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Discussione: Stampa estera

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    Predefinito Stampa estera

    da Parigi

    “Italie: main basse sur la culture”?
    Semmai è l’Express che va a testa bassa contro la verità. Quattro pagine del settimanale francese, più la copertina raffigurante il Cav. Con tanto di auricolare, fingono di raccontare lo scempio che il centrodestra starebbe operando sul fronte della cultura e dello spettacolo.
    Firmato a quattro mani da Sophie Grassin e Vanja Luskic, il reportage esordisce così:”Dopo dieci mesi di governo, Silvio Berlusconi ha messo la cultura italiana sotto gli stivali? O solamente al passo?”.
    Il tono è sprezzante: il ministro Giuliano Urbani viene dipinto come un “esecutore” specializzato in lavori sporchi, uno che “taglia le teste senza tanta urbanità” (gioco di parole), il sottosegretario Vittorio Sgarbi come uno stravagante parvenu capace solo di chiamare “froci raccomandati” gli obbiettori di coscienza(polemica con le Iene), Berlusconi suppergiù come un tiranno che se ne infischia della cultura e inculca negli italiani” la morale del motorino” per sfuggire alle manette (parola di Camilleri); il presidente della biennale, Franco Bernabè, come uno “specialista di energia” a digiuno di cultura (Paolo Baratta invece era un maitre à penser); mentre il testo appare inframmezzato da sottotitoli che suonano così:”Resistere, resistere, resistere”, “La mediocrità del potere”, “L’Italia s’è lobotomizzata”.

    Insomma, una ricognizione serena e documentata della situazione, ottenuta confrontando dati e opinioni, ascoltando qualche esponente della maggioranza tanto per integrare lo spettro dei commenti.
    Si scherza, naturalmente.
    Poiché, da Bernardo e Marco Belloccio, da Vincenzo Consolo a Erri De Luca, da Franco Cordelli a Antonio Tabucchi, tutti, seppure con accenti diversi, profetizzano il passaggio del nuovo Attila sulle spoglie della vecchia, buona cultura italiana.
    Fin qui sarebbero pareri. Ma le due croniste propongono invece un catalogo di “fatti emblematici”. E a quel punto la precisione va a farsi benedire.
    Alla terza riga wsi sostiene, ad esempio, che i fondi per il cinema sono stati “amputati a metà”. Non è così. Se è vero infatti che rispetto al 2001, il governo ha operato un taglio di 30 miliardi di lire sul Fondo unico dello spettacolo per questioni di contabilità, è altrettanto vero che il ministro si è impegnato a reintegrare le risorse. Tanto che lo stesso presidente dell’Agis, Giorgio Van Straten, uomo di sinistra e ex consigliere della Biennale, ha dichiarato:”La situazione è stata affrontata in modo serio e sereno”. E poi, perché non spiegare che la ripartizione del Fus, compiuta in favore del teatro(da 88 a 120 milioni di euro), alla fine non penalizzerà affatto il cinema? Esistono infatti fondi residui presso la Bnl ai quali il governo ha deciso di attingere in modo da mantenere intatta la quota(90 milioni di euro) riservata al cinema. Nella speranza di renderlo un po’ meno assistito.

    Ma l’Express procede disinvolto anche su altri aspetti, collezionando disinvolte imprecisioni. Quentin Tarantino non ha mai detto di no alla Mostra di Venezia, essendo solo un nome, tra i tanti, suggeriti da Sgarbi. E non è nemmeno vero che nel cda dell’Istituto Luce (retto oggi da un amministratore unico) sieda un pubblicitario “in rappresentanza dei registi”: fino a prova contraria, Gavino Sanna figura, insieme a Dante Ferretti, Giancarlo Giannini e Carlo Rambaldi, nel nuovo cda della Scuola nazionale di cinema, ora diretta da Francesco Alberini. Per le due croniste solo “un sociologue très médiatique”. E che dire di Angelo Guglielmi? Si può pensare che dopo, due mandati, dovesse restare alla guida del Luce, ma nessuno lo ha mai definito “speaker di Radio Kabul” e di sicuro non è stato l’accordo di coproduzione con Tfl che stava definendo a farlo saltare.
    Infine, anche sul salone del libro di Parigi il settimanale fa propaganda, quando insinua che la famosa lista di 61 scrittori chiamati a rappresentare l’Italia sia frutto di una selezione partigiana e risentita compiuta dal governo, in modo da escludere i migliori.
    Ma non erano stati gli editori a compilarla?
    Ed Elisabetta Rasy, interpellata dal Foglio, non aveva forse saggiamente ricordato che in un paesee normale “gli scrittori rappresentano solo se stessi”?

    Un bel quadretto di personaggi che vivacchiano alle spalle del contribuente. Intellettuali? Se questi sono gli intellettuali della sinistra italiana e europea, povera sinistra. Povero popolo di sinistra.
    saluti

  2. #2
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    Predefinito Business Week studia...

    ...Blair, Aznar e il Cav.


    Con buona pace di tutti coloro che in Italia affermano il contrario, ieri mattina duecento mila chierici della gerarchia finanziaria mondiale hanno letto un’interpretazione assolutamente positiva e quasi entusiastica del “nuovo asse di potere europeo che emerge al Condiglio di Barcellona”.
    “Tracciate una linea da Londra a Madrid e attraversate il Mediterraneo fino a Roma”. E’ questo il triangolo ideale al centro oggi dell’Europa, secondo l’editoriale di Business Week firmato da John Rossant, “e se c’è una buona novità da sottolineare nelle vicende europee, è proprio questa”. “Sono i leader della Gran Bretagna, Spagna e anche dell’Italia che sostengono le proposte innovative al summit, facendo passare in seconda linea le tradizionali appartenenze di campo. Il laburista Tony Blair ha trovato il suo affine ideale nel popolare Josè Maria Aznar, leader di un governo di centrodestra. Il modello di Europa competitiva e orientata al mercato che i due leader condividono è tale da far inorridire ogni buon dirigista francese. E anche l’italiano Silvio Berlusconi sta lanciando tutti i segnali giusti della sua volontà di imbarcarsi con Blair e Aznar”.
    Segue distaccato e compunto encomio funebre per l’asse franco-tedesco, oggi piegato sotto l’attacco che i mercati portano alle economie iper-regolate e supersussidiate dallo Stato sia a Parigi che a Berlino. Con tanto di citazioni di businnessman francesi e tedeschi che rimpiangono di non avere un Aznar nel propri paesi.

    I media italiani, distratti dai clangori dello scontro politico interno, sono stati assai meno pronti nel sottolineare ciò che Business Week richiama come elemento aggiuntivo.”Berlusconi ha rotto con decisione la tradizione secondo cui in Europa l’Italia doveva comportarsi ‘sotto voce’…con Roma che non faceva mai pesare la propria posizione al tavolo comunitario col sembiante di accontentarsi di incassare miliardi di sussidi”. E lo stesso vale per la Spagna, aggiunge Rossant. Ovviamente, nessuno pensa che a Barcellona vi saranno tamburi e pifferi o sonanti vittorie. Aznar, per esempio, come ha confermato ieri nelle sue interviste al Financial Time e al Mundo, a esordito a Barcellona evitando con grande cura ogni tipo di contrapposizione deliberata nei confronti di Parigi e di Berlino, fedele a una impostazione “mediatoria” propria della presidenza di turno. Al punto tale che Enrico Gabaglio, dirigente della Cisl che l’altro ieri mattina ha presenziato all’incontro del Forum sociale europeo con Aznar, ha scambiato lucciole per lanterne annunciandone ai mass-media italiani un “ripensamento” rispetto alla linea sin qui perseguita.
    Non sarà così, spiegano i portavoce spagnoli che richiamano l’ovvio conformarsi ai doveri della presidenza. Anche Blair ha evitato proclami fuori luogo, né lui né i suoi portavoce hanno replicato alle accuse mosse sul Times dal segretario generale delle Unions John Monks, che ha definito “dannatamente stupido” l’asse costituito con Berlusconi. Né hanno trovato eco le bellicose dichiarazioni del deputato laburista Gorge Galloway, da tempo schierato su posizioni critiche e che ora si è spinto a dire che “nel Labour la rivoluzione è nell’aria e le truppe non obbediscono più agli ordini”. In realtà, dietro alla levata di scudi delle Unions, più delle richieste di soccorso della Ces, la centrale europea dei sindacati, pesa il più prosaico timore che il governo britannico resti coerente alla propria impostazione di mercato sul punto particolare, quello secondo il quale se i dipendenti pubblici passano al privato perdono i privilegi connessi per evitare disuguaglianze coi propri nuovi colleghi.

    Non è comunque solo l’asse anglo-italo-spagnolo a dominare nella stampa internazionale.
    La Commissione di Bruxelles può essere molto soddisfatta. Questa volta, anche organi che recentemente si erano segnalati per posizioni critiche nei suoi confronti, hanno coperto di complimenti Romano Prodi, ieri lodato come non accadeva da tempo in due lunghe colonne in prima pagina sul Wall Street Journal, e Mario Monti, cui è dedicata la copertina e un lungo articolo ricco di riconoscimenti da parte di Business Week.
    saluti

  3. #3
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    L'internazionale della stampa colpisce ancora. E non lesina menzogne...

  4. #4
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    Io voglio esprimera la mia piena soddisfazione per l'operato del Governo in politica estera. Sono prontissimo a criticare quello che non mi piace ( vedi alleanza con la Lega ) ma quello che è positivo è giusto che venga sottolineato

  5. #5
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    Originally posted by gfieramosca
    Io voglio esprimera la mia piena soddisfazione per l'operato del Governo in politica estera. Sono prontissimo a criticare quello che non mi piace ( vedi alleanza con la Lega ) ma quello che è positivo è giusto che venga sottolineato
    E' giusto il tuo comportamento. E' da uomo libero. Vero uomo libero.

 

 

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