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  1. #131
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 16 luglio 2002

    Repubblicani scomunicati

    Achille Alberani e Federico Foschi, esponenti di spicco del Pri ravennate, rischiano di essere messi fuori dal partito. L'accusa a loro carico, che viene mossa dalla segreteria nazionale dell'Edera, è di «aver organizzato con metodi e finalità subdole per gli iscritti repubblicani, la riunione di un movimento scissionista ed averne presieduto e introdotto i lavori». Alberani e Foschi, membri della direzione provinciale dell'Edera, avrebbero promosso nei giorni scorsi una riunione dei 'Repubblicani Europei' a San Pancrazio, nei locali del circolo Endas. Il movimento era già stato dichiarato 'fuorilegge' dagli organismi nazionali del Pri un anno fa quando decise di presentarsi alle elezioni con un proprio simbolo. La riunione 'carbonara' di San Pancrazio ha provocato l'immediata reazione dei vertici romani del Pri: in una lettera indirizzata agli organismi locali si chiede di promuovere «con la massima urgenza» iniziative disciplinari a carico di Alberani e Foschi. «L'episodio di San Pancrazio non è bello — commenta Giancarlo Cimatti, neosegretario comunale dell'Edera — soprattutto in un momento in cui il Pri torna a fare politica e cerca di dare spazio a tutte le sue 'anime'. Ma io consiglio prudenza nei giudizi sulle persone e tolleranza. Prima di qualunque decisione bisogna accertare comportamenti e intenzioni».

  2. #132
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    Predefinito dal RESTO DEL CARLINO 17 luglio 2002

    Pri, la festa
    del tesseramento

    RAVENNA

    Nella sezione 'Fratelli Bandiera' del Pri a San Pietro in Campiano si è svolta la festa del tesseramento per il 2002. Accanto al segretario Bruno De Modena erano presenti i massimi esponenti del partito repubblicano ravennate.
    Anna Finocchiaro

  3. #133
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 18 luglio 2002

    Un 'Caffettone' per finanziare l' Edera


    CESENA

    Altro che aumento del finanziamento ai partiti: per far quadrare i conti basta un digestivo al caffè. A Cesena, cuore della Romagna repubblicana, il Pri ha risolto brillantemente il problema dei bilanci. Nel circolo dell'Edera di Sant'Andrea in Bagnolo hanno brevettato qualche anno fa la ricetta di un liquore ormai famoso: 'e cafìton' (il caffettone). Si tratta di un cocktail a base di caffè ed infusi di erbe varie (nella foto) servito fumante, in caraffe di vetro, e bevuto nei bicchieri da vino da osteria, al prezzo di un euro e 50 centesimi. A Cesena è diventato ormai una moda, un prodotto trendy, quasi un rito delle serate invernali ed estive. Grazie al cafiton il Pri ha costruito un'invidiabile solidità economica: il circolo di Sant'Andrea in Bagnolo è tra i più floridi della città, si permette un ricco programma di attività ricreative, finanzia una squadra di calcio (manco a dirlo si chiama cafìton) e garantisce un sostanzioso contributo alle casse dell'Edera cittadina.
    Come tutte le cose preziose, anche la ricetta del 'caffettone' viene custodita gelosamente. Il suo contenuto è un tema ricorrente di conversazione in molte cene: il vice-sindaco repubblicano Mario Guidazzi assicura che tra gli ingredienti c'è l'erba luisa, ma si ferma lì. Il capogruppo Africo Morellini si vanta di conoscerli tutti, ma ne custodisce i nomi come un segreto di stato. Silenzio impenetrabile anche sulle generalità dei due anziani cesenati che preparano la base del liquore. Si sa che a casa loro ci va il segretario politico dell'Edera di Sant'Andrea in Bagnolo, Gabriele Bacchi, e che torna al circolo con i bottiglioni pieni. A quel punto il liquore viene completato dai baristi che aggiungono soltanto caffè, zucchero, una scorza di limone e un goccetto di Archibus per correggere il tutto.
    «Il caffettone — spiega Gabriele Bacchi — è stato inventato nell'immediato dopoguerra, nel nostro circolo, da un barman che aveva lavorato in Scozia. Lo preparò per un avventore debilitato dall'influenza, che subito si sentì meglio».
    La bevanda calda è diventato il digestivo simbolo dei repubblicani che ne fanno grande uso nella Festa della Repubblica del 9 febbraio: si cena con il fiocco al collo ed i lumini accesi alla finestra. E, dopo aver mangiato sino a scoppiare, il caffettone scorre a fiumi.'L'oro nero' del Pri ha trovato imitatori in tutta la Romagna e persino a Bologna. Ma nessuno riesce a riprodurre i sapori inconfondibili dell'antica ricetta. A Sant'Andrea in Bagnolo hanno anche pensato di commercializzarlo in bottiglia ma hanno abbandonato l'idea: se non è consumato appena fatto, perde il suo inconfondibile aroma. Il caffettone, in politica,è anche una sorta di 'calumet della pace'. L'altra sera è stata interrotta in gran fretta una tesissima seduta del consiglio comunale di Cesena sul Prg: maggioranza e opposizione sono scappate a gustare insieme il digestivo alla festa del Pri di Sant'Andrea in Bagnolo. E oggi, per gli 85 anni di Oddo Biasini, il presidente del Pri Giorgio La Malfa è stato invitato proprio a Sant'Andrea in Bagnolo: non torna più in Romagna dai tempi della svolta con il centrodestra. Lui non ha detto sì, ma neppure no: è difficile rinunciare al caffettone.

    di Stefano Muccioli

  4. #134
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 19 luglio 2002

    La Malfa, 'schiaffo'
    all'Edera locale

    Il presidente del Pri, Giorgio La Malfa, è arrivato ieri a Cesenatico per festeggiare gli 85 anni di Oddo Biasini, a cui ha regalato un libro. Il leader dell'Edera ha invece rifiutato l'invito del Pri locale alla festa del partito.

  5. #135
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    Mi viene da dire a mo' di battuta: ma che lo invitano a fare...

  6. #136
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    Riportiamo la mozione dell'ultimo congresso emiliano-romagnolo che ha ottenuto la maggioranza dei voti congressuali.i........tratta dal sito web.....:
    http://digilander.libero.it/maxico/r...orlivesi3.html

    MOZIONE MAGGIORITARIA
    22° CONGRESSO REGIONALE EMILIA ROMAGNA
    8-9 GIUGNO 2002 - CESENA

    I Repubblicani dell'Emilia Romagna, richiamate le tesi contenute nella mozione finale del 21° Congresso Regionale del PRI dell'Emilia Romagna e nella mozione di minoranza del 42° Congresso Nazionale di Bari; CONFERMANO la necessità di:
    - operare per il superamento dell'attuale configurazione dei poli, caratterizzati da una profonda carenza culturale e dall'assenza di capacità di analisi dei problemi del Paese, attraverso un'azione politica e programmatica che punti alla aggregazione di quanti, eredi della Repubblica Romana, della tradizione risorgimentale, del socialismo liberale, dell'azionismo, del liberalismo democratico ed, in generale, della tradizione riformatrice di ispirazione laica e democratica, appaiono oggi disseminati nei due poli e non in grado di svolgere un'efficace azione di garanzia e di modernizzazione della società italiana che deve sapersi rinnovare per affrontare positivamente i processi di integrazione europea e di globalizzazione economica; il modello che proponiamo fa espresso riferimento all'esperienza Liberal Democratica Europea, cui aderì Ugo La Malfa fin dall'origine, distinta ed autonoma da quella Conservatrice-Popolare e da quella Socialista;
    - avviare una decisa azione politica che riproponga il superamento del sistema elettorale maggioritario e l'adozione di un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale, sul modello elettorale delle Regioni o dei Comuni e della Province;
    - individuare precisi contenuti, peculiari della politica repubblicana, da approfondire, facendone oggetto di iniziativa politica, con particolare riferimento a:

    1. una difesa radicale dello Stato laico;

    2. una nuova frontiera dei diritti civili;

    3. il perseguimento di un sistema economico di mercato governato da regole severe per la competizione, da più penetranti misure anti-trust, orientato ad uno sviluppo sostenibile, con una migliore qualità della vita e capace di coniugare le esigenze del mercato con quelle della sicurezza sociale, del riequilibrio territoriale e della giustizia sociale;

    4. la creazione di un sistema istituzionale equilibrato ed adeguato alla realtà sociale e perciò essenziale, trasparente ed efficiente, che riconfermi i valori della nostra Carta Costituzionale;
    - la rimozione di tutti i personalismi che hanno, fino ad ora, assorbito energie in sterili discussioni all'interno del Partito e che potranno invece essere utilizzate per ridare corpo ad una nuova intensa attività politica, sostenuta da forti valori morali, volta a ridare dignità politica alle idee laiche e repubblicane, con un gruppo dirigente aperto al rinnovamento, che operi esclusivamente nell'interesse generale del Paese;
    - il perseguimento di un processo aggregativo, con una attenzione privilegiata a tutti coloro che sentono il bisogno di una forte e qualificata presenza politica ispirata ai principi del Repubblicanesimo;
    - l'apertura di una fase di attenzione privilegiata verso tutti coloro che sono, e sono sempre stati, saldamente ancorati ai principi e ai valori del repubblicanesimo, favorendo una ricomposizione della diaspora che ha portato molti ad uscire dal P.R.I. perchè in contrasto con l'attuale dirigenza del Partito nazionale;
    - la costruzione di relazioni privilegiate con i partiti ed i movimenti che aderiscono al Partito Liberal Democratico Europeo;
    - il coinvolgimento e la rappresentanza della società nelle sue varie articolazioni, ristabilendo i canali di comunicazione e di confronto con il sindacato, la cooperazione, l'associazionismo di impresa e le organizzazioni del tempo libero in particolare con quelle di ispirazione laica e repubblicana.

    I Repubblicani dell'Emilia Romagna, sul piano delle valutazioni dell'attuale quadro politico, RIBADISCONO la loro contrarietà alla collocazione del PRI all'interno dell'alleanza di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.
    Molto gravi e negativi sono stati i provvedimenti assunti in Parlamento, su impulso del Governo, in materia di sostanziale depenalizzazione del reato di falso in bilancio, in materia di riforma delle società cooperative, in materia di rogatorie internazionali; è, tuttavia, in materia di giustizia e di rapporto con l'Unione Europea che il giudizio critico dei Repubblicani è più pesante; è assolutamente negativo il clima di scontro che il Governo alimenta nel Paese sul piano sia istituzionale sia sociale.

  7. #137
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 26 luglio 2002

    I 'laici' di FI: «Vogliono cacciarci»

    RAVENNA

    «Avverto il desiderio dell'attuale leadership provinciale di mettere alla porta l'ala mazziniana che io, Cortesi Siboni, Cesare Sama e altri rappresentiamo. Ma noi non abbiamo intenzione di dimetterci e siamo certi che i vertici nazionali di Forza Italia non asseconderanno questo progetto». Mario Maldini, consigliere provinciale di Forza Italia, è un torrente in piena. Rivendica la sua appartenenza e la sua lealtà agli 'azzurri', ma lo spirito battagliero e libertario da 'vecchio repubblicano' gli impedisce di ricorrere alle metafore quando parla della resa dei conti in atto in Forza Italia. «Questi — continua Maldini, riferendosi al coordinatore provinciale Gianguido Bazzoni ed ai suoi fedelissimi — non hanno altre armi se non quella di minacciare di madarci via. Ma non ci riusciranno». Una resa dei conti che potrebbe prendere forma martedì a Riolo Terme quando si riunirà il comitato provinciale degli azzurri per discutere il destino dei 'dissidenti'. Sarà una discussione a termine: la riunione inizierà alle 18.30 e dovrà concludersi, così ha deciso la giunta provinciale, entro le 21. «Non è possibile contingentare i tempi di una discussione così delicata», protestano Cesare Sama e lo stesso Maldini.
    Ma cosa c'è alla radice del malessere esploso in questi giorni, e affidato dalla corrente degli ex repubblicani alle colonne dei giornali? «Denunciare pubblicamente il nostro disagio — spiega Sama, consigliere comunale a Ravenna — è diventata una dolorosa necessità: abbiamo posto problemi, sollecitato riunioni, chiesto iniziative al coordinatore provinciale Bazzoni. Senza mai ricevere risposta. Non ne potevamo più». Le divisioni, a scavare in profondità, hanno una matrice precisa: i rapporti di Forza Italia con l'Edera e le eventuali alleanze con il Pri (oggi schierato con il centrosinistra) in vista delle prossime amministrative. «A Ravenna — dice Sama — c'è una situazione particolarmente favorevole, visto che qui il Pri è sempre più allineato sulle nostre posizioni. Se gestiamo bene questa situazione — aggiunge — potremmo creare le condizioni per battere il centrosinistra alle elezioni fra quattro anni». La strategia di attrarre pian piano apparato ed elettori del Pri nella sfera di influenza di Forza Italia è portata avanti unicamente dalla corrente 'mazziniana' degli azzurri. «Invece dovrebbe essere compito del coordinatore provinciale — dice ancora Sama — però Bazzoni ha dimostrato di non essere all'altezza di gestire trattative così complesse e difficili». Di qui la crescenti tensioni che hanno portato alcuni consiglieri 'azzurri' presenti in vari organismi elettivi a chiedere il commissariamento dei vertici ravennati e ad aprire la fase del 'regolamento dei conti'. «Abbiamo due coordinatori fantasma — rincara la dose Andrea Serri, capogruppo di Forza Italia nella Circoscrizione del Mare — e una soluzione rapida dei problemi potrà esserci solo con le loro dimissioni». Ma solo ventiquattr'ore prima la giunta provinciale di Forza Italia, annunciando la riunione di Riolo, aveva confermato «piena fiducia» nei confronti di Gianguido Bazzoni. «La questione è relativamente semplice. Sono convinto — interviene ancora Maldini — che a Ravenna il partito, coordinandosi con i livelli nazionali, debba lavorare sodo da qui al 2006 perché il Pri assuma la leadeship della Casa delle libertà e puntare assieme ai repubblicani a vincere le elezioni. Altrimenti qui non vinceremo mai, saremo gli eterni secondi, e scaricheremo le tensioni al nostro interno. Il disegno però è ostacolato dall'attuale nostra leadership. Perché?». La tesi sostenuta da Sama e dal capogruppo degli azzurri a Palazzo Merlato, Stefano Cortesi Siboni, anche lui in odor di scomunica, sta nell'«inadeguatezza» dei vertici. Maldini si dà una risposta più maliziosa. «E' come se fossiamo alla vigilia di un aumento del capitale in una società per azioni — dice il capogruppo in Provincia — che porta facce nuove e una diversa distribuzione dei poteri nel consiglio di amministrazione. Bene, oggi in Forza Italia c'è chi resiste perché teme di dover cedere quote di spazio e di potere ai nuovi alleati. Noi abbiamo una visione più laica, più democratica. E riteniamo che l'alleanza con il Pri sia l'unico sistema per avere un sindaco della Casa delle libertà».
    di Marcello Petronelli

  8. #138
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    Predefinito da IL RESTO DEL CARLINO 26 luglio 2002

    Il Pri invita la Margherita
    a costruire un terzo polo

    RAVENNA

    Un confronto su temi nazionali e locali, per rafforzare il rapporto democratico fra le istituzioni e i cittadini. Ma anche la creazione di un coordinamento dei partiti che sostengono la maggioranza locale: l'unione comunale del Partito repubblicano propone alla Margherita, in una lettera aperta, di discutere sulla sostanza della politica che coinvolge le forze del centrosinistra. In definitiva, l'invito del Pri punta a mettere sul tavolo alcuni temi di interesse locale, quali politiche per lo sviluppo, la qualità e il costo dei servizi pubblici, la sicurezza. Ma intende discutere anche sul bipolarismo all'italianae e sugli effetti che produce la sua politica, così come sul funzionamento o meno delle istituzioni dopo che sono stati assegnati più poteri ai sindaci. L'Edera ha già alcune risposte su alcuni dei temi citati: soprattutto punta il dito contro il bipolarismo disomogeneo che è stato prodotto dal sistema maggioritario, e sulla necessità di superare l'attuale divisione in due poli. La cornice entro la quale si dovrebbe articolare il confronto è quella dei contrasti esistenti, a tutt'oggi, fra i partiti del centrosinistra, a cominciare da quale sia il modello di società da proporre ai cittadini.

  9. #139
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    'In Forza Italia c'è chi rema contro'

    RAVENNA

    In Forza Italia c'è una forte spinta che parte dal basso e che chiede l'adozione di una linea politica capace di unificare le «varie visioni» presenti nel partito, di puntare alla vittoria nelle amministrative. Se ne fa interprete Piergiorgio Vasi, capogruppo degli azzurri nella circoscrizione di Castiglione di Ravenna, che sta facendo da mediatore tra la 'corrente' più fedele al coordinatore provinciale Gianguido Bazzoni e i 'dissidenti' di formazione repubblicana. Vasi richiama i colleghi a smorzare i toni della polemica feroce di questi giorni e ad impegnarsi per affrontare «preparati e coesi» i futuri appuntamenti elettorali. «Questa voglia di discutere, di confrontarsi — spiega Vasi — è emersa con chiarezza pochi giorni fa, quando a una riunione praticamente 'autoconvocata' si sono presentati quattro consiglieri comunali, quattro provinciali e oltre una ventina di consiglieri di circoscrizione di Forza Italia». Quello che era un 'tam tam' appena sussurrato è diventato un movimento robusto che vuole farsi ascoltare da chi coordina il partito a livello provinciale. «Il disagio, soprattutto tra chi rappresenta il partito nelle istituzioni, c'è: alcuni 'azzurri' — riferisce Vasi — sostengono che le cose vanno bene così. Altri si sentono autorizzati a dire 'Forza Italia sono io'. Non siamo d'accordo. Sono convinto che si debba andare ad un allargamento della Casa delle libertà: penso evidentemente ad un coinvolgimento dei repubblicani, oggi schierati con il centro sinistra. Il dialogo con le forze laiche più vicine alle posizioni di centro va aperto ora — aggiunge il consigliere di Castiglione — e non è possibile che il dibattito in Forza Italia debba invece concludersi in richieste di commissariamento da una parte e di espulsione dall'altra. Se si continuerà a dare spazio a chi, credendo che Ravenna sia inespugnabile, cerca il proprio tornaconto nelle trattative con la maggioranza e non pensa a un progetto più grande, questa città resterà nell'impossibilità di esprimere un futuro diverso e migliore».
    -----------------
    tratto da IL RESTO DEL CARLINO 28 luglio 2002

  10. #140
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    Predefinito da IL RESTO DEL CARLINO 30 luglio 2002

    Poderi, Pri boccia Mercatali

    RAVENNA

    I repubblicani si smarcano dalla giunta sulla vendita dei terreni agricoli comunali. La delibera va ai voti nel consiglio comunale di oggi e mentre il centrodestra ammonisce a non prendere decisioni che potrebbero rivelarsi irregolari, l'Edera fa sapere che non aderirà all'appello del sindaco di sottoscrivere la cessione dei poderi con trattativa privata agli attuali affittuari. La bocciatura ufficiale viene per bocca del segretario comunale del Pri, Giancarlo Cimatti. «Il nostro 'no' — sintetizza Cimatti — è motivato essenzialmente dalla determinazione del valore dei terreni che, a nostro avviso, diviene indiscutibile esclusivamente ricorrendo alla vendita con asta pubblica». L'orientamento critico del Pri non mette però a rischio l'approvazione della delibera. Infatti è rientrato l'atteggiamento ostile manifestato dall'altro grande alleato dei Ds, la Margherita. «Avevamo necessità — spiega il capogruppo Aldo Fabiani — di accertare la legittimità della procedura della vendita diretta, indicata dal sindaco. Le commissioni di esperti a cui la giunta si è rivolta hanno dato il 'disco verde' per cui a questo punto la Margherita non ha più obiezioni a percorrere questa strada». Una strada che dovrebbe portare nelle casse del Comune di Ravenna un controvalore di circa 7 milioni di euro (fra i 14 e i 15 miliardi di lire), mentre il ricorso all'asta pubblica, secondo i repubblicani, avrebbe permesso con ogni probabilità di incamerare almeno 1 milione di euro in più. Nell'anticipare l'atteggiamento che il gruppo repubblicano avrà oggi in consiglio comunale, Giancarlo Cimatti tiene a precisare che la bocciatura della trattativa privata non deve suonare punitiva nei confronti del sistema delle cooperative, titolare di gran parte dei contratti di affitto dei 450 ettari in vendita. «La nostra linea — aggiunge il segretario dell'Edera — rispecchia esclusivamente i nostri principi di gestione della cosa pubblica. Il movimento cooperativo resta uno dei pilastri portanti dell'economia locale e nei suoi confronti il Pri mantiene intatta attenzione e impegno per la crescita sempre più imprenditoriale di questa componente economica e sociale di grande valore».

 

 
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