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    La chitarra di Giuseppe Mazzini

    L’amico Michele Finelli ci ricorda, a testimonianza dei diversi impegni che anche direzione e redazione del Pm hanno assunto nell’anno del Bicentenario, la sua introduzione al concerto tenuto a Massa Carrara la sera del 10 novembre scorso. Un testo ormai d’archivio ma di un anno indimenticabile anche per il futuro.

    Oggi è il 10 novembre, una data importante nelle celebrazioni del bicentenario mazziniano. Il Miur l’ha infatti indicata come la giornata nazionale delle celebrazioni di Giuseppe Mazzini nelle scuole italiane. Il 10 novembre del 1841, infatti, a Londra, nasceva una delle più meritevoli istituzioni fondate da Mazzini, e rimasta, sfortunatamente fino a qualche anno fa, dimenticata dalla storiografia, quella della Scuola per gli immigrati italiani nella capitale londinese.
    Il 12 novembre Mazzini scriveva alla madre: “La scuola s’è dunque aperta la sera del 10. La prima sera v’erano cinquantuno venuti ad iscriversi; la seconda, sessantacinque. Questo è più che un successo, e prova che gli uomini, purché offriate loro istruzione, l’afferrano volenterosi”.
    « Pensiero e Azione», dunque, uno dei motti più famosi di Mazzini, che non rappresenta solo un mero enunciato teorico, ma prende vita nella capitale londinese, nei malfamati quartieri in cui gli italiani vivevano, Holborn su tutti, quartieri nei quali Charles Dickens pennellava i suoi romanzi. Il patriota genovese non si limitò a teorizzare nei suoi scritti la laicità dell’insegnamento, ma la applicò a Londra.
    Se aprite il libricino Mazzini. Una vita europea, a pagina 27 troverete proprio due immagini relative a questa iniziativa mazziniana, tratte da una delle prime biografie su Mazzini, scritta da Jessie White Mario nel 1886.
    In entrambe noterete, piuttosto in evidenza, una chitarra. Queste illustrazioni, in un certo senso, rappresentano il legame con la serata di stasera. La chitarra di Mazzini come elemento della sua intimità, della sua vita quotidiana – la suonava anche a Roma nel 1849 quando era triumviro e l’esercito francese minacciava la capitale della giovane repubblica – ma contemporaneamente come parte di un più ampio ragionamento sulla valenza politica e sociale della musica raccolto nel 1836 nello scritto La filosofia della musica.
    Nel quale Mazzini a un certo punto scrisse: “E non pertanto la musica, sola favella comune a tutte le nazioni, unica che trasmetta esplicito un presentimento d’umanità, è chiamata certo a più alti destini che non son quelli di trastullar l’ore d’ozio a un piccol numero di scioperati”.
    « Pensiero e Azione» ancora una volta ci ricordano perché siamo qua stasera: tradurre, grazie al chitarrista Marco Battaglia, la teoria musicale mazziniana in pratica, con la chitarra che lui stesso suonò. Ed offrire agli Italiani un motivo in più per conoscere Mazzini, che all’estero ha raccolto estimatori in Gandhi, Wilson, Loyd Gorge, Sun Yat Sen, Tolstoj, solo per citarne alcuni. Io vorrei chiudere citando due suoi estimatori italiani.
    Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, ha detto a Vercelli il 27 ottobre 2005: “Tornano alla mente le parole della seconda, bellissima strofe dell’Inno di Mameli, il giovane poeta che immolò la sua vita per la Patria, e che ci diede, ma lui non lo sapeva, quello che è divenuto il nostro inno nazionale: “Noi siamo da secoli - calpesti, derisi - perché non siam popolo, - perché siam divisi”. Poi l’Italia risorse nell’unità: un bene prezioso, sognato e voluto da grandi uomini, Cavour, Mazzini, Garibaldi, che già vedevano nell’unificazione d’Italia il primo passo verso la costruzione di un’Europa di popoli liberi, un’Europa di pace, un’Europa unita.” L’altra è di Francesco Domenico Guerrazzi, ed è un’epigrafe lasciata al cimitero di Staglieno, sulla tomba di Mazzini: “Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità”. Ed è l’umanità, luogo non solo ideale, in cui noi, anche nella giornata di oggi, vogliamo tenere viva la memoria di Giuseppe Mazzini.

    Michele Finelli

    tratto dal Pensiero Mazziniano n.2 - anno 2006
    http://www.webandcad.it/AMI/italiano.htm

  2. #42
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    Lo spiritualismo illuminista di Giuseppe Mazzini

    Secondo Mazzini, gli uomini possiedono, per raggiungere il vero, due soli criteri, che vanno usati congiuntamente: la tradizione e la coscienza.
    Attraverso la coscienza e la tradizione si rivela agli uomini la verita', che e' la voce di Dio.

    ”Il Popolo immagine di Dio sulla terra” - E poiche' “Dio si incarna successivamente nell'umanità”, e noi scopriamo gradualmente la sua legge “quanto piu' s'accumula l'esperienza educatrice delle generazioni che precedono”, la voce di Dio e' presente e ispira la storia dei popoli: “Dio e' Dio e l'umanita' e' il suo profeta”.
    Poiche' Dio si rivela nella storia degli uomini, ci si puo' elevare a lui solo operando per il progresso dell'umanita'; infatti “la legge della vita e' progresso: progresso per l'individuo, progresso per l'umanità”; e dal progresso “uscira' la religione dell'avvenire”.

    La legge del dovere - L'umanità, che e' ispirata da Dio, si realizza nella storia dei popoli, e solo in essa l'uomo puo' attuare la sua spiritualita'.
    Per questo ciascun individuo e ciascun popolo hanno una missione, un dovere supremo da compiere.
    Percio' l'etica mazziniana esalta il dovere, come fede comune e collettiva al di sopra del diritto: dovere verso l'umanita', verso la patria, verso la famiglia, verso se stessi. Il dovere rispecchia la fede nell'umanita', il diritto quella nell'individuo.

    Dio e il Popolo – Il Mazzini e' un energico assertore della sovranita' del popolo, inteso non come moltitudine, ma come comunita' unita da un principio etico: “il popolo; ecco il principio sul quale deve poggiare tutto l'edificio politico; grande unita' che abbraccia ogni cosa; complesso di tutti i diritti, di tutte le potenze, di tutte le volonta'; arbitro, centro, legge viva del mondo”.
    Ogni popolo ha un fine proprio, e tutti i popoli hanno, in virtu' di questo fine, un vincolo comune, che da' loro il diritto ad esistere nel quadro generale dell'umanita'.
    Il motto “Dio e il Popolo” sintetizza la religiosita' laica del pensiero mazziniano, che ha a proprio fondamento l'idea dell'umanita' e del progresso.

    Tratto da “Compendio di Storia della Filosofia”
    P. De Vecchi – F. Sacchi (Edizioni Bignami srl)

 

 
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