Mario Sanna, direttore di una scuola elementare, scrive tutte le circolari e gli atti ufficiali in limba

Integralista della lingua sarda
La prima lettera fu per Berlinguer «Ho pensato...capirà»


Ieri mattina sulla scrivania del sindaco di Nuoro è arrivata una lettera del direttore della scuola elementare di monte Gurtei: «Per favore intervenite», dice praticamente la missiva, perchè nella scuola si è aperta una crepa dalla quale escono delle larve di insetto. Un problema insolito tanto quanto la forma della lettera stessa: infatti il direttore, Mario Sanna, da qualche anno a questa parte scrive tutti i documenti ufficiali in sardo, con tanto di traduzione in calce in italiano. Circolari interne, lettere al provveditorato, progetti scolastici e anche consigli di classe vengono tenuti in due lingue. «Sono autorizzato dalla legge -spiega- che prevede che ci si possa esprimere in sardo». Per la verità Sanna non ha avuto bisogno di aspettare il permesso dello Stato per portare la lingua sarda nelle aule. «Era il 1982 e allora dirigevo la scuola di Ollolai. Dovevo parlare di pedagogia con i docenti e con i genitori e per farmi capire meglio mi sembrò naturale parlare in sardo. Sul momento nessuno mi disse niente, ma il giorno dopo qualcuno venne a lamentarsi. Allora sa cosa feci? -dice con tono ancora risentito nonostante i vent’anni trascorsi- durante il secondo incontro parlai in italiano tecnico, senza risparmiare termini inglesi tipo teaching... Secondo me ne capirono ben poco». Ma il gusto di far soffrire chi il sardo non lo conosce non gli è certo sparito ora che può usare la limba anche nei documenti ufficiali.
Se è vero infatti che il direttore scrive la traduzione in italiano alla fine di ogni circolare, è anche vero che il carattere che usa è molto più piccolo (quasi illeggibile) del testo in sardo, nel tentativo di costringere il lettore ad una scelta: sforzare la mente per capire il sardo o sforzare gli occhi per leggere l’italiano. «Nel mio primo documento ufficiale- continua il direttore- non ho avuto bisogno di mettere la traduzione. La lettera era diretta al ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer e ho pensato: È sardo, la capirà». Il documento si fermò invece sul tavolo di un funzionario che comunque, nonostante non fosse sardo, lo capì ugualmnete perchè ogni anno trascorreva le vacanze a Villasimius. «I particolari però glieli dovetti spiegare al telefono, in italiano». Da quel momento Mario Sanna decise quindi che sarebbe stato meglio inserire le micro traduzioni nelle circolari. «Ma quando ci sono i consigli di classe e parlo in sardo non posso far venire un interprete per chi non mi capisce». E allora nascono i problemi per le maestre che vengono da altre regioni. «Io quando sono andato in Germania ho imparato il tedesco e in Francia il francese. Mi chiedo se loro non possano imparare il sardo». Una sorta di integralismo che però non gli impedisce spesso di adattarsi e parlare italiano. Se per le circolari infatti bastano un paio di occhiali, quando si tratta di discutere chi non capisce è costretto a chiedere continuamente spiegazioni rendendo più difficile il lavoro degli altri. Neanche gli scolari sono immuni dalla passione contagiosa del direttore per il sardo. Nel ciclo didattico infatti sono previste ore di lezione di storia sarda in lingua originale . «Studiare il sardo aiuta i bambini ad essere orgogliosi della propria identità» conclude mentre si dirige verso la crepa dalla quale spuntano le larve di insetto, sperando che dal Comune intervengano al più presto perché, come ha scritto nella lettera, «sa cosa est urzente» (trad. «si rende urgente una ispezione»).


Fausto Fiori


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