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  1. #551
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 24 maggio 2005

    Trerè segretario Pri

    Faenza - Dario Trerè, dipendente ospedaliero con due legislature di consigliere comunale alle spalle e in procinto di rientrare a tempi brevi nel massimo consesso faentino, è stato eletto, con voto unanime del consiglio direttivo, segretario comunale del Pri. I dirigenti repubblicani faentini sono giunti alla decisione unanime dopo aver sottolineato i buoni risultati raggiunti da Trerè, con 160 preferenze individuali (primo dei non eletti nelle recenti elezioni amministrative, ndr) il che dovrebbe consentirgli, a breve, di ritornare a far parte del consiglio comunale. Durissima la risposta nel comunicato ufficiale che, per quanto riguarda la situazione politica nazionale, dice testualmente che “per quanto riguarda la situazione politica nazionale si evidenzia la grave scelta dei nostri rappresentanti nazionali di confermare l’alleanza con il centro destra, partecipando anche al governo Berlusconi bis, ritenendo tale scelta antistorica per il nostro partito”.Altrettanto chiara la situazione per quanto riguarda la politica locale dove “non è in discussione l’alleanza con il centro sinistra con cui abbiamo partecipato alla redazione del programma che tuttora condividiamo. Il posto dei repubblicani faentini è l’impegno, nell’interesse dei cittadini, a portare avanti le scelte e le iniziative per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati, ovviamente sino a che vi sarà la fattiva partecipazione e la pari dignità di tutti i partiti della coalizione”.Il documento, firmato dallo stesso neo segretario, Dario Trerè, conclude ribadendo la continuità ad un corretto comportamento nella fedeltà della ideologia repubblicana e nello stile coerente che ha sempre contraddistinto il partito di Giuseppe Mazzini.

    Renato Cavina

  2. #552
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 maggio 2005

    Pri mobilitato per la grazia a Ivan Liggi

    CERVIA - Grande mobilitazione, all’osteria “Paia” di Villa Inferno per la domanda di Grazia ad Ivan Liggi, il poliziotto cesenate coinvolto in uno sfortunato episodio durante l’espletamento del proprio dovere. Organizzato dal Pri di Cervia, si è svolto infatti un incontro al quale hanno partecipato oltre duecento cittadini con l’intervento del padre dell’agente. Era presente anche la madre di Stefano Biondi, il poliziotto cervese - ucciso dai banditi che avevano forzato un posto di blocco - che ora costituisce un “esempio” per il caso-Liggi. Quest’ultimo infatti dovrà scontare nove anni e cinque mesi di detenzione, oltre che risarcire lo Stato di oltre centomila euro, per avere sparato mortalmente ad un ragazzo trentenne in fuga con la propria auto. Dalla sua arma è però partito un “solo colpo”, in modo ritenuto del tutto “accidentale” da parte della difesa. Liggi insomma “non voleva uccidere” e per questo si chiede le sua liberazione. L’avvocato Roberto Manzo, legale del poliziotto, ha annunciato l’invio della domanda di grazia al presidente della Repubblica. Una sorella del giovane colpito dalla pallottola intanto, perdona l’esecutore di questo tragico epilogo, dopo il vano inseguimento. Nel corso della serata sono stati raccolti mille euro, poi consegnati al padre di Ivan Liggi, per fare fronte alle spese processuali. Il capogruppo Giancarlo Cappelli dal canto suo, ha spiegato anche le motivazioni che hanno spinto il Pri a presentare un ordine del giorno in Consiglio comunale - approvato all’unanimità -, con cui si chiede appunto la grazia per Liggi. I repubblicani si augurano ora che l’esempio di Cervia possa avere un seguito in altre località limitrofe, tra cui Cesena, nella speranza di vedere accolta in tempi brevi la domanda inviata al Quirinale.

    m.p.

  3. #553
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 maggio 2005

    Referendum fecondazione Frecciate dentro il fronte del sì

    CESENA - Il Pri e Cesena cambia si schierano in prima linea per quattro sì al referendum sulla fecondazione assistita. Ma intanto non risparmiano frecciate a quelli che dovrebbero essere i loro alleati in questa avventura. Mario Guidazzi e Denis Ugolini sottolineano che “l’ambiente cesenate era stato sempre molto effervescente di fronte a questo tipo di appuntamenti. Tutto lo stato maggiore del Pci, in passato, si è impegnato a fondo all’interno dei comitati per il sì, fino a fare picchetti davanti alle fabbriche. Adesso, invece, sono tutti molto coperti. I Ds hanno affidato questa partita a una giovane in gamba, ma che comunque è semplicemente un’esponente della Sinistra giovanile. Ma i nomi di primo piano stanno mantenendo un silenzio che sa tanto di tatticismo dettato dalla paura di perdere la benevolenza dell’elettorato cattolico. Per esempio, il segretario della Quercia, Sandro Brandolini, non si è mai visto ad una riunione del comitato per il sì e ha evitato di prendere una posizione netta sui quesiti referendari”. Il leader dell’Edera ne ha anche per Giordano Conti: “Non dubito che il sindaco nell’urna esprimerà quattro sì, ma sta tenendo un profilo davvero basso. Forse - graffia Guidazzi - ha paura che il vescovo gli tolga le funzioni sacre oppure che gli impedisca di tenere le riunioni ecumeniche della sua Giunta all’Abbazia del Monte. Se Almeno - aggiunge Ugolini - potrebbe impegnarsi in un appello ai cittadini perché vadano a votare”. Rincara la dose Luigi Di Placido, braccio destro del timoniere di Cesena cambia: “Noi e i repubblicani, insieme ai radicali, a Cesena abbiamo raccolto 1.300 firme per quattro sì e siamo stati i primi a mobilitarci. Anzi, ho la sensazione che molti partiti hanno iniziato ad allestire i banchetti successivamente, solo per reazione”.Nei contenuti del referendum il Pri e Cesena cambia entreranno domani, alle ore 21, in un convegno che hanno organizzato all’hotel “Casali”. Eloquente il titolo: “I guasti della politica italiana, la falsa contrapposizione fra laici e cattolici, i referendum sulla fecondazione assistita”. Introdurrà la serata Guidazzi, poi parola ai due relatori: gli editorialisti Davide Giacalone ed Enrico Cisnetto.La difesa della laicità delle leggi dello Stato, il sostegno alla libertà di ricerca scientifica, il fatto che anche con la vittoria dei sì resterebbero comunque 13 divieti (tra cui quello che evita aberrazioni eugenetiche o il fenomeno delle nonne-mamme) e la convinzione che l’embrione non possa essere considerato vita in senso pieno fin dal primo istante sono le argomentazioni su cui puntano i fautori del sì. In particolare, sul terzo punto Ugolini e Guidazzi ricordano che non solo diversi scienziati ma altre religioni sostengono che la vita inizia diverse settimane dopo il concepimento che c’è. Ma soprattutto mettono in guardia da un rischio: “Se la legge resta com’è e quindi si sostiene che l’embrione è una vita piena da tutelare fin dal primo istante, allora non è più accettabile il mantenimento della legge sull’aborto”.

    gpc

  4. #554
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 6 giugno 2005

    Edera, dopo il divorzio è tempo di Sì

    Ravenna - Torna l’unità in seno all’edera in vista del prossimo referendum sulla procreazione assistita. L’anima laica dei repubblicani si è ricompattata ieri mattina in un convegno organizzato alla Sala Melandri, anche se non sono mancate le defezioni eccellenti. Assenti, infatti, il segretario nazionale del Pri Francesco Nucara e Luciana Sbarbati leader del Mre. L'invito dei repubblicani, ribadito ieri, è quello di “votare 4 si”. Tra i relatori di ieri Luca Gianaroli, direttore scientifico del Sismer, i segretari regionali e provinciali Widmer Valbonesi e Fabio Bocchini e il senatore Antonio Del Pennino. La manifestazione era organizzata dalle federazioni regionale e provinciale del Partito Repubblicano.

  5. #555
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 16 giugno 2006

    LUCCHI (PRI FORLì-CESENA) CHIEDE RIDUZIONE IVA AL 10% NEL SETTORE TURISTICO

    (Sesto Potere) - Forlì – 16 giugno 2005 – In consiglio provinciale oggi pomeriggio è stato presentato e illustrato da Giovanni Lucchi (Pri) un ordine del giorno sulla riduzione della percentuale Iva nel settore turistico. (...)
    “Stiamo vivendo – dice Giovanni Lucchi - una situazione di oggettiva difficoltà. In Italia da sempre sul settore turistico non v’è la percezione in altri paesi invece scontata: il turismo è un’industria. Al contrario di quello che può essere percepito non è un surplus, anzi: nel bilancio dello Stato questa voce ha un peso rilevante. Dall’inizio dell’anno in tutta Italia si registrano riduzioni di arrivi e presenze. E la prima riprova s’è avuta nelle festività pasquale, con una perdita del 13,1%. Una flessione enorme , a mio avviso, registrata soprattutto nelle città d’arte. Allora, se vogliamo rilanciare il turismo dobbiamo fare come all’estero già fanno i paesi come Francia, Spagna e Svolenia dove l’Iva è al 10% e non al 20%, come viene applicata invece in Italia. E in Slovenia la tassazione è all’8%. Intendiamo inviare questa mozione agli organi parlamentari per allineare l’Iva a quella dei paesi europei competitori del Bacino del Mediterraneo”. (...)

  6. #556
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Montefiore Conca (Rn) venerdì 24 giugno h. 17,00
    Teatro Malatesta

    Tavola rotonda su
    "Giovanni Spadolini e il Resto del Carlino"

    Saluto del vicesindaco Pietro Cipriani

    Intervengono
    Pier Ferdinando Casini, Francesco Nucara, Filippo Berselli, Giancarlo Mazzuca

    A seguire l'inaugurazione della Casa comunale della Cultura, intitolata a Giovanni Spadolini

  7. #557
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    "L'associazionismo, la cooperazione, il sindacato di matrice mazziniano-repubblicana": un convegno a Bologna del 16 giugno 2005/Il segretario nazionale dell'Edera Nucara ha rievocato l'importante opera svolta in questo campo dal patriota ligure. Come l'esperienza inglese ha influito sulle iniziative dell'esule

    Riannodare quei fili che legano il Patto di fratellanza con le origini del nostro partito

    Intervento del segretario del Pri al convegno bolognese per il bicentenario della nascita di Mazzini, dedicato alle origini dell'associazionismo repubblicano, 16 giugno 2005.

    di Francesco Nucara

    Il tema scelto per questa manifestazione, nell'ambito del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, si è rivelato una scelta appropriata. Non so se in modo casuale o in maniera mirata. Non ha importanza.

    I movimenti associazionisti riferibili al movimento repubblicano hanno origine nel 1832 quando Mazzini annunciava sulla "Giovine Italia": "Un giorno, quando noi avremo nome, patria e libertà, noi spiegheremo dinanzi ai nostri fratelli il quadro gigantesco e sublime del progresso dello spirito di associazione…". Certamente era un'enunciazione, ma già pregna di significato politico. Da questa enunciazione nasce quell'embrione che già nel 1839 Mazzini forma, dirige, organizza, reclutando operai, costituendo associazioni e dedicando a loro una specifica pubblicistica.

    L'esperienza inglese

    Tuttavia è l'esperienza inglese che porta Mazzini verso l'associazionismo, la cui sintesi è raccolta nel magistrale concetto: "Capitale e lavoro nelle stesse mani". E ci si avvia così verso quel lavoro politico organizzativo che in varie forme resisterà fino al 1892. Nascono allora le prime corporazioni, le Società di Mutuo Soccorso, le Società Operaie in Piemonte e in Liguria. La metamorfosi dei lavoratori italiani era iniziata, e la lotta contro i privilegi a danno delle classi lavoratrici prendeva sempre più corpo.

    Come sempre le idee di Mazzini non trovavano riscontri organizzativi efficaci e nacque così con moto spontaneo, sotto diverse forme, l'associazionismo dell'Ottocento. A Milano, sotto l'impulso di Calvi, vide la luce "La Società di incoraggiamento per le arti e i mestieri"; era nata a Torino la "Società degli orefici"; a Pinerolo dopo l'abolizione delle corporazioni stabilita con Regio Decreto, i calzolai passarono alla società di mutuo soccorso; nel 1850 fu costituita la "Società degli operai di Torino", che aveva riferimento alla "Gazzetta del Popolo", mentre Stefano San Pol fondava il giornale degli operai. Un fermento e un attivismo importanti, frutto del seme lanciato dal pensiero mazziniano.

    Intorno al 1851 furono fondati altri giornali per lo più di matrice repubblicana, "Il Povero", "L'Associazione", "Associazione e Lavoro". Il movimento repubblicano attraverso queste iniziative totalmente interclassiste gettava le basi per la formazione di una generazione di "quadri". Il proselitismo fu efficace e attraverso "Alleanza Repubblicana" si dette dignità politica di forza organizzata a "le mille Associazioni locali". Era il progetto ambizioso "dell'uguaglianza di tutti i cittadini nell'ordine sociale della fratellanza dei popoli".

    I primi scontri

    In questo contesto nascono i primi scontri con Marx, Engels, Proudhon, Bakunin. Sempre in questo periodo si organizzarono i primi congressi delle società operaie.

    Il fondamento da cui vide la nascita il Partito Repubblicano Italiano è il Patto di Fratellanza tra società operaie di orientamento democratico il cui congresso fu tenuto a Roma tra il 1° e il 6 novembre del 1871. L'agitarsi di marxisti ed anarchici portava divisioni di un certo peso nell'ambito del Patto di Fratellanza. Mazzini e i suoi seguaci non riuscivano a tener testa, nei congressi, alle teorie collettiviste che trovavano sempre più adepti. Aurelio Saffi divenne l'uomo-guida degli insegnamenti mazziniani indirizzando la Consociazione delle società popolari di Romagna. Le Consociazioni operaie si divisero anche sulla partecipazione al voto con una forte presenza "astensionista". Saffi rinunciava a candidarsi alla Camera pur essendo già stato deputato, ma egli era per la partecipazione alla vita politica e all'espressione del voto. Infatti così egli scriveva: "Quel partito o quei cittadini, i quali si astengono dal partecipare, malgrado le condizioni favorevoli dell'oggi, al moto presente della nazione, scostandosi dalle vive relazioni della società contemporanea, defraudando, così facendo, il paese della loro arte, intelligenza pratica e di forza morale, e scemano, anziché accrescere efficacia civile e assenso progressivo alla loro opera ideale".

    Era la repubblica del domani.

    Gli interventi, sempre di alto spessore politico e di grande equilibrio del repubblicano forlivese, portarono i repubblicani ad una maggiore unità grazie alla sua opera mediatrice.

    Ma c'erano differenze

    Per capire quanto grandi erano le differenze tra i mazziniani è sufficiente questa frase di Gustavo Moderna: "Per essere candidato bisogna essere candido, ed io sono scarlatto". Tutto il movimento repubblicano era pervaso da litigiosità continua. Gli obiettivi erano comuni e altamente nobili, gli strumenti di cui servirsi erano diversi, spesso antitetici. Chi predicava il regicidio e chi lo condannava, chi predicava l'educazione ai propri doveri e ai propri diritti e chi pensava all'"azione" come unico mezzo. Il dissolvimento del Patto di Fratellanza era iniziato. Si faceva strada il Partito Operaio le cui concezioni economicistiche Saffi rifiutava fino ad indurlo ad affermare: "Chi tenta di separare la questione economica dalla questione morale e politica, la vita dell'operaio dalla vita della Nazione, l'uomo dal cittadino, cospira, conscio o inconscio, a strappare dalle mani dei lavoratori le leve più potenti della loro emancipazione civile". La fine del Patto di Fratellanza fu sancita dal XIX congresso tenutosi a Bologna nell'ottobre del 1893.

    Il 21 aprile 1895 su iniziativa della Consociazione Lombarda e con la partecipazione della Romagna, di Genova e di Bologna furono gettate la basi per la costituzione del Partito Repubblicano Italiano. Il 1° novembre sempre a Bologna si tiene il primo congresso del nostro partito. Questo è stato l'associazionismo mazziniano che ha pervaso il risorgimento Italiano, che non era affatto finito con l'Unità d'Italia.

    Basta con le improvvisazioni

    Già ai primi del 900 venivano costituiti i Comitati locali di Azione Sociale.

    Per dirla con Cifarelli si finiva con "le improvvisazioni e con un certo anarchismo deteriore". Ma è negli anni ‘50 che l'associazionismo repubblicano prende forma organizzativa compiuta e collegamento politico stabile con il partito. Già nel 1946 si diede inizio ad una mirata funzione dei Gruppi di Azione Sociale che dovevano, secondo la Direzione provvisoria del Pri, attivarsi nel sindacato, nelle fratellanze artigiane e rurali, nella cooperazione. I compiti dei Gruppi di Azione sociale erano troppo vasti e indeterminati per poter essere efficaci nella loro funzione, anche politica, cui erano stati chiamati. Il partito si organizzò attraverso l'Ufficio centrale per le iniziative economiche al fine di fornire assistenza concreta nella formazione e nello sviluppo delle cooperative, attraverso una migliore e più efficiente azione tra questo mondo e il partito.

    Come è facilmente immaginabile il terreno fertile si trovò in Romagna, nelle Marche e in Umbria. Fu così che nacque l'Associazione Italiana per le Fratellanze Agricole su iniziativa di Zuccarini, Camangi, Paolucci e De Mercurio. Le fratellanze agricole erano la base per la creazione del cooperativismo repubblicano e del suo pre-sindacalismo. Analogamente nel 1948 si costituì l'Unione Italiana delle Fratellanze Artigiane. Il Pri, dopo la campagna, cercava un insediamento anche nel tessuto urbano delle città partendo da Firenze.

    L'embrione della Uil

    A metà del 1949 si costituì la Federazione Italiana del Lavoro, da cui sarebbe poi nata la Uil, accompagnata da un embrionale patronato che si chiamava Istituto Mazziniano di Assistenza Sociale che, non essendo stato riconosciuto dal Ministero, del Lavoro ebbe breve vita.

    Se il mondo cooperativo repubblicano era insediato all'interno della Lega Nazionale delle Cooperative, le tensioni politiche con il mondo della sinistra, allora come oggi predominante e prevaricante, portarono ben presto i cooperatori repubblicani a fondare una loro associazione cooperativistica: l'Agci (Associazione Generale delle Cooperative Italiane). Già la denominazione Lega (unirsi contro qualcuno o qualcosa) e Associazione (unirsi per qualcuno o per qualcosa) la dice lunga sulla diversa concezione dell'associazionismo tra mondo marxista e mondo mazziniano.

    L'Agci nasce dal concorso del Movimento di Azione Sociale, dal Consorzio Nazionale Cooperative di consumo fra dipendenti di Amministrazioni Statali, e dal concorso di alcuni cooperatori socialdemocratici". Il Movimento di Azione sociale i cui compiti abbiamo prima tracciato con la creazione di un movimento sindacale e di un movimento cooperativo di marca strettamente repubblicana, non aveva più ragione di esistere, o quasi.

    Tuttavia l'Italia del dopoguerra era schierata con gli Usa e malgrado la vittoria della Dc nel 1948 con la conquista della maggioranza assoluta, il mondo politico di allora e in particolare De Gasperi pensavano a come stabilizzare le forze politiche che si richiamavano alla civiltà occidentale.

    Fu così che il Ministro dell'Interno assimilò il Mas ed altri organismi come l'Enal e le Acli. Da queste premesse e da una "fusione" del Mas con i Circoli di Assistenza e Ricreazione nacque l'Endas (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale). Abbiamo così definito, anche se per grandi linee, la nascita dell'associazionismo repubblicano che vive ancora oggi nelle articolazioni prima illustrate.

    L'eredità

    Cosa resta oggi di quell'associazionismo che ha accompagnato la storia del movimento repubblicano da metà dell'ottocento fino alla fine del secolo scorso? Resta molto ed esso svolge una funzione importante anche nella società odierna. L'avere però reciso, almeno in qualche caso, i legami con il Partito Repubblicano Italiano non è stato certamente di aiuto né a loro né al partito. L'associazionismo di matrice marxista meglio organizzato e con riferimento politici reali ha assunto la leadership di questo mondo variegato. Forse solo nel mondo sindacale ci sono delle sacche di autonomia tra le varie rappresentanze. Nel settore del tempo libero c'è il predominio dell'Arci su tutti. Nel mondo cooperativistico persino i cattolici hanno dovuto trovare altre forme, che per la verità hanno avuto fortuna. Forse sarebbe il caso che quei tenui fili che ancora esistono tra il Pri e l'associazionismo venissero rafforzati e riannodati.

    Non siamo nell'Ottocento, ma molte delle cose che Mazzini scriveva nel 1871, nella sua lettera agli Operai Italiani, sono ancora di un'attualità sconcertante malgrado oggi ci siano i computers, internet, gli aerei, i viaggi cosmici, la globalizzazione ecc., ma forse proprio per questo le condizioni civili, sociali ed economiche degli operai dell'800 sono assimilabili a quelle odierne.

    Riannodare i fili

    Il XIX congresso del Patto di Fratellanza determinò la fine del Patto. Nel suo intervento Felice Albani così concludeva: "Missione politica e missione sociale. Colla prima le Associazioni operaie affratellate erano chiamate a tenere alta la bandiera della sovranità popolare in tutte le sue manifestazioni di fronte alle usurpazioni del potere politico privilegiato. Con la seconda dovevano, parallelamente alla prima, coltivare e curare la più attiva propaganda nel campo delle questioni economiche. Chiamando cioè, le classi lavoratrici a conoscere e studiare i loro diritti e i loro doveri – a illuminarle sulle trasformazioni sociali dalle quali dipenderà la loro emancipazione economica- e dar loro l'esatta conoscenza dei modi e della misura in cui tali trasformazioni saranno attuabili- a tenerle al corrente di tutti gli studi, di tutti i lavori, di tutti i conati che in ogni Nazione sono fatti e tentati per raggiungere il grande fine dell'Emancipazione sociale". Ecco perché bisogna riannodare i fili. Quello che Albani diceva nel 1893 a Bologna, vale anche questa sera a Bologna. A Bologna finisce il Patto di Fratellanza, a Bologna nasce il Partito Repubblicano Italiano. Come diceva Spadolini, "Il passato serve, quindi, ad ispirare e illuminare il presente".

  8. #558
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    "Il Carlino" di Spadolini/Montefiore Conca: celebrato il 50° anniversario della sua direzione

    Un giornalista sulla scia dell'eredità risorgimentale

    Intervento durante l'incontro del 24 giugno 2005 a Montefiore Conca, nel 120° anniversario del "Resto del Carlino" e nel 50° della sua direzione affidata a Giovanni Spadolini.

    di Francesco Nucara

    Nell'ambito delle manifestazioni per il 120° anniversario del "Resto del Carlino", l'incontro di oggi va considerato con attenzione davvero particolare, per l'importanza anche simbolica di questo luogo alla confluenza tra Marche e Romagna – fu infatti a guardia di quel ducato d'Urbino, le cui signorie furono portatrici di valori di alta civiltà, così come lo furono quelli che da sempre alimentano lo spirito del "Resto del Carlino". Valori tutti che segnano il tratto dell'impegno politico e civile di Giovanni Spadolini, cui va oggi il nostro ricordo.

    Spadolini rievocava spesso i suoi quattordici anni al "Resto del Carlino" (1955-1968): ricordo in particolare quando in occasione del suo sessantesimo compleanno, il 21 Giugno 1983, gli amici repubblicani lo attendevano per festeggiarlo con un'enorme torta, con al centro una grande edera, e restarono ad aspettarlo fintanto che egli non uscì con qualche ora di ritardo proprio dagli uffici del "Carlino", dove si era recato in visita, e dove tornava ogni qualvolta se ne presentasse un'occasione.

    Spadolini riconosceva proprio al "Resto del Carlino" di avergli fornito una straordinaria occasione di crescita. Divenutone direttore, il più giovane direttore di quotidiano, come egli stesso ricordò in un'intervista concessa dopo la presentazione di un suo libro a Cortina, si sentì investito di una particolare responsabilità proprio in ragione della storia di questo straordinario quotidiano.

    Egli aveva il senso di ciò che Bologna ha rappresentato nella storia del Risorgimento e dell'Italia moderna, e sapeva quanto il "Resto del Carlino" ne rappresentasse il compendio ed il simbolo. Gli piacque ricordare, proprio nel suo primo articolo da direttore, che su quelle stesse colonne che egli dirigeva era apparsa la commemorazione di Aurelio Saffi scritta da una delle grandi firme del "Carlino": Carducci.

    Egli riteneva di dover sempre difendere, nella tradizione liberale e democratica dell'Emilia e delle Marche, del Veneto e delle Romagne, i valori della libertà e dell'unità, i valori della giustizia e dell'equilibrio sociale, contro ogni forma di negazione, contro ogni forma di sovvertimento: è con questo spirito che egli diresse il "Resto del Carlino".

    Spadolini fu certamente un personaggio unico e forse irripetibile nel panorama italiano: egli fu storico, giornalista, direttore del "Carlino" e del "Corriere della Sera", eletto al Senato nel maggio del '72, a quarantasette anni, nelle liste del Partito Repubblicano Italiano, senza alcuna militanza di partito alle spalle. Tuttavia si può dire che, come storico e giornalista, si era sempre occupato di politica, tanto da considerare la sua vita come quella di tre vite in una: quella di storico, giornalista e politico, vissute in un continuo intreccio.

    Fu un uomo dai molteplici interessi, profondamente capace di una prodigiosa attività non disgiunta da una fede incrollabile nel proprio Paese e nel superamento di quei problemi, come per esempio il Mezzogiorno, che egli considerava alla stregua di vere e proprie emergenze: economiche, sociali, politiche.

    Spadolini visse il proprio impegno politico come servizio. Egli più di ogni altro aveva fatto proprio l'insegnamento di Giuseppe Mazzini di cui fu certamente un profondo conoscitore ed uno straordinario interprete.

    Quando nel 1974 fondò il Ministero dei Beni Culturali, fu il primo a far approvare le leggi a tutela del patrimonio culturale, favorendone la fruizione, la protezione e la valorizzazione.

    Da presidente del Consiglio, il primo presidente del consiglio laico nella storia della Repubblica, nel 1981 affrontò con determinazione la crisi economica di quegli anni, debellò la P2, condusse la più intransigente battaglia contro il terrorismo, avviò con il Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi una politica dei redditi e frenò l'inflazione portandola dal 22% al 16% in un anno e mezzo.

    Il suo sogno era quello del Partito della Democrazia sognato già da Luigi Salvatorelli e dagli Azionisti del secondo dopoguerra, una democrazia senza aggettivi.

    Nelle stanze del "Resto del Carlino" Spadolini visse però uno dei suoi periodi più importanti: in questo quotidiano fondato nel marzo del 1885 egli aveva ritrovato il senso del giornale della borghesia cittadina laica, anticlericale, filo-crispina. Quel giornale dalle 20.000 copie nel 1890, raddoppiate poi alle soglie della prima guerra mondiale. Come egli amava ricordare: una voce sempre libera.

    Una voce che anche nel periodo fascista non smarrì mai l'impronta originale: nel 1925 ecco l'articolo di Benedetto Croce (che aveva partecipato al "Carlino" cominciando con la commemorazione di Carducci), in cui il grande critico denunciava gli stravolgimenti in senso "statolatrico" e autoritario, e i primi cenni di quella religione della libertà che ne caratterizzò il pensiero di storico e di filosofo.

    Ed è sulle orme del "Carlino" che Spadolini lanciò la formula del "Tevere più largo", ponendo con un'immaginifica distinzione tra Chiesa e Stato, il suggello sul tramonto di una vagheggiata repubblica neoguelfa. E con tali caratteristiche ben guidò il "Carlino", luogo d'incontro più che di scontro, luogo di analisi e di mediazione. Spadolini non era uomo che ricercava una verità, piuttosto egli vedeva molte verità, non vedeva una posizione, ma tante posizioni, non l'oggettività, ma la completezza come condizione e rispetto del pluralismo.

    Questo era il segno e lo stile di Spadolini; credo sia anche oggi il segno e il simbolo del "Resto del Carlino". Se c'è un rammarico forse è che alcuni uomini non possano vivere più a lungo. Di Spadolini ci sarebbe ancora bisogno, l'Italia avrebbe ancora bisogno di Giovanni Spadolini.

    Credo che egli - che aveva così sofferto la stagione del massimalismo e della semplificazione distruttiva di un intero sistema di partiti, e di una intera classe dirigente (che certamente non aveva così demeritato) - sarebbe lieto di constatare come il suo partito politico, il Partito Repubblicano Italiano, il più antico d'Italia, come non si stancava di ripetere, non abbia avuto bisogno di cambiare, unico tra tutti i partiti politici, il proprio segno, il proprio simbolo, il proprio metodo ideale e culturale, il proprio patrimonio che è e resta peculiare ed indisponibile ad ogni nuovismo, ad ogni catastrofismo.

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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 14 luglio 2005

    Week end di giovani Repubblicani

    CESENA - Nelle giornate di sabato e domenica, organizzato dalla Consociazione e dall’Unione comunale di Cesena del Pri e dalla Fgr romagnola, in occasione della Festa della Voce Repubblicana che si celebra a Sant’Andrea in Bagnolo, si terrà il primo Week end estivo Fgr.E’ un’occasione per discutere di politica, nonché per fare il punto, prima della pausa estiva, sull’organizzazione e su quanto fatto dalla Fgr, nonché sui progetti futuri, pianificando, per quanto possibile, attività e linee d’azione.Ma il “Week end estivo” sarà anche un fondamentale momento per conoscersi meglio e soprattutto divertirsi.Il programma prevede sabato dalle 18 aperitivo di benvenuto; alle 18.30 incontro e dibattito; alle 21 cena con specialità romagnole.Domenica a mezzanotte “Notte romagnola” poi giornata di sole e mare.In particolare, l’incontro ed il dibattito avranno quest’ordine del giorno: saluto di benvenuto da parte della delegazione di Cesena e Forlì, del Segretario dell’Unione Comunale di Cesena, Luca Ferrini, e della Consociazione di Cesena, Mario Guidazzi; contributo del segretario nazionale Fgr, Giovanni Postorino; avvio del dibattito su politica internazionale e nazionale; attività Fgr; replica del Segretario nazionale Fgr, Giovanni Postorino;Info: 0547.610956 (dalle ore 9 alle 12).

  10. #560
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 15 luglio 2005

    Manifesti del Pri contro l’assessore “maleducato”

    MODIGLIANA (Forli-Cesena) -La polemica si trasferisce dal Consiglio comunale ai muri del paese. La sezione modiglianese del Partito repubblicano ha attaccato la Giunta guidata da Claudio Samorì, affidando il proprio messaggio ad alcuni manifesti, affissi per le vie di Modigliana. Lo scontro fra i rappresentanti del partito di opposizione e la maggioranza era iniziato durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, quando era in discussione l’approvazione del bilancio municipale consuntivo del 2004 e la destinazione dell’avanzo di circa 80mila euro. I repubblicani avrebbero voluto potersi confrontare maggiormente con la Giunta, soprattutto per decidere come utilizzare la somma in esubero. In particolare un assessore, citato più volte nel manifesto senza essere nominato, sarebbe colpevole di aver chiuso bruscamente ogni possibile discussione. L’amministratore in questione è Jimmy Valentini, assessore al turismo e spettacolo, reo, secondo il partito di opposizione, di aver zittito la minoranza. L’accusato, che ammette di “essere stato brusco”, si difende sostenendo che una discussione prolungata su questi temi rappresentava un “confronto infinito con la minoranza”, una perdita di tempo, visto che entrambi gli argomenti erano stati sviscerati dai tecnici comunali e dalla commissione consiliare competente, che raggruppa rappresentanti di maggioranza e opposizione, il confronto fra maggioranza e opposizione ci sarebbe quindi già stato, prima della riunione consiliare. Valentini ricorda inoltre che due terzi degli 80mila euro sono stati destinati a chiudere vecchie vertenze legali che risalgono anche a dieci anni fa, un passo dovuto “sul quale c’era poco da discutere”. Ai modiglianesi il compito di giudicare la tenzone.

    m.m.

 

 
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