La difesa dell’ambiente e dell’aria che respiriamo è sacrosanta, come del resto è apprezzabile il tentativo di rimpossessarci delle nostre città, delle nostre strade, dei luoghi di aggregazione. Tuttavia, troppo spesso si vuole seguire una strada discutibile per perseguire questi obiettivi, con l’imposizione forzata di certi comportamenti. E’ quanto sta avvenendo a Napoli da diversi anni relativamente all’uso delle auto e le forti limitazioni che si stanno producendo. Le ultime amministrazioni comunali, infatti, hanno deciso di intraprendere una politica volta a scoraggiare l’uso delle auto collegata alla chiusura di importanti sbocchi nella circolazione automobilistica cruciali, soprattutto per la conformazione della città che si distende lungo la costa e vede collegamenti obbligati tra l’estremo orientale e quello occidentale. Percorsi obbligati, percorsi sempre più tortuosi e disagiati, condizionati dai divieti di circolazione nel corso di certe ore della giornata, dalla circolazione riservata solo ai residenti in alcune zone, dalla chiusura tassativa al traffico di altre.
Ma cosa si è fatto per garantire la mobilità sul territorio? Ben poco. Gli autobus acquistati circa dieci anni fa non sono stati sufficienti ad offrire un servizio di trasporto adeguato alla domanda, inevitabilmente crescente, e i lavori per la costruzione della nuova linea della metropolitana impongono dei tempi di realizzazione che mal si conciliano con le esigenze attuali di mobilità.
Si potrebbe pensare che per scoraggiare l’uso delle auto si sia incoraggiato i cittadini a tenerle parcheggiate. Ed invece no. Anche in questo si è intervenuti in modo deciso e massiccio per condizionare il povero automobilista “pedonalizzato”: la comparsa in ogni angolo delle strisce blu significa il pagamento per una sola ora di sosta di tariffe che oscillano tra le 2000 e le 3000 delle vecchie lire.
In altre parole si sta delineando una nuova forma di discriminazione e ghettizzazione: quella dell’automobilista. O meglio, quella del proprietario d’auto, come se non bastassero le ingenti spese solo d’assicurazione necessarie a Napoli.
E’ sconcertante che la nostra sia una cultura ancorata ai divieti ed alle imposizioni, anziché al convincimento ed alla facilitazione dei comportamenti ritenuti più opportuni per la collettività: anziché offrire alternative valide agli abitanti, facendo preferire nuovi mezzi di trasporto per la loro efficienza e funzionalità, si impone un disagio per la stessa collettività rifiutandosi di offrire gli strumenti perché questo possa essere superato senza particolari contraccolpi.




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