Douglas MacArthur, eroe di due guerre mondiali, generale a 5 stelle a capo delle forze di occupazione alleate in Giappone, comandante supremo dell'esercito inviato nella penisola coreana per contrastare l'invasione comunista del Nord, è il protagonista di questa discussione, che non intende presentare una biografia dettagliata del personaggio, ma descrivere un momento storico delicatissimo per gli Stati Uniti. Solo per un soffio il Presidente democratico Truman, sostenitore della dottrina del contenimento del blocco comunista e della guerra a bassa intensità, non venne letteralmente travolto dai sostenitori del Generale, infuriati per la sua destituzione in seguito ai profondi dissidi sulla gestione della guerra coreana.
MacArthur propose infatti un blocco navale e un bombardamento atomico di tipo tattico sulla Cina per impedire l'ulteriore invio dei cosiddetti "volontari" che stavano per ricacciare a sud del 38° parallelo le truppe americane e alleate. Truman, invidioso per la sua fama, preso dal rancore e dall'astio lo destituì. Tale decisione suscitò una ribellione nell'intero paese; la popolarità del Presidente crollò, quella del Generale salì alle stelle. Qualcuno si spinse a prefigurare una marcia sulla Casa Bianca, e l'installazione di MacArthur, eroe di purissima fede anti-comunista, sul trono di un nuovo impero americano, libero dai lacci del tremebondo contenimento, e pronto alla battaglia finale contro il mostro comunista.
Come visse l'America quei momenti? Secondo le cronache dell'epoca, MacArthur, in seguito alla destituzione per insubordinazione, venne accolto in patria come un eroe, un gigante, "degno di essere venerato dal popolo americano". Truman venne descritto come un nanerottolo, un ubriacone, a capo di un "governo di fronte popolare dominato dai comunisti". Il discorso del Generale al Congresso - interrotto da ben 30 scroscianti applausi - venne visto da 30 milioni di americani incollati alla televisione. Un parlamentare in estasi esclamò: "Oggi abbiamo sentito parlare Dio, Dio in carne ed ossa, la voce di Dio!". Altri confermarono: "Se il discorso fosse proseguito ancora per molto, avremmo potuto avere una marcia sulla Casa Bianca". MacArthur sfilò per le strade di New York nel tripudio generale, atteso e festeggiato con enorme clamore e consenso da 7 milioni di persone.
Ma alla fine, la stella del Generale si oscurò. Truman prese le sue contromisure e convinse il Comitato dei Capi di Stato Maggiore che MacArthur non era più degno della loro fiducia. La destituzione fu confermata, e il Generale tentò - spinto da altri - di buttarsi in politica. Partecipò alle primarie repubblicane per le elezioni del 1952, ma la sua campagna fu un fiasco. MacArthur non era un politico, ma un militare tutto d'un pezzo, una gloria per l'esercito degli Stati Uniti. La carriera politica a Washington non gli si addiceva, e anche per questo egli non riuscì a trasformare il sincero entusiamo iniziale nei suoi confronti in consenso elettorale.
MacArthur, "imperatore" mancato, nuovo Cesare in grado di far sua, seppur per breve tempo, l'America intera, osannato dalle folle e amato dai suoi soldati, resta un simbolo per tutti i sostenitori dell'anticomunismo, in avversione alle politiche deboli e rinuciatarie di Truman, che in Corea condussero infine ad un semplice (e a tutt'oggi deleterio) "pareggio" fra forze della libertà e forze della schiavitù comunista, fra Bene e Male.
(Fonte delle citazioni: Niall Ferguson, Colossus: ascesa e declino dell'impero americano, Mondadori, p. 96-97)





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