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  1. #231
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    Predefinito IL RESTO DEL CARLINO 5 dicembre 2002

    I comunisti italiani: «Basta coi veti del Pri»

    CESENA - «Il Pri di Cesena continua a porre un veto aprioristico per la futura amministrazione della città a Rifondazione Comunista e ai Verdi — scrivono i Comunisti italiani in una nota — e siamo costretti a ribadire ancora una volta che, mentre a livello nazionale il centrosinistra cerca di estendere l'alleanza a Verdi, Italia dei Valori e Rifondazione, questo veto appare sempre più anacronistico ed incomprensibile».
    «A noi — continuano i comunisti italiani — sembra invece urgente avviare un confronto con tutte le forze democratiche sui programmi e le esigenze della nostra comunità».

  2. #232
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    Predefinito IL RESTO DEL CARLINO 12 dicembre 22002


    ----------------------------------------------------------------
    Il Pri boccia la Romagna

    «Il Pri è contrario alla Regione Romagna.


    CESENA - Non ha senso sostenere costi elevatissimi per creare il nuovo apparato. E con quali benefici, poi? Quanto all'identità romagnola, certo che esiste, ma non la decidono i confini». E' il succo della posizione dei repubblicani cesenati, espressa dal capogruppo consiliare Africo Morellini, e che verrà messa in luce nel convegno promosso questa sera alle 21 all'hotel Casali dal gruppo consiliare.
    Tema in analisi: «Sistema Romagna e regionalismo europeo: la posizione del Pri».
    Interverranno Piero Gallina, Mario Guidazzi, Renato Lelli e rappresentanti del mondo imprenditoriale come Piero Manuzzi, Andrea Suzzi Barberini, Leonardo Belli, Giampiero Fabbri.

  3. #233
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    Predefinito GAZZETTA DI PARMA 15 dicembre 2002

    Nuove polemiche sulla nomina di Pellegri: ora i Ds hanno quattro assessori
    Giunta, l'ira dei repubblicani

    «E' grottesco che il sindaco ci abbia chiesto di indicare un nome per sostituire la Toross e poi accetti la tesi di chi non vuole affidare incarichi a persone esterne al Consiglio»

    TRAVERSETOLO (Parma) - Ha sollevato nuove contestazioni la scelta effettuata dal sindaco di nominare Giacomo Pellegri nuovo assessore in sostituzione di Annalisa Toross, morta improvvisamente qualche tempo fa.
    In particolare, il gruppo laico-repubblicano di Traversetolo, del quale la Toross faceva parte, ha diffuso un documento per esprimere una «posizione fortemente critica» sulla reintegrazione della giunta comunale.

    «Annalisa - esordisce il testo - era sul piano politico rappresentanza ed espressione del nostro gruppo, che da quindici anni partecipa fattivamente all'attività amministrativa del Comune, e che, per il ruolo di rappresentanza e per il livello di impegno delle persone espresse, è stato componente politica sostanziale della coalizione dell'Ulivo fin dalla sua costituzione a Traversetolo. Dopo la scomparsa di Annalisa _ spiegano i repubblicani _, in risposta all'invito del sindaco di dare una nostra indicazione sulla nomina del nuovo assessore, agli inizi di settembre abbiamo formalizzato una candidatura rispondente a nostro giudizio a criteri di qualità, passione, competenza, proponendo una persona fortemente coinvolta nell'attività scolastica e culturale, e soprattutto in piena continuità rispetto ai valori e alle concezioni cui era ispirato il lavoro avviato, aspetto che avevamo da subito chiaramente indicato come prioritario nella nostra valutazione».

    Doveva essere una sostituzione «tranquilla», ma così non è stato. Il 3 ottobre i Democratici di sinistra, con un volantino e dichiarazioni del vicesindaco Mari, avevano rivendicato la necessità di tenere fede all'impegno nei confronti degli elettori di nominare solamente assessori interni al consiglio comunale.

    «In questo modo _ lamentano i repubblicani _ hanno escluso di fatto la valutazione della nostra proposta. Infatti alle ultime elezioni il nostro gruppo aveva presentato l'unica candidatura di Annalisa Toross perché, credendo fortemente nelle sue qualità, avevamo concentrato su di lei, allora sconosciuta nell'ambito politico, la nostra campagna elettorale».

    Dopo la morte dell'assessore, i repubblicani sono così venuti a perdere la loro unica rappresentante eletta.

    «Non abbiamo mai avuto la pretesa che la nostra indicazione alla successione nell'assessorato dovesse essere obbligatoriamente accettata _ sottolinea il partito che appoggia l'Ulivo _ ma riteniamo che la credibilità dei nostri precedenti desse alla proposta la legittimità di essere presa in considerazione. Appare grottesca la richiesta al nostro gruppo di esprimere una propria candidatura ponendo poi un vincolo che di fatto la rende impraticabile, a prescindere da qualunque valutazione di merito».

    Le rivendicazioni dei repubblicani
    non sono state soddisfatte dalle dichiarazioni del sindaco Alberto Pazzoni, che aveva criticato il volantino dei Ds. «La conclusione _ affermano è stata la nomina alla fine di novembre del consigliere dei Ds Pellegri ad assessore alla Cultura, scorporando la Scuola la cui delega il sindaco per ora non ha assegnato».

    Il gruppo lamenta inoltre un mancato confronto nonostante la loro esplicita richiesta, all'interno della maggioranza. «Pur non volendo discutere tale scelta sul piano personale (e anzi all'amico Giacomo Pellegri diamo atto di una particolare sensibilità nei nostri confronti), questa assurda suddivisione dimostra che la soluzione non convince nemmeno coloro che l'hanno avallata. E' infatti evidente che scuola e cultura sono settori strettamente collegati e sinergici, e costituisce un grave elemento di debolezza la mancanza di una competenza specifica e di un impegno a tempo pieno in un ambito tanto importante e in continua evoluzione come quello della scuola».

    Il gruppo si esprime anche sull'equilibrio di forze che si è creato in consiglio: «Mentre l'eccezionalità e la drammaticità dell'accaduto avrebbero certamente giustificato almeno la possibilità di valutare anche una candidatura esterna al consiglio (cosa prevista nello statuto del nostro Comune), la pretesa dei Ds di avere il quarto assessore (su quattro consiglieri eletti al momento delle votazioni) ha portato ad una soluzione che a nostro avviso penalizza l'attività e l'efficienza dell'amministrazione.

    Purtroppo anche il sindaco ha accettato questa logica, anziché utilizzare le sue prerogative per richiedere un apporto costruttivo che portasse a una soluzione condivisibile, mentre la Margherita (Popolari), cui pure avevamo chiesto di esprimersi, non ha preso al riguardo alcuna posizione (e speriamo che ciò non sia finalizzato a ipotesi spartitorie sulla delega alla scuola). Tutto questo ha creato un clima nei rapporti all'interno della maggioranza che riteniamo non sarà utile a nessuno.

  4. #234
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    Predefinito RESTO DEL CARLINO 17 dicembre 2002


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    Il «Dismano» secondo il Pri

    CESENA -
    «Un quartiere che cresce».

    E' il tema della pubblica assemblea che si tiene questa sera al circolo «Cafiton» di Sant'Andrea in Bagnolo nella circoscrizione Dismano. Promotore dell'iniziativa il partito repubblicano del quartiere Dismano.
    Saranno presenti il vicesindaco Mario Guidazzi e l'intero consiglio del quartiere. Dopo l'incontro che toccherà i problemi, le lamentele e le richieste dei cittadini della circoscrizione, seguirà un buffet.

  5. #235
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    Predefinito RESTO DEL CARLINO 18 dicembre 2002


    -------------------------------------------------------------------------------
    Pri: è un rischio lo 'spezzatino'

    «L'ipotesi di cessione degli elastomeri rischia di frammentare un sito, come quello di Ravenna, ben integrato fra produzione e servizi, considerato all'avanguardia per sicurezza e compatibilità ambientale». Così la direzione comunale del Pri manifesta la sua preocupazione per la vendita a pezzi di aree dello stabilimento decisa da Polimeri Europa.

  6. #236
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    Predefinito CORRIERE DI ROMAGNA 18 dicembre 2002

    -----------------------------------------------------------------------------
    Il Pri di Bertinoro sulla vendita della mensa interaziendale

    L'intervento di Giuseppe Ballani repubblicano della lista "Bertinoro Cambia"

    BERTINORO - "Vogliamo che la mensa interaziendale di Santa Maria Nuova abbia un futuro più lungo di 10 anni". "Bertinoro Cambia", una delle liste che sono all'opposizione in Consiglio comunale, vuole certezze sul futuro della struttura che prepara i pasti per molti dei lavoratori occupati nell'area industriale più sviluppata di tutto il territorio comunale. L'Amministrazione, guidata dal sindaco Ariana Bocchini, ha infatti deciso di vendere la mensa interaziendale per ripianare i vecchi debiti contratti dal Municipio e per realizzarne dei nuovi, a tassi di interesse più bassi, per rilanciare alcuni progetti che saranno realizzati nei prossimi mesi. I privati che hanno acquistato l'area hanno sottoscritto un impegno a far funzionare la mensa per i prossimi dieci anni, poi la struttura che ospita questo servizio potrà essere utilizzata per altre attività."Siamo d'accordo - afferma Giuseppe Ballani, rappresentante del Partito repubblicano nella lista ‘Bertinoro Cambia' - che vendere la mensa interaziendale possa essere una soluzione per trovare le risorse necessarie a rilanciare gli investimenti comunali e per cancellare vecchi debiti. Non possiamo però accettare che il servizio ai lavoratori, assicurato da questa struttura, rischi di non avere futuro". "Bertinoro Cambia" avrebbe voluto che l'amministrazione comunale facesse firmare alla Sapro, la società che ha acquistato la mensa e i terreni circostanti, una lettera d'intenti in cui il privato si impegna a trovare una sistemazione, anche diversa dall'attuale, affinché il servizio di ristorazione per i lavoratori bertinoresi sia assicurato anche oltre la scadenza dei dieci anni. "Purtroppo - continua Ballani - la maggioranza dei consiglieri non ha accolto la proposta, volta a dare un futuro certo al servizio di ristorazione pubblico. Neanche Rifondazione comunista ha pensato di occuparsi del futuro di un servizio che è importante per tanti operai. Non lo crediamo giusto, anche perché l'area artigianale in cui si trova la mensa interaziendale è destinata ad avere un grande sviluppo nei prossimi anni, con aumento di occupati. Aspettiamo quindi che l'Amministrazione si occupi di questo problema, anche perché dieci anni passano abbastanza in fretta".

    "Il Corriere di Romagna"

  7. #237
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    Predefinito PRI e Romagna

    Credo inopportuna la presa di posizione del PRI cesenate sulla questione Regione Romagna.

    Come tante altre volte non è possibile che il PRI sbagli i tempi e i modi d’intervento.
    Per due ragioni:

    1) mettersi contro la Romagna Regione è comunque impopolare e, date le poco rosee prospettive di popolarità e visibilità repubblicane attuali, andare a toccare anche il sentimento popolare non è di certo produttivo;
    2) le motivazioni per una contrarietà devono essere politiche, non storiografiche e non economico-statistiche.

    Perché politiche.

    Perché il PRI deve essere presente nel dibattito Regione si o no, ma con sue proposte che, progettualmente, sappiano essere concrete e contraddistinguerlo dalla faciloneria della altre parti. Non si può controbattere al “sogno” dei romagnoli con la dottrina intellettualistica dei numeri.

    Ideologicamente, c’è poi da dire, il PRI deve essere favorevole alla volontà di determinazione di una identità culturale e politica, per propria tradizione, lasciando agli storici e ai critici della storia il compito di smontare la “cultura popolare inventata”.

    Concettualmente il PRI deve però essere contrario alla Regione Romagna:

    a) proponendo, anche con disegno di legge, un riordino degli enti locali e una razionalizzazione delle loro competenze; in alcuni settori c’è il caos, e si che qui sarebbero utili i numeri, soprattutto quegli degli sprechi;
    b) motivare un secco no alla Regione Romagna se essa può diventare (e lo diventerebbe) un ducato per qualche cicisbeo partitico in attesa di collocazione dignitosa. Il penultimo gradino della piramide dirigenziale di alcuni partiti è ormai un pianerottolo sovraffollato e sottodimensionato. Sono tanti coloro che anelano alla Regione nuova come dispensatrice di scranni, napoleonico stato fantoccio creato solo per dare incariche a qualche membro della famiglia Bonaparte.

    Diversamente diventa una scelta impopolare, se poi anche carente di prospettive e alternative politiche, diventa una presa di posizione sterile e “ammucchiata” su tutte le altre, tanto per esserci.

    Chiudo con Piero Gobetti, con la sua definizione di Repubblicani data il 17 aprile 1923 sulle pagine di Rivoluzione Liberale: “I Repubblicani: generoso sangue romagnolo, con l’avventura per ideale e la spavalderia per motto”.

  8. #238
    Anita
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    Predefinito Re: PRI e Romagna

    Originally posted by strabone

    Chiudo con Piero Gobetti, con la sua definizione di Repubblicani data il 17 aprile 1923 sulle pagine di Rivoluzione Liberale: “I Repubblicani: generoso sangue romagnolo, con l’avventura per ideale e la spavalderia per motto”.
    BELLISSIMA DEFINIZIONE


  9. #239
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    Predefinito RESTO DEL CARLINO 19 dicembre 2002


    ----------------------------------------------------------------------------
    Il Pri: «Non è possibile un'alleanza con il Prc»

    CESENA - «Quello che chiede il senatore Bonavita è esattamente il contrario di quello che vogliamo noi repubblicani».

    Africo Morellini , capogruppo del Pri in consiglio comunale
    , replica immediatamente all'intervista di Bonavita, che sul 'Carlino' ha auspicato un'apertura dell'alleanza di centrosinistra a Rifondazione.
    «Bonavita chiede questo allargamento — spiega Morellini — come una scelta di quadro politico. Lui vuole spostare a sinistra l'asse dell'amministrazione comunale. E noi repubblicani non possiamo essere d'accordo».
    Bonavita fa notare che a Ravenna e a Rimini Pri e Rifondazione governano insieme.

    Perchè non potete farlo anche qui?

    «A Cesena non c'è una difficoltà tale da rendere necessario un cambiamento. E in più siamo convinti sostenitori dell'autonomia: la reclamiamo dai nostri vertici nazionali quando chiediamo di confermare le alleanze con il centrosinistra che funzionano ma la rivendichiamo anche nel rifiutare un'intesa con Rifondazione».

    Da cosa nasce una chiusura così netta nei confronti del Prc?

    «Su tutti i più importanti problemi della città noi e loro ci troviamo su sponde completamente opposte. Basti pensare alle posizioni espresse su Farmacie comunali, Hera e Sapro. Noi siamo per le privatizzazioni, loro farebbero ancora vendere le aspirine al Comune. Per non parlare poi della politica estera».

    Si spieghi meglio.

    «E' vero che non siamo in consiglio comunale per parlare di Medio Oriente. Ma c'è un problema di valori diversi: anche noi siamo per la pace ma non condividiamo certe manifestazioni a senso unico, sempre improntate all'antiamericanismo».

    L'allenza di centrosinistra vi andrebbe ancora bene per il futuro?

    «Con un programma che sia la prosecuzione di quello che abbiamo già sottoscritto noi non abbiamo dei problemi ad andare avanti anche alle prossime amministrative».

    Secondo Bonavita, senza una politica di sinistra è in pericolo la coesione sociale del territorio.

    «Questa la trovo una critica ingiusta perchè sui servizi sociali non abbiamo mai arretrato nonostante le ristrettezze di bilancio. In questo settore si può fare sempre meglio e di più ma nessuno può negare che a Cesena siamo all'avanguardia. Piuttosto mi piacerebbe sapere una cosa».

    Quale?

    «Bonavita parla per sè o anche i Ds la pensano come lui? Si tratta di una posizione personale o di tutto il partito? E la Margherita cosa dice?».

  10. #240
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    Predefinito Romagna regione?

    Da mezzosangue (50% romagnolo - 50% emiliano) trovo corretta la posizione di Cesena contraria ad un frazionamento della nostra regione.
    Insegna qualcosa la divisione dell'Abruzzo dal Molise?
    In un'Europa nella quale le regioni hanno dimensioni ben superiori alle nostre così come sono già oggi, e con compiti delegati sempre superiori, dobbiamo veramente ancora dividerle per soddisfare un manipolo di poltronari che non hanno nessun ritegno a scaricare ulteriori costi sui cittadini?
    E da repubblicani, pensiamo sia utile cavalcare la tigre del facile populismo che sta provocando solo danni o non sia meglio riconquistare quel requisito di serietà che abbiamo smarrito?

    Tex Willer

 

 
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