C'è chi sta peggio
Racconto ricopiato a mano (come ai bei tempi, altro che taglia-incolla) dall'inenarrabile "XXXX!" di Filippo Scozzari, editore Castelvecchi, ad uso dei fumatori di Winston in sindrome mestruale e col forno dell'appartamento in affitto miracolosamente non funzionante, ahimè
Stavo super male, un down spaventoso, lui se n'era andato portandosi via l'auto nuova e tutto quello che c'era sul nostro conto, e i gemelllli, due imbecilloidi di dieci anni, avevano iniziato a fare su di me commenti a voce alta. La mia squadra del cuore giocava di peste, l'antidoping la voleva stangare, il suo costosissimo campione aveva rogne da qui a Giove, tutti a parlare del Primo Ministro e a chiedersi se fosse un Sincero Uomo Politico o una manovratissima cacca. I vulcani s'erano svegliati, i maremoti spazzavano le città sulla costa, i tornadi quelle all'interno. L'intera Nazione era paralizzata dalla sottilissima questione se la sua Classe Politica fosse pazza o scherzasse e, bruttissimo segno, nei bar si concionava sul Perchè-Santocielo-la-Società-Fosse-Grippata.
Insomma, avevo una gran voglia di grippare anch'io. Forse lo ero già: infilare la testa nel forno cominciavo a vederla una soluzione possibile, un segnale un pò forte ma autentico. E avevo voglia di uccello. Figurarsi. Ero già entrata in cucina e avevo cominciato a cercare il nastro adesivo per sigillare porta e finestra, quando mi venne l'idea di dare un colpo a Telefono Amico, giusto così, tanto per vedere com'erano messi. L'attesa fu lunghissima, naturalmente, paese dello stracazzo, poi qualcuno si degnò di tirar su, un secondo prima che io mettessi giù per sempre.
"See chi è".
"Sto per infilare la testa nel forno e far saltare tutto il sesto piano. C'è qualcosa che potete fare per me in questi ultimi tre minuti? Idioti? Sono importantissima e bravissima, c'è qualcuno lì della stessa opinione? Idioti?".
"Attendere in linea prego". La schiena mi formicolò e mi voltai: il forno mi sorrideva a bocca aperta. Gli sorrisi, stava sbocciando un amore eterno. Presto avremmo consumato.
"Ka-cing! Attendere in linea...! ripeterono. Ero curiosa, certo che avrei atteso, cazzo mi costava?
"Gniao! Gniosa sei? Uomo o dognia?". Non credevo alle mie orecchie.
"Donna. Chi-chi sei stronzo?" risposi senza fiato.
"Ma gniome, gnion rigniogniosci la mia voce? Sono Eros Rakazzotti, il gniovane gniotissimo gniantante e gniotissimo consolatore a tempo perso. Gnion mi dico gniao?".
"Gniao?"
"Ma gni, gniao, il gnialuto di gnioi gnicchi e gniamosi quando gni gnielefona gnialcuno gniella gnierda. Gnoi diciamo il gniostro bel gniao, e quello è tutto gnielice. Gnimmi, dognia piegna di gnierda, gniei gnielice agniesso?".
Mio Dio! Ma Cristo d'un Dio santissimo addolorato! Ma Dio Madonna! Ero tutta brividi. Mollai il microfono come fosse la testa d'un serpente, del Serpente.
Come un'ebete lo fissai per un quarto d'ora.
Strangolata dalle risate guardai fuori: uno stupendo tramonto tingeva con ditate d'arancio e d'oro l'orizzonte e le pareti della mia stanza.
Riappesi.
Dal cortile giungevano trilli di bimbi, e risatine e cic ciac di scopata di là dal muro. Chiusi con un calcio lo sportello del forno, mi ci sedetti davanti a gambe aprete e usando come specchio il suo buio muso vetroso bagnai il pavimento con un ditale a tre dita. Ero indubbiamente tornata tra i primi dieci al mondo.
Mi vestii e uscii in una nube di gloria.![]()
(ahhh, quanto lo amo!!!)
Fine...




) dall'inenarrabile "XXXX!" di Filippo Scozzari, editore Castelvecchi, ad uso dei fumatori di Winston in sindrome mestruale e col forno dell'appartamento in affitto miracolosamente non funzionante, ahimè
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