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  1. #61
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    Smile ... e intanto il vento di primavera arriva in Liguria...

    cari amici
    piaccia oppure no il 'vento di primavera' di Trieste è destinato a dilagare ovunque... è il caso della Liguria, come si apprende dall'articolo seguente, comparso su Il Tempo di domenica...

    come sempre... buona lettura!...


    In Liguria il 25 aprile corona anche ai morti di Salò

    Il vicepresidente della giunta regionale ligure, Gianni Plinio, di Alleanza Nazionale, propone di deporre, in occasione dell’anniversario del 25 aprile, una corona di fiori anche al Sacrario dei morti della Repubblica Sociale ed immediata arriva la dura reazione dei Ds che, attraverso il capogruppo in consiglio, Paolo Perfigli, giudicano l’atto 'una vera e propria provocazione politica e morale'.

    La proposta di Plinio, fatta propria dalla giunta regionale, 'risponde - come ha spiegato lo stesso vicepresidente - ad una esigenza che fu sottolineata lo scorso anno dal presidente della Repubblica Ciampi, il quale lanciò un nobile appello affinché ai morti, tutti i morti, da qualunque parte stessero, fosse concessa la pietà umana'.

    'Proprio dopo quell’appello - spiega ancora Plinio - la Regione Liguria decise, già lo scorso anno, di aumentare il contingente di corone che vengono ogni anno depositate, in occasione del 25 aprile, su sacrari, cippi e targhe. Oltre alle otto da sempre inviate per ricordare i Caduti della Resistenza, ne fu aggiunta una destinata al Sacrario dei Caduti della Repubblica di Salò nel cimitero genovese di Staglieno, dove riposano 1500 soldati. Quest’anno abbiamo semplicemente rispettato la nuova consuetudine'.

    Secondo il capogruppo dei Ds nel consiglio regionale ligure, Paolo Perfigli, invece, 'l’iniziativa è una offesa al 25 aprile, che è la festa della liberazione. In questa giornata si ricordano e si onorano gli oppressi e le vittime del nazifascismo, si celebra il grande valore della resistenza che è la base della nostra Repubblica. È una provocazione voler onorare nell’ anniversario della liberazione i caduti della Repubblica Sociale che furono gli oppressori dei partigiani'.

    Ribadisce Plinio: 'Si tratta di una polemica pretestuosa, rozza e miserabile. Con questa decisione, in realtà, la Regione Liguria compie un atto di grande civiltà'.



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    Nobis ardua

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  2. #62
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    Predefinito ... vento di primavera anche nei ministeri...

    Dichiarazione rilasciata dal ministro degli Italiani nel Mondo
    alla vigilia del 25 aprile...


    Io, ministro, onorerò anche i caduti della Rsi

    di Mirko Tremaglia, ministro degli Italiani nel Mondo




    In merito alle polemiche già sorte in vista del 25 aprile intendo chiarire…

    1) che la storia non può e non deve mai essere strumentalizzata dalla politica

    2) che non vi è in atto alcun revisionismo

    Ognuno mantiene il rispetto della propria vita e della propria storia. Io, orfano di guerra, scelto di militare volontario nella Repubblica Sociale Italiana perché ho creduto nei principi e negli ideali dell’onore contro il tradimento . Ho anche creduto la Rsi necessaria di fronte alle vicende dell’8 settembre che determinarono la furia di Hiltler contro l’Italia. L’8 settembre lasciò il popolo italiano e l’esercito, da Roma in su, abbandonati e senza ordini. Hitler allora mandò a Mussolini quel famoso telegramma, pubblicato da Renzo De Felice:

    Se voi non assumete il comando della nuova Repubblica io mi comporterò in Italia come ho fatto in Polonia o peggio

    Sono chiarissimo nei confronti del revisionismo. Ognuno difende la propria vita e non la rinnega. Noi abbiamo continuato a combattere a fianco degli stessi con i quali avevamo cominciato, gli altri hanno scelto di passare con gli anglo-americani e con Stalin. Questa è la verità. In conseguenza della seconda guerra mondiale aggiungo che i popoli dell’Europa Orientale, dalla Polonia alla Germania Orientale, all’Ungheria, alla Romania, all’Albania, alla Cecoslovacchia, alla Bulgaria, etc…, sono rimasti sotto il giogo del bolscevismo e hanno subito una dittatura liberticida. Sono occorsi oltre quarant’anni di guerra fredda per ottenere la caduta del Muro di Berlino e la loro libertà.

    Ora occorre guardare a noi. Dopo cinquant’anni è necessario che quanti non si sono macchiati di crimini si stringano la mano sul piano della pacificazione. Luciano Violante, rivolto a me, il 14 marzo 2001 ha affermato:

    Dobbiamo tramandare alle nuove generazioni i principi e gli ideali per i quali abbiamo combattuto, che tutti si identificano nella storia del nostro Paese come si identifica la sua vita

    Questo può essere un primo passo verso la pacificazione. Io che ho visitato lo stesso giorno a Trieste la Foiba di Basovizza e la Risiera di San Sabba, alla vigilia del 25 aprile voglio dire che è giunto finalmente il momento di applicare una legge della Repubblica, la legge del 9 gennaio 1951 sulle onoranze ai caduti di guerra. Questa legge prevede le onoranze anche per i caduti della Repubblica Sociale Italiana. Faccio appello a tutte le istituzioni affinchè questa legge sia rispettata. Come ministro della Repubblica, quindi anche in via ufficiale, onorerò questi caduti.

    Quando parlo di Giornata della Pacificazione intendo onore e devozione nei confronti dei caduti dell’una e dell’altra parte. Questa è civiltà e non solo l’osservanza di una legge della Repubblica. Non possono poi certamente essere dimenticati tutti i morti ammazzati a guerra finita e gli eccidi commessi dopo il 25 aprile, le foibe, il triangolo della morte, le stragi di Oderzo, di Schio, di Coderigo, di Rovetta e di Vercelli.



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    Nobis ardua

    Comandante CC carlo Fecia di Cossato

  3. #63
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    Predefinito Trieste ricorda i morti del novembre 1953...



    Piazza Unità, 3 novembre 2003. I bersaglieri rievocano lo sbarco di 85 anni prima, allorchè Trieste divenne italiana



    Molo Audace, 3 novembre 2003. Una giovane 'mula' saluta i bersaglieri


    Nei giorni scorsi la sublimemente bella Trieste ha rievocato solennemente due ricorrenze della sua storia. Il 3 novembre 1918 [85 anni fà...], in concomitanza con la festa di San Giusto, i bersaglieri italiani sabarcavano dal cacciatorpediniere Audace ed issavano la bandiera italiana in quella che diverrà piazza Unità d'Italia. La seconda ricorrenza è anch'essa legata al tricolore ma assai più tragica. Nei primi giorni di novembre del 1953 [50 anni fà...] i cittadini di Trieste sfidavano le truppe di occupazione alleate per proclamare la propria italianità, con tragico bilancio alla fine di morti e feriti. Quella che segue è la cronaca di quelle giornate... per non dimenticare...




    Civili inermi caricati e percossi in piazza Sant'Antonio



    Morti e feriti in piazza Unità



    I triestini in doloroso silenzio accompagnano alla sepoltura i morti di quei giorni



    1 novembre 1953

    E’ vietato l’ingresso nella zona anglo-americana [Zona A] del Territrorio Libero di Trieste di un centinaio di persone provenienti dall’Italia

    2 novembre 1953

    Il sindaco Bartoli chiede al comandante della Zona A generale Winterton di esporre la bandiera italiana in occasione del 35° anniversario dell’ingresso delle truppe italiane a Trieste e della concomitante festa del patrono San Giusto. La giunta comunale è favorevole anche se il segretario provinciale della Dc Redento Romano invita a desistere. Vengono esercitate pressioni sulla diplomazia britannica per convincere Winterton a dare l’autorizzazione.

    3 novembre 1953

    Ore 7.00 – Viene esposta sul municipio la bandiera italiana. Il sindaco invita la popolazione a fare altrettanto per lo storico avvenimento.

    Ore 7.30 – Il colonnello Villano rimuove la bandiera in esecuzione degli ardini del GMA che vietano l’esposizione di vessilli sugli edifici pubblici

    Ore 11.00 – Si tiene il solenne pontificale del giorno del patrono nella Cattedrale di San Giusto

    Ore 12.00 – Scende da San Giusto un corteo di 200 persone che giunge in piazza Goldoni.

    Ore 12.15 – Il corteo è sciolto dalla polizia civile senza incidenti

    Ore 16.30 – Viene lanciata in mare una corona d’alloro davanti a piazza Unità. Alcune persone si recano in municipio per chiedere al sindaco Bartoli di esporre la bandiera italiana e una delegazione và a chiedere la restituzione di quella sequestrata la mattina.

    Ore 17.00 – Duecento persone si radunano in via San Francesco, formano un corteo lungo via Battisti e sul monumento di Domenico Rossetti un giovane annoda al collo della statua una bandiera italiana.

    Ore 19.00 – Interviene la polizia civile, che disperde l’assembramento e fà togliere la bandiera dai vigili del fuoco

    4 novembre 1953

    Ore 8.00 – Parte l’atocolonna tricolore [50 autobus e un centinaio di mezzi privati] alla volta di Redipuglia per lo storico anniversario.

    Ore 15.15 – diverse centinaia di persone si radunano nei pressi della stazione ferroviaria al rientro da Redipuglia.

    Otre 15.20 – Si muove un corteo lungo via Ghega, via Carducci e piazza Goldoni fino a piazza Unità con in testa due bandiere. Si cantano inni patriottici. Il corteo è affrontato in piazza Unità da venti agenti della polizia civile usciti dalla prefettura e comandati dal maggiore Mike Carragher. Le bandiere sono sequestrate e un giovane fermato.

    Ore 15.30 – La folla torna ad adunarsi in via Cavana e via Diaz. Interviene la polizia civile, accolta a sassate, e disperde la folla inseguendola lungo il corso Cavallotti. Alcuni passanti sono coinvolti.

    Ore 15.20 – Un gruppo di persone con una bandiera italiana staziona in piazza Goldoni [secondo altre fonti in piazza Unità]

    Ore 16.30 – Altre duecento persone si raccolgono in piazza San Giovanni.

    Ore 16.40 – Scoppiano i primi tafferugli con il lancio di pietre contro la polizia civile. Un graduato, vistosi circondato, spara un colpo in aria.

    Ore 17.35 – Sassaiola in via XX Settembre contro le vetrine del cinema Excelsior, requisito dall’esercito britannico

    Ore 17.40 – Un centinaio di persone si raccoglie in via San Francesco davanti alla tipografia Graphis e all’amministrazione della Primorsky Dvevnik. Parte una sassaiola e il corteo si dirige in via Coroneo, mentre da viale XX Settembre scende un altro corteo e scaglia sassi contro un veicolo di emergenza della polizia civile.

    Ore 18.00 – Duecento dimostranti bersagliano con sassi la sede del Fronte dell’Indipendenza

    Ore 20.00 – Mentre le manifestazioni si esauriscono una piccola folla reclama l’esposizione della bandiera sul balcone della delegazione italiana. Di Castro esce, la alza in cima all’asta, riceve un lungo applauso e ritorna la calma.

    5 novembre 1953

    Ore 8.00 – Studenti medi e universitari disertano le scuole per protestare contro il divieto del tricolore. L’iniziativa è della giunta d’intesa studentesca.

    Ore 8.40 – La polizia ferma una utilitaria ed identifica i passeggeri, sospettati di essere porta-ordini per coordinare i gruppi di dimostranti.

    Ore 10.20 – Circa 500 persone si radunano in piazza San Giovanni e si dirigono verso la vicina piazza Sant’Antonio dove si affaccia il comando della polizia civile, vigilato da agenti della polzia ferroviaria e portuale, con il rinforzo del distaccamento di Muggia, comandati dal maggiore Williams. Volano insulti contro la polizia.

    Ore 410.30 – Arriva in piazza la jeep del maggior Edwards e viene accolta col lancio di sassi raccolti in un cantiere. Sono i primi scontri.

    Ore 10.40 – Interviene il nucleo mobile, già visto per le strade nei giorni precedenti, e scoppia un violento tafferuglio con l’intervento di jeep e di un autoidrante.

    Ore 10.55 – Piazza Sant’Antonio è presidiata dal nucleo mobile, che entra nella chiesa di Sant’Antonio per inseguire i manifestanti. Gli agenti colpiscono i giovani e i fedeli in preghiera. Alla fine il pavimento è rigato di sangue.

    Ore 11.00 - I manifestanti si riorganizzano in piazza San Giovanni, scendono verso il corso e lanciano insulti verso la sede del Fronte per l’Indipendenza.

    Ore 11.50 – Si registrano episodi di guerriglia urbana con l’attacco ad isolati automezzi della polizia e dell’esercito britannico. Il nucleo mobile interviene in diversi punti della città.

    Ore 15.15 – Altri incidenti in via XX Settembre

    Ore 16.00 Inizia la riconsacrazione della chiese di Sant’Antonio profanate, presenti all’inizio un centinaio di persone e poi molti giovani estranei alla funzione.

    Ore 16.35 – Un reparto della polizia civile si schiera a protezione del comando di via XXX Ottobre. Partono insulti e un ufficiale inglese ordina alla folla di retrocedere. Inizia una sassaiola violenta mentre all’interno della chiesa continua la fuznione. Dalle finestre del comando e da altri punti della piazza partono alcuni colpi in direzione dei manifestanti. Rimangono uccisi Pietro Addobbati e Antonio Zavaldi, 13 sono i feriti darla da fuoco.

    Ore 17.05 – Un’autoidrante disperde la folla che poi si ricompone e fà partire una nuova sassaiola. La piazza è occupata dalla polizia, il nucleo mobile assedia la chiesa e all’uscita i giovani che vi si erano rifugiati sono duramente percossi.

    Ore 17.40 – Scontri di minore entità avvengono presso i locali requisiti e i circoli ricreativi anglo-americani

    Ore 18.50 – Diversi mezzi della polizia civile sono distrutti.

    Ore 21.00 – Gruppi di persone girano per la città e annunciano per l’indomani sciopero e serrata. Bilancio della giornata: 2 morti, 30 feriti tra i quali numerosi anziani, 15 arrestati.

    6 novembre 1953

    Ore 0.22 – Parte una sassaiola contro i veicioli della polizia che transitano per il centro.

    Ore 9.00 – Si forma un assembramento nella zona dei Portici di Chiazza.

    Ore 9.30 – I manifestanti catturano un automezzo della polizia e lo incendiano all’inizio di via Battisti. La polizia spara in aria e chiede rinforzi.

    Ore 9.50 – Un gruppo di manifestanti attacca la tipografia Graphis, disarma gli agenti e spara all’interno dei loocali.

    Ore 10.40 – Viene assaltata la sede del Fronte per l’Indipendenza per il Libero Stato Giuliano. Mobili e documenti volano in strada e vengono dati alle fiamme.

    Ore 11.00 – Inizia il dispiegamento di truppe britanniche e americane a protezione degli edifici del GMA.

    Ore 11.10 – Viene incendiata una moto della polizia in piazza della Borsa.

    Ore 11.15 – Una grande folla si dirige verso piazza Unità, dove si scontra con il nucleo mobile che, sotto una fitta sassaiola, deve ripiegare in prefettura. I manifestanti divisi in due colonne assaltano il palazzo.

    Ore 11.30 – Si verificano azioni simultanee, spari da parte della polizia appostata sotto io portico della prefettura, sulle finestre e sul terrazzo, lancio di bombe a mano da parte dei manifestanti. Cadono Francesco Paglia, Saverio Montano e Leonardo Manzi. C’è una breve tregua.

    Ore12.05 – In via dell’Orologio è incendiato un automezzo britannico

    Ore 12.30 – Riprendono gli scontri, scoppia un’altra bomba a mano e riprendono gli spari dalla prefettura verso la gente raccolta sotto il municipio. Rimane ucciso Erminio Bassa.

    Ore 13.00 – Truppe anglo-americane isolano piazza Unità, pongono ‘of limits’ via del Teatro Romano, sede del GMA.

    Ore 14.05 – Il maggiore Hayworth sequestra la bandiera esposta sul municipio. Bilancio della giornata: 4 morti, 42 feriti accertati, quasi tutti per colpi d’arma da fuoco.

    7 novembre 1953

    Processo per direttissima agli arrestati davanti alla corte alleata presieduta dal colonnello Bayliss. Prima dell’udienza un minuto di silenzio in onore delle vittime.

    8 novembre 1953

    Si svolgono i funerali dei caduti, ai quali partecipano oltre 150-mila persone disposte lungo il percorso da San Giusto al cimitero.



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    Nobis ardua

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    Predefinito ... 'La Stampa', 7 novembre 1953...



    Le bandiere d'Italia e di Trieste sventolano assieme in Piazza Unità d'Italia. Cinquant'anni fà sei truiestini sono morti perchè questo si avverasse...



    7 novembre 1953

    Il capoluogo della Venezia Giulia nel 1953 si pronunciava in tre modi diversi. Per gli italiani era Trieste, e il nome risuonava nelle canzoni, come 'Vola colomba', o nei finali dell’avanspettacolo, quando le ballerine venivano alla ribalta addobbate nel tricolore. Per gli slavi, che lo rivendicavano, era Trst, senza vocali. Per gli alleati, che avevano il potere reale nella città, era TLT, Territorio Libero di Trieste, terra di tutti e di nessuno che la diplomazia internazionale esitava ad assegnare. I responsabili anglo-americani di TLT, nell’anniversario del 4 novembre, giorno in cui 35 anni prima Trieste era diventata italiana, avevano fatto ammainare il tricolore dal municipio, mentre tutta la città era imbandierata. L’episodio si era ripetuto il giorno dopo, quando un ufficiale inglese si era slanciato contro un corteo, e aveva strappato la bandiera all’alfiere che marciava in testa. La tensione era salita, provocando incidenti progressivamente più gravi, per vari giorni. Gli educati triestini avevano cominciato a disselciare le strade, dando vita a una intifada [anche se allora non si chiamava ancora così] contro la polizia alleata. Ricevendone, in cambio, scariche di fucile. E il 7 novembre La Stampa riassumeva la situazione con il titolo più tragico: 'La polizia civile spara nuovamente sulla folla, uccidendo quattro persone e ferendone sessanta'. Perché gli anglo-americani riempivano di piombo i triestini dopo aver promesso loro tante volte che la città sarebbe tornata all’Italia?... Perché non potevano inimicarsi Tito, che aveva rotto con Mosca e poteva rappresentare il loro unico punto di riferimento nell’Europa orientale. La questione triestina era secondaria di fronte agli equilibri mondiali. E quei sassi rischiavano in frantumi l’edificio di vetro costruito con tanta fatica dalla diplomazia. Era troppo presto nel novembre 1953 perchè TLT diventasse Trieste. Il miracolo avvenne da dove meno lo si attendeva, con le migliaia di giovani accorsi da ogni dove per liberare la città dal fango. Erano i ragazzi della protesta, i capelloni, gli emarginati che facevano scoprire a tutta Italia l’altra faccia, la vera, della loro generazione. E Trieste tornò a vivere.



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