Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito ormai sappiamo tutti come andrà a finire!!!

    siamo all'ennesima puntata di "Lite in Famiglia", lo spettacolo che, con una o più puntate alla settimana, questa maggioranza sta sempre più frequentemente offrendo ai cittadini di questo paese... ogni puntata ha sempre lo stesso copione... qualche componente della famiglia che dice qualcosa di sbagliato... gli altri che si arrabbiano e sbraitano... ma poi interviene il capofamiglia che fa rientrare tutto nella normalità!!!
    ma più che componenti di una famiglia sembrano dei docili cagnolini che ogni tanto abbaiano e ringhiano un po, per ricevere più coccole dal Padrone!!! cagnolini che sono pronti a mettere da parte i propri ideali, solamente per la pappa che il Padrone gli assicura...

    cordialmente
    haring

    da "la Repubblica.it"

    Si inaspriscono le divergenze all'interno del centrodestra
    Oggi vertice in via del Plebiscito con Bossi e gli alleati

    Fini protesta col Cavaliere
    "Serve un chiarimento"


    di STEFANO MARRONI

    --------------------------------------------------------------------------------
    ROMA - "Beh, ho l'impressione che stavolta Bossi ci dovrà spiegare bene, ma molto bene, che cosa in mente di fare...". Sono le sette e mezzo di sera, quando la pazienza di Gianfranco Fini arriva al capolinea. Quando il vicepremier impone che almeno si revochi la convocazione delle parti sociali, "visto che si sa che non si presenteranno". E quando per la via di Gianni Letta, che presidia insieme a lui Palazzo Chigi, manda ancora una volta a dire al Cavaliere che oggi non potrà finire al solito modo, il chiarimento con il Senatùr. Che a tavola, nella solita sala da pranzo a via del Plebiscito che Silvio Berlusconi ha trasformato nella sede ufficiale dei vertici di maggioranza, il capo della Lega dovrà scoprire le carte, e dissolvere i sospetti dei suoi alleati. "Perché le alternative sono due", ragiona con i suoi Marco Follini. "O c'è qualche ministro che non è arrivato a pagina tre del manuale del dirigente politico, o invece oggi abbiamo assistito una volta di più a uno scarto deliberato dalla linea del governo. Io non so perché, non voglio fare processi alle intenzioni. Ma in ogni caso questo non può succedere più. Basta".

    Arriva insomma a un passo dall'esplodere quando meno te lo aspetti, il conflitto tra le due ali del governo che affiora e si inabissa da settimane. Alla fine di una mattinata pigra, con Berlusconi ancora rintanato a Macherio per finire di godersi il week end, governo e leader della maggioranza hanno scoperto che ognuno per conto suo Bossi, Martino e Sacconi avevano aperto il fuoco contro la grande manifestazione di sabato "coprendola di insulti". Al Quirinale se ne erano accorti prima: e a Palazzo Chigi una telefonata di Gaetano Gifuni ha segnalato il montare minaccioso della rabbia di un Carlo Azeglio Ciampi sempre "meno disposto - confidano - a chiudere un occhio". All'una, quando un Fini avvelenato è uscito dal suo ufficio, uno dei suoi lo ha fermato: "Hai visto le agenzie?". "Sì, certo. E sono incazzato nero. Cercatemi Landolfi, bisogna assolutamente far uscire una nota".

    A quell'ora - raccontano - Berlusconi aveva parlato ancora solo con Letta e Bonaiuti. E con il quadro ancora in movimento, aveva deciso di "non sbattere la porta in faccia ai tre reprobi", affidando a una nota del suo portavoce il compito di smarcare il presidente del Consiglio dalle accuse di connivenza con il terrorismo lanciate a Cofferati. Poco, per fermare la valanga messa in moto dalla Cgil. E poco anche non solo per placare il Quirinale, ma persino gli alleati. Prima con Letta, poi con Casini e Follini, Fini si è sfogato: "Ma come, io do un'intervista per dire che non molliamo di una virgola ma il confronto continua, e questi tre fanno un regalo di questa portata a Cofferati? Cosa pensano che faranno, Cisl e Uil?. Maroni che fa, perché sta zitto? E Berlusconi glielo vuol dire o no, qual è la linea del governo?".

    Ad Arcore, raccontano, la temperatura è salita di parecchi gradi. E pour cause. Nei giorni scorsi, il Cavaliere era stato letteralmente tirato per le maniche per costringerlo a correggere la linea durissima - quella dell' "odio che alimenta insane ideologie" - con cui a caldo aveva apertamente legato l'omicidio di Marco Biagi alla protesta sindacale contro la riforma dell'articolo 18. Ma in fondo al cuore - confidano i suoi - non ha mai cambiato idea. La sua linea, la vera linea di Berlusconi, era quella dell'"E allora caliamo anche il carico da undici dell'elevamento dell'età pensionabile" da cui solo a fatica Fini e Tremonti l'avevano dissuaso due settimane fa, nel lungo vertice notturno che alla vigilia del summit europeo di Barcellona aveva trovato l'intesa sul no allo stralcio delle modifiche allo Statuto dei lavoratori. E non c'è praticamente stato ministro che a tu per tu - e a dispetto della linea dialogante fissata dal Consiglio dei ministri con l'occhio al "recupero" di Cisl e Uil - non si sia reso conto della sua "gran voglia di tirar calci a Cofferati e compagni", della sua voglia di addossare alla Cgil "la responsabilità morale" della morte di Biagi che alla fine è tracimata, in qualche modo, nel suo appello televisivo di venerdì.

    Anche per questo ha traccheggiato, il Cavaliere, nello smarcarsi in pubblico da Bossi e Martino e Sacconi: a maggior ragione perché a sera lo attendeva la ormai classica "serata dell'amore" ad Arcore con Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Quando si è deciso a farlo, è stato solo perché gli alleati e Letta gli hanno assicurato che con la seconda esternazione di Bossi la situazione stava diventando insostenibile: e con una nota che in privato An e Ccd hanno giudicato "sufficiente sì, ma assolutamente tardiva". I buoi che invano il centrodestra cerca di governare - alias Pezzotta e Angeletti - erano già abbondantemente usciti dalla stalla del dialogo con il governo.

    È anche di questa lentezza, per non dire di questa ambiguità del Cavaliere, che oggi gli alleati - senza quasi dirlo a se stessi - cercheranno di venire a capo. Quando al telefono Fini è riuscito a raggiungerlo, il vicepremier non ha dovuto nemmeno accennare a una protesta: "Guarda Gianfranco - lo ha subito rassicurato Berlusconi - che sulla linea che abbiamo deciso insieme non si torna indietro. Ho letto la tua intervista a Repubblica, era perfetta: siamo in piena sintonia. A Martino e a Sacconi ho telefonato, hanno avuto un incidente di percorso, ma rettificheranno. Bossi? Bossi lo sai com'è[85]".

    (26 marzo 2002)

  2. #2
    Claude74
    Ospite

    Predefinito

    Bossi oramai è talmente agli sgoccioli che se non le spara grosse nessuno lo caga....ora, fin che si trattava di insultare la sx con le stupidaggini sulla famiglia ecc (vedi commenti su Cogne) o con le allucinazioni sull'Europa vabbè.....ma ora ci sono le BR, e quando sono in ballo ste cose impotrtanti c'è poco da scherzare....sullo scontro sociale e con i sindacati hanno capito che ci devono andare coi piedi di piombo, che la demagogia non basta, che la retorica, dopo un pò, non funziona più.

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito

    ANCHE PERCHè SINO AD ORA HA FUNZIONATO SOLO PER I GONZI, E PER QUELLI CHE INGHIOTTONO TUTTO PUR DI DARE A VEDERE CHE TUTTO VA BENE.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito come volevasi dimostrare...

    il Presidente Berlusconi dice che l'esternazioni dei suoi Ministri sono ca**ate, i cagnolini hanno smesso di abbaiare e sono pronti a ricevere le giuste coccole!!!

    cordialmente
    haring

    da "la Repubblica.it"

    Berlusconi: faremo le riforme, resisteremo a piazza e Br


    --------------------------------------------------------------------------------
    ROMA - "Andremo avanti con le riforme, resisteremo a piazza e colpi di pistola", dice Silvio Berlusconi, parlando a tutto campo. Poi prova a smorzare i toni dopo le dure polemiche dei giorni scorsi. "Le dichiarazioni di pochi ministri non fanno testo, Bossi è stato frainteso", dice il premier riferito al leader leghista e a Martino. "Il dovere primario di questo governo è fare gli interessi del Paese e mantenere gli impegni presi con i cittadini. Siamo aperti al dialogo, ma non accettiamo nessun veto", continua, sottolineando che l'impegno del centrodestra è di realizzare le riforme che rappresentano "la migliore risposta da dare all'offensiva terroristica".

    Governo e maggioranza perciò "porteranno quanto prima la riforma di Marco Biagi in Parlamento". A proposito della gigantesca manifestazione della Cgil di sabato a Roma, il premier sfoggia una certezza granitica: "Non erano più di 700mila: a molti è stata pagata la gita".

    E infine sullo sciopero generale proclamato dai sindacati per il 16 aprile: "Non potrà essere 'generale' ma solo 'parziale'. "I lavoratori italiani sono 21,5 milioni. I sindacati ne rappresentano solo 5 milioni. 12 milioni lavorano nelle imprese artigiane, 4 milioni nel pubblico impiego. Lo sciopero non potrà essere generale ma solo parziale".

  5. #5
    Claude74
    Ospite

    Predefinito Re: come volevasi dimostrare...

    Originally posted by haring
    il Presidente Berlusconi dice che l'esternazioni dei suoi Ministri sono ca**ate, i cagnolini hanno smesso di abbaiare e sono pronti a ricevere le giuste coccole!!!

    cordialmente
    haring

    da "la Repubblica.it"

    Berlusconi: faremo le riforme, resisteremo a piazza e Br


    --------------------------------------------------------------------------------
    ROMA - "Andremo avanti con le riforme, resisteremo a piazza e colpi di pistola", dice Silvio Berlusconi, parlando a tutto campo. Poi prova a smorzare i toni dopo le dure polemiche dei giorni scorsi. "Le dichiarazioni di pochi ministri non fanno testo, Bossi è stato frainteso", dice il premier riferito al leader leghista e a Martino. "Il dovere primario di questo governo è fare gli interessi del Paese e mantenere gli impegni presi con i cittadini. Siamo aperti al dialogo, ma non accettiamo nessun veto", continua, sottolineando che l'impegno del centrodestra è di realizzare le riforme che rappresentano "la migliore risposta da dare all'offensiva terroristica".

    Governo e maggioranza perciò "porteranno quanto prima la riforma di Marco Biagi in Parlamento". A proposito della gigantesca manifestazione della Cgil di sabato a Roma, il premier sfoggia una certezza granitica: "Non erano più di 700mila: a molti è stata pagata la gita".

    E infine sullo sciopero generale proclamato dai sindacati per il 16 aprile: "Non potrà essere 'generale' ma solo 'parziale'. "I lavoratori italiani sono 21,5 milioni. I sindacati ne rappresentano solo 5 milioni. 12 milioni lavorano nelle imprese artigiane, 4 milioni nel pubblico impiego. Lo sciopero non potrà essere generale ma solo parziale".
    Alla piazza e ai colpi di pistola....come se fossero la stessa cosa....come se si potesse paragonare, anche lontanamente, la protesta pacifica e le manifestazioni di dissenso con il terrore criminale delle BR.....
    La cosa che più mi spaventa di Berlusconi è che ho come l'impressione che non ci faccia affatto, ma che ci sia veramente.
    Saluti

  6. #6
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    Predefinito

    questa è l'ultima scena della puntata andata in onda ieri!!!

    cordialmente
    haring

    da "la Repubblica.it"

    Durante il vertice di maggioranza le rassicurazioni
    poi in pubblico cambiano atteggiamento e parole

    Fini spiazzato dal Cavaliere
    "L'accordo era: toni bassi"


    di STEFANO MARRONI

    --------------------------------------------------------------------------------
    ROMA - Dopo due ore spese a tavola con poca voglia di mangiare, Gianfranco Fini e Marco Follini si sono cercati con gli occhi. Infilando l'ascensore di Palazzo Grazioli si erano preparati a una battaglia, i due leader a cui la sequenza Bossi-Martino-Sacconi aveva fatto andare di traverso il cappuccino, lunedì. Ma era andato tutto bene, invece, al vertice da cui si aspettavano "un chiarimento definitivo". Il Cavaliere addirittura aprendo la riunione aveva spazzato il campo da qualsiasi dubbio sul fatto che per il governo "il sindacato è un interlocutore", e non un'incubatrice di terrorismo: e che "come loro legittimamente protestano, noi legittimamente teniamo fede agli impegni del programma di governo".

    E Umberto Bossi era stato un gattone. Così alla fine, "Ora che tutto è chiaro", il vicepresidente del Consiglio si è rivolto a Silvio Berlusconi: "Ho l'impressione che non possiamo chiudere come altre volte", ha scandito. "C'è molta attesa, ci sono i giornalisti qui sotto... Io credo che dovremmo dare un esito a questa riunione. Non so, un documento, o forse potremmo scendere a dire qualcosa...". Il Cavaliere si è animato tutto: "Sì, mi sembra un'ottima idea. Potremmo scendere tutti, anche per dare la sensazione visiva di una posizione comune. Anzi, sapete cosa facciamo? Fissiamo una conferenza stampa per le quattro a Palazzo Chigi".

    E' andata così, raccontano tutti, che la riunione di maggioranza che doveva rimettere a posto le cose alla fine le ingarbuglia persino di più. E che dopo aver randellato il povero Martino, già gratificato sui giornali di un "insipiente" che ad Arcore nessuno aveva sentito l'esigenza di smentire, il Cavaliere abbia riaperto in pubblico, parlando a ruota libera, la ferita che in privato aveva assicurato di voler chiudere. Condendo le frasi che doveva dire con bordate che la dicono lunga su quel che cova davvero nel suo cuore: come se dinanzi alle telecamere, all'idea che il paese potesse registrare visivamente una dignitosissima, politicamente vantaggiosa marcia indietro, "il mister Hyde che è in lui - si sfoga un alleato - alla fine non ce l'abbia fatta a non venire fuori".

    Il risultato è che non tornano a casa la Cisl e la Uil, che Cofferati ha gioco facile nel dire che al governo "hanno perso la testa", e che probabilmente tra una settimana il Senatùr tornerà all'offensiva. "Sei al 4.5 per cento", gli ha detto il Cavaliere, gonfiando un po' persino i sondaggi che a inizio riunione ha consegnato a tutti in una austera cartellina bianca: e chissà che tanta grazia, dopo settimane di previsioni nerissime, non lo convinca ad insistere. Ma il Berlusconi che alle due si è seduto a tavola ha detto di volere altre cose. Ha spiegato che "il governo va bene", e il suo consenso cresce, al punto che "il grado di fiducia sulla mia persona è a livelli da record, ho riguadagnato quattro punti negli ultimi giorni".

    Sui singoli atti dell'esecutivo, invece, ha ammesso il premier, [ab]c'è un problema di comunicazione. Abbiamo varato modifiche dell'articolo 18 che non possono far perdere un posto di lavoro, e una campagna di disinformazione è stata capace di far credere che vogliamo rendere più facili i licenziamenti. E di presentarci come chiusi al dialogo, quando è vero l[b4]esatto contrario". Giulio Tremonti ha fornito i dati, un'analisi da cui si deduce che "con pochi incentivi", possiamo "in pochi mesi ritrovarci con 3-400 mila posti di lavoro in più".

    Ma con cautela, Claudio Scajola è arrivato al punto. Siamo di fronte a Br diverse da quelle del passato, ha spiegato, ma anche ora bisogna badare bene a "non allargare troppo il fossato tra maggioranza e opposizione", perché "c'è il rischio il terrorismo si infili in questa spaccatura". E Follini non ha perso tempo. Per dire che invece proprio nel governo si erano voci stonate, e che per chi punta alle riforme, a maggior ragione "se si tiene il punto come facciamo noi su un tema difficile come l'articolo 18, proporre equazioni tra sindacato e terrorismo è non solo un'infamità morale, ma anche una sciocchezza politica".

    Fini ha annuito: "Così, rischiamo di non lucrare nulla sul conservatorismo della sinistra". E Follini: "Non si può andare in ordine sparso, su questioni così: se si fissa una posizione comune, bisogna che quella sia, per tutti". Berlusconi ha fatto sì, naturalmente: "In ordine sparso, possiamo solo finire per andare a casa". E Umberto Bossi ha sfoggiato uno dei suoi sorrisi più aperti: "Badate che io sono d'accordo con voi. Non ho mia etto quello che letto sui giornali: figurarsi se uno del Nord non ha a cuore il sindacato, ce ne abbiamo uno anche noi, il sindacato padano! Ma non posso lasciare che vadano in fabbrica a dire cose false su quello che facciamo: a noi ci votano anche gli operai. E non solo quelli delle piccole imprese".

    (27 marzo 2002)

  7. #7
    Astro
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    Predefinito

    Giulio Tremonti ha fornito i dati, un'analisi da cui si deduce che "con pochi incentivi", possiamo "in pochi mesi ritrovarci con 3-400 mila posti di lavoro in più".




    Potrebbero nominare 384.193 tra sotto-segretari, parlamentari (nazionali e regionali) e portaborse, magari.

  8. #8
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    Originally posted by Quasar




    Potrebbero nominare 384.193 tra sotto-segretari, parlamentari (nazionali e regionali) e portaborse, magari. [/B]
    Con "pochi incentivi" potevamo anche raddoppiare gli investimenti con la Tremonti, incassare 100mila miliardi con lo scudo fiscale e far emergere migliaia di lavoratori sommersi.

    Mai che ne azzecchi una, il Tremonti.

  9. #9
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    Originally posted by Jack



    Dimmi dove vendono la tua intelligenza!

    Rosica rosica.....
    Una mano per risolvere i tuoi problemi te la do io, se vuoi.

    Se vuoi raddoppiare la tua intelligenza ti dò in leasing il 10% della mia.

    Vedrai che prestazioni, dopo... Non sarai più lo stesso Jack, lento ed ingolfato. Niente più crash.

  10. #10
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    Originally posted by brunik


    Una mano per risolvere i tuoi problemi te la do io, se vuoi.

    Se vuoi raddoppiare la tua intelligenza ti dò in leasing il 10% della mia.

    Vedrai che prestazioni, dopo... Non sarai più lo stesso Jack, lento ed ingolfato. Niente più crash.
    Vai Jack, approfitta, c'è pure la Tremonti che ti fa risparmiare...

 

 

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