Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Berlusconi non diffamò Caselli

    Il 10 marzo del 1999 il Corriere della Sera pubblicò un’intervista a Silvio Berlusconi nella quale il futuro premier affermò: «I Ds usano i magistrati a fini politici» in relazione al caso Dell’Utri. Ben sette Pm della procura di Palermo, con a capo Giancarlo Caselli, querelarono Silvio Berlusconi e la giornalista che firmò l’intervista. E’ di questi giorni il loro proscioglimento.

    Una sentenza importante che amplia i territori della critica e riconosce al cronista il diritto di trasferire su carta anche il più acuminato dei giudizi politici.

    Berlusconi, in missione a Bonn, commentò con parole di fuoco la richiesta di arresto di Dell’Utri, girata al Parlamento dal gip di Palermo: «Reagiremo ad una provocazione che non possiamo accettare e non è possibile in uno Stato di diritto. Il cancro della nostra democrazie è l’uso della giustizia a fini politici… Siamo in campagna elettorale e normalmente anche nelle altre sono state sempre avanzate procedure e notizie che hanno interferito pesantemente»

    Nella sentenza di Salvini si legge: «Tale diritto di critica politica deve del resto riconoscersi nella sua massima estensione quando concerne argomenti di grande rilevanza nazionale, nell’immediatezza degli stessi e sia rivolto non nei confronti di singoli o di privati, sforniti in quanto tali di forti strumenti di reazione, ma di altri detentori di pubblici poteri, la cui attività, pur senza gratuiti attacchi personali, può essere oggetto di inspectio nello stesso pubblico interesse» «Del resto i magistrati sono in grado di replicare esplicitamente sia in forma personale sia tramite le rispettive associazioni professionali»

    Dunque Berlusconi si è mantenuto nell’alveo della critica politica.

  2. #2
    memoria storica di PoL
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    Predefinito come sempre...

    ...e sistematicamente quando un provvedimento della giustizia colpisce il Presidente del Consiglio, a sinistra gran suonare di pifferi e grancassa, quando invece lo scagiona un cupo e spettrale silenzio...

    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #3
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito

    Già, hai proprio ragione. Come del resto si ignorò lo scorso gennaio di quest'altra notizia:

    Berlusconi non diffamò il pool
    Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato prosciolto dall'accusa di diffamazione ai danni del pool di Palermo.

    Il pool, con alla testa Giancarlo Caselli, aveva querelato Berlusconi per un articolo apparso sul Corriere della Sera il 10 marzo 1999, dal titolo "I Ds usano i magistrati a fini politici". La
    frase era attribuita a Berlusconi e all'interno dell'articolo si faceva
    riferimento al pool di Palermo.

    La decisione di proscioglimento è stata presa dal Gup Guido Salvini.



    L'articolo del Corriere

    mercoledi, 10 marzo 1999

    Il Cavaliere, in missione a Bonn da Kohl per discutere dell'ingresso di Forza Italia nel Ppe, attacca Cossiga e Prodi

    Berlusconi: i Ds usano i magistrati a fini politici

    di Gianna Fregonara


    DAL NOSTRO INVIATO BONN - Per Silvio Berlusconi non può che essersi rovesciato il mondo: «In Italia non ci sono più paletti per distinguere tra galantuomini e assassini. Troppi innocenti, magari oppositori, sono in galera e troppi assassini sono in libertà». Provocazione, cancro, falsità, teoremi, macigni, invenzioni, attacco alla democrazia: il Cavaliere sfodera tutta la sua grinta per difendere dalla richiesta di arresto Marcello Dell'Utri, amico dai tempi dell'università, fondatore di Forza Italia, consigliere e consulente, «la persona più mite, più religiosa, più onesta,
    più colta, più sensibile che ci sia». Non basta? E allora ecco Berlusconi che si trasforma in un vero e proprio avvocato difensore. E quell'ammissione sui suoi incontri? Nessun dubbio: «Credo che si sia comportato da libero cittadino essendo stato toccato nel vivo da accuse che si basano su affermazioni di personaggi che sono in libertà e che soltanto in Italia
    godono di una situazione anomala per uno stato di diritto». Convinti?
    «Comunque reagiremo a questa provocazione che non possiamo accettare e non è possibile in uno stato di diritto». Torna l'incubo delle inchieste per Berlusconi. E lui sceglie l'attacco e l'ira contro «il cancro della nostra democra zia che è l'uso della giustizia a fini politici». Chiama in causa direttamente i suoi avversari, quel «Pci-Pds-Ds che candida l'ex presidente
    dell'associazione magistrati Elena Paciotti alle Europee», come ha
    annunciato Veltroni, «dimostrando che c'è un rapporto organico con una parte della magistratura». Anche se poi annuncia che il caso Dell'Utri «non avrà effetti sull'elezione del nuovo Presidente della Repubblica». Ma pone le sue condizioni per chiunque pensi di parlare di riforme: «Del caso Dell'Utri discuteremo in Parlamento per trarre un insegnamento e provvedimenti più
    generali sulla situazione della giustizia in Italia». Perché è chiaro che per il Cavaliere è tutto un complotto: «Non so se è una casualità la richiesta di arresto pe r Dell'Utri proprio ora. Siamo in campagna elettorale e normalmente anche nelle altre sono state sempre avanzate procedure e notizie che hanno interferito pesantemente». Non lo cita, ma ricorda il caso Ariosto nel '96. Peccato per Berlusconi che la politica lo abbia riportato «indietro» con questo «macigno sulla strada della democrazia
    che sono i casi Paciotti e Dell'Utri». Era a Bonn per incontrare Helmut Kohl (e si è fatto fotografare mentre gli stringeva la mano). Avrebbe voluto rimandare i teoremi italiani ad una conferenza stampa. Ma è difficile trattenerlo. Ieri doveva essere il giorno della sua ufficiale consacrazione nell'orbita del Ppe, finalmente a colloquio con «il signor Kohl». Lì a dimostrare all'ex Cancelliere, che sta tiran do le fila del nuovo Ppe, che
    l'interlocutore italiano è lui. «Parleranno i risultati delle Europee: dopo il voto elaboreremo strategie comuni», annuncia il Cavaliere. Può permettersi, dopo il colloquio, di sfottere Cossiga («ha subito l'onta del suo tentativo irrealistico e il discredito di chi ha violato le regole base dell'etica politica») e Prodi: «Chi ha voluto far credere che c'era la sua candidatura per la Ue pensa che gli italiani abbiano l'anello al naso».

  4. #4
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    QUESTO INVECE LO OVETE DIMENTICATO.....


    BERLUSCONI "COSSUTTA E' UN VERO DEMOCRATICO"

    ROMA - L’onorevole Armando Cossutta, attuale presidente dei Comunisti italiani e già dirigente del Pci, è stato, o no, un organizzatore di bande armate negli anni del dopoguerra fino a tutti gli anni Settanta? Durante una trasmissione di "Porta a Porta" di circa un anno e mezzo fa, Silvio Berlusconi aveva sostenuto questa tesi, senza mostrare alcun dubbio; presentandola come una prova provata.

    "Cossutta fu al servizio del KGB" disse Berlusconi "era parte integrante della Gladio rossa. Cospiro' contro la democrazia. Il PCI aveva un'organizzazione clandestina in cui Cossutta organizzava bande armate pronte al golpe al primo ordine del Cremlino. Su questo " concluse Berlusconi "ho prove inconfutabili".

    Ma adesso il presidente del Consiglio, su questo punto, è diventato assai più prudente. Semplice il motivo: nel suo primo giorno di ministro degli Esteri "ad interim", il Cavaliere si è trovato contemporaneamente imputato per diffamazione al Tribunale di Roma. Cossutta lo aveva querelato. "Adesso voglio che Berlusconi dimostri quanto ha affermato" aveva detto il presidente dei Comunisti Italiani " se ha prove inoppugnabili le porti davanti ad un tribunale. Altrimenti si dimostrera il solito parolaio"
    Berlusconi un anno e mezzo fa rispose che le sue prove "non lasciavano spazio a dubbi. La querela di Cossutta sara' un boomerang"

    Ma ieri alla prima udienza, gli avvocati del leader di Forza Italia si sono presentati con una proposta di accordo, che dovrà essere messa a punto nei prossimi giorni ma che in sostanza – pur tra se, ma e punti e virgola – si tradurrà in una ritrattazione delle accuse.

    Il giudice ha preso atto delle possibilità di composizione e ha riconvocato le parti per il 22 gennaio, per vedere se nel frattempo sarà trovata una soluzione che consenta a Cossutta di ritirare la querela. Un finale a sospresa. Perché molti si sarebbero attesi che Berlusconi, dopo le sue campagne sul dossier Mitrokhin, i libri neri sul comunismo, le accuse alla Gladio Rossa, avrebbe "approfittato" del processo per diffamazione per dimostrare – documenti alla mano – le responsabilità individuali di Armando Cossutta nell’organizzazione di una vera e propria banda armata. Un processo, insomma, che avrebbe potuto fare da battistrada alla costituenda commissione sulla rete del Kgb in Italia, legittimandola con una pronuncia della magistratura che avesse confermato, nel merito, quelle dichiarazioni.

    La marcia indietro, al contrario, fa pensare che al momento della verifica processuale, il Cavaliere non avesse argomenti sufficienti per provare le sue affermazioni. E abbia ragionevolmente cercato – come si fa in moltissimi casi simili – la composizione amichevole dello scontro.

    L’esito di questo – minuscolo – problema giudiziario del Cavaliere ha, come detto, un antefatto: una trasmissione di "Porta a Porta" della primavera del 2000, nella quale Berlusconi aveva replicato alle critiche dell’Ulivo per la sua rinnovata alleanza con la Lega: "Quando siamo noi a trattare con Bossi e con i radicali, Veltroni definisce queste cose agghiaccianti; D’Alema inquietanti; Cossutta un pericolo per la democrazia. Proprio lui che tra l’altro gestiva bande armate negli anni non lontani del dopoguerra".

    Nella stessa trasmissione, Berlusconi era poi passato al contrattacco, criticando Rutelli per il suo accordo con i Comunisti italiani e, quindi, con Cossutta: "Che si dichiara orgogliosamente comunista dopo aver continuato fino a pochi anni fa a tenere in piedi un’organizzazione armata in Italia". Affermazioni piuttosto gravi. Che ovviamente non sono piaciute a Cossutta. Perché un conto è la polemica storico-politica sulla "Vigilanza" del Pci (impropriamente definita Gladio Rossa) sui suoi legami con l’Urss; un altro è dire che Cossutta "fino a pochi anni fa" teneva in piedi un’organizzazione armata. Così il dirigente comunista si è rivolto all’avvocato Fauso Tarsitano e ha presentato una querela.

    In procura c’è stata l’istruttoria e, a parere del pubblico ministero, la querela di Cossutta era fondata per cui – secondo le nuove norme – c’è stato il decreto di citazione a giudizio davanti al giudice monocratico, dottoressa Scalia. E questa mattina l’udienza è stata fissata alle nove. Non senza attesa. Perché, appunto, ci si aspettava che Berlusconi avesse in qualche modo accettato la "sfida" e depositato carte e documenti che dimostrassero in maniera convincente la bontà delle sue affermazioni. Del resto, come detto, il tema della "vigilanza" del Pci è da tempo oggetto di polemica storico-politica ed esistono molti documenti, anche se di controversa lettura, che dimostrano l’esistenza di un’organizzazione riservata. Ma si trattava, sostanzialmente, di un sistema difensivo, attraverso il quale salvare il gruppo dirigente comunista se in Italia ci fosse stato un golpe.

    Per cui discutibili possono essere i rapporti di dipendenza politica con l’Urss; discutibili i finanziamenti che il Pci riceveva dall’Unione Sovietica. Diverso è dire che Botteghe Oscure aveva un vero e proprio esercito pronto all’insurrezione; diverso ancora sostenere che fino a pochi anni orsono il capo fosse Armando Cossutta. Insomma, quando si passa dal dibattito storiografico all’accusa per un fatto determinato, le cose cambiano.

    Ed evidentemente gli avvocati del Cavaliere hanno verificato che quelle dichiarazioni così categoriche rilasciate a "Porta a Porta" ben difficilmente avrebbero potuto essere dimostrate in un’aula di tribunale. Da qui – non senza sorpresa – la scelta di evitare il processo e trovare un compromesso soddisfacente per tutti. Gli avvocati delle due parti dovranno sistemare tutto entro i prossimi dieci giorni. E la "trattativa" è già stata avviata. Secondo le prime indiscrezioni, il perno di questo confronto sarà la scrittura di un breve testo nel quale Berlusconi precisa e puntualizza. Insomma: ritratta. E sarà compito anche dell’arte "diplomatica" delle due parti trovare le parole giuste affinché, oltre alla ritrattazione, si evitino figure poco simpatiche, che magari potranno essere sfruttate politicamente.

    C’è da capire invece, se non succederanno fatti nuovi, se questa vicenda avrà o no ripercussioni sui lavori della futura commissione Mitrokhin (ove fosse approvata) perché ci potrebbe essere la tentazione del Polo di sostenere per via politica tesi e accuse che non potrebbero essere dimostrate di fronte ad un giudice. Ovvero potrebbe diventare un precedente per richiamare tutti ad una maggiore prudenza nella affermazioni.

  5. #5
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    Ma di questo la stampa ha abbondantemente parlato... sono le altre notizie ad essere passate sotto silenzio....

 

 

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