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Discussione: Chi era (è) Chavez

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    Predefinito Chi era (è) Chavez

    Chavez, demagogo avventuroso e spericolato


    Hugo Chavez, 47 anni, bellico ufficiale dei parà, ha accettato di dimettersi salvando la pelle e il conto in banca. A rivoltarsi contro di lui il popolo che lo aveva votato e i suoi militari.
    di Fernando Mezzetti

    No, non è un novello Allende. E non perché questi, medico invece che uomo d’arme, mentre i militari assaltavano il suo palazzo presidenziale, si tolse la vita col mitra che gli aveva regalato Fidel Castro piuttosto che cedere; mentre lui, Hugo Chavez, 47 anni, bellico ufficiale dei parà, ha accettato di dimettersi salvando la pelle e probabilmente il conto in banca in qualche paradiso caraibico, di cui potrà godere ospite di Fidel. Ma perché mentre contro Allende si sollevarono i militari col sostegno di larga parte della popolazione che non lo aveva votato, Chavez è stato cacciato da coloro stessi che lo avevano eletto. Allende era salito al potere con poco più del 30 per cento dei voti, il più votato tra vari contendenti, e ciò vuol dire che la maggioranza del paese non era con lui. Chavez vi era andato invece con maggioranza schiacciante. E sono state adesso le moltitudini di Caracas a rivoltarsi contro di lui, le stesse che per due volte lo avevano mandato alla presidenza. I militari, molti dei quali da lui messi in posizione di governo e di potere, non hanno fatto altro alla fine che unirsi alla popolazione, nella singolare alleanza stabilitasi tra sindacati, piccola borghesia, Chiesa, big business, proprietari terrieri. Non è stato alcamiento, ma sollevazione generale.

    La cacciata di Chavez non è la fine di un tentativo di progresso, di reale democratizzazione, di rinnovamento sociale, ma la fine di un demagogo avventuroso e spericolato, con ambizioni più grandi di lui e spiccate tendenze dittatoriali. Voleva essere un novello Simon Bolivar guidando la rivolta del continente contro il novello colonialista, lo yankee, ma è rimasto senza seguito, in casa e fuori. Sono in molti, in America Latina, a sentirsi sollevati per la sua uscita di scena; salvo, Fidel Castro, che gli diceva pubblicamente “tu es mi voz”, e di cui si sentiva anima gemella.

    Trascorsi due anni in carcere per un tentato colpo di stato nel ’92, Chavez era stato eletto presidente nel 1998 con quasi il 60 per cento, sbaragliando i candidati dei due maggiori partiti tradizionali, quello di Azione Democratica e quello Sociale-Cristiano. Nel 2000 dopo aver cambiato la costituzione era stato confermato con quasi l’80 per cento, e sarebbe dovuto restare in carica fino al 2006. Come se il successo gli avesse dato alla testa, ridotto il potere legislativo, aveva cominciato a governare per decreti, cacciando ministri che lui stesso aveva nominato, attaccando la proprietà privata, ampliando interventismo statale e personale in ogni settore, dall’agricoltura all’industria petrolifera, che costituisce da sola il 75 per cento delle esportazioni.

    Subito dopo l’ascesa al potere, aveva stretto i rapporti con Fidel Castro, alienandosi sempre più i sindacati, la stampa, la chiesa, e crescente parte dei suoi stessi, originari sostenitori. Come Fidel, si faceva chiamare “El Comandante”. A imitazione dei “Comitati di difesa rivoluzionaria” esistenti a Cuba, organismi di controllo politico in ogni fabbricato, quartiere e unità di lavoro, aveva istituito allo stesso scopo i “Comitati Bolivariani”. Nella nuova costituzione da lui voluta un articolo sancisce l’obbligo, per i media, di “informazione veritiera”, lasciando al potere di stabilire ciò che sia vero. Alle critiche di molti giornali su questo punto Chavez aveva risposto creando le “brigate della verità”, cioè bande di suoi sostenitori che andavano a manifestare minacciose contro la stampa di opposizione, assediandone le sedi, mentre lui minacciava continuamente di voler chiudere radio e Tv non allineate. Ma su una rete a lui favorevole, si esibiva in talk-show di ore, una volta per sette ore incluso un lungo collegamento con Fidel. Varata una riforma dell’istruzione che bandiva la religione, definiva la gerarchia cattolica “tumore della rivoluzione venezuelana”.

    I suoi stretti legami con Castro pare andassero ben oltre che scambiarsi visite, celebrare insieme i rispettivi compleanni, andare insieme allo stadio per incontri di baseball: si era fatto mandare da Fidel, segretamente, molti “consiglieri” per la sua politica di cubanizzazione, e forniva a Cuba petrolio in parte a titolo quasi gratuito e in parte con crediti agevolati. Sulla scena internazionale, si era distinto per oltranzismo anti-americano, diventando vessillifero di anti globalizzazione pur essendo a capo di un paese che vive di esportazione di petrolio. Oltre che con Fidel, aveva stretto relazioni, andando a visitarli in pompa magna, con Saddam Hussein e Gheddafi, in aperta sfida agli Stati Uniti, che assorbono quasi tutto il petrolio del Venezuela, loro terzo fornitore.

    Per il gusto di mera provocazione, intratteneva cordiale corrispondenza col famigerato terrorista di origine venezuelana Ilich Ramirez Sanchez, più noto come Carlos lo Sciacallo, in carcere in Francia con condanna all’ergastolo, responsabile negli anni Settanta di dirottamenti aerei e omicidi, del sequestro dei ministri Opec a Vienna nel 1975, implicato nella strage degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco nel ’72, catturato in Sudan dai francesi nel ‘94.

    Come Fidel, Chavez simpatizzava per le “Farc”, Forze armate rivoluzionarie colombiane, che da tempo insanguinano la Colombia, accettando loro basi e santuari al confine in territorio venezuelano. Quando due anni fa il paese fu colpito da disastrose inondazioni con migliaia di morti, rifiutò gli aiuti offerti dagli Stati Uniti, e di recente aveva criticato duramente la campagna Usa in Afghanistan contro i talebani, al punto che Washington aveva richiamato il proprio ambasciatore a Caracas. In seno all’Opec, di cui un venezuelano è ora segretario generale, Chavez è stato tra quelli che più hanno brigato per tagli alla produzione, al fine di far alzare i prezzi, incontrando però, da parte di Mosca, rifiuto a ogni collaborazione. Sul piano interno, il paese sprofondava nell’inflazione mentre i capitali fuggivano e il debito estero si gonfiava malgrado il petrolio.

    Il filo conduttore di tutto ciò che ha fatto da presidente è stato un antiamericanismo rabbioso, e non ci sarebbe da stupirsi se la Cia, in qualche modo, si fosse data da fare contro di lui. Dovendo tuttavia fare ben poco. Il favore delle masse per lui era diventato odio. Sono stati i cambiamenti da lui voluti al vertice dell’industria di stato petrolifera, in cui cacciando esperti tecnocrati aveva messo i suoi scherani, a innescare le proteste dei sindacati e a dare il via alla crisi. Ma il suo regime era già in decomposizione.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  2. #2
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    Predefinito E ora é riapparso...

    E ora é riapparso. Per le solite questoni di comodo. Non dei venezuelani però.
    Wotan

 

 

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