Galilei e Bruno nell'immaginario dei movimenti popolari tra Otto e Novecento, a cura di Franco Bertolucci, Pisa, Biblioteca Franco Serantini edizioni, 2001, euro 15,49.
Nel volume edito dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa, a cura di Franco Bertolucci, sono raccolti gli interventi dell'importante giornata di studi sull'immagine di Galilei e Bruno nei movimenti popolari fra Otto e Novecento, svoltasi alla Domus Mazziniana di Pisa il 27 novembre 1999. Gli interventi su cui vale la pena soffermarsi subito, perché maggiormente in grado di fornirci il quadro generale del problema storiografico affrontato, sono quelli di Adriano Prosperi, di Alessandro Volpi e di Pietro Finelli. Il celebre modernista pisano, allievo di Cantimori, ricostruisce ad esempio, con dovizia di particolari e una narrazione avvincente, le vicende delle carte processuali del Sant'Uffizio dedicate a Galilei ed a Bruno. A ciò si affianca la rievocazione del generale clima culturale dell'Italia dell'Ottocento. In quel periodo Galilei e Bruno divennero infatti, anche attraverso una forzatura delle loro posizioni, icone del libero pensiero in lotta contro l'oscurantismo clericale e gesuitico. Prosperi sottolinea che, se la figura di Galilei godé di una celebrità immutata al passare immutata al passare dei secoli, nei confronti di Bruno si ebbe, dopo un lungo oblio, un ritorno di interessi ottocentesco. A ciò corrispose anche una diversità d'atteggiamenti da parte della Chiesa Cattolica: più disponibile nei confronti delle teorie di Galilei, più chiusa verso quelle di Bruno. Anche Volpi si occupa dell'atmosfera culturale dell'Ottocento italiano, soffermandosi però su un altro aspetto: la penetrazione negli ambienti culturali fiorentini e toscani (a partire dal Vieusseux) delle teorie evoluzionistiche (scontato, a questo proposito, il riferimento agli studi di Giovanni Landucci) e, più in generale, per la letteratura dedita all'esaltazione della scienza (ad esempio Verne). Interessante è il legame, ben posto in evidenza da Volpi, tra attenzione per le scienze naturali e attrazione per l'oscuro, per l'orripilante, per le profondità buie del reale (attrazione ben rappresentata, ad esempio, da Edgar Allan Poe, che ebbe grande popolarità nell'Italia ottocentesca). Si intravede così il nesso tra positivismo e decadentismo. Finelli coglie invece un'altra questione cruciale: analizzando i Drammi sacri di Bovio, lo storico si concentra sul tentativo, tipicamente ottocentesco, di trovare una "religione laica" che sostituisse, nel suo ruolo di "cemento morale" della popolazione, il dominio delle coscienze della Chiesa Cattolica. Tale tentativo andava oltre la strada, che pure era stata tentata, di una "umanizzazione" del messaggio cristiano (basti pensare alla Vie de Jesus di Ernest Renan). Esso si articolò in due correnti: una più "spiritualista" (con Mazzini, ad esempio, e uno dei suoi più fedeli seguaci, Aurelio Saffi) e una più razionalista (quella di Ferrari, dell'Inno a Satana del Carducci ed, ancora, di Ardigò e di Ghisleri). Tra queste due alternative Bovio, con i suoi Drammi, avrebbe proposto una "terza via di grande suggestione intellettuale: un'immersione sino in fondo nel mondo del religioso, che ne metta in luce tutto il valore storicamente positivo, ma che culmini con un sereno ma netto distacco dalla tradizione cristiana, in nome di un nuovo umanesimo, in grado di conglobarla in una moralità superiore"1.
Gli altri interventi affrontano una ventaglio di aspetti estremamente ampio: Marco Cini si ricollega, ad esempio, agli studi di Ilaria Porciani, Umberto Levra e Massimo Baioni sulle feste nazionali e sulla costruzione di un patrimonio condiviso di memorie nazionali: egli infatti analizza le celebrazioni pisane per il terzo centenario della nascita di Galileo nel 1864. Maurizio Antonioli si sofferma poi sulla presenza di Galilei e Bruno nella letteratura e nei canti popolari, concentrandosi in particolare sulla nascita del mito del "martirio laico". Infine Franco Bertolucci ricostruisce la geografia dell'anticlericalismo organizzato in Toscana fra Ottocento e Novecento, mentre Giorgio Sacchetti si sofferma sulla reazione di queste realtà di anticlericalismo organizzato di fronte alla fucilazione in Spagna di Francisco Ferrer pedagogista laico e massone.
A ragion veduta, inoltre, il curatore sottolinea, nella sua introduzione il carattere interdisciplinare della raccolta. Infatti, l'intervento di Maria Turchetto si colloca sul piano della ricostruzione filosofica: la studiosa individua il legame tra filosofia di Bruno e un'autoctona tradizione filosofica italiana rappresentata dal marxismo di Antonio Labriola e il positivismo italiano di Ardigò, Morselli, Villari, lontano dai modelli di Spencer e di Comte. E' singolare però che nella descrizione di questa autoctona tradizione filosofica italiana da collegarsi al nome di Bruno il nome di Giovanni Gentile venga citato solo per ricordare la diversità del suo idealismo rispetto ai pensatori sopra ricordati. Ulteriori prove dell'apertura della raccolta a contributi di discipline diverse giunge poi dagli interventi di Concetta D'Angeli e di Fernando Mastropasqua, rispettivamente dedicati alla presenza di Galilei nella drammaturgia ottocentesca e al Galileo di Brecht. A cavallo tra la critica artistica e la ricostruzione storica si pone infine Federico Tognoni, che si occupa sulla presenza di Galiei nell'iconografia degli ultimi secolo, da quelle seicentesca a quella ottocentesca.
Andrea Frangioni




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