A comando Arafat condanna l'attentato suicida messo a segno nel cuore di Gerusalemme dalle Brigate Al Aqsa, la succursale militare del suo partito. Non è la prima volta che il vecchio leader, messo alle strette, pronuncia l'anatema, specie se la pressione arriva dagli americani, allo stato l'unica superpotenza che può farlo uscire dall' isolamento....
A comando Arafat condanna l'attentato suicida messo a segno nel cuore di Gerusalemme dalle Brigate Al Aqsa, la succursale militare del suo partito. Non è la prima volta che il vecchio leader, messo alle strette, pronuncia l'anatema, specie se la pressione arriva dagli americani, allo stato l'unica superpotenza che può farlo uscire dall' isolamento. Peccato che appena due settimane fa, quando cominciò l'assalto al suo quartier generale di Ramallah, il presidente palestinese affidasse ai microfoni di Al Jazira, la tv globale del mondo arabo, un messaggio di tutt'altro tenore. Per ben tre volte si è dichiarato "shahid", ossia martire della Palestina, e ha promesso "un milione" di emuli pronti a immolarsi sulla strada che avrebbe portato il suo popolo a issare la bandiera nazionale sulla spianata delle moschee, il terzo luogo santo dell'Islam dopo la Mecca e Medina.
Sharon, a modo suo, il problema l'ha risolto
In queste ore rispunta, come per incanto, Yasser il negoziatore, il presidente istituzionale che frena gli ardori verbali in vista dell'ormai sicuro incontro con il segretario di stato Colin Powell. L'ambiguità inveterata dell'uomo mette in crisi proprio i suoi amici migliori, primo fra tutti Powell e in seconda fila gli europei, insomma tutto lo schieramento che continua a considerarlo l'unico rappresentante legittimo (ed eletto) dei palestinesi. Ci si può affidare di nuovo alle sue ondivaghe parole? Sharon, a modo suo, il problema l'ha risolto. O meglio crede di averlo risolto non considerando più Arafat un interlocutore. Ma il premier sottovaluta il fascino carismatico che l'antico combattente esercita sul suo popolo, un'attrazione simbolica accresciuta dalle due settimane di reclusione nelle tre stanze del suo quartier generale. Powell e gli europei sono più cauti. Il segretario di stato tenterà di giocare di nuovo la carta Yasser che ora appare assai logora. In Terrasanta bisogna credere ai miracoli. Il portento sarebbe che Arafat avesse finalmente capito quello che tutti gli israeliani gli hanno detto con tragica crudezza negli ultimi mesi. Lo stato ebraico ha un nervo scoperto, la sicurezza. Toccarlo è un clamoroso autogol. Tre guerre e oltre mezzo secolo di inutile terrorismo confermano il postulato senza possibilità di dubbio.
Di Lorenzo Bianchi
http://ilrestodelcarlino.quotidiano....6:/2002/04/14:


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