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    scudiero dei classici
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    Predefinito I Danni del supermercato

    Da "IL Mattino di Padova"

    Il piccolo commercio si arrende
    In due anni chiusi 1151 negozi
    In centro aprono solo stranieri
    I PROBLEMI DELL'ECONOMIA

    di Ernesto De Franceschi

    PADOVA. Una ecatombe: in due anni hanno chiuso i battenti 1151 negozi. Le piccole attività commerciali hanno subìto un tracollo senza precedenti, nemmeno paragonabile agli effetti del decreto Bersani che ha liberalizzato il settore come impone la direttiva europea. Ad abbassare la serranda sono i piccoli dettaglianti: 1 su 7 non ce la fa.
    Il dato emerge da una ricerca della Camera di Commercio elaborata da Infocamere. A dichiarare il fallimento è stato il 15 per cento dei piccoli negozi presenti a Padova, il cui totale a fine 2001 ammontava a 8.496 attività. Le nuove aperture riguardano ormai solo esercizi gestiti da extracomunitari. Getta la spugna anche lo storico presidente delle Botteghe del centro, Andrea Zanella: nessuno ci aiuta.



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    Una ecatombe: in due anni hanno chiuso i battenti 1.151 negozi. Le piccole attività commerciali hanno subito un tracollo senza precedenti, nemmeno paragonabile agli effetti dirompenti del decreto Bersani che ha liberalizzato il settore come impone la direttiva europea. Ad abbassare la serranda sono i piccoli dettaglianti: 1 su 7 non ce la fa, stritolato dai colossi commerciali.
    Il dato emerge da una ricerca della Camera di Commercio elaborata da Infocamere ed è stato diffuso dal capogruppo PdCI in consiglio comunale Dario Marini, affiancato dall'architetto Chiara Cattelan.
    A dichiarare il fallimento è stato il 15% dei piccoli negozi presenti a Padova, il cui totale a fine 2001 ammontava a 8.496 attività. Sono a rischio quasi 5 mila posti di lavoro.
    E' sotto gli occhi di tutti un dato incontrovertibile: in centro storico e nei quartieri periferici le nuove aperture riguardano esercizi gestiti da extracomunitari (soprattutto cinesi e nigeriani). I commercianti padovani, a causa degli affitti insostenibili, hanno ceduto il passo ai marchi della grande distribuzione.
    E i megastore stanno mettendo radici ovunque. «Quattro i macro-casi», sottolinea Marini. «Il più evidente riguarda l'Ikea; il secondo il futuro centro commerciale attorno allo stadio Euganeo; il terzo è il discusso supermercato aperto ai piedi del ponte di Voltabarozzo, mentre il quarto caso riguarda il supermercato in piazzeta Forcellini sull'edificio dell'ex ente comunale di consumo. Inoltre c'è la spada di Damocle con la futura cittadella della moda a San Lazzaro».
    Dopo il preambolo le analisi politiche. «In campagna elettorale, tre anni fa, la difesa del commercio al dettaglio era stato un cavallo di battaglia della Destro contro l'ex sindaco Zanonato. Appena eletta, aveva promesso che sarebbe diventata la paladina dei piccoli negozianti contro le grandi catene multinazionali. Tutto ciò si è rivelata una bugia colossale: un'autentica beffa elettorale», spiega Dario Marini.
    I Comunisti Italiani analizzano i dati della Camera di Commercio e rincarano la dose: «In realtà il sindaco Destro ha fatto il pieno di voti dei commercianti in campagna elettorale ma nei suoi tre anni di amministrazione si è distinta per un gioco al massacro del piccolo dettagliante».
    Sul tavolo c'è anche la partita in corso che riguarda gli ambulanti: a fine mese partiranno i lavori di rifacimento di piazza dei Signori. Le bancarelle che ogni giorno occupano il suolo della piazza dovranno sloggiare: via Valeri o via Trieste le due proposte alternative della giunta. Il braccio di ferro ambulanti-amministratori è tutt'altro che concluso. Con ripercussioni negative pure sui gestori dei bar che s'affacciano sulla piazza, i quali durante l'estate non potranno posizionare i tavolini all'aperto: un notevole danno economico.
    «Appoggiamo in pieno le grida d'allarme delle associazione di categoria, Ascom e Confesercenti», conclude Marini. «Sono due i principali rischi che corre Padova: la desertificazione assoluta di interi quartieri perchè ogni serranda abbassata significa un occhio vigile in meno lungo una via. Di questo passo c'è il rischio di perdere quasi 5 mila posti di lavoro: la giunta non può spalancare la porta a tutti gli ipermercati che ne fanno richiesta in gni angolo della città».

  2. #2
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    Sarà contento il presidente del consiglio...

 

 

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