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Discussione: I riti funerari

  1. #11
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    Predefinito La paura della morte

    Tutte le religioni sono nate in funzione della morte. Mi permetto una domanda: perchè tutti questi modi di intervenire sul corpo del defunto. Gli estremi degli egizi e degli indu, i primi mantenere l'estetica e la carne per "sempre" affinchè non si disintegrino gli altri corpi sottili, viceversa gli indù adottano la veloce consumazione per cremazione? Siamo parte di un tutto, la morte è un punto di vista estremamente difficile da risolvere. La vera scienza sacra sganciata dalle religioni potrebbe finalmente svelarci l'arcano del dopo morte. Giordano Bruno nel suo VERO sapere parla degli infiniti mondi paralleli dato che stupidamente in questo ci sembra di vivere appieno.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Tutte le religioni sono nate in funzione della morte. Mi permetto una domanda: perchè tutti questi modi di intervenire sul corpo del defunto. Gli estremi degli egizi e degli indu, i primi mantenere l'estetica e la carne per "sempre" affinchè non si disintegrino gli altri corpi sottili, viceversa gli indù adottano la veloce consumazione per cremazione?
    La morte rappresenta un mistero invalicabile a cui le religioni cercano di dare risposta, che ovviamente non è univoca. E così i riti funerari si sviluppano, sostanzialmente, in tre indirizzi di principio:

    * credenza nella totale estinzione del corpo, a cui si collega l'uso della cremazione (gli indù consegnano alle fiamme il corpo fisico – il cui compito cessa con la morte - affinché gli elementi di cui è costituito ritornino alla natura, mentre l'anima rinasce).

    * credenza, come nel cristianesimo, nella resurrezione della carne, che prevede l'inumazione.

    * credenza che, dopo la morte, il corpo viva un'altra vita sensibile, a cui si ricollega l'uso di conservarlo integro e di porre accanto al defunto viveri, suppellettili ecc..

    E i riti funerari hanno una funzione consolatoria: sono riti di risveglio alla vita spirituale che aiutano a scoprire nella morte, pur in tutto il suo orrore, la premessa di una futura salvezza.

  3. #13
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    Ora capisco il perchè di quell'augurio stile pompe funebri per il compleanno di Tomas

    Mi limito ad osservare come testimonianza di un certo imbarbarimento della nostra società che oggi a funerali si applaude....
    S'è passati dalle prefiche agli applausi...

  4. #14
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    Predefinito La morte

    Per noi uomini post rivoluzione francese la morte è non solo un mistero, ma come direbbe la psicologia la grande peste psichica, il fatto che dobbiamo rimuovere, difatti il morire è sempre più un fatto privato, si muore ormai in strutture asettiche lontano dagli affetti e dalla quotidianeità.
    Con molta probabilità il mondo sciamanico ha indagato sull'aldilà, le antiche civiltà si sono prodigate e hanno composto testi sul pre e sul post mortem.
    Come i papiri dei morti, il libro tibetano dei morti il cialan balan ecc.
    La vastissima teologia pagana ha creato miti struggenti e suggestivi che descrivono anche le difese contro i demoni, le vie di salvezza e di memoria contro il nulla. L'ebraismo vede nella morte la fine lo sheol, un mondo di oscurità che avviluppa tutti e tutto, mentre il mondo pagano ci propone una ricchezza di sfumature e di possibili mondi dell'aldilà.Goethe arriva a scrivere "la morte è un trucco messo appunto dalla natura per dare lunga vita".
    Polvere sei e polvere ritornerai così è scritto sull'Eclesiaste, ma la polvere non è nulla, la polvere o la cenere appartengono al fisso, fermo restante che ancora prima di Platone si parlava di Psichè o anima-nulla di nuovo sotto il sole.
    Odisseas Elitis –premio nobel della letteratura- poeta dall'epus marziale, ermetista, tradotto in
    italiano da Nicola Crocetti ,scrive:
    "Fin da piccolo mi hanno riempito la testa con l'immagine di una
    morte imbacuccata di nero ,che tiene la vita come una trappola
    e ce la offre aperta con in mezzo l'inganno del piacere.
    Mi fa ridere.
    Diceva un'altra cosa chi masticava l'alloro.
    E non è un caso che giriamo tutti attorno al sole.
    Il corpo sa."

  5. #15
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    Qualche considerazione a margine degli ultimi, eccellenti, post... Con particolare piacere, nonostante il tema , trattandosi del mio campo prediletto di studio e ricerca...

    La Morte non è un fenomeno come qualsiasi altro ma, in certa prospettiva, è l'Evento per antonomasia poiché, sul piano fisico e biologico (e, almeno in apparenza, psichico e intellettuale), coincide con la Fine dell'individuo. Almeno così in prospettiva di mero materialismo (ben misera cosa, parola di uno che ha passato giornate in sala settoria...).

    Si comincia a morire nel momento in cui si nasce; e il decesso è come un nemico perennemente in agguato, nessuno al mondo può essere certo che non sia dietro l'angolo. Tutto questo genera inevitabile angoscia, pur rifiutata ed esorcizzata in vari modi.

    Le religioni hanno dunque cercato di offrire risposta e consolazione a tale Paura suprema, con il duplice scopo di lenire la ferita sociale dovuta alla scomparsa del singolo inteso come membro della comunità e, al tempo stesso, far sì che l'esistenza di ciascuno non risulti svuotata di significato come per molti sarebbe se questa si identificasse con una corsa verso il nulla, un baratro oltre il quale nulla sopravvive se non la memoria fra i superstiti (neppure quella, per il defunto anonimo).

    Le parole iniziali dell'ultimo post di sideros tradiscono conoscenza delle tesi di Ariès (riprese e conndivise in misura più o meno ampia da vari autori in letteratura scientifica, anche dal sottoscritto nel suo infinitamente piccolo).
    Più in generale per i popoli antichi, ancora fino a tutto il Seicento e parte del Settecento, la morte era un fatto che rientrava nell'ordine naturale delle cose. Cui si cercava di porre rimedio consolatorio nei limiti del possibile, ma che era conosciuta e accettata nella sua ordinarietà. Subenrerà poi un'alterazione graduale, fino alla tabuizzazione dei giorni nostri nei quali la morte è stata fra l'altro rimossa e spostata fisicamente (dalla casa alla corsia ospedaliera, per esempio) e la cura del moribondo passa non di rado dalla famiglia (che una volta presenziava con solennità al trapasso, "partecipando") a estranei quali infermieri o badanti.

    Ma c'è di più: la morte in sé pare non esistere più. E' sempre ricondotta (anche per i centenari) a un'infinità di circostanze contingenti, patologiche o acciedentali, accomunate dal fatto che, prima o poi, saranno sconfitte.

    E' una vergogna, un oltraggio, una carcassa che ci si sforza di relegare nell'eccezionalità pur essendo, invece, quanto di più normale ci sia. E' "uno scheletro nell'armadio abbandonato nella linda, ordinata, funzionale e piacevole casa che la modernità aveva promesso di costruire" (Z. Bauman, "Il teatro dell'immortalità"). D'altronde, il canto delle sirene della scienza sembrerebbe promettere davvero se non la sconfitta della morte quanto meno la prospettiva di un formidabile aumento della vita media... In ciò vi sono esagerazioni mediatiche, ma anche possibilità reali (come quella offerta dalle ricerche sulle staminali).

    E tuttavia, si riscontra un enorme paradosso: mai come adesso siamo stati sopposti a un bombardamento massmediatico di simile imponenza quanto alla morte stessa... Riferimenti abbondano ovunque, dai fumetti al cinema, dai giornali e notiziari agli spot pubblicitari al punto che qualcuno (Giovannini) ha scritto un saggio su questa capillare diffusione della "Necrocultura".

    Cacciata dalla porta, rientra dalla finestra; pur come morte "altrui".

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Ora capisco il perchè di quell'augurio stile pompe funebri per il compleanno di Tomas
    Tempo addietro il professore, antropologo di prim'ordine, cui faccio riferimento mi ha presentato ad alcuni colleghi dicendo: "Questo è Tomàs. Si occupa di terremoti, epidemie, cimiteri... ".

    Eppure sono un tipo molto allegro...

  7. #17
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    Predefinito Per fortuna

    Per fortuna che c'è la morte!

  8. #18
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    Stendalì, nel dialetto della Grecìa salentina "suonano ancora", documenta un lamento funebre contadino.
    Il pianto rituale ha origini antichissime ed è sopravissuto nel Salento fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Secondo la tradizione classica, già attestata in Omero ed Euripide, è necessario favorire la partenza dell’anima nell’aldilà con canti rituali e lamentazioni che ripropongono i meriti del defunto, ne narrano la vita e ne piangono il distacco dai famigliari.

    Il dolore del trapasso è sentito individualmente, ma il pianto da tributare al defunto costituisce un momento aggregante in una società arcaica che trova il senso della propria esistenza e la voglia di lasciare propria memoria anche in situazioni tragiche come la morte.

    Le lamentazioni, moroloia, spesso ripropongono strazianti dialoghi tra il morto e il parente più stretto, tra chi perde un figlio e la morte stessa e costituiscono, nel vasto panorama della cultura popolare, momenti di vera e propria poesia. Le diverse tipologie di lamentazioni sono tutte accompagnate da una precisa gestualità: le rèpute o prefiche articolano il canto e ne strutturano la tensione interna con particolari movimenti del corpo, del capo e delle mani che fanno ondeggiare, secondo particolari cadenze, fazzoletti bianchi.

    Stendalì è stato girato a Martano (Lecce), il testo è una traduzione ottocentesca dal grecanico rielaborata da Pier Paolo Pasolini, la regia è di Cecilia Mangini.



  9. #19
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    Dragon´s Blood- Issue II - magazine
    - Practical Necromancy -


    by Lodge Magan, Dragon Rouge Poland

    The second issue of Dragon's Blood magazine is devoted to practical - more and less known aspects of necromancy. It contains articles and practical workings: Azrael and the Death Principle + Invocation of Azrael, The Necromantic Ritual of the Shadows, Ladies of Infernal Dimensions – Goddesses of Death and Rulers of the Underworld, Ceremony of Persephone, Inhabulos – the demon of necromancy, Necromancy in the Cthulhu Mythos, Niantiel – the pathworking, The Underworld in Mesopotamian Mythology, Journey to the Land of Cutha, Nitocris – the Queen of Ghouls and the Lady of the Pyramid + Descent into the Temple of the Sphinx, Nas – Persian Demon of Necromancy + meditation. 42 pages. 12,0 euros

  10. #20
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    Predefinito La porta della vita (ma anche la porta della morte

    La porta della vita

    [IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/LUIGIP%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-1.jpg[/IMG][IMG]file:///C:/DOCUME%7E1/LUIGIP%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-2.jpg[/IMG] Molti edifici pagani e cristiani portano questo simbolo, legato alle acque e al femminile per eccellenza. Lo sguardo si concentra sul pube: la porta della vita.
    Questo pertugio segna :da dove veniamo e il trasposto riassorbimento che può essere identificato nella morte fisica. Al di là di questa fessura esiste l'ignoto quello che noi mortali non possiamo indagare con la ragione . Al di là c'è l'amore eterno , l'amore che vince la morte.


    Pubblicato nel blog di luigi pellini


    I riti sono funzionali al riassorbimento , il pianto e le lacrime rappresentano le acque proprie del femminile che da la vita e con essa la morte.
    Il sesso è la via dell'immortalità, il sesso e la sessualità il mezzo dell'alchimia.
    I metodi e i tempi rappresentano il secreto.

 

 
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