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Alcune di queste battaglie non sono ancora state vinte. La questione "laicità dello Stato" almeno per ora, l'abbiamo persa. La visita di Giovanni Paolo II in Parlamento con quasi tutti gli anticlericali in ginocchio ne è la prova lampante. Attualmente abbiamo il problema dei PACS che faticano ad essere riconosciuti, l'eutanasia, la fecondazione assistita, l'otto per mille. Su queste cose non si può sorvolare. I repubblicani vogliono dare sovranità al popolo. Ebbene, il popolo (ache cattolico) vuole il cambiamento, vuole una ventata di progresso.


I Savoia si sono dati il colpo di grazia con l'ultimo scandalo...
Diverso è il discorso per i facismi e i comunismi d'Italia. Forse non li potrai eliminare ma puoi ridurli ai minimi termini con una sola arma: il buon governo.


Battesimo civile: una tradizione molto radicata in Francia, non da noi/Cerimonia laica che ha suscitato l'interesse di alcuni ambienti culturali. Qual è il suo significato
Quando la Repubblica dà il benvenuto ai suoi figli
Poniamo alla vostra attenzione il contributo di un responsabile romano dell'Fgr Emanuele Vaccaro, dedicato ad una particolare usanza risalente alla tradizione repubblicana francese: il battesimo civile. Questa celebrazione, intesa a segnare l'ingresso di un individuo nel consesso civile della sua Nazione, è già diffusa in buona parte dei Paesi dell'Europa del Nord e ha suscitato l'interesse di alcuni ambienti della cultura laica italiana.
Impegnarsi per una sua introduzione anche da noi può rappresentare non solo una buona occasione per rilanciare il dibattito sulla difesa dei valori civili della società ma anche, più semplicemente, per caratterizzare in maniera significativa l'azione dei giovani repubblicani italiani.
Un tema forse un po' singolare e curioso, tuttavia senz'altro interessante.
Fgr
Questo nostro Paese ha bisogno di una forte rieducazione patriottica ai valori della nostra amata Repubblica, perché allora non cominciare proprio dagli italiani appena arrivati tra noi, cioè i neonati?
Quando mi sono imbattuto nel battesimo civile francese leggendo il bel racconto sul sito dell'UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) ho subito pensato: portiamolo qui in Italia!
L'UAAR (di cui fanno parte illustri scienziati ed intellettuali come Piergiorgio Oddifreddi, Margerita Hack, Pietro Omodeo, Valerio Pocar), costantemente impegnata in battaglie per la laicità dello Stato, non ha però avuto modo di intraprendere anche questa sfida (tranne un tentativo a vuoto qualche anno fa di portarlo a Bologna stroncato dal sindaco Cofferati).
Prima di tutto vediamo di cosa stiamo parlando.
Per battesimo civile s'intende il baptême civil oppure républicain, nato in Francia durante la Révolution nel 1794. Durante l'ondata di Illuminismo e laicismo di quel periodo, si volle dare un significato civile alla nascita della vita umana seguendo la dottrina di Rousseau. Secondo il filosofo, infatti, l'uomo nasce naturalmente buono (solo la società e l'educazione possono rendere un individuo cattivo), e quindi in nessun caso macchiato da un preteso peccato originale che deve cancellare a tutti i costi.E' per questo che il battesimo cristiano ha lo scopo di "lavare" questo peccato originale del neonato (il termine battesimo viene dal latino immergere).
Va innanzitutto chiarito che il battesimo – inteso come festa solenne in onore del piccolo – non è un pratica esclusivamente cristiana ma è una pratica che esisteva diffusamente nel mondo greco-romano. I greci invitavano a casa o al tempio tutti gli amici e parenti per presentare il nuovo nato, ponendolo in una cesta di vimini e portandolo in processione con gioia in onore di Dionisio (Bacco per i romani).
I francesi ripresero quello che il battesimo di fatto rappresenta: una festa in onore del piccolo appena nato che deve essere salutato dai sorrisi dei parenti e degli amici dei genitori, una festa solenne in un bellissimo ambiente come può essere una chiesa.
Il battesimo repubblicano viene tutt'ora celebrato da tanti francesi con lo scopo di festeggiare il neonato con l'augurio di crescere nei valori e nello spirito della Repubblica.
Come avviene? La cerimonia ha luogo di solito nelle stanze del Comune o nelle sale predisposte per matrimoni civili, alla presenza del sindaco o di un funzionario apposito; questi, dopo aver illustrato le origini rivoluzionarie del rito ed aver detto qualche parola per l'occasione, deve leggere un testo appositamente predisposto (riportiamo qui il testo preso dal sito UAAR): "Il giorno X, davanti a me Tizio, sindaco di Parigi, sono comparsi pubblicamente nella casa comune il signor e la signora XX, i quali hanno dichiarato di presentare il loro bebé, Caio, nato il 12 novembre 2006 a Parigi, con la volontà di metterlo sotto l'egida e la protezione dell'autorità civile repubblicana, e nel caso essi vengano a mancargli, di dargli come padrino e madrina il signor XY. e la signora YX. Il padrino e la madrina accettano questa alta missione e prendono l'impegno solenne di supplire ai genitori secondo le proprie facoltà morali ed i mezzi materiali. Essi affermano, inoltre, che nel caso di una tale eventualità e come avrebbero fatto gli stessi genitori, essi perseguiranno l'educazione di Caio al di fuori di tutti i pregiudizi d'ordine sociale e filosofico e nel culto della ragione, dell'onore, della solidarietà e della difesa degli interessi del popolo francese. Data lettura, i genitori e padrino e madrina hanno con me firmato".
Nel corso dello svolgimento della cerimonia un posto importante è lasciato ai "riti" personali: il padre o chi vuole può leggere una poesia, un testo, in onore del piccolo; i parenti e gli amici possono scrivere auguri e messaggi speciali su un libro che un giorno il neonato potrà leggere. Ruolo affettuoso ma solenne dei padrini e\o madrine è contribuire all'educazione civile del figlioccio.
Oggi il battesimo soprattutto nel nostro Paese rappresenta l'unico modo per fare una festa solenne per un neoanato, con la conseguenza che l'aspetto religioso viene spesso messo in secondo piano. Il battesimo civile, o repubblicano, è invece un augurio spirituale e scevro da qualsiasi carattere religioso. In più è un augurio fortemente morale ed istituzionale col quale i genitori possono fissare simbolicamente le basi dell'educazione repubblicana e democratica del loro figlio.
A mio giudizio questa cerimonia, così ricca di significato, potrebbe essere introdotta anche in Italia.
E qui entra in campo la nostra Fgr: visti i ben noti problemi di visibilità e la necessità per noi tutti di misurarci con nuove sfide politiche e – perché no – anche ideologiche, questa potrebbe essere una buona occasione per scegliere un campo di battaglia sul quale possiamo mettere pienamente a frutto le nostre potenzialità.
Il battesimo civile c'è in Francia, in Belgio, nei paesi Scandinavi: la Federazione Giovanile Repubblicana può dunque impegnarsi a portarlo anche in Italia.
Così da poter celebrare, magari in un domani non troppo lontano, il battesimo repubblicano dei nostri figli, sapendo di aver contribuito in prima persona al raggiungimento di questo significativo traguardo civile.
Emanuele Vaccaro, segretario organizzativo - Federazione Giovanile Repubblicana Roma
tratto da http://www.pri.it


...Originariamente Scritto da jmimmo82


“IL SENSO DELLA REPUBBLICA”, QUATTORDICI SAGGI IN UN VOLUME CURATO DA SAURO MATTERELLI
L’attualità del repubblicanesimo
Il volume “Il senso della repubblica”, edito da Franco Angeli (288 pp., 23,00 euro) con l’attenta cura di un valido studioso quale è Sauro Mattarelli, reca opportunamente come sottotitolo un efficace “Frontiere del repubblicanesimo” che ha se non altro il merito di andare subito al cuore della questione. Perché di frontiere vere e proprie dobbiamo parlare a proposito delle tematiche prese a oggetto dai quattordici saggi qui raccolti, tutti scritti di autori che per diverse vie sono legati a quella riflessione che ruota attorno al socialismo e che ora svela echi mazziniani, ora apre alle esigenze e alle istanze fondamentali del liberalismo ed ora ridiscute vivacemente la cifra di ciò che intendiamo per democrazia.
Proviamo a vedere insieme come una pubblicazione simile, nata per volontà della Cooperativa culturale ricreativa “Pensiero e Azione” di Ravenna, possa offrire un significativo ausilio per “leggere” anche quello che è il male dei nostri giorni, la carenza di partecipazione. Un male, questo, che forse può essere contrastato in virtù di quella fiducia negli anticorpi dell’Istituzione che nutre un Paul Ricoeur, per come ce lo presenta Marco Goldoni, e proprio a partire dal nucleo di fondo di quella democrazia sociale di cui, tra mazzinianesimo e socialismo, parla in uno dei contributi Maurizio Ridolfi. Potremmo anche fare riferimento, a tale proposito, a quello che, citando autori come Sheldon Wolin e G.A. Pocock (che parla di “repubblicanesimo civico”), Joan C. Tronto denuncia come declino della vita e della partecipazione politica (cfr. il suo “Confini morali. Un argomento politico per l’etica della cura”, a cura di A. Facchi, Diabasis, Reggio Emilia 2006, p. 42). “Il senso della repubblica” propone diversi punti di vista che, se da una parte testimoniano della multidisciplinarietà di una tematica così “aperta” come quella dell’identità socio-politica del repubblicanesimo - appunto con le sue multiformi implicazioni di carattere morale-pratico oltre che più squisitamente teorico -, dall’altra offrono una ricchezza d’indagine che alla fine premia l’attenzione del lettore che voglia misurarsi con questi temi. Una pubblicazione impegnativa, non c’è dubbio, e a tratti anche calibrata sull’esigenza di un approfondimento specialistico per studiosi e storici del pensiero politico, ma allo stesso tempo anche “disposta” ad essere letta da non addetti ai lavori. Perché, sostanzialmente, quando Thomas Casadei esamina, tra storia e teoria del diritto, la versione conflittualista del repubblicanesimo, non fa che parlarci anche di quelle più urgenti questioni del nostro tempo che riguardano da vicino la dialettica pace/guerra, il rapporto sociale tra gli uomini, gli assetti di politica internazionale, la difesa dei diritti e le responsabilità che sono strettamente connesse ai doveri. Ciò fino ad avanzare una versione decisamente “attiva” del diritto e a declinare la stessa idea di identità come “identità plurale”: è interessante a tale proposito, tra l’altro, la corrispondenza di quest’ultimo concetto con quello di “storia al plurale” di cui parla Lino Prenna in un altro bel volume di saggi di autori vari dedicato a “Pluralità delle culture e pluralismo religioso” (l’altrapagina, Città di Catello 2006, cfr. in particolare p. 126). E così, proprio sui doveri si pronuncia il curatore de “Il senso della repubblica” quando mette in evidenza il fatto che la lotta di opposizione è in questo caso da portare avanti contro l’egoismo e l’individualismo: qui dovere è innanzitutto sinonimo di impegno per la tutela delle libertà, la mia e la tua: è cioè un valore kantiano-mazziniano di affermazione del diritto degli individui, di tutti gli individui. Anzi, con l’occasione, parallelamente a questo ci si ricordi del fatto che Kant dichiara esplicitamente di non pretendere di definire quale sia la felicità per gli uomini, bensì di voler rintracciare le condizioni che rendano possibile la dignità di ciascuno a farsi felice. Solo in questi termini, marcatamente kantiani appunto, mi sembra si possa intuire l’autentico messaggio di un Mazzini secondo il quale (e anche grazie al quale), con le parole di Mattarelli, “il principio di unione primeggia rispetto alle tentazioni egoistico-disgreganti” (p. 67). Poi c’è tutta un’altra serie di questioni che, per un verso o per l’altro, riportano l’attenzione sulle frontiere del repubblicanesimo di cui dicevamo in apertura: dalle visioni del mondo di Tocqueville, di Stuart Mill, persino del grande Yeats, alla ridiscussione critica del tema della giustizia, del sentimento religioso, del lavoro di ricerca storiografica. All’interno del mondo socio-politico-culturale dell’Occidente contemporaneo si agitano ancora senza sosta questioni aperte come quella dell’identità dell’Europea, del rapporto della politica con le tradizioni religiose, del pensare globale, delle modalità di organizzazione sociale, della stessa democrazia da rivedere continuamente alla luce delle nuove considerazioni emerse dal dibattito sulla complessa materia costituzionale. Su questi aspetti, letti proprio attraverso la lente di una determinata cultura politica, i diversi studiosi si interrogano e si mettono in dialogo proponendo così delle chiavi interpretative che non abbandonano mai la piena consapevolezza che nel pluralismo la conoscenza trova il suo più fertile terreno.
Giuseppe Moscati
05/04/2007
tratto da http://www.avanti.it/index.php?c_id=0


Riceviamo da Renato Traquandi
Ideario Repubblicano
Ho aspettato due settimane dal convegno di Milano della Voce Repubblicana, egregiamente tenuto alla fine del mese di ottobre del corrente anno, con lusinghieri risultati, prima di mettermi al computer e buttar giù quanto nei miei pensieri si andava arroccando da mesi.
In altri ambienti e in circostanze analoghe, persone alquanto a noi affini sovente si interrogano sui quesiti dell’esistenza, fornendo, ciascuno a suo modo, risposte variegate sul “ chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare?”
In questo tempo il Partito Repubblicano Italiano, pur mai stato un partito così detto “ di massa”, è pressoché ridotto ai minimi termini, e non soltanto rispetto al consenso elettorale, ma per le esigue risorse e la scarsa presa che ancora riesce ad ottenere sul fronte della agorà culturale, nazionale e non solo.
Sono passati oltre dodici decadi dai patti di fratellanza, dalla scapigliatura repubblicana, dall’economia associazionista, ed oggi ancora il nostro Partito può fregiarsi, senza peraltro essere smentito da chicchessia, di essere il più antico tra le formazioni politiche italiane.
Certo che si, dal 1885 ad oggi, la società italiana è profondamente mutata, ed anche il P.R.I. non è più quello che aveva posto al primo punto del suo programma la forma repubblicana dello Stato.
Nato come partito formato da piccoli coltivatori, mezzadri, artigiani e piccoli funzionari statali, in alcune regioni particolarmente ostili al potere papale e regio, come la Romagna, le Marche, il Lazio e la Sicilia, presto divenne un partito di respiro nazionale, in cui militavano anche operai, impiegati, imprenditori ed intellettuali, assieme a qualche, se pur minima, presenza di militari di carriera.
La crescita delle attenzioni verso le tematiche mazziniane e risorgimentali è sempre stata vivace e penetrante, nelle variegate categorie che nel corso dei decenni si sono andate formando nella società italiana. Se, dal 1831 al 1848, l’esigenza primaria era l’Italia una, libera, repubblicana, dalla prima guerra di indipendenza alla prima guerra mondiale l’impegno dei molti “progressisti” si incentrò sullo stato sociale delle classi e sulle rivendicazioni operaie, le quali, sì, erano state ben messe in evidenza da Giuseppe Mazzini, ma che non avevano ne il tempo ne la voglia di evolversi attraverso la cultura e le buone azioni prospettate dalla democrazia.
Questo determinò situazioni di autentico disagio tra militanti formatisi al repubblicanesimo per eredità familiare o frequentazioni di ambienti a loro compatibili e i nuovi aderenti, attratti da generica simpatia o solidarietà per gli atteggiamenti di attenzione ai problemi politici, economici e sociali, ma privi di maturazione ideologica.
Durante tutto il periodo dello stato monarchico, pervicacemente tenuto dalla famiglia francese dei Savoia, poco amata dalla quasi totalità degli italiani, capitava spesso di sentire militanti del partito repubblicano che sostenevano tesi classiste o liberiste, alcuni si dichiaravano libertari, incentrando la principale ed accanita loro lotta sul problema dei rapporti stato – chiesa.
E’ in quei decenni che nascono gli antagonismi e le contraddizioni; i sudditi giustamente reclamano diritti, riconoscendo alla dinastia sovrana il tributo dei doveri cui si assoggettano, e quasi non si accorgono di assumere posizioni in netto contrasto con la dottrina storica del P.R.I. , che non ha dogma univoci, come la presa del potere da parte delle masse operaiste predicata dal marxismo, ne la fede necessaria a credere in redenzioni ultraterrene, come il clero asserisce.. Il P.R.I. non ha schemi prefissati, manifesti da divulgare, testi sacri da esporre a laudazione, non presuppone schemi prefissati, regolamentazioni utopistiche, meccanicismi deterministici: sotto questo aspetto il P.R.I. è il vero erede della grande polemica tra Mazzini e Bakunin e prende le distanze dai tanti seguaci di Marx e Engels.
Ovviamente il P.R.I. una sua dottrina ce l’ha, eccome! Non si tratta comunque di utopia solitaria e agguerrita come quella social comunista, ne tanto meno della rassegnata vocazione al martirio di chi crede che la sofferenza terrena sia il viatico per il futuro celestiale della post mortem, bensì del maturato convincimento che una preparazione culturale, impermeata sulla conoscenza ed il progresso scientifico, costituisca la base, in un ambito storico geografico quale quello italiano, per il benessere di una comunità integrata.
E’ divenuto luogo comune tra gli storici definire la prima guerra mondiale combattuta sul fronte del Carso, sull’Isonzo e sul Piave, come “ quarta guerra di indipendenza”, tagliando corto, con questa lapidaria definizione, ai disagi delle popolazioni della Corsica, dell’Istria, e delle altre numerose zone dove forte è l’identità italiana.
I carbonari, gli aderenti alla Giovine Italia, i Martiri di Belfiore, i fratelli Bandiera, Mazzini e il giovane Garibaldi si erano fatti tutti un’idea diversa di come dell’Italia, una, libera e quindi repubblicana e nel 1919 ancora non c’era ne il tempo ne la voglia di prospettare ai più, e quindi raggiungere democraticamente questo obiettivo.
Scrisse Giuseppe Tramarollo, mitico e ineguagliabile presidente, nel periodo tra il 1970 e il 1980 della Associazione Mazziniana Italiana, che per tal motivo era componente d’onore del Consiglio Nazionale del Partito che quella distinzione faceva del partito fondato da Giuseppe Mazzini “… una formazione che può trovare similarità, ma non identità fuori della penisola. Per il P.R.I. non ci sono possibilità di adesioni dottrinarie e disciplinari come la internazionale socialista o quella liberale o quella cristiana, per non parlare del rapporto internazionalista dei partiti comunisti. Al Parlamento Europeo di Strasburgo i deputati repubblicani, dopo aver aderito, per necessità di collocazione, al partito socialista, hanno potuto benissimo aderire a quello liberale, trovandosi, però, parimenti a disagio.
Questo fa del P.R.I. una formazione storica, e non storicista, estremamente diffidente delle ricette universali valide per tutti i tempi e per tutti i paesi; viene da qui la critica mazziniana al socialismo utopistico anglo tedesco francese che è ben sintetizzata nell’avvertimento ai delegati del Congresso di Roma del 1871 delle Società Operaie , da cui uscì il celebre Patto di Fratellanza, che è la prima organizzazione nazionale del lavoro italiano:….. ^^ Se l’emancipazione operaia è universale, le diverse condizioni dei popoli fanno diversi i modi e a ciascun popolo appartiene essenzialmente il segreto della scelta di quei modi^^.
Riconosce però che solo nella fase della trasformazione dei sistemi, utili alla perdita dei poteri monarchici e clericali, con l’avvento della democrazia e della tecnologia, che sono prodotti della cultura e della ricerca scientifica, la pregiudiziale del territorio e della popolazione ivi cresciuta resti valida.
Bisogna diffonderlo a chiare lettere che fu Giuseppe Mazzini ad intuire che solo per un determinato lasso di tempo la storia umana sarebbe stata determinata dal concetto etico politico delle nazionalità., cioè in volontà politiche definite linguisticamente, etnicamente, territorialmente….
“ La Patria sacra, oggi, sparirà forse un giorno, quando ogni individuo rispecchierà in se la coscienza dell’umanità”.
Ancor oggi, in piena globalizzazione, e lo dimostrano le recenti vicende della decolonizzazione e de il sorgere dei paesi denominati “terzo mondo”, la nazionalità dei popoli è ancora viva e vitale, con le sue degenerazioni come nazionalismo, imperialismo, razzismo.
Nella disgregazione dell’imperialismo sovietico forte è stato il ruolo, quasi sempre vincente, della nazionalità, che mai era stata domata dal bolscevismo russo, che in settant’anni di potere assoluto aveva praticato un vero e proprio genocidio linguistico, oltre che umano.
Mazzini, dunque, aveva disconosciuto il potere in mano alla chiesa, senza mai rinnegare Dio, cui soleva coniugare i termini Patria e Famiglia, ed ancora non accettava i fermenti internazionalisti, riconoscendo al contempo con l’intuizione della Terza Roma e La Giovine Europa, i cui postulati già presagivano l’abbattimento dei confini.
Terzo carattere del repubblicanesimo è il “laicismo”, che non significa affatto anti clericalismo, divieto a svolgere e divulgare gli insegnamenti religiosi, ma presa di distanza tra i problemi dello spirito e la gestione della società civile; il Campanile per nutrire l’anima e la Torre Civica per custodire al meglio la persona fisica, secondo la tradizione umanistica classica.
All’opposto della concezione laica dello stato c’è il modello confessionale.
Confessionali sono l’attuale stato italiano, come quello spagnolo, confessionali sono gli stati arabi, che fondano la società civile sul diritto cranico, confessionali sono i paesi marxisti, che hanno una pedagogia, una estetica, una morale, prettamente di stato.
L’ideale repubblicano laico è quello dell’articolo 7 della Costituzione Repubblicana Romana del 1849 che recita: “ Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici”.
Anche il 1° emendamento della Costituzione U.S.A. è per noi positivo: “ Il Congresso mai potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, tanto meno proibirne il libero culto”.
Pertanto ribadiamo con fermezza che il laicismo professato dal P.R.I. non è indifferenza di fronte alla esigenza religiosa dello spirito umano; questo atteggiamento nasce invece da una concezione religiosa della vita umana, che rispetta la personalità nei suoi diritti individuali ( libertà civili) e nelle formazioni sociali ( famiglia, partito, associazione, chiesa).
Dalle cose dette fin qui, allora, il P.R.I. è un partito mazziniano? Solo al Vate si ispirano tutti coloro i quali in questo partito operano?
Certo, nella cultura repubblicana in alta considerazione sono tenuti gli insegnamenti mazziniani, ma come ben sanno i tanti che in questo partito militano, nel P.R.I. è ben presente l’illuminismo di Cattaneo, così come non sono mai stati cestinati i contributi di Bovio con il suo idealismo, il positivismo di Ghisleri e Conti, il patriottismo militaresco di Pacciardi. Se si riconosce la funzione portante del Mazzini per l’unità d’Italia, e si è laici e democraticamente portati al confronto culturale delle idee, oltre che favorevoli alla divulgazione ed allo sviluppo della ricerca scientifica, si può benissimo essere repubblicani.
Non è invece possibile essere repubblicani del P.R.I. e marxisti, repubblicani e anarchici, come invece è possibile essere repubblicani e credenti, facendo fare al cervello un sano lavoro di selezione con il sale del ragionamento.
Un altro concetto respinto dal repubblicanesimo italiano è quello di sovrastruttura: diritto, morale, arte non sono sovrastrutture dell’unica determinazione economica, ma categorie universali e permanenti, anche se i contenuti variano secondo una precisa evoluzione storica. Nell’ambito di questa concezione antimaterialistica, antideterministica, antimeccanicistica c’è ampio spazio per il liberalismo economico di Cattaneo, come per molti postulati del socialismo democratico nord europeo. Contro il concetto totalitario : “Tutto nello stato, tutto per lo stato, nulla contro lo stato”, il repubblicano contrappone il motto mazziniano: “ Tutto per l’associazione nella libertà”.
Secondo l’etica repubblicana non è l’economia la forza trasformatrice del mondo ma l’educazione e la conoscenza, entrambe incentrate nel sistema scolastico prima e nelle forme associative ( circolo, partito, sindacato) e istituzionali ( enti locali, legislazione statale, pubblica e privata gestione delle risorse. L’educazione scolastica resta fondamentale e spetta allo stato, almeno nella fascia dell’obbligo, per formare i futuri cittadini ed abituarli a capire il mondo che li circonda.
Possiamo dunque concludere che il P.R.I. è l’opportunità della cultura laica per il senso dello stato e garanzia primordiale, perché senza repubblica non c’è piena democrazia, non c’è piena libertà, non c’è progresso sociale, non si risolvono i disagi civili e le problematiche di sviluppo del mezzogiorno.
Quale funzione può avere oggi il P.R.I.?
Esiste una continuità di comportamenti dei partiti politici italiani sul proscenio partitico; tuttora il consenso viene ricercato secondo il principio del voto di scambio. Il cittadino elettore domanda soddisfazioni: la promozione nel posto di lavoro, l’aumento di stipendio, la pensione, l’occupazione dei rampolli, la licenza edilizia, la pratica di condono, il posto al ricovero per l’anziano genitore, e le mille e mille altre soluzioni ai problemi di tutti i giorni. E le segreterie politiche si organizzano e promettono l’interesse e la probabile soluzione.
Il P.R.I. offre agli elettori la possibilità del “ voto della ragione” come Giovanni Spadolini definiva il consenso che al P.R.I. arrivò nel primo lustro degli anni “80”, quando venne superata la vetta altissima del 5%.
Già Ghisleri Conti Pacciardi e La Malfa avevano identificato per il P.R.I. una funzione illuministica, contro ogni genere di fanatismo e ogni minaccia all’unità nazionale.
Ghisleri diceva che “…il P.R.I. è depositario di una dottrina più culturalmente avanzata perciò liberatrice ed antagonista di quella marxista e di quella cattolica”, ponendolo in prima linea contro il male maggiore di oggi, che è quel modo di agire reso celebre dal principe di Lampedusa e dal recente film Il Vicerè. Ricordate? Cambiare tutto per non cambiare nulla.
Brigare così, parlando di voler procedere a fare riforme, per poi partorire sgangherate soluzioni a vantaggio dei soliti noti, non porterà alcun vantaggio al Paese.
Dall’una e dall’altra parte delle sponde del bipartitismo si continua a parlare e a discutere dell’aria fritta e del sesso degli angeli.
Sta al Partito repubblicano Italiano rompere ogni indugio e porre all’elettorato risoluzioni al modello di società, di economia, di organizzazione dello stato per l’energia, l’ambiente, il sociale, il diritto al lavoro e ad una vecchiaia serena.
Oltre che un patrimonio da salvaguardare abbiamo una reputazione da difendere!
Renato Traquandi
Quest'articolo, che Renato Traquandi ci ha inviato, e' stato pubblicato anche sulla Voce Repubblicana di Mercoledi 2 e Giovedi 3 gennaio 2008
tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/14656


Il bipartitismo e noi
E' presto per ritenere conclusa una storia lunga più di un secolo
L'opinione pubblica - indipendentemente dalla sua collocazione politica - nel complesso ha salutato il risultato elettorale come una fortunata semplificazione avvenuta in Italia. L'esclusione di molti gruppi parlamentari dalle nuove Camere comporta un bel risparmio di risorse e, allo stesso tempo, uno o due soli partiti al governo consentono una semplicità decisionale ritenuta indispensabile. In un solo colpo si è preso atto, con il voto, che è fallita la prima Repubblica con i suoi protagonisti. Ed è terminata la lunga fase di transizione.
L'esito è il naturale bipartitismo che si è instaurato, così come il riconoscimento di un leader affermato al governo. In questo modo si sarebbe anche mutata di fatto la Costituzione del paese, ma l'entusiasmo è tale che quasi non ci si accorge dei problemi che questo può comportare. Ma è davvero così? Se è così, un Partito come quello repubblicano, forte di due soli deputati, deve prepararsi all'estinzione o a entrare nuovamente in clandestinità.
E' vero che la legge elettorale è spietata, ma non è così sicuro che la legge elettorale determini i fondamenti della vita politica, per lo meno in maniera tanto radicale. Ad esempio, è molto difficile pensare che i socialisti, oggi esclusi dalla vita parlamentare italiana, non abbiano modo di organizzarsi per rispondere agli standard degli altri paesi europei, dove invece hanno una piena rappresentanza. Anche perché, senza una forza socialista democratica, l'Italia rappresenterebbe una nuova anomalia continentale (il Pd a tutti gli effetti non sembrerebbe una forza socialista), tanto che su questo fronte un chiarimento potrebbe avvenire presto.
Senza contare che, dalle prime avvisaglie parlamentari, fra Partito democratico e Italia dei Valori non si registra quella piena sintonia che pure si era promessa e che parrebbe necessaria per far sì che la formazione di Di Pietro si sciolga in quella di Veltroni. Al contrario, sembra che si sviluppi una ben diversa storia: per non parlare della componente radicale, che altresì non sembra molto disposta a conformarsi al promesso soggetto unico democratico. Anche perché tante sconfitte elettorali, politiche, comunali - e con tali margini di scarto - non incoraggiano le fusioni a freddo.
Il punto è che, nel Popolo della Libertà, dove pure si è vinto e dove la comune desinenza del popolarismo europeo è più salda, le cose non sono molto diverse, anche se appaiono gestite con più garbo. All'indomani della vittoria su Roma, Gianfranco Fini ha salutato il grande successo di An, che non solo è viva e vegeta, ma rivendica ministeri per i suoi uomini. Lo stesso fa la Dc di Rotondi, mentre Lombardo tiene stretti i suoi. E poi c'è la Lega, che ha avuto un tale successo di consensi che certo non si smobiliterà in fretta e furia.
Ecco allora che i soggetti politici dell'Italia bipartitica - senza aver contato l'Udc di Casini forte di trentasei parlamentari - sono almeno tre a sinistra, e cinque o sei a destra; dove sinistra e destra, per intenderci, sono solo una rappresentazione della suddivisione dello spazio del Parlamento. Devono stare molto attenti, i repubblicani, a dare per scontato l'esito della vicenda politica che si è aperta il 13 aprile scorso. E anche nel dare per conclusa la vicenda lunghissima della loro storia.
Roma, 2 maggio 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html


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