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  1. #11
    Paul Atreides
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    Originally posted by Pieffebi
    Diciamo che l'opposizione serba non godeva di molta....libertà, e il regime se ne compiaceva pure pubblicamente, salvo quando doveva accreditarsi come "democratico" con gli occidentali.

    RE: diciamo che si tratta di una arrampicatina sugli specchi, che facciamo prima.


    Sull'UCK non ho nulla da dire. Non ho mai "tifato", ne' simpatizzato per detta organizzazione, che fu appoggiata relativamente dall'occidente cercando di usarla come pedina, e correndo il rischio di essere usato.

    RE: beh, qualcosa da dire ci sarebbe, invece, in merito ad una certa guerra in generale e al diritto d'ingerenza in particolare. Ma son cose che mi sono stancato di ripetere. Diciamo solo che rientrano in una singolare concezione del diritto internazionale declinata darwinisticamente.

    Cordiali saluti.

    Ricambio. Un saluto caloroso anche a Bar-Kokeba e agli sgherri di Adriano

  2. #12
    SENATORE di POL
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    Presenterò volentieri i suoi saluti ad entrabi...gli schieramenti antichi.
    Personalmente ritengo il regime Serbo non democratico, e non ritengo l'intervento militare NATO in Kosovo giustificato da altro che dalla necessità di porre fine al sogno nefasto e destabilizzante della "Grande Serbia" perseguito dalla piccola potenza Jugoslava. Le forme "ideologiche" con le quali l'intervento è presentato all'opinione pubblica al fine di garantire un certo consenso ....sono un'altra questione.

    Shalom!

  3. #13
    Paul Atreides
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    Ci ho ripensato.

    Dunque: i simpatici kosovari dell'Uçk si beccano una risoluzione di condanna dell'Onu per terrorismo,
    si richiamano esplicitamente al terrorismo palestinese,
    mettevano bombe nei luoghi pubblici (v. attentato in un bar serbo di Pec, con sei adolescenti morti (op. cit., p. 582),
    fanno saltare l'accordo Holbrooke-Milosevic (op. cit., p. 580),
    perseguitano le minoranze dei rom e dei goranci (macedoni islamizzati) perchè accusati di collaborazionismo con i serbi (op. cit., p. 563),
    si beccano la reprimenda dell'ambasciatore Usa Robert Gelbard il 23 febbraio 1998 che li accusa di essere "senza dubbio un gruppo terrorista" (op. cit., p. 563)
    non esitano ad assassinare i membri del partito moderato di Rugova; eclatante l'assassinio di Ahmed Krasniqi (ministro della Difesa nel governo-ombra di Rugova) a Tirana il 18 settembre 1998 (op. cit., p. 566)

    ebbene, tenendo presente pure che il Kosovo-Metohjia è territorio serbo da sempre, quindi parte integrante di uno Stato sovrano, che fanno gli americanazzi del cazzo? Fanno accomodare l'Uçk niente meno che al posto a capotavola a Rambouillet per poi scatenare una simpaticissima guerricciola d'aggressione che, va da sé, nessuno può fermare. Tipico esercizio del diritto del più forte

    Addenda
    E come dimenticare i piccoli casini in Macedonia e nel Pesevo o l'allegra condizione dei serbi del Kosovo-Metohjia?

  4. #14
    SENATORE di POL
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    In effetti gli ameriKani son un po'...duri di comprendonio. Infatti oltre che aver tentato di usare l'UCK (diventandone invece, grazie agli europei, l'aviazione) si ostinano tutt'ora a sostenere l'affidabilità, come interlocutore, dell'ANP del signor Arafat e di questo ultimo in persona.
    Circa il Kosovo e la Macedonia vorrei ricordare, per completare lo scenario, che fra Kosovo, Macedonia e Montenegro vivono circa tre milioni di albanesi, più o meno quanti ne vivono nella stessa Repubblica di Albania.
    Sebbene unificati dall'etnia, dalla lingua, in gran parte dalla religione, nonchè dal mito della comune ascendenza illirica, gli albanesi sono divisi in sottogruppi (gheghi e toschi) e, come dicono i sociologi e gli storici che si occupano del problema, in fondo "non agiscono come una nazione".
    Circa l'UCK il segretario generale della NATO, lord Robertson, li ha recentemente qualificati come "banda di assassini" (International Herald Tribune del 8 maggio 2001).

    Cordiali saluti.

  5. #15
    Paul Atreides
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    Originally posted by Pieffebi
    In effetti gli ameriKani son un po'...duri di comprendonio. Infatti oltre che aver tentato di usare l'UCK (diventandone invece, grazie agli europei, l'aviazione) si ostinano tutt'ora a sostenere l'affidabilità, come interlocutore, dell'ANP del signor Arafat e di questo ultimo in persona.
    Circa il Kosovo e la Macedonia vorrei ricordare, per completare lo scenario, che fra Kosovo, Macedonia e Montenegro vivono circa tre milioni di albanesi, più o meno quanti ne vivono nella stessa Repubblica di Albania.
    Sebbene unificati dall'etnia, dalla lingua, in gran parte dalla religione, nonchè dal mito della comune ascendenza illirica, gli albanesi sono divisi in sottogruppi (gheghi e toschi) e, come dicono i sociologi e gli storici che si occupano del problema, in fondo "non agiscono come una nazione".
    Circa l'UCK il segretario generale della NATO, lord Robertson, li ha recentemente qualificati come "banda di assassini" (International Herald Tribune del 8 maggio 2001).

    Cordiali saluti.
    La dichiarazione di Robertson non so se intenderla come l'ennesima presa per il culo da parte dei simpatici "signori della guerra" Nato o che altro

    Anche gli albanesi hanno cullato, e sin dall'Ottocento, il loro bel sogno nazionalistico di una "Grande Albania". Certo, era un sogno in sedicesimo ma...nel Novecento l'hanno resuscitato eccome

    Premettendo che io sono a priori contro il diritto d'ingerenza, che sia esso applicato a Sharon, a Milosevic o a Sempronio, mi sembra ovvio che un Milosevic non è stato di certo trattato come oggi viene trattato "King Ariel"

    PS. Sull'intervento in Kosovo-Metohjia giustificato dalla necessità di mettere la parola "fine" al sogno panserbo, beh, credo proprio che nel 1999 tale sogno fosse già incenerito da tempo. Pertanto, urge, da parte sua, la ricerca di giustificazioni un pò più...giustificabili

    Addenda

    Va da sé che nel 1999 gli unici a destabilizzare i Balcani erano i kosovari del cazzo. Cosa che hanno bellamente continuato a fare anche dopo la fine della guerra (Macedonia, Pesevo)

    Saluti

  6. #16
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    Non credo affatto che nel 1999 il sogno panserbo fosse andato in fumo. Aveva subito colpi durissimi sul fronte Bosniaco e Croato, ma Milosevic non era certo il tipo di darsi per vinto. Dopo aver tessuto rapporti amichevoli con la Macedonia, la questione del Kosovo stava spingendolo a riconsiderare la propria posizione strategica verso sud, come aveva un modo ...tutto suo per domare i fermenti montenegrini che rischiavano di aprire un fronte interno (ammetto che in questo caso si trattava di evitare la frantumanzione della Jugoslavia....ma l'ottica del dittatore era pur sempre da piccolo imperialista serbo) In ogni caso, almeno in una prima fase, sono stati gli europei a spingere gli americani all'intervento, verso il quale sono stati per molto tempo riluttanti.
    Ricordo benissimo le battute di certi "antiamericani": "quelli in jugoslavia non intervengono perchè non c'è il petrolio".

    Cordiali saluti.

  7. #17
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    Probabilmente paul atreides è meglio informato di tanti, quindi non posso che ringraziarlo per il suo intervento.
    Evidentemente le vicende fei serbi e kosovari hanno meno presa di quelle tra palestinesi e israeliani.

    Però, una curiosità mi è rimasta, sulle differenze tra i due leader, Milosevic (ok, lisetta?) e Sharon: cosa mi dite sulla composizione dei due governi?
    saluti

  8. #18
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    Predefinito una interessante 'smentita' dei 'presunti crimini' di Jenin...

    cari amici
    oggi su Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri che più di ogni altro, più della stessa Oriana Fallaci, è schierato a fianco di Israele, è comparso un interessante articolo che 'smentisce', testimonianze alla mano, i 'presunti' crimini commessi dagli Israeliani a Jenin. Lo riporto integralmente, aggiungendovi solo qualche mia nota in margine, e soprattutto segnado alcuni punti importanti in corsivo...
    Perchè il corsivo, direte voi?...Il fatto è che l'episodio di Jenin presenta alcune singolari 'analogie' con l'episodio di Marzabotto, avvenuto nell'autunno del '44 sull'Appennino Bolognese, per il quale il Ministro degli Esteri Tedesco attualmente in visita in Italia ha 'chiesto scusa'.
    Quali analogie, direte voi?...Allora cari amici, intanto prendete nota con attenzione dei punti che sono seganti in corsivo, e parleremo poi di Marzabotto in un altro topic che hop intenzione di aprire da qui a poco...

    per il momento buona lettura!...

    Vi racconto la verità sulla falsa strage di Jenin

    di Daniel Salvadori

    Caro direttore
    sono un italiano, che vive e lavora in Israele, e seguo con attenzione la stampa locale ed intenzionale. Vorrei solo fare un po’ di luce sul presento massacro di Jenin, riportando alcuni fatti e testimonianze dirette.
    L’assedio di Jenin è stato accompagnato da un appello lanciato dall’esercito affinchè la popolazione civile abbandonasse il campo profughi e permettesse all’esercito di perquisire il campo alla ricerca di esplosivi e di arrestare terroristi ricercati da Israele. Durante ogni giorno successivo l’esercito ha dato alla popolazione quattro ore al giorno per rifornirsi di acqua e cibo e decidere se venire evacuati al sicuro all’esterno del campo o tornare alle proprie case. L’esercito ha promesso di non toccare i cittadini rimasti in casa, purchè non fosse aperto il fuoco dalle loro case contro i soldati. Questa la versione dell’esercito Israeliano. Ho parlato con diversi soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin, i quali mi hanno riferito quanto segue: mentre i soldati avanzavano, essi venivano attaccati da una miriade di ordigni: ogni macchina era un’autobomba, ogni casa era una trappola, tutte le bombole del gas delle case sono state trasformate in ordigni.
    Potenti ordigni e mine sono stati sepolti sotto l’asfalto e fatti esplodere al passaggio delle truppe. Nel centro del campo profughi [circa 5.000 metri quadrati], i soldati sono stati attaccati da ogni casa, da ogni finestra, con scariche di mitra, bombe e lanciarazzi. I terroristi palestinesi hanno talora tenuto come ostaggi civili palestinesi innocenti, per servirsene come scudi umani contro i soldati. Cercando di evitare di colpire civili, Israele ha dovuto operare con grande attenzione [registrando numerose perdite, quasi 30 soldati in un sol giorno].

    I bulldozer sono arrivati solo alla fine dei combattimenti [questo contrasta con numerose riprese cinematografiche effettuate altrove, ove si vede, applicata con regolarità impressionante, la tattica per snidare i palestinesi asserragliati in qualche costruzione: prima un carro armato che apre la strada con un bombardamento preliminare se necessario, seguito da un bulldozer che spiana la costruzione seppellendovi vivi coloro che vi si sono asserragliati. Questa tattica è stata del resto sperimentata per la prima volta dagli Americani nella ‘guerra del golfo’ contro i soldati irakeni asserragliati nei bunker - n.d. r.] , per la demolizione di case da cui non provenivano più spari nè segni di vita, dal momento che si temeva che ci fossero dentro ulteriori trappole mortali. In molti casi, le case demolite sono esplose, dimostrando fondati i timori e le precauzioni dell’esercito.

    Veniamo ai corpi: la Corte Suprema di Israele ha vietato il seppellimento fintanto che non saranno state sentite le parti. I Palestinesi hanno presentato una protesta alla Corte Suprema, consci del fatto che sono l’unica democrazia del medioriente. Proprio perchè Israele è una democrazia, i giudici hanno sospeso le operazioni militari finchè non si saranno udite le parti: questo dovrebbe essere un monito ed un esempio di civiltà dell’alto senso autocritico e civile di Israele [si deve considerare che la risoluzione della Corte Suprema è stata emanata almeno 48 ore dopo che i combattimenti a Jenin erano terminati, un periodo di tempo più che sufficiente per ‘far sparire’ molte eventuali ‘prove’ - n.d.r.].
    Ahimè nessuno dei vicini stati arabi di Israele possiede un simile senso del rispetto della democrazia. I giornalisti stranieri: un coro di proteste si è levato contro Israele a causa del suo rifiuto di permettere ai giornalisti di entrare in ‘zone militari’. Vorrei a tal proposito ricordare che:

    - l’esercito ha vietato l’accesso ai giornalisti in ‘zone pericolose’ , vedasi l’esempio del fotografo italiano ucciso [certo che a credere che l’uccisione del giornalista in questione sia stata una ‘tragica fatalità’ sono solo gli Israeliani...e i loro simpatizzanti...- n.d.r.]

    - sempre i giornalisti sono stati esclusi dal teatro di operazioni militari...dov’erano i giornalisti nella battaglia delle Falkland?...dove sono le foto dei morti afgani di Tora Bora?...[su questo punto è evidente che che scrive è incorso in un grossolano errore, basta considerare tutti i reportage giornalistici che abbiamo potuto seguire in televisione in entrambe queste campagne militari, anche se certi ‘particolari’ di solito non vengono proiettati, per ovvie ragioni, in televisione - n.d.r.].

    Inoltre Israele avrebbe potuto bombardare dall’alto tutto il campo profughi, invece di combattere casa per casa, perdendo oltre 30 uomini; in tal caso sarebbe stato un massacro [l’esperienza ha dimostrato, e di ciò soprattutto gli Israeliani, che per decenni hanno condotto attacchi aerei contro campi di rifugiati palestinesi in Libano, sono bene a conoscenza, che i soli attacchi aerei non sono sufficienti ad eliminare difensori asserragliati in rifugi sotterranei, si veda il caso di Cassino nella seconda guerra mondiale - n.d.r.]. Israele ha scelto invece di pagare un prezzo umano superiore, nel tentativo di combattere solo i terroristi, facendo una chiara distinzione tra civili e criminali. Finalmente: una troupe israeliana e una troupe inglese si sono intromesse ‘abusivamente’ nel campo di Jenin, ed hanno riportato di non aver trovato segni dei massacri narrati dai Palestinesi: non ci sono centinaia di morti per le strade, nè centinaia di civili [l’autore non specifica quando questa ‘infiltrazione abusiva’ è avvenuta, in particolare se prima o dopo la decisione della Corte Suprema, per cui potrebbero valere le stesse considerazioni fatte prima - n.d.r.]. L’esercito israeliano ammette che vi sono state decine di morti, ma questi sono i risultati di una dura battaglia, di una orribile guerra e non di un massacro premeditato.
    Indubbiamente vi saranno alcuni civili tra i morti, ma secondo l’esercito si tratta di civili tenuti in ostaggio dai terroristi e usati come scudi umani. Anche i civili palestinesi sono, purtroppo, vittime del terrore, e proprio per questo è necessario combattere e fermare il terrorismo. Israele sta facendo questa lotta anche per i civili palestinesi [certo anche il signo Salvadori, esattamente come Oriana Fallaci, è libero di fare le affermazioni che preferisce...salvo che a crederci...- n.d.r.]. Oggi più che mai è vero ciò che disse Golda Meir: ‘...la pace tra Israeliani e Palestinesi ci sarà solo quando loro ameranno i loro figli più di quanto odino noi...’.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  9. #19
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    Predefinito Ministro d'Israele lancia allarme...

    Secondo un comunicato diffuso dall'ANSA crica due ore fa, il Ministro degli Interni israeliano Yishai, leader del partito di destra ultraortodosso Shas, ha raccomandato agli Ebrei di nazionalità francese, alla luce del grande successo elettorale di Le Pen, di emigrare al più presto in Israele. Lo stesso Yishai ha detto di aver parlato di questa prospettiva oggi per telefono con alcuni dirigenti dell'ebraismo francese, aggiungendo poi: '...non possono certo restare inerti di fronte al montare dell'antisemitismo...'.
    Ora se dobbiamo prendere alla lettera quegli che sono gli 'umori' non di un qualsiasi 'agitatore di popolo', bensì del Ministro degli Interni del gabinetto Sharon ovvero uno dei princiapali, se non il principale, dei responsabili dell'attuale 'politica' di Israele, si dovrebbe dedurre la profonda convinzione dei governanti israeliani che la 'popolarità' degli Ebrei nel mondo sta subendo un drastico ridimensionamento, al punto da condizionare non poco, ad esempio, le scelte elettorali dei Francesi.

    quanto secondo voi Yishai è nel giusto?...

    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  10. #20
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    Predefinito Ripeto per confermare...

    ...quello che afferma pfb un mio post dalla discussione su Oriana Fallaci.

    Amud rishon
    [QUOTE]Originally posted by mustang
    [B]Il lungo articolo di Amira Hass apparso su Haaretz ieri mattina l’avevano già letto i lettori di tutto il mondo nei giorni precedenti. All’infuori di quelli israeliani, che ieri hanno avuto la loro dose giornaliera di devastazioni, tragedie terrificanti, dal campo di Jenin . Amira hass ha raccolto testimonianze e impressioni girando per le rovine, come i suoi colleghi stranieri, e ne h scritto per gli israeliani, i suoi compatrioti, i compatrioti degli accusati. Gli accusati. L’editoriale di Haaretz, mai tenero con le colpe e gli sbagli del paese, traccia una sintesi del suo e degli altri racconti: “Amira Hass ha passato diversi giorni nel campo, e la sua inchiesta appare su queste pagine. Ci sono prove di un aspro combattimento, ma con le dovute cautele, si può già dire cosa non è successo a Jenin. Non c’è stato un massacro. Nessun ordine dall’alto, nessuna iniziativa locale, per uccidere sistematicamente e deliberatamente gente indifesa”.
    Haaretz spiega che “In Israele, nel 2002, è del tutto impossibile nascondere delle atrocità. Le testimonianze di soldati e di ufficiali a Jenin, molti dei quali sono dei civili richiamati dalla riserva, e quelle di chi ha seguito gli eventi, negano le accuse di un massacro”. Ventitré soldati israeliani sono stati uccisi, una battaglia era in corso: in queste circostanze sono rimasti coinvolti dei civili. E’ una cosa orribile e dolorosa, e in alcuni casi si dovrà indagare per capire se ogni sforzo è stato fatto per evitare vittime civili. “Ma dichiarare che ci sia stato un massacro è uno sbaglio per chi è in buona fede e una vergogna perr gli altri”.
    La propaganda palestinese in questo senso ha passato il limite, conclude Haaretz, parlando persino di “esecuzioni” e attirando nuovo odio contro Israele. “La disponibilità dei leader europei ad accettare la versione palestinese senza fare domande, testimonia del loro atteggiamento, della fragile situazione di Israele, e”, una stoccata non gliela nega mai, Haaretz, “ dell’immagine negativa di Ariel Sharon”.
    .....segue.....

    .....seguito

    E’ questa rassegnata disillusione che occupa molti articoli del giornale: “La guerra contro le immagini trasmesse in tutto il mondo è perduta”, dicono fonti militari ascoltate da Yediot. A cui un riservista spiega che “dopo che li abbiamo tenuti così a lungo lontano dal campo, come possiamo pensare che i giornalisti non dubitino, adesso?”. Nemmeno Amnon Dankner, direttore di Maariv, può nascondersi quello che è rimasto di Jenin, “una terribile tragedia, innocenti, donne, uomini e bambini uccisi e feriti. E forse ancora gente viva sotto le macerie”. Ma la colpa di tutto questo “ricade su Arafat, Hamas, Tanzim, la Jihad islamica e i predicatori delle moschee, coloro che hanno mandato avanti gli attentatori suicidi. Non su Israele e sull’Idf”. Dankner spiega che Israele non aveva scelta, per perseguire i terroristi nascosti fra la popolazione civile, e che proprio per risparmiare gli innocenti si è combattuto casa pere casa invece che bombardare indiscriminatamente. “Ma nessuna di queste spiegazioni può niente contro la propaganda ignorante e in mala fede”. Ultimo portavoce, l’inviato Onu Terje Larsen, a cui Dankner non perdona l’aver partecipato alla costruzione degli accordi di Oslo, che qualche giorno fa erano stati indicati dallo stesso direttore proprio lo sbaglio che ha portato alla situazione di oggi. “La guerra al terrorismo non è un invito per il tè in un soggiorno di Oslo”.
    Per la sventatezza delle dichiarazioni di Larsen “sul massacro di Jenin”ce n’è anche su Yediot, che cita Gidon Meier del ministero degli Esteri:”Larsen e i suoi mentono. Io ero là e ho visdto che l’Idf cercava di portare soccorsi e quelli delle Nazioni Unite si mettevano un mezzo. Larsen non ha visto nessun cadavere di bambino come va raccontando. E non l’ho sentito dire niente dei ventitré soldati israeliani uccisi, e non l’ho sentito raccontare dell’odore el sangue a Netanya”.
    L’odore del sangue. L’odore della morte. Alla fine tutta la ricerca della verità su Jenin sembra appesa a questo terribile odore, raccontato da tutti in assenza di prove sul numero dei cadaveri.
    Haaretz spiega che ci sono liste di nomi di scomparsi, liste di nomi di arrestati, liste di nomi di ricercati, liste di nomi di uccisi: da confrontare, accertare, verificare.
    “Solo quando questo esame sarà concluso sarà possibile determinare un numero accurato di morti a Jenin”.

    saluti

    amud rishon in ebraico significa prima pagina

    da Il Foglio del 20 aprile


    A confgerma sul Il Giornale di oggi si legge:
    Shasron: l'inviato dell'Onu sta con Arafat, va espulso.

    In attesa di decidere il destino del namico numero 1, il premier dichiara guerra all'inviato dell'Onu, il norvegese Terje Roed-Larsen.
    "Quell'uomo deve venir isolato non deve avere più contatti con il nostro governo" E prosegue:"Stiamo considerando la possibilità di dichiararlo persona non gradita".

    Certo che l'Onu, se veramente e sinceramente (personalmente, considerando gli stati membri islamici presenti a N.Y. credo poco alla sua sincerità ) lavora per la pace dovrebbe essere più oculata nel scegliere suoi osservatori.
    saluti

 

 
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