver ritagliato nell'agone politico uno spazio di visibilità, di autonomia e di opinione di tutto rispetto.
    Lo smantellamento di questo progetto, contestualmente alle evoluzioni del panorama politico, ci viene incontro e ci offre una grande opportunità. Quella di puntellare e ricostruire la casa laica su basi diverse, attingendo anche dagli stessi partecipanti alla RnP. I laici in Italia sono tutti alla ricerca di un rilancio politico. Cominciamo a metterci in condizione di partecipare a questo percorso.
    Diamo un primo esempio unendoci tra di noi, e iniziamo a mettere il nostro mattone repubblicano. In questa fase, questo è per noi il passaggio essenziale.
    Ma urge che si muovano quelli come noi. Il Forum dei Repubblicani serve proprio a questo. Usiamolo, usatelo. Fate riunioni regionali, mettetevi in contatto, incontratevi, discutetene, parlatene, fate iniziative comuni. Dobbiamo essere un fiume in piena.

  8. #708
    Forumista senior
    Data Registrazione
    27 Oct 2009
    Messaggi
    2,580
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io non uso dire "voialtri" o i nostri amici, sono categorie che non dovrebbero esistere in un partito o movimento che si richiama ai valori laici e liberali.
    Per cui non credo che i repubblicani , i pochi rimasti, siano ostili al rilancio, anzi.
    Un prima riflessione tocca farla però , in un primo tempo si chiedeva da parte di "voialtri" un azzeramenteo della attuale dirigenza repubblicana.
    cosa impossibile se non attraverso un congresso, almeno fino li ci si arriva un pò tutti.
    Secondo, la fretta di fare il partito unico, non credo che piaccia ai repubblicani, qui nelle marche il lucifero già da un anno spiana la strada a questa scelta.
    .Nell'ultimo convegno di senigallia sembra che abbiano tutti aderito a questa iniziativa della Sbarbati, non sanno i poverini che perderanno un sacco di posti.
    Tutta la battaglia della Sbarbati contro la Malfa reo di aver usufruito di un piatto di lenticchie, ora che le sue lenticchie stanno per finire, smantellerà gli ideali repubblicani, e le scuse che troverà , come quella di portare la sua "progettualità " all'interno del nuovo partito democratico, non avranno seguito, Bogi compagnia cantando docet. Pensate un pò trovarsi in riunione con ex comunisti tronfi di potere ed ex democrsitiani e "ulivisti della margherita" che sono senz'altro ds infiltratisi con garbo.
    Non penso alla Sbarbati che seguirà il suo destino, ma penso ai sinceri repubblicani che l'hanno seguita, si troveranno senza colpo ferire nel gorgo politico indefinibile di un partito zeppo di professionisti della politica, per alcuni non mi dispiace affatto, per altri solo un pò.
    Cosi la diaspora del neo deputato dipietrista Ossorio si è dimostrata positiva per i suoi conti, ora cosa farà? non potrà entrare nel partito democratico perchè di pietro essendo iscritto all'eldr forse non entrerà, e sarà sempre un dipietrista non convinto mentre i suoi seguaci cercheranno spazi vari.
    La situazione per gli ex repubblicani e per i repubblicani sarà molto difficile da risolvere dovranno incontrarsi, speriamo presto.
    Non credo che un alleanza con i socialisti e i pannellisti sia praticabile, anche perchè Pannella spariglia le carte ad ogni piè sospinto e la laicità anticonfessionale praticata da Boselli sembra qualcosa di stantio e di sorpassato, se non avesse buoni appoggi, con solo le sue idee retrive non passerebbe mai in Rai.
    Certo lo spazio che si apre è ampio e variegato, Casini da buon democristiano cerca di prendersi qualcosa dallo sfaldamento della margherita o da frange di fi quando si unirà con An ( dopo che tale partito sarà iscritto al PPE)
    Addirittura la swg amica di repubblica indica nella sua indagine una capienza di voti al centro politico pari al 25 %.
    la swg come al solito non dice però come ha formulato le domande quindi non sappiamo se quel 25 % si riferisce ai potenziali elettori moderati, senza fare indagini demoscopiche sappiamo che l'udc, il pri ,il nuovo psi, lo sdi ,la margherita , e i ds nonche parte di an , hanno elettori moderati, quindi potenziali elettori di quell'area di centro , quindi si fa presto ad arrivare ad un 25%, l'indagine non dice però che è stata confezionata dal swg per conto di repubblica per aiutare Casini nel suo strappo con la cdl, un "aiutino " prego, sembra dire Casini.
    Vogliamo scommettere che per le prossime amministrative i ds già invitano gli udc ad incontri in vista di presentare liste comuni, come la penseranno i margheritini che vedranno dimuire i loro posti nelle amministrazioni? metteranno i veti come fanno di solito?
    Ma adesso pensiamo a noi e continuiamo su questa strada.
    Mi scuso del ritardo nella risposta.
    Ciao.

  9. #709
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dove va il PRI. ''Terza Via'' o....

    Venerdì 1 dicembre ho partecipato a Forlì al convegno promosso da Res Publica animato ed introdotto da Widmer Valbonesi. Titolo: "Mazzinesimo, Repubblicanesimo, Liberalismo". Importanti i relatori: Massimo Scioscioli, Enrico Cisnetto, Luca Ostellino, Gianfranco Pasquino e, per concludere, il segretario del PRI Francesco Nucara.

    Cose già dette, già proposte nel PRI dalla minoranza di Riscossa ma riesaminate con personalità esterne che hanno dato un taglio più ampio all’argomento.
    Widmer Valbonesi ha riproposto con forza la terza via e la strada per una costituente liberaldemocratica di cui i repubblicani dovrebbero essere promotori e fondatori.
    Pasquino è stato franco fino ad essere disarmante: siete sempre stati minoranza, siete minoranza culturale nel paese, potete contribuire a testimoniare l’esistenza di un’altra Italia ma non fatevi illusioni e soprattutto non sperate di vivere fuori dai poli.
    Cisnetto invece ha tratteggiato uno scenario in cui la scuola repubblicana può divenire o meglio ritornare ad essere lievito di idee per una area ora non rappresentata e che in una ELDR italiana potrebbe tornare a contare nel quadro politico.

    E il segretario del PRI come si è espresso?
    L’argomento dell’evoluzione rispetto all’attuale quadro politico è stato accuratamente evitato, generici richiami ad un impegno nel PRI di chi ora è fuori eppure si richiama all’esperienza repubblicana del passato recente e poco altro.

    Ero a Forlì anche per cercare di capire dove sta andando il PRI. Francamente devo dire di avere avuto conferma delle notizie di sbandamento che arrivano un po’ da tutta l’Italia.
    Il PRI è in grave difficoltà per il conflitto fra ex presidente e segretario e anche questo aggrava la mancanza ormai cronica di ogni disegno strategico. La partecipazione alla CDL è messa in discussione ma non è messo in discussione il rapporto con Berlusconi. Il PRI non partecipa alla manifestazione di Piazza S. Giovanni del 2 dicembre ma non denuncia l’alleanza; ha partecipato al tavolo dei volonterosi ma non sono mai cessate battute velenose nei confronti di esponenti del centrosinistra riformista.
    Ed il segretario vuole andare a congresso, per dire e fare cosa?
    Per galleggiare in un quadro politico in fermento senza fare scelte che possano pregiudicare ruoli e posizioni?
    L’attuale segretario nazionale ha detto in giugno che la dirigenza politica del PRI è consunta. Singolare affermazione da parte di un segretario che poi non trae conclusioni conseguenti. Ma come non veder che oltre alla dirigenza non all’altezza sono le posizioni politiche assunte che hanno consunto ruolo e visibilità del PRI, ancor di più dopo il cambio di maggioranza nel Paese.
    La CDL è finita, Casini non ha nessuna intenzione di mangiare i vitelli grassi di Berlusconi. La Lega non accetterà mai di entrare nel partito unico della destra, mai accetterà l’ipotesi bipartitica ed è disposta a trattare con la sinistra sul federalismo.

    Ed il PRI cosa vuole? Entrare nel partito unico di Berlusconi e Fini?
    A sinistra il partito democratico viene mandato a scadenze sempre più lontane. La sinistra radicale non accetterà la logica bipartitica che è alla base del Partito democratico.
    Quale lo scenario non improbabile allora se non una multipolarizzazione del quadro politico che vedrà premiate le forze, che sapranno creare lo spazio prima culturale e poi politico per identità reali e percepite come mancanti ora, ma necessarie per il paese.
    Vera minaccia a questo quadro auspicabile è il referendum sulla legge elettorale che potrebbe addirittura vedere Prodi e Berlusconi uniti nel loro tentativo di creare di fatto partiti unici nei due poli. Ma qui la battaglia si può condurre in ampia compagine e l’esito non è affatto scontato.
    Un quadro multipolare quindi è l’obbiettivo a cui dovrebbero lavorare i repubblicani per sperare in un futuro recupero di ruolo.
    Quindi più aree possibili con un sistema elettorale alla tedesca in luogo di un bipolarismo sgangherato. Ma una è l’ipotesi più realistica per la nostra scuola: la creazione di una alleanza liberaldemocratica italiana con riferimento europeo l’ELDR.
    Il PRI ha una sola possibilità per essere un credibile partecipe e magari protagonista di questo processo: abbandonare subito l’alleanza di centro destra. Fin dal prossimo congresso che allora avrebbe un significato reale.
    Altre posizioni pavide e dilatorie possono solo contribuire all’aumento di quella coltre di oblio che il paese ha ora riservato ai repubblicani tutti, dentro e fuori dal PRI.

    Sergio Savoldi

    tratto da http://www.riscossarepubblicana.it/index.php

  10. #710
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito all'amico savoldi direi

    che si può discutere di tutto, ma non vedo le battute velenose da parte nostra alla sinistra riformista visto gli ottimi rapporti con capezzone e nicola rossi.

 

 
Pagina 71 di 94 PrimaPrima ... 216170717281 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. la Romagna toscana dovrebbe essere annessa all'Emilia-Romagna?
    Di dedelind nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 28-09-11, 19:37
  2. ** Repubblicani in EMILIA e nella ROMAGNA (2)
    Di nuvolarossa nel forum Repubblicani
    Risposte: 885
    Ultimo Messaggio: 27-01-09, 12:59
  3. Repubblicani in Emilia e Romagna
    Di nuvolarossa nel forum Emilia-Romagna
    Risposte: 113
    Ultimo Messaggio: 06-09-08, 18:04
  4. Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 22-02-08, 21:30
  5. Emilia-Romagna
    Di Giò nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 29
    Ultimo Messaggio: 09-02-05, 19:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito