Il 10 marzo del 1999 il Corriere della Sera pubblicò un’intervista a Silvio Berlusconi nella quale il futuro premier affermò: «I Ds usano i magistrati a fini politici» in relazione al caso Dell’Utri. Ben sette Pm della procura di Palermo, con a capo Giancarlo Caselli, querelarono Silvio Berlusconi e la giornalista che firmò l’intervista. E’ di questi giorni il loro proscioglimento.
Una sentenza importante che amplia i territori della critica e riconosce al cronista il diritto di trasferire su carta anche il più acuminato dei giudizi politici.
Berlusconi, in missione a Bonn, commentò con parole di fuoco la richiesta di arresto di Dell’Utri, girata al Parlamento dal gip di Palermo: «Reagiremo ad una provocazione che non possiamo accettare e non è possibile in uno Stato di diritto. Il cancro della nostra democrazie è l’uso della giustizia a fini politici… Siamo in campagna elettorale e normalmente anche nelle altre sono state sempre avanzate procedure e notizie che hanno interferito pesantemente»
Nella sentenza di Salvini si legge: «Tale diritto di critica politica deve del resto riconoscersi nella sua massima estensione quando concerne argomenti di grande rilevanza nazionale, nell’immediatezza degli stessi e sia rivolto non nei confronti di singoli o di privati, sforniti in quanto tali di forti strumenti di reazione, ma di altri detentori di pubblici poteri, la cui attività, pur senza gratuiti attacchi personali, può essere oggetto di inspectio nello stesso pubblico interesse» «Del resto i magistrati sono in grado di replicare esplicitamente sia in forma personale sia tramite le rispettive associazioni professionali»
Dunque Berlusconi si è mantenuto nell’alveo della critica politica.




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Nobis ardua
