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Il ministro Matteoli parla del progetto arenato da 5 anni
Un Parco da ridisegnare con la gente della Barbagia
Se il parco del Gennargentu non s’ha da fare, la colpa è da imputare ai sardi. Sì, proprio a quelli che sarebbero i più agevolati dall’istituzione dell’area protetta. Quelli che dal parco, dicono gli esperti, avrebbero solo da guadagnarci.
Ne è convinto il ministro dell’ambiente Altero Matteoli, intervenuto al convegno “I parchi, le questioni aperte”, organizzato dall’associazione Italia Nostra col patrocinio del Presidente della Repubblica. «Se non si va avanti, è perché sono zone particolari, - ha detto il ministro - immerse in un territorio difficile». Inutile stupirsi, quindi, se da oltre cinque anni il progetto del parco nazionale è fermo, arenato sugli scogli del Golfo di Orosei. Quegli stessi che erano compresi nel decreto dell’allora ministro Willer Bordon, e che dovevano completare gli oltre 70 mila ettari di territorio da tutelare. Una fetta di Barbagia che comprende ventiquattro comuni - in cui abitano famiglie e brucano le bestie - che gridava salvate gli uomini prima dei mufloni
Ed è proprio la storia di questo pezzo di Sardegna ad essere oggi sotto i riflettori degli ambientalisti e dei politici. Una storia lunga, scandita da manifestazioni di piazza e ricorsi incrociati alla Corte Costituzionale, che sembra destinata a non finire. Almeno nel breve periodo.
«Le difficoltà sono molte, è vero. La diffidenza delle persone verso i parchi è dettata dalla cattiva informazione: li hanno conosciuti solo attraverso i divieti. Ma il Governo - assicura Matteoli - è disposto a coinvolgerli, a ridisegnare i confini e le perimetrazioni della riserva naturale».
Un’apertura che arriva in un momento di stasi nella tormentata vicenda del Gennargentu, e che si inserisce nelle nuove politiche del ministero dell’ambiente sulle aree protette.
Quali saranno, allora, le prossime mosse del Governo su questo fronte? «Sicuramente il dibattito: parlare, parlare, parlare. Io - prosegue il ministro - ho solo uno strumento: la legge. Ma è inutile far piombare tutto dall’alto. Oltre questo sto solo cercando di convincerli».
Ma come sia possibile il dialogo senza interlocutori, questo non è dato saperlo. Dal giugno 2001, infatti, data del suo insediamento al dicastero, l’onorevole Matteoli non ha mai incontrato i rappresentanti delle comunità coinvolte nel progetto naturalistico. Una latitanza che, secondo alcuni, sarebbe da collegare alla volontà del ministero a non instaurare un conflitto istituzionale con la Regione sarda. Quella stessa che, ben prima del 1998 (anno della legge quadro che istituiva l’area naturalistica), aveva stanziato alcuni miliardi per studiare gli effetti di un parco regionale nello stesso territorio.
La polemica sulla gestione dei parchi, insomma, va avanti, ed il ministro lancia qualche frecciata anche al direttore dell’oasi dell’Asinara, Eugenio Cossu. «Stintino vorrebbe rientrare nei confini del parco, ma gli altri - dice Matteoli - non lo vogliono. L’odio atavico e di campanile tra paesi non si può abbattere facilmente». Così come non si può sconfiggere il mare che separa l’isola del carcere dalla terraferma: unico vero freno all’entrata di Stintino nel consorzio del parco.
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