La grazia per Sofri e Bompressi
Un "digiuno contro l'oblio", un appello a Ciampi, una mobilitazione sempre più vasta e "trasversale": stanno crescendo di peso e di intensità le iniziative perchè venga concessa la grazia ad Adriano Sofri ed Ovidio Bompressi, che stanno scontando una condanna definitiva a 22 anni di reclusione per l'omicidio Calabresi. Il primo è in carcere e si è sempre professato innocente, mentre il secondo per gravi motivi di salute ha lasciato per il momento il carcere di Pisa.

La staffetta nazionale
Sono già più di 500 le adesioni alla "staffetta nazionale" per la grazia a Sofri e Bompressi chiamata "Digiuno contro l'oblio", promossa dall'ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone: "Si tratta di persone che hanno deciso di non rassegnarsi e tenere desta l'attenzione sul fatto che i sussulti emotivi vanno e vengono, mentre la carcerazione di Sofri e Bompressi, che dovranno restare in carcere fino al 2017, non si interrompe". E' in preparazione anche una interrogazione parlamentare bipartisan al ministro della Giustizia Roberto Castelli per sapere a che punto è l'istruttoria sulla grazia. Rer le adesioni e i contatti è stato predisposto l'indirizzo di posta elettronica peradrianosofri.na@libero.it

L'appello a Ciampi
Un centinaio tra sindaci e presidenti di Regione hanno aderito all'appello del sindaco di Roma Walter Veltroni affiché venga esaminata la richiesta di grazia per Sofri e Bompressi. In questo caso per le adesioni i sindaci possono scrivere alla casella postale: c.novelli@comune.roma.it oppure telefonare ai numeri: 06 67103898 - 67103899.
Ecco il testo dell'appello:
Noi, sindaci di alcune delle principali città italiane, desideriamo sottolineare la situazione in cui si trovano Adriano Sofri e Ovidio Bompressi, per il quale è stato giustamente adottato un provvedimento di sospensione della pena.
Non vogliamo entrare nel merito della lunga vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna di Bompressi, Pietrostefani e Sofri. Una sentenza ormai definitiva, che va rispettata da chiunque si riconosca in uno Stato di diritto e abbia fiducia nel lavoro della magistratura, rende lontano il tempo delle divisioni tra sostenitori della loro innocenza o della loro colpevolezza.
Rimangono sempre validi e attuali, invece, i principi della Costituzione e del nostro ordinamento giuridico, là dove si afferma che lo scopo di una condanna non può essere la mera punizione, che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
In questa vicenda, si avverte quante cose siano cambiate nel nostro Paese rispetto a trent'anni fa. L'Italia di oggi non è più quella di allora. E non sono le stesse di allora le persone di oggi, per le quali non c'è opera di rieducazione che la pena e la detenzione debbano compiere. In particolare, Adriano Sofri è un uomo che ha dato e continua dare ampie prove di uno spessore intellettuale e di una coscienza civile che rendono contraddittoria una detenzione che rischia di essere una condanna definitiva.
Nel rispetto per il dolore della famiglia Calabresi che, ancora una volta, ha dato dimostrazione di grande umanità non opponendosi a un'eventuale atto di clemenza, per tutto questo riteniamo ci siano le condizioni, oggi, per un passo sereno come quello della grazia, per un passo significativo lungo la via dell'unità civile e morale del Paese.

Il ricorso alla Corte europea
Contemporaneamente a queste iniziative pende un ricorso alla Corte europea di giustizia; una strada lunga ed economicamente molto onerosa. Chi vuole contribuire può farlo attraverso il c/c 12150561 intestato a Liberi Liberi.