SOLO PROTESTE, MA NESSUNA PROPOSTA
In questi giorni stiamo assistendo ad un certo attivismo da parte della sinistra nel tentativo di chiamare a raccolta tutti i militanti e, ricompattando le fila, mettere in atto una protesta più massiccia contro il Governo. Questo mi induce a due motivi di riflessione. In primo luogo la conferma che la storia, prima o poi, ripropone il passato anche se in chiave attuale, in secondo luogo la sinistra ancora una volta mette a nudo l’eterna debolezza che le è connaturata: l’indole della contestazione. Un tempo venivano chiamati a raccolta operai, anarchici e sindacalisti per compattare il fronte unico dell’Internazionale Comunista e ribellarsi al capitalismo da rovesciare con la rivoluzione, oggi i leaders della sinistra si stanno adoperando nel tentativo di dare vita ad un’unica formazione compatta pronta a mettere in moto la macchina della protesta. Ci hanno tentato in tutti i modi ma essendo privi della capacità di confrontarsi sono ricorsi al mai passato minimo comune multiplo condiviso da tutte le sinistre: la protesta. Ancora una volta il fascino della protesta è riuscito a catalizzare le attenzioni delle sinistre ed a richiamarle intorno alla cosa che sanno fare meglio: contestare a prescindere. Non ci meravigliamo più di tanto perché non siamo dimentichi del fatto che la cultura della sinistra trova origine e fondamento in una cultura di rivoluzione. Il presupposto, oggi come allora, della definizione precisa di un nemico da combattere e poi l’intrapresa della lotta portata avanti per scalzarlo non è venuto mai meno. Non ci sono più le condizioni per fare la rivoluzione ma bisogna riconoscere che la sinistra è stata abile nel rivedere i termini della lotta sostituendo al capitalismo l’avversario politico fermo restando, però, il modo di demonizzarlo. Contestare tutti e tutto a prescindere è una questione di sopravvivenza. I leaders della sinistra, infatti, si son formati all’ombra della rivoluzione, rincorrendo le utopie che la storia ha già bocciate da tempo, ed hanno maturato solo l’etica della protesta ma non quella della proposta. Questo è il grosso limite storico che la sinistra non è mai riuscita a superare e la ricerca continua di un nemico da contestare è diventato alla fine il solo fattore legittimante della propria esistenza. Quando è venuto meno chi contestare automaticamente la sinistra ha fallito sia perché era venuto meno il riferimento verso cui indirizzare la lotta sia perchè non era affatto preparata a rivestire lo scomodo ruolo di fare, una volta tanto, le proposte. Quindi contestazione ad ogni costo, contro tutti e contro tutto, ed oltre la protesta quel “nulla” che riempie di contenuti le prospettive che la sinistra si prefigura nello scendere in piazza. Intorno al “nulla” la sinistra si è raccolta, come sempre non tanto compatta, e forte dei propri limiti si è fatta felice interprete del ruolo che le è connaturato inscenando la solita protesta ricca di pochezza. La protesta può avere mille sfaccettature e può essere portata avanti in altrettanti modi ma deve, pena la credibilità degli illusi, assolutamente mantenere i toni accesi che furono della rivoluzione. L’ultimo grido sembrano essere i girotondi il cui successo si riscontra soprattutto nel divertimento di quei passanti che vengono coinvolti nel simpatico gioco senza saperne il perché. Prendiamoci per mano e circondiamo qualsiasi cosa che deve essere contestata e se lo dice l’ideatore Moretti che evidentemente di girotondi ne capisce, non possiamo esimerci dal rispondere all’appello di regime. Allora non togliamo le piazze, gli striscioni, gli slogans ed addirittura i girotondi a chi non sa fare altro. Diamogli la possibilità di sopravvivere, facciamoci contestare almeno per due motivi. Chi contesta per ragione di vita non può essere pericoloso e poi da sempre chi propone per forza di cose si espone alle critiche di qualcuno portate avanti anche con i girotondi.
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