Lionel Jospin, nel discorso d'addio ai suoi collaboratori, non ha lanciato l'appello ufficiale a votare Chirac al secondo turno. Soprattutto non ha plaudito alle manifestazioni di piazza "antifasciste" che da quattro giorni scombussolano Parigi, Lille, Grenoble, ecc.
Dignità politica e umana di Jospin. I girotondisti di tutta Europa lo attaccano, biasimano la sua orgogliosa scelta di non indicare Chirac come beneficiario dei voti socialisti al secondo turno. Lui, sconfitto, tace e dedica loro soltanto uno sguardo di disprezzo. A quei giovanotti della borghesia illuminata che trasfigurano la propria condizione sociale attraverso l' "antifascismo militante", ai licenziatari di patenti di democrazia che per primi ne infrangono le regole, Jospin riserva il suo silenzioso sdegno.
I ragazzi delle "banlieu" sanno che evocare il mostro Le Pen è l' alibi politicamente corretto che serve per dar sfogo alle loro pulsioni da "casseur" coccolati dalla "gauche" e dai cantori del "melting pot" come futuro e inevitabile approdo sociale.
Così non è, e non solo per i "fascisti" di Le Pen, ma anche per gli operai del Nord, per i portuali di Marsiglia, per gli impiegati della Parigi poco radical-chic e molto urbana.
Quanto sono dozzinali i conti da far quadrare a fine mese, lo stipendio che non basta, l'affitto o il mutuo, le bollette, la spesa, le scarpe per i bambini. Molto meglio il fascino multietnico di un bel rifugiato politico o il disagio periferico del figlio di un pregiudicato algerino vittima del Sistema.
Ma Jospin ha capito. Ha capito a sue spese il perchè la gente, senza essere per forza xenofoba, volta le spalle alla sinistra e vota a destra . E se ne è andato dignitosamente, in silenzio, senza lanciare appelli alla resistenza.




Rispondi Citando