siamo all'ennesima puntata di "Lite in Famiglia", lo spettacolo che, con una o più puntate alla settimana, questa maggioranza sta sempre più frequentemente offrendo ai cittadini di questo paese... ogni puntata ha sempre lo stesso copione... qualche componente della famiglia che dice qualcosa di sbagliato... gli altri che si arrabbiano e sbraitano... ma poi interviene il capofamiglia che fa rientrare tutto nella normalità!!!
ma più che componenti di una famiglia sembrano dei docili cagnolini che ogni tanto abbaiano e ringhiano un po, per ricevere più coccole dal Padrone!!! cagnolini che sono pronti a mettere da parte i propri ideali, solamente per la pappa che il Padrone gli assicura...
cordialmente
haring
da "la Repubblica.it"
Si inaspriscono le divergenze all'interno del centrodestra
Oggi vertice in via del Plebiscito con Bossi e gli alleati
Fini protesta col Cavaliere
"Serve un chiarimento"
di STEFANO MARRONI
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ROMA - "Beh, ho l'impressione che stavolta Bossi ci dovrà spiegare bene, ma molto bene, che cosa in mente di fare...". Sono le sette e mezzo di sera, quando la pazienza di Gianfranco Fini arriva al capolinea. Quando il vicepremier impone che almeno si revochi la convocazione delle parti sociali, "visto che si sa che non si presenteranno". E quando per la via di Gianni Letta, che presidia insieme a lui Palazzo Chigi, manda ancora una volta a dire al Cavaliere che oggi non potrà finire al solito modo, il chiarimento con il Senatùr. Che a tavola, nella solita sala da pranzo a via del Plebiscito che Silvio Berlusconi ha trasformato nella sede ufficiale dei vertici di maggioranza, il capo della Lega dovrà scoprire le carte, e dissolvere i sospetti dei suoi alleati. "Perché le alternative sono due", ragiona con i suoi Marco Follini. "O c'è qualche ministro che non è arrivato a pagina tre del manuale del dirigente politico, o invece oggi abbiamo assistito una volta di più a uno scarto deliberato dalla linea del governo. Io non so perché, non voglio fare processi alle intenzioni. Ma in ogni caso questo non può succedere più. Basta".
Arriva insomma a un passo dall'esplodere quando meno te lo aspetti, il conflitto tra le due ali del governo che affiora e si inabissa da settimane. Alla fine di una mattinata pigra, con Berlusconi ancora rintanato a Macherio per finire di godersi il week end, governo e leader della maggioranza hanno scoperto che ognuno per conto suo Bossi, Martino e Sacconi avevano aperto il fuoco contro la grande manifestazione di sabato "coprendola di insulti". Al Quirinale se ne erano accorti prima: e a Palazzo Chigi una telefonata di Gaetano Gifuni ha segnalato il montare minaccioso della rabbia di un Carlo Azeglio Ciampi sempre "meno disposto - confidano - a chiudere un occhio". All'una, quando un Fini avvelenato è uscito dal suo ufficio, uno dei suoi lo ha fermato: "Hai visto le agenzie?". "Sì, certo. E sono incazzato nero. Cercatemi Landolfi, bisogna assolutamente far uscire una nota".
A quell'ora - raccontano - Berlusconi aveva parlato ancora solo con Letta e Bonaiuti. E con il quadro ancora in movimento, aveva deciso di "non sbattere la porta in faccia ai tre reprobi", affidando a una nota del suo portavoce il compito di smarcare il presidente del Consiglio dalle accuse di connivenza con il terrorismo lanciate a Cofferati. Poco, per fermare la valanga messa in moto dalla Cgil. E poco anche non solo per placare il Quirinale, ma persino gli alleati. Prima con Letta, poi con Casini e Follini, Fini si è sfogato: "Ma come, io do un'intervista per dire che non molliamo di una virgola ma il confronto continua, e questi tre fanno un regalo di questa portata a Cofferati? Cosa pensano che faranno, Cisl e Uil?. Maroni che fa, perché sta zitto? E Berlusconi glielo vuol dire o no, qual è la linea del governo?".
Ad Arcore, raccontano, la temperatura è salita di parecchi gradi. E pour cause. Nei giorni scorsi, il Cavaliere era stato letteralmente tirato per le maniche per costringerlo a correggere la linea durissima - quella dell' "odio che alimenta insane ideologie" - con cui a caldo aveva apertamente legato l'omicidio di Marco Biagi alla protesta sindacale contro la riforma dell'articolo 18. Ma in fondo al cuore - confidano i suoi - non ha mai cambiato idea. La sua linea, la vera linea di Berlusconi, era quella dell'"E allora caliamo anche il carico da undici dell'elevamento dell'età pensionabile" da cui solo a fatica Fini e Tremonti l'avevano dissuaso due settimane fa, nel lungo vertice notturno che alla vigilia del summit europeo di Barcellona aveva trovato l'intesa sul no allo stralcio delle modifiche allo Statuto dei lavoratori. E non c'è praticamente stato ministro che a tu per tu - e a dispetto della linea dialogante fissata dal Consiglio dei ministri con l'occhio al "recupero" di Cisl e Uil - non si sia reso conto della sua "gran voglia di tirar calci a Cofferati e compagni", della sua voglia di addossare alla Cgil "la responsabilità morale" della morte di Biagi che alla fine è tracimata, in qualche modo, nel suo appello televisivo di venerdì.
Anche per questo ha traccheggiato, il Cavaliere, nello smarcarsi in pubblico da Bossi e Martino e Sacconi: a maggior ragione perché a sera lo attendeva la ormai classica "serata dell'amore" ad Arcore con Umberto Bossi e Giulio Tremonti. Quando si è deciso a farlo, è stato solo perché gli alleati e Letta gli hanno assicurato che con la seconda esternazione di Bossi la situazione stava diventando insostenibile: e con una nota che in privato An e Ccd hanno giudicato "sufficiente sì, ma assolutamente tardiva". I buoi che invano il centrodestra cerca di governare - alias Pezzotta e Angeletti - erano già abbondantemente usciti dalla stalla del dialogo con il governo.
È anche di questa lentezza, per non dire di questa ambiguità del Cavaliere, che oggi gli alleati - senza quasi dirlo a se stessi - cercheranno di venire a capo. Quando al telefono Fini è riuscito a raggiungerlo, il vicepremier non ha dovuto nemmeno accennare a una protesta: "Guarda Gianfranco - lo ha subito rassicurato Berlusconi - che sulla linea che abbiamo deciso insieme non si torna indietro. Ho letto la tua intervista a Repubblica, era perfetta: siamo in piena sintonia. A Martino e a Sacconi ho telefonato, hanno avuto un incidente di percorso, ma rettificheranno. Bossi? Bossi lo sai com'è[85]".
(26 marzo 2002)




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