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  1. #11
    Garibaldi
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    saluti anche da parte mia

  2. #12
    Garibaldi
    Ospite

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    Non so se avete notato ma a me sembra che le religioni prosperino maggiormente proprio nei paesi piu' sottosviluppati.
    Piu' c'e miseria e piu' la gente si raccomanda al proprio Dio.
    Forse e' per questo che le autorita' religiose spingono verso la miseria!?!???
    Ognuno faccia il proprio ministero!??!!?
    La Chiesa si occupi dello spirito e lasci che ai problemi della pagnotta ci pensino persone che studiano i problemi economici.
    La gente non puo' vivere di pane e noci come il poverello di Assisi!!??!!.

  3. #13
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    Cari amici,

    ritornando su questi temi di contrasto tra Economia e Religione, mi vien fatto di allargare il discorso anche all’Etica ed alla Politica.
    Evidentemente aveva ragione il Croce quando distingueva il pensiero e l’attività umani in categorie ben distinte; distinte sì aggiungo, ma quanto scollegate fra loro ?
    Se è vero che l’Economia e la Religione appaiono alquanto scollegate, in quanto qui si sovrappone un problema di Fede, altrettanto non si può dire per L’Etica, la Politica e la Religione, Specialmente le ultime due sono molto collegate, tant’è vero che si parla di materie come la Politica Economica o L’Economia Politica.
    Ma vorrei oggi soffermarmi invece sul tema del collegamento tra Etica ed Economia, ovviamente comprendendo nell’Etica anche le credenze ideologiche, che oggi sussistono.
    E qui troviamo di una prorompente attualità il contrasto Cofferati- Governo.
    Evidentemente Cofferati è ispirato nel suo agire da una sua coerenza etica, che trova risonanza nelle ideologie, che egli continua a propugnare.
    Su questo art. 18 e di conseguenza sulla riforma dei contratti di lavoro da mesi ormai c’è una bagarre confusa, in cui puertroppo gli intenti demagogici non mancano.
    Se ci mettiamo da uno stretto punto di vista etico, allora chi è che può dar torto a Cofferati?
    Sarebbe giusto tenere in piedi lo Statuto dei lavoratori nella sua attuale formulazione, che è il risultato di lunghe lotte sociali, perpetratesi per tutti gli anni 60 e 70 e chi va a mettere nella testa di un lavoratore che oggi si deve scalfire il sacro articolo 18 per ragioni economiche.
    Però, a quanto pare, l’Economia dice che quella scalfittura si deve pur fare, perché come è possibile che un piccolo imprenditore quando asume un operaio deve tenerselo sul gobbo per tutta la vita, come se lo avesse sposato??
    Le piccole imprese hanno il respiro corto: se il mercato tira allora possono trascinare il carro, ma in caso contrario devono alleggerirlo, pena il fallimento e la chiusura.
    Allora spuntano i contratti a termine ed il lavoro in nero, cui molti imprenditori ricorrono.
    Se l’impresa è grande, come ad esempio la Fiat, può anche permettersi le assunzioni a tempo indeterminato, tanto ha un bacino finanziario enorme e poi può ricorrere alla Cig.
    A mio avviso Cofferati dovrebbe tener conto di queste cose, come han fatto la Cisl e l’Uil.
    Ma secondo voi, non sarebbe ora che nelle aziende piccole gli operai partecipassero agli utili ma che allo stesso tempo condividessero il rischio ??
    Ma nel suo caso entrano anche l’Ideologia e la Politica, io vedo nelle sue posizioni l’intento di destabilizzare il quadro politico e di mandare a casa Berlusconi; del resto finora ciò è stata la molla che ha mosso l’opposizione del Centrosinistra, che in questi mesi non ha mai fatto niente di costruttivo.
    Allora fino a che punto è lecito condizionare le scelte economiche con l’Ideologia, la Politica o peggio con calcoli di potere ?
    Riflettete…..

    Saluti
    CATONE

  4. #14
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    Predefinito CORRIERE DELLA SERA 24 Luglio 2000

    Un saggio dell'americano Sarti
    Ma Mazzini non pensava di essere un Redentore

    ROLAND SARTI, "Giuseppe Mazzini", Laterza, 352 pagine, 38 mila lire


    Mazzini non ha mai goduto di molta popolarità, anzi; una cattiva iconografia ce lo tramanda con lo sguardo perennemente triste e l'immancabile mano sulla guancia, come avesse un perenne mal di denti. A darcene un'immagine diversa ci si prova adesso uno storico dell'università del Massachusetts, Roland Sarti, con un libro che ripercorre intera la vita di Mazzini, dal giovane Pippo genovese al patriota rivoluzionario e ardente repubblicano, costretto a vivere esule un po' in tutta Europa (compresi i fondamentali anni del soggiorno inglese, già descritti così bene da Denis Mack Smith), per tornare in patria, finire in carcere a Gaeta e poi, nel 1872, morire a Pisa, sempre "proscritto dalla monarchia". Il racconto di Sarti è vivace, in varie parti coinvolgente; e tuttavia il ritratto che ne esce mi pare parziale e fuorviante. Il chiodo fisso, espresso fin dal sottotitolo, è che Mazzini abbia identificato "la politica come religione civile": il che ha un fondo di verità, se si capisce bene che per Mazzini la politica ha sempre avuto un contenuto etico, si è sempre fondata su principi, su valori, su ideali, ha sempre chiamato in causa la conquista della democrazia (contro ogni "fantasma d'autorità") come ricerca di un superiore sistema di partecipazione popolare. E altrettanto vero risulta il rifiuto mazziniano di ogni materialismo e scetticismo, nel severo richiamo a una "fede", identificata nella legge del dovere, nel progresso e nella solidarietà. Tuttavia non regge la tesi, che Sarti vorrebbe farci credere, di un Mazzini considerato addirittura "il Cristo uomo", pronto a sacrificarsi per gli italiani, che "erano il Cristo popolo". E neppure è storicamente esatto sostenere che Mazzini si sia atteggiato "a vittima dei suoi tempi" e abbia "predetto la sconfitta". Altrimenti, perché avrebbe ripetuto "la mia vita non è che un'idea e un'incessante attività per essa?".

    di Arturo Colombo

  5. #15
    agaragar
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    repubblicano...democratico...quasi clericale.

  6. #16
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    Predefinito agaragar mi ha un po' stufato

    capisco che legga braccio di ferro, ma se vuole discutere con noi faccia un piccolo salto di qualità intellettuale e provi a capire la differenza che c'è fra religiosità e clero. Poi si studi un po' di storia patria per capire quali furono i rapporti fra Mazzini la tradizione repubblicana ed il clero. Ho letto che egli aveva un consigliere comunale repubblicano che gli ricordava una specie di cerebroleso. Può capitare. Ma non è una ragione perchè il nostro agaragar finisca per sembrare lui a noi un cerebroleso.

  7. #17
    agaragar
    Ospite

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    che poi mazzini non era neanche bravo a dissimulare di essere una spia vaticana.

  8. #18
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    Predefinito Sei un cerebroleso

    o un provocatore di cui comunque si può ridere.

  9. #19
    agaragar
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    ma a parte quanto detto sopra,
    ciò che vorrei vi sforzaste di notare è la pochezza del pensiero mazziniano rispetto ad altri democratici contemporanei.

  10. #20
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    Predefinito ma questo l'hai già fatto notare

    Agaragar ci hai già scritto che Mazzini è inferiore a Stuart Mill, per quel che mi riguarda io non preferisco nessuno a Tocqueville, ma cosa c'entra? Qui si tratta del fondatore di un movimento politico non di un teorico di qualche scienza speculativa. Non discutiamo di Mazzini come filosofo, ma abbiamo cercato nella storia di questo partito a intepretare il Mazzini politico. Possibile che non arrivi a capire questa differenza. Qui non c'è il culto di Mazzini, qui c'è un punto di riferimento ideale, quello che tu, ci dispiace per te, non hai. Ma non è che ti risolve i tuoi problemi a sbeffeggiare quelli degli altri. A meno che ti diverti a farmi dare di matto.

 

 
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