ISRAELE: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO INTERVISTA MARCO PANNELLA
Il leader radicale: «Agli arabi diamo diritti e democrazia»
Uno Stato palestinese? «Follia»
Pannella: «Israele entri nell'Unione europea»
«Dare oggi ai palestinesi uno Stato nazionale, soggiogato da feroci regimi dittatoriali (Siria, Iraq, Arabia saudita), significa aggiungere alla tragedia la beffa. Offriamo a quel popolo, invece, i diritti di cui già godono i cittadini arabi d'Israele, e l'Unione europea accolga Israele, unico Stato democratico del Medio Oriente».
In questa intervista, Marco Pannella, europarlamentare, rilancia un'iniziativa cara al partito radicale transnazionale. Associare Israele all'Europa, secondo Pannella, significherebbe uscire da un dramma che sembra senza vie d'uscita e aprire una reale prospettiva di pace.
Soltanto un ingresso nella Ue renderebbe più sicuri i confini del piccolo Stato ebraico e gli consentirebbe le più ampie concessioni territoriali. A quel punto anche i palestinesi comprenderebbero quanto vitali siano le ragioni della democrazia e quanto nefasta e ottusa la via del terrorismo.
Onorevole Pannella, ma quella proposta le sembra ancora attuale alla luce degli ultimi avvenimenti?
«Non è ancora attuale, è sempre più in modo manifesto e stringente la sola risposta che regga all'attualità e a un imminente futuro che è già facilissimo leggere: tragico. Le ragioni che la sostengono sono tante, le ricordo quella principale: è assurdo chiedere agli israeliani nel 2002 di mantenere le proprie caratteristiche di Stato nazionale «indipendente» e, cosa ancora più pazzesca, dare uno Stato ai milioni di palestinesi oppressi dalla miseria, dall'ignoranza e dalla totale privazione di diritti umani e civili sarebbe una follia».
Lei pensa a una confederazione israelo-palestinese associata all'Unione europea?
«Proporre degli stati nazionali era concepibile all'interno della cultura e della politica della metà dell'Ottocento. Già la prima guerra mondiale fallì perché a Versailles si credette di risolvere qualcosa facendo degli Stati nazionali e ciò fu all'origine della tragedia degli anni Trenta e Quaranta e successivi».
Ma sono quarant'anni che i palestinesi si battono per la propria sovranità. Non è un loro diritto?
«La nascita dello Stato palestinese, oltre a rappresentare una tragedia, perché sarebbe uno Stato legato alla Siria. o all'Iraq, o all'Arabia saudita, quindi a un'oligarchia totalmente estranea a qualsiasi sensibilità democratica e civile moderna, minerebbe alle basi la monarchia giordana. Lì vivono milioni di palestinesi, e quello è l'unico Stato arabo della regione dove permane un barlume di democrazia. Non dimentichiamo gli interessi di destabilizzazione, il conto aperto dai fondamentalisti con re Hussein dai tempi di «settembre nero». Provate a immaginare: feroci repressioni, la guerra permanente in tutta le regione e, naturalmente, la fine dello Stato d'Israele».
Eppure proprio in quella direzione vanno gli sforzi della diplomazia internazionale: due Stati, quello palestinese e quello israeliano.
«Uno Stato può aderire all'Unione europea se rispetta tutti i diritti civili, politici ed umani contenuti nelle varie dichiarazioni dell'Onu e del Consiglio d'Europa. Se i palestinesi guadagnassero gli stessi diritti riconosciuti agli arabi cittadini d'Israele, una bomba democratica farebbe esplodere la Siria, l'Iraq, l'Arabia saudita. Sarebbe la fine di quelle dittature. E' di una cecità e di una stupidità imperdonabili non averlo capito finora».
Si chieda pure se l'iniziativa è praticabile. Francia e Germania, per esempio, accetterebbero Israele nella Ue senza il timore di veder sminuito i rispettivi ruoli e poteri?
«Quello che invece osterebbe è il carattere già denunciato da Dahrendorf, il carattere burocratico anzi cristiano-social-burocratico delle istituzioni e dei governi europei di destra e di sinistra, cioè un problema di resistenza e di inerzia. Per superarlo basterebbe un movimento d'opinione. Israele è indebolita atrocemente dall'essere una partitocrazia, dal sistema proporzionale dall'incapacità di grandi riforme. Anche se è ammirevole perchè vive in uno stato di guerra da cinquant'anni e bene o male l'essenziale della democrazia continua a vivere».
Ammetterà che le sue idee al riguardo non sono facilmente condivisibili.
«Il problema è che né la Carta dell'Onu, né la giurisprudenza europea hanno mai inserito fra i diritti dell'individuo lo Stato nazionale, e invece ai palestinesi lo si offre quale soluzione di tutti i mali. Democrazia e diritti: ecco di cosa hanno davvero bisogno».
E cosa serve ad Israele?
«Israele rappresenta lo 0,2 per cento del Medio Oriente. Equivale a un territorio per il quale in Italia sarebbe l'ottava regione. Pensate un po' se si facessero le concessioni volute dal pacifismo imbecille, anche quello americano. Ogni territorio ceduto in un'area così ristretta diventa la postazione più avanzata perché la guerra riprenda, e si risolva nel modo più catastrofico. Se invece Israele diventasse l'estrema frontiera di 400 milioni di persone (l'Europa unita) allora potrebbe dare tutto, dal Golan alla Cisgiordania, e senza paura».
Una sorta di pregiudizio antiebraico sussiste in Europa?
«Abbiamo fortissimamente, per fortuna, persino un pregiudizio proisraeliano e proebraico, e i pregiudizi si combattono con le campagne d'informazione. Radici antisemite ci sono dappertutto, anche in America, ma non sono importanti a livello storico, oggi non hanno spessore, né incidenza».
Qual è stato, a suo avviso, il ruolo politico-diplomatico dell'Italia in Medio Oriente?
«Nullo. Un ruolo nullo e molto torbido aggiungerei. Basti pensare a certe vicende dei servizi segreti, o alla politica dell'Eni».
Il Vaticano vuol candidarsi a una mediazione.
«In Vaticano sono arrabbiatissimi per quella moschea che Israele ha autorizzato in un luogo sacro ai cristiani. E ricordate Monsignor Capucci? Fu condannato perché custodiva e trasportava armi per conto dei fondamentalisti palestinesi».
17 Dicembre 2001
Benedetto Sorino




Rispondi Citando