Fo: disprezzo per Berlusconi, ricorda Mussolini
ROMA - «Odio per Berlusconi da parte degli intellettuali della sinistra? Ma no... Semmai c’è disprezzo, ironia, sarcasmo verso un signore che si è impossessato di tanti spazi del Parlamento per imporre i suoi interessi». Dario Fo respinge l’accusa di far parte di un gruppo, quello appunto degli intellettuali, che avrebbe usato parole «fuori calibro» per attaccare il governo di centrodestra. C’è chi dice: anche gli intellettuali hanno le loro responsabilità nell’aver appesantito il clima in Italia
«Prendiamo me. Io satireggio su Berlusconi. La gente ride dall’inizio alla fine e si indigna. Ma l’indignazione non è odio che fa venire il sangue agli occhi. A me il sangue va in circolo mentre recito e descrivo mancanza di cultura, di senso della democrazia, di capacità di accettare le idee altrui»
Ernesto Galli della Loggia accusa: chi firma appelli come quello in cui si parla di razzismo, demolizioni di tutti i diritti dovrebbe perlomeno interrogarsi sull’effetto.
«Anch’io ho firmato quell’appello. Trovo che sia tutto giusto. Penso agli immigrati, alla nave dei curdi. Anche i cattolici del centrodestra si preoccupano per la mancanza di pietà verso questi poveracci che fuggono perché perseguitati, messi in galera, spesso torturati».
Ma le parole pesano...
«Lo so. Le parole sono pietre».
C’è chi parla di regime, di fascismo alle porte.
«Nessuno ha detto: sono fascisti. Si è parlato di atmosfere che ricordano da vicino il nostro passato. Basta rileggersi il primo Mussolini che, all’inizio del fascismo, minaccia di portare in piazza "l’Italia migliore" per rispondere alle manifestazioni contro di lui. Mi sembra di aver sentito recentemente discorsi molto simili».
D’Alema attacca «i salotti dove tra un drink e l’altro si parla di regime.
«Il mio salotto è la piazza, semmai il Palavobis. Quanto ai drink, sono quasi astemio».
Per il centrodestra al Palavobis sono stati usati toni violenti.
«Personalmente ho proposto uno sghignazzo. Se Berlusconi, come dice, è un democratico che apprezza la satira non dovrebbe preoccuparsi. Invece nel dibattito alla Camera ho sentito la gran voglia della maggioranza di dire basta coi girotondi, coi Palavobis, con la gente che sfila per strada con le bandiere, che questa tensione è tutta colpa della sinistra. Invece l’errore più grosso che potrebbe compiere l’opposizione sarebbe buttare via nuove passioni e recenti slanci, rinunciare alla ritrovata giocondità, al piacere di scoprirsi in tanti. Le manifestazioni sono l’essenza della democrazia».
Si dice che ci siano in giro cattivi maestri.
«Mi hanno chiamato così, cattivo maestro. Benone. Pronto a stilare un elenco che va da Voltaire e Montesquieu in giù, tutti contro il potere dispotico. Tutti cattivi maestri. L’unica verità che abbiamo sotto gli occhi è la morte di un uomo ucciso non da quattro imbecilli ma da gente che lo ha scelto con estrema cura e con una "geometria organizzativa" impressionante. Era il personaggio che era, gli avevano tolto la scorta, sabato era in vista una grande manifestazione che aveva riunito un sindacato sull’orlo della frattura, c’era la sinistra in un nuovo fervore, la prospettiva dello sciopero. Invece è arrivato il morto, e che morto. Tutto troppo meccanico. Sembra il passaggio di una classica tragedia».




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