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Discussione: Sergio Ramelli

  1. #1
    Etsi Mortum Urit
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    Predefinito Sergio Ramelli

    Domani sarò lontano per lavoro.Come sempre,quindi posto oggi come ogni anno il ricordo di Sergio,un ragazzo come tutti,morto perchè ha scelto di stare sul marciapiede sbagliato della vita.
    Sergio sempre presente!!!

    Bull.



    Sergio Ramelli,
    una storia che fa ancora paura



    Edizione: EFFEDIEFFE
    LIRE 22000
    Guido Giraudo, A. Arbizzoni, G. Buttini, F. Grillo, P. Servegnini.



    Era il 29 aprile 1975 quando, dopo quarantasette giorni di tremenda agonia,

    cessava di battere il cuore di Sergio Ramelli. Aveva 18 anni. Era stato aggredito

    sotto casa il 13 marzo, mentre tornava da scuola, da due studenti di medicina che

    gli spappolarono il cranio a colpi di chiave inglese.

    Era un ragazzo normale, Sergio Ramelli: la scuola, il calcio, la fidanzata. E una

    colpa terribile: militare nel Fronte della Gioventù nella Milano degli anni di spranga

    e di piombo.

    È difficile oggi far capire a chi in quegli anni nasceva, il clima di violenza e di

    intolleranza in cui si svolgeva la lotta politica. Non una guerra di idee, ma la ricerca

    dell’eliminazione fisica del nemico.

    Guido Giraudo ha scritto un libro bellissimo. Spassionato, lascia poco spazio ai

    propri sentimenti e alle proprie impressioni, e ricostruisce il terribile delitto usando

    come fonti gli atti processuali, i resoconti della stampa e, soprattutto, la splendida

    testimonianza di Anita Ramelli, madre di Sergio, che fa da filo conduttore a tutto il

    racconto.

    Dopotutto servono a poco i commenti ad una storia che, pagina dopo pagina, fa

    crescere dentro tanta rabbia. Tanta rabbia e, soprattutto, un profondo disgusto per

    l’ipocrisia, l’indigenza morale, la viltà di un sistema di intellettuali, politici, magistrati,

    giornalisti, vergognosamente servi di un’ideologia o della paura di perdere la

    tranquillità.

    Una storia che fa ancora paura, il titolo del libro. A più di vent’anni di distanza

    dalla morte di Sergio, il “caso Ramelli” fa ancora paura. Perché mostra, come

    scrive Giraudo, quale fosse realmente la “democrazia” degli anni settanta (e in

    fondo anche quella di oggi), quale fosse la barbarie di quegli anni. Fa paura ancora

    oggi pensare che giovani studenti di medicina abbiano potuto massacrare a colpi di

    Hazet 36 un ragazzo che neanche conoscevano, solo per obbedire alla logica della

    sola ideologia che è stata capace di spegnere le intelligenze con la predicazione

    costante dell’odio, della lotta di classe, dell’annientamento fisico del nemico: il

    comunismo.

    Straordinariamente efficace è la descrizione che al processo il Pubblico Ministero

    fa degli assassini, militanti di Avanguardia Operaia: «Giovani vigliacchi che agivano

    nel nome di chissà quali principi. Giovani la cui testa non ragionava più perché un

    giorno decisero di conferirla all’organizzazione che pensava e decideva per loro».

    E quel giorno l’organizzazione aveva deciso: bisognava dare una “lezione” ad un

    fascista. Un’aggressione scientificamente studiata: gli appostamenti, le fotografie,

    grazie alle quali gli assassini riconosceranno il loro obiettivo, le chiavi inglesi. Non

    era diverso dagli altri ragazzi, Sergio. Una mattina a scuola, gli insulti e le angherie

    dei comunisti, la fidanzata, Flavia. E l’orario di ritorno a casa, sempre puntuale. Ma

    il 13 marzo non farà neanche in tempo a legare il motorino. Cadrà riverso in una

    pozza di sangue sotto i colpi dell’«antifascismo militante».

    “10, 100, 1000 Ramelli, con una riga rossa tra i capelli”, scrivevano per le vie di

    Milano i paladini della libertà. Certo, si pentiranno, gli assassini, quando dopo dieci

    anni, ormai in galera, scriveranno una ridicola lettera di solidarietà alla madre.

    A Sergio Ramelli non furono consentiti neanche normali funerali: fu proibito alla

    famiglia di portare il corpo a casa, e all’obitorio era presente un’incredibile

    schieramento di polizia in assetto da guerriglia: «per noi il funerale è un corteo non

    autorizzato»(...)«questa è un’adunata sediziosa, o la sciogliete o siamo costretti a

    caricare».

    Questa l’Italia democratica anni ‘70.

    Una storia assurda, quella della morte di Sergio Ramelli, e non fu la sola, in quegli

    anni maledetti. Giraudo dedica l’ultima parte del libro ad altri ragazzi del Fronte

    assassinati dall’odio comunista: Ugo Venturini, Carlo Falvella, e poi i fratelli Virgilio

    e Stefano Mattei, morti nel rogo di Primavalle, Giuseppe Santostefano, Giuseppe

    Mazzola e Graziano Giralucci, Mikis Mantakas, Mario Zicchieri, Enrico Pedenovi,

    Angelo Pistolesi, e poi ancora Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano

    Recchioni, vittime della strage di Acca Larentia, Alberto Giaquinto, Stefano

    Cecchetti, Francesco Cecchin, Angelo Mancia, Paolo Di Nella. Le vittime di una

    guerra civile in quelli che solo Mario Capanna poteva definire «anni formidabili».

    Per assicurare alla giustizia gli assassini di Sergio Ramelli ci vollero anni, per molti

    altri giustizia non è mai stata fatta. Una cosa è certa: ad armare la mano dei

    carnefici «fu quella spietata ideologia che in Italia aveva -ed ha- importanti

    complicità, potenti connivenze e forti leve di potere. Ecco perché questa è una

    storia che fa ancora paura».
    Bull.

  2. #2
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    Predefinito a Sergio Ramelli

    Camerata Sergio PRESENTE !

    cuoreverde

  3. #3
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    Predefinito

    PRESENTE!!

    Sergio non morirà mai.

 

 

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