Caro Presidente Berlusconi,
ho visto e ho letto con interesse della sua visita in Russia, dei suoi progetti per una presenza russa in ambito Nato e nell'Unione Europea, e infine del suo ottimo rapporto con il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Tutte cose nobili, ma che a mio parere non tengono conto della gravissima situazione dei tanti cattolici russi. In Russia si registra un clima di crescente ostilità nei confronti dei cattolici, e in questo quadro assumono particolare rilievo l'espulsione, decretata dalle autorità politiche, del sacerdote italiano don Stefano Caprio, parroco di Vladimir, e del vescovo polacco Jerzy Mazur, titolare della diocesi siberiana di Irkutsk. Due vicende che ricordano tanto i metodi della vecchia Urss. Ed è altrettanto doloroso constatare come innumerevoli difficoltà burocratiche non consentano ad alcuni preti stranieri di rinnovare i permessi di soggiorno. Proprio pochi giorni fa a Mosca un frate francescano di nazionalità polacca è stato avvicinato da due poliziotti per il controllo dei documenti. Dopo aver verificato che era in Russia per motivi religiosi, hanno stracciato il passaporto del frate e lo hanno gettato nella spazzatura dicendo: "Ecco dov'è il suo posto: nella spazzatura". Come per altri casi nessuna spiegazione è stata fornita dalle autorità competenti, e ciò che più preoccupa è il silenzio del Cremlino davanti a queste palesi violazioni del diritto a professare la propria religione. Caro Presidente, lei è cattolico ed è inoltre il leader di una coalizione che fa della Libertà la propria bandiera, mi chiedo, perciò, se il suo rapporto privilegiato con il Presidente Putin può continuare così senza tener conto di questa grave situazione. Come i cattolici russi attendono un intervento del loro presidente, così anche i cattolici italiani si aspettano che il loro Presidente intevenga verso il suo "amico" Putin in favore dei cattolici russi.




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