AA.VV. Memorie italiane di Tunisia, Tunisi, Finzi Editore, 2000, pp. 245+LIX.
La presenza italiana in Tunisia, iniziata con le repubbliche marinare, ha avuto un costante incremento solo a partire dalla Restaurazione. Erano soprattutto ebrei livornesi, commercianti e professionisti, che si stabilirono nella Tunisia ancora sotto il dominio del vicerè turco. Via via, a questi primi italiani si unirono altri, spesso profughi politici, repubblicani che avevano partecipato alle sollevazioni fallite nella penisola, fino a raggiungere, verso il 1850, la non indifferente cifra di seimila persone.
Una comunità, l’italiana, estremamente vivace che aveva suoi mezzi di espressione culturali, come i giornali (il primo – subito soppresso dal vicerè - è del 1838), il teatro, la scuola.
Il Protettorato francese, proclamato nel 1881, non poteva incidere più di tanto su questa prevalenza italiana sulle altre nazionalità, anzi, negli anni di fine secolo, l’emigrazione siciliana, una emigrazione povera, di braccianti e di contadini, portò il numero dei nostri connazionali ad oltre 30.000.
Il novecento, con la fascistizzazione degli italiani nel mondo prima, e poi il tracollo delle istituzioni culturali nel 1945, fino alla diaspora della comunità dopo l’indipendenza (1956) ha chiuso questa parentesi di storia. E’ rimasto il ricordo: ricordo dei tempi migliori da parte di chi vive, oggi, in Tunisia, e ricordo di quella che era la propria terra natale da parte di chi l’ha lasciata.
Quest’opera, pubblicata a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, vuole essere proprio una rassegna di quello che fu la Tunisia italiana. Un libro necessariamente bilingue (italiano e francese) con interventi che analizzano la presenza dei nostri connazionali nell’insieme delle popolazioni del Protettorato francese, la lingua, che non poteva essere l’italiano toscano, ma aperto ad apporti siciliani, francesi e arabi, la cucina, che risentiva degli influssi tipici del Mediterraneo.
Un capitolo intero merita la stampa, che ha espresso testate governative, socialiste, fasciste negli anni venti, di opposizione al regime mussoliniano nel decennio successivo, fino ad una catalogazione di ben 123 pubblicazioni diverse.
.Il libro, che si inquadra nel Progetto della memoria, curato dall’Ambasciata d’Italia, vuole essere il primo di una serie: un’opera senz’altro meritoria, che, tuttavia, in Italia è quasi clandestina, e che meriterebbe senz’altro una maggiore conoscenza e diffusione.
Agostino Pendola




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