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  1. #11
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    Predefinito Tutta la Scrittura parla di Cristo

    Nel mistero di quella sera in Emmaus il Signore risorto spiega tutto quello che nelle Scritture si dice di Lui. Ed i Padri hanno preso sul serio questo fatto: Omnis Scriptura de Chisto loquitur, tutta la Scrittura parla di Cristo.
    E' evicente che per vederlo occorrono gli occhi puri e cristallini dell'abbandono a Dio. Fides quaerens intellectum. La fede che cammina verso la comprensione di se. Alla fede il "guazzabuglio di contriddazioni" che sarebbe il Vecchio testamento appare al contrario il Mistero divino che si rivela nell'antinomia (P.Florenskij) ed insieme il mistero dell'incontro-scontro tra il Dio delle misericordie e la dure cervice dell'uomo. Basta leggere qualche commentario patristico del Vecchio testamento per rendersi conto con quale animo la fede della Chiesa ne ha scrutato la Verità.
    In Vecchio testamento siamo noi, bambini bizzosi bisognosi della legge "che ci fa conoscere ciò che è male" e della verga con la quale il Padre ci castiga per eccesso d'amore, fino a che non saremo spiritualmente cresiuti alla dimensione della Libertà del figli di Dio.
    Ma tuitto questo, che è così palese a chi si pone disarmato di fronte al Signore della Parola, non lo è altrettanto a coloro che non vogliono arrendersi all'amore del Padre.
    Capisco le posizioni dei miei interlocutori ma non approvo la loro incapacità di piegare la cervice del loro cuore indurito dal dolore, per accogliere la tenerezza del Vivente.
    Non mi toccare! dice il Risorto a Maria di Magdala, non sono ancora asceso. Solo chi è già asceso nella dimensione del suo cuore alla dimensione di Cristo può toccarlo nel mystero della Resurrezione. Agli altri le ecritture restano un file chiuso di cui non conoscono la password, che solo agli umili viene svelata.

  2. #12
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    Predefinito

    Il V. T. è il libro degli ebrei e quel dio ha eletto a suo popolo solo quello israelita. Perché non si è dichiarato subito dio di tutti i popoli?

    Questo dio, d'altra parte, insegnava cose assurde o impossibili, come quella del capro caricato dei peccati del popolo (Levitico, 16).
    Due passi del Nuovo Testamento riassumono la questione... Paolo (Lettera ai Romani 3,19-20): "Noi sappiamo che nessuna carne viene giustificata per opera della Legge", e Gesù (Giovanni 10,8): "tutti quelli che vennero prima di me furono dei ladri e dei briganti".
    Abramo, i patriarchi, gli ebrei... sono i servi di questo personaggio detestabile e non valgono più di lui, se non per avergli creduto ciecamente confondento quanto c'era di vero nelle Scritture da quanto c'era di falso.
    Giovanni Battista, addirittura, dubitò che il messia fosse Gesù: "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro"? (Matteo 11,2-3).
    Lo stesso confessa: "Egli deve crescere, io invece diminuire" (Giovanni 3,30) e, per dirla tutta, "il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (Matteo 24,35).
    2010:

  3. #13
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    Predefinito Un tentativo di risposta meditata e calma

    Caro interlocutore, anche se mi sembra che il tono della discussione stia diventando sforzato perchè - come si dice in toscana - non c'è più sordo di chi non vuol sentire, mi proverò a rispondere con calma alle tue obiezioni.
    Riporto la tua lettera e la intervallo, ti confesso che non so come si fa in un modo più "tecnico".Il V. T. è il libro degli ebrei e quel dio ha eletto a suo popolo solo quello israelita. Perché non si è dichiarato subito dio di tutti i popoli?

    Questo dio, d'altra parte, insegnava cose assurde o impossibili, come quella del capro caricato dei peccati del popolo (Levitico, 16).
    Questa cosa non è affatto assurda. I Santi Padri infatti vi hanno visto la prefigurazione dell'Agnello di Dio che prende sopra di Se i peccati del mondo. Nell'episodio del Battesimo al Giordano Giovanni, figlio di un sacerdote veterotestamentario e quindi sacerdote lui stesso "secondo la carne" compie il Vecchio testamento imponendo la sua mano battezzante sul capo di gesù che così "prende sopra di se il peccato del mondo". E' questo quel "compiere ogni giustizia" che Gesù dice a Giovanni che loro devono fare: adempiere la promessa della salvezza nediante il riscatto del Messia sofferente che porta sulla croce il peccato del mondo.

    Due passi del Nuovo Testamento riassumono la questione... Paolo (Lettera ai Romani 3,19-20): "Noi sappiamo che nessuna carne viene giustificata per opera della Legge",
    infatti, dice sempre San Paolo "la Legge serve soltanto a far conoscere ciò che è male", è "il pedagogo" che prepara alla salvezza di Cristo, non è di per se stessa salvifica.

    e Gesù (Giovanni 10,8): "tutti quelli che vennero prima di me furono dei ladri e dei briganti".
    Va letto nel contesto, si riferisce a tutti i falsi messia che si erano presentati a Israele. Anche a Giovanni fu chiesto se era il Messia, ma lui, che non era ladro e brigante, negò.

    Abramo, i patriarchi, gli ebrei... sono i servi di questo personaggio detestabile e non valgono più di lui, se non per avergli creduto ciecamente confondento quanto c'era di vero nelle Scritture da quanto c'era di falso.

    Giovanni Battista, addirittura, dubitò che il messia fosse Gesù: "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro"? (Matteo 11,2-3).
    Lo stesso confessa: "Egli deve crescere, io invece diminuire" (Giovanni 3,30) e, per dirla tutta, "il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (Matteo 24,35).

  4. #14
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    Predefinito continuo

    Per ragioni tecniche a me ignore il forum mi ha interrotto. Mi scuso e riprendo:

    Abramo, i patriarchi, gli ebrei... sono i servi di questo personaggio detestabile e non valgono più di lui, se non per avergli creduto ciecamente confondento quanto c'era di vero nelle Scritture da quanto c'era di falso.

    Non credi che nel tuo cuore non ci sia del razzismo dietro l'apparente purezza gnostica? Te lo sei chiesto nel fondo del tuo cuore. Io non sono nè filosemita nè antisemita. Io so quanto il Signore ci ha insegnato e a quello mi attengo. Condanno gli Ebrei per aver rigettato il Signore ma so che la colpa è personale, così come condanno il governo Israeliano odierno, ma non riesco a comprendere cosa c'entri in questo la signora ebrea del terzo piano che incontravo da ragazzo mente scendevo le scale e che mi regalava i biscotti e che era una brava donna!
    Ritornando da quella buona signora ad Abramo ed ai patriarchi, non è nel loro "seno" che attenderemo il giorno della Resurrezione a vita eterna se saremo trovati giusti? Non è per fede che Abramo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia, come dice San paolo e non fu per le sue opere che offrì Isacco sull'altare perchè la fede senza le opere è morta come dice Giacomo (e non è una contraddizione, è una "antinomia": leggi Florenskij). Non è Dio, il Dio di Abramo Isacco e Giacobbe, non Dio di morti ma di viventi?

    Giovanni Battista, addirittura, dubitò che il messia fosse Gesù: "Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro"? (Matteo 11,2-3).
    Certamente, lo chiede e Cristo dà la testimonianza citando i segni messianici profetizzati dalla Scrittura "i chiechi vedono, i lebbrosi sono mondati, i morti resuscitano e l'evangelo è annunziato ai poveri"

    Lo stesso confessa: "Egli deve crescere, io invece diminuire" (Giovanni 3,30) e, per dirla tutta, "il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui" (Matteo 24,35).
    Certamente: Giovanni è la voce che grida nel deserto "preparate le strade per il Signore!". Ora il Signore è venuto, che altro deve fare se non "diminuire"?

  5. #15
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    Predefinito

    Un discorso più generale.

    L'uomo nella sua storia ha configurato quasi sempre l’immagine divina con sembianze più o meno antropomorfe a seconda del grado di evoluzione della sua civiltà. Sia che si trattasse degli dèi dell’Olimpo sia che si trattasse del Dio dell’Antico Testamento, l’essere divino veniva raffigurato sempre allo stesso modo, cioè come una sorta di Volontà Suprema in grado di decidere del destino degli uomini e della natura a suo piacimento.

    Secondo la teologia antica l’uomo poteva tentare unicamente di guadagnarsi il favore della divinità sacrificando ad essa e cercando di adeguarsi il più possibile al suo volere.

    La concezione di Dio ha ricalcato sempre questo schema nelle religioni antiche (e l'A.T. non ne è esente) fino a quando non è comparsa sulla scena della storia la grande ed enigmatica figura di Gesù.

    Il Dio di Gesù, come aveva intuito già Marcione, non era il Dio vendicativo dell’Antico Testamento, un dio volitivo che interveniva direttamente nella storia umana.

    Un Dio che agisce è un Dio che causa mutamento, ma chiunque causi mutamento è egli stesso soggetto a mutamento. Marcione, nel mezzo di una polemica con i maggiori esponenti della Setta degli Apostolici da cui era uscito in gioventù, ha messo in luce proprio questo aspetto del pensiero di Gesù e in suo scritto ha affermato il principio fondamentale di qualsiasi teologia di tipo gnostico:

    “Colui che non conosce fine non può conoscere mutamento, poiché il mutarsi in altro pone fine a ciò che si era. Non può dunque ammettere mutamento chi non ammette fine” (Tertulliano, De carne Christi, III, 4-5).

    Per la teologia gnostica Dio è “pleroma”, cioè pienezza dell’essere: nell’Essere Supremo non può esserci mutamento perché “il mutamento […] implica un passaggio attraverso il non-essere, in quanto ciò che muta cessa di essere ciò che era” (Claudio Micaelli).

    E’ esattamente questo che voleva dire Gesù nel suo discorso sull’Essere Supremo riportato nell’Apocrifo di Giovanni:

    “La monade […] è nell’immutabilità la quale è nella luce pura, nessuna luce degli occhi lo può vedere: egli è lo spirito invisibile. […] Egli non ha bisogno di vita, perché è eterno. Egli di nulla manca, perché è totalmente perfetto. […] Egli è illimitato, poiché non ci fu alcuno prima di lui che gli possa porre limiti. […] Egli non è corporeo né incorporeo. […] Egli non è racchiuso nel tempo poiché nulla egli può ricevere da un altro.”

    Lo scontro con quanti non rinunciavano alla vecchia concezione del Dio-Volontà antropomorfo tradizionale, che premia e castiga gli uomini a suo piacimento e che si muove nel tempo storico, è stato immediato e violentissimo e in gran parte è avvenuto all’interno della stessa giovane comunità cristiana... come sta avvenendo oggi, nel 2002, anche in questa sede.

    Il pensiero dei nemici della nuova concezione di Dio, introdotta da Gesù e sviluppata dai grandi maestri gnostici nei secoli successivi, ruotava intorno ad una concezione di Dio che con linguaggio tomista potremmo definire del “motore immobile” ed è stato illustrato in maniera eccellente da Tertulliano proprio in occasione della sua polemica con Marcione. Tertulliano affermava, infatti, che Dio “contrariamente” agli altri esseri “può mutarsi in ogni cosa pur conservando la sua natura” (Tertulliano, De carne Christi, III-5).

    Lo scontro teologico tra lo gnosticismo e la “Grande Chiesa” è avvenuto proprio sul tema centrale della natura di Dio.

    I maestri gnostici, coerentemente con il pensiero di Gesù per come ci è stato trasmesso dall’Apocrifo di Giovanni e da altri testi antichi, affermavano che Dio è infinito, illimitato e per questo immutabile.

    Il pensiero cattolico, erede del pensiero religioso alienante antico, a partire da Tertulliano è giunto ad affermare qualche cosa di assurdo, cioè che Dio è immutabile e allo stesso tempo fonte volitiva di mutamento: il mondo si muove, cioè esiste nel tempo, solo perché Dio, in quanto Volontà Assoluta, vuole che ciò avvenga.

    Ora, è chiaro a tutti che il concetto di volontà, implicando la possibilità di una scelta da parte di un soggetto umano o divino tra diverse possibilità di azione, comporta “a priori” l’esistenza del molteplice, del determinato, del limite, in una parola, del mondo materiale.

    Il Dio dei cattolici ha finito con identificarsi con un essere divino antropomorfo, limitato, misteriosamente impotente di fronte al male, quindi, parte esso stesso del mondo materiale.

    Già Gesù aveva visto il pericolo di una simile concezione quando aveva detto: “Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: È nel mare! Allora i pesci del mare vi precederanno.” (loghion n°3 del Vangelo di Tomaso).
    2010:

  6. #16
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    Ciao Ichtys continuo a notare la tua difficolta a comprendere come il cristianesimo pensato sino in fondo, la gnosi cristiana crocifigga l'intelletto all'antinomia come mortificazione del suo procedere razionale, oppositivo, eretico - tutte concezioni dello gnosticismo e del suo essere ancora tutto preso all'interno della dicotomia psichica, proiettiva, incapace di padroneggiare l'identico ed il diverso - e vivificazione nella superiore sintesi dello Spirito unico "tertium datur" (Florenskji) oltre il quale non vi è follia o contraddizione o aporia ma salvezza e libertà. Il procedimento filosofico gnostico costruito sulla contrapposizione tra immutabilità e mutamento, volontà e nolontà, divenire ed eternità è elementare, opinabile e conduce ad una idea di assoluto troppo ingenua.Infinito e finito come attributi contradditori, si escludono a vicenda; non possono essere identificati, pena appunto la contraddizione. Bene, ma se l’infinito esclude il finito che infinito è? E un finito che esclude l’infinito non è forse capace di limitare l’infinito? Dunque, l’esclusione della contraddizione, che identifica finito e infinito, ci porta alla contraddizione di un infinito limitato dal finito. Questo significa che ogni tentativo di concettualizzare l’assoluto porta allo scardinamento logico della concettualizzazione. Anche la nozione stessa di assoluto cade nella stessa condizione di relatività concettuale. Noi concepiamo l’assoluto per relazione al relativo. L’assoluto è ciò che si oppone al relativo e quindi, per essere concepito, ha bisogno di riferirsi al relativo: perciò il concetto di assoluto esprime l’assoluto come relativo al relativo! Elide quindi se stesso. E’ dunque la logica che esige l’oltrepassamento di se stessa, nel puro silenzio. L’esplosione dei concetti e delle parole porta al silenzio: mistica, da myo, sto zitto. Ma non si può dire semplicemente che questa fase sia la via negationis, la teologia apofatica o negativa. Il silenzio è anch’esso una forma relativa alla parola: è semanticamente relativo alla parola. Non si può semplicemente dire che l’assoluto sia il silenzio per opposizione alla parola, perché in questo modo lo si priverebbe di un positivo, e quindi lo si deassolutizzerebbe. Il silenzio mistico è il silenzio “nella” parola. La mistica non è la via negationis: qui si dice infatti ancora troppo, contrariamente alle intenzioni, anche negando. Negare è già un determinare. Ad esempio non – uomo può essere cavallo, scimmia, pietra, eccetera, escluso l’essere umano! Se si esclude si determina! Non vale il nec nec ma l’et et. Quindi non basta la via negationis occorre l’esplosione della via eminentiae per portare al silenzio mistico. Anche se si dicesse che Dio non è né questo né quello, non vi sarebbe via di scampo. Dire, infatti che non è “né questo né quello” è come sottintendere “ma quell’altro”: è la via che conduce all’affermazione di Dio come il totalmente altro. Il superamento della contraddizione avviene ammettendo che Dio è invece “e questo e quello”, cioè tutto, più la coscienza del superamento dialettico della contraddizione.” Tu scrivi : "Il pensiero cattolico, erede del pensiero religioso alienante antico, a partire da Tertulliano è giunto ad affermare qualche cosa di assurdo, cioè che Dio è immutabile e allo stesso tempo fonte volitiva di mutamento: il mondo si muove, cioè esiste nel tempo, solo perché Dio, in quanto Volontà Assoluta, vuole che ciò avvenga." Ma pensiero alienante come avrai notato è precisamente quello gnostico che oppone immutabile e mutamento, che afferma uno e nega l'altro venendone negato come sopra ho cercato di dimostrarti in modo elementare e mi scuso. Nel Dio triunitario immutabilità e mutamento si danno in comunione reciproca e liberati dall'esclusione contradditoria, dal momento che Dio viene a se stesso, è eterna generazione nell'immutabilità di una comunione perfetta e compiuta che non conosce fratture, sincronicità perfetta e piena di dono e risposta nell'unità dello Spirito e come Spirito, al di là di ogni distensione diacronica. Dio non ha bisogno del mondo in quanto è pienezza di Comunione già in se e perciò il mondo può darsi non come emanazione necessaria o illusoria ma come libertà. In Cristo, Verbo incarnato Dio viene all'uomo venendo a se stesso, includendolo nell'atto di generazione eterna in cui e di cui Egli vive, comunione d'amore senza limiti ed esteriorità....

  7. #17
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    Caro Ichthys,
    per il fatto che Dio è Dio, e non una divinità qualunque, i discorsi dei tuoi saggi che citi perdono il loro valore perchè umani: l'umano che racchiude Dio nell'umano...Non si può giudicare Dio né si può descriverne la forma e forse, quello che tu ritieni cambiamento non è che un passo del Maestoso piano divino. E chi ha detto che l'eterno non cambia? Dio si è fatto uomo per la nostra salvezza e con amore immenso ha dato il proprio figlio in olocausto. Per amore. E l'amore supera e ridicolizza ogni teoria gnostica o di qualunque altro tipo. Teoricamente, secondo la concezione umana, la trinità non è forse impossibile? Eppure è vera e Mistero Divino. Non puoi sezionare Dio perchè Colui che è, è al di sopra di Te ed è un Mistero. Quando dici che Dio cambia, fai come quelli che insistevano a dire che il sole girava intorno alla terra. Dio muta e non muta.
    L'unico modo per comprendere Dio, per quanto possibile alla ragione umana, è di accettare la nostra impossibilità di comprenderlo, quello scontrarsi dell'umano con l'infinità. L'amore deve essere la forza che spinge l'uomo verso il suo Creatore, altrimenti ogni cosa risulterà distorta.
    Cari saluti

  8. #18
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    Caro Nadda,
    Trovo le tue critiche allo gnosticismo improprie e insufficienti, mentre il discorso sull'infinito in sé è coerente, ma non è applicabile allo gnosticismo.
    Per quanto ne so io, nello gnosticismo non si sostiene una opposizione finito/infinito, essendo tutto infinito mentre finite son solo le forme fenomeniche... tutto si trasforma e continua ad esistere in altre forme: gli elementi di base sono infiniti, non gli aggregati di elementi.
    L'opposizione vera e propria consiste solo in positivo e negativo.

  9. #19
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    Caro Teologicus,
    le mie non sono tanto critiche quanto la constatazione della difficoltà, - presente nel cristianesimo stesso che per primo è imitazione di Cristo anche teologicamente, logos crocifisso spesso incapace di sop-portare il peso della ri-velazione cristologice e triunitria - di elevarsi al di là o al di sopra di un pensiero ancorato al dualismo, all'oggettivazione, incapace di coincidentia oppositorum, psichico e non spirituale, che attinga la sua forza - coincidente con una paradossale debolezza - dall'accoglimento nell'intelletto, svuotatosi da ogni immagine e contenuto finito, della luce dello Spirito e, in tale luce, della percezione dell'unitotalità cosmotendrica inaccessibile al pensiero decaduto e separato. Tu gentilmente mi suggerisci: "Per quanto ne so io, nello gnosticismo non si sostiene una opposizione finito/infinito, essendo tutto infinito mentre finite son solo le forme fenomeniche... tutto si trasforma e continua ad esistere in altre forme: gli elementi di base sono infiniti, non gli aggregati di elementi. L'opposizione vera e propria consiste solo in positivo e negativo." Ma già stabilisci un opposizione tra elementi di base ed aggregati, tra infinito e forme fenomeniche. Se però Dio è infinito, indivisibile allora anche ogni sua "parte" o fenomeno lo è ed è Dio stesso. Ma con ciò si ricade in quella che Hegel definiva una cattiva infinità, incapace di dare conto simultaneamente senza separazione e senza confusione in una Comunione indivisa, dell'identico e del diverso, dell'uno e del molteplice entrambi contemporaneamente negati - nella loro giustapposizione reciproca - ed affermati in una sintesi superiore, nel loro coinciderenella Vita dello Spirito in quanto Spirito, in "quell'immobile movimento d'amore" (S.Massimo Conf.) in cui esse "si uniscono non per confondersi ma per contenersi reciprocamente" (il P.Silvano mi perdonerà per aver abusato un po' di un riferimento del Damasceno astratto dal contesto della pericoresi trinitari ma credo che possa ben applicarsi al rpporto tra uno e molteplice in Dio). Un saluto

  10. #20
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    Ma forse Teologicus intendeva dire che vi sono livelli in cui la mutevolezza non esiste e livelli in cui, man mano che si scende, essa aumenta.

    La luce (metafisicamente intesa dal punto di vista gnostico) non muta, la materia si... ma entrambe sono infinite. Il fatto che la materia cambi non significa che essa abbia una fine, significa che continua in altra forma, che non è stabile.

    Il Pléroma è realtà vivente, mentre il mondo fenomenico è una immagine di quella realtà: in quanto ogni cosa ch'è al di fuori della perfezione del Pléroma, cioè nell'Universo sensibile, costituisce una immagine o deficienza della Perfezione; ecco perché questo, dagli gnostici, è chiamato Kenoma, o Vuoto, Immagine.

    Negli eoni esiste una gredazione gerarchica che, avvicina alcuni alla perfezione della Luce, ed altri alla vacuità del mondo; nei livelli intermedi la Luce si mmischia con la materia.
    Comunque essi sono emanazioni della Luce e Virtù divine, ma sono anche ipostatizzazioni, in quanto sono unioni di due differenti energie: sigizie.

    La Luce sprigionandosi ed emanandosi da una sfera all'altra di eoni, subisce un graduale stato di mutamento: ogni sfera, ricevendo la Luce la trasmette emanando una nuova sfera, ma nel passaggio la Luce subisce una differenza, un velo, rispetto allo splendore primo.

    Dalle due polarità, negativa e positiva e dalla loro espansione sorge la causa della differenziazione: ad ogni contatto vibrano e si espandono, ma nel contatto la sfera di luce negativa diviene più passiva e si sviluppa, e nella emanazione la sostanza della Luce positiva di cui è impregnata, determina e contraddistingue nella densificazione della Luce la differenza.

    Tornando all'argomento principale del thread risulta evidende l'opposizione tra l'essere del Vecchio Testamento e il Dio di cui parla Gesù.
    2010:

 

 
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