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  1. #11
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    Predefinito Re: la direzione non ha ancora esaminato

    Sentite una cosa: qui tutto pare diventato una battaglia di bandiera che sarebbe meglio non fare. E che si deve fare, quelle degli altri????
    Mi beo (da bearsi, essere beato) di questa stupenda sintesi di echiesa.
    Tuttavia vorrei rispondere a Calvin sul suo piano:

    Noi facemmo una considerevole battaglia nella passata legislatura, con la sola Rifondazione comunista . Tra l'altro non avemmo un voto in più, perchè di difensori della scuola pubblica davanti alla possibilità di vedersi rimborsare i costi delle private, ce ne sono pochi. Con questi precedenti non so se me la sentirei di consigliare al partito una nuova battaglia di bandiera che registrò una nostra pesante sconfitta, proprio in coincidenza con le europee.
    Il fatto che la maggioranza (e bisogna poi vedere se è vero) fosse contraria alle nostre posizioni e che quindi i consensi fossero pochi in assoluto, non vuol dire che fossero pochi per il PRI, vista la sua pochezza (numerica):
    1 su 100 che ci si fosse avvicinato per questo motivo, avremmo triplicato i consensi (dall 0.5 all' 1.5).

    E comunque, io ricordo quella battaglia come l'ultima occasione che ci diede un po' di visibilità. A parte i giorni del congresso di Bari.

    E non solo visibilità in TV, ma anche come "differenza" con gli altri pensieri.

    Essere con Rifondazione in questo caso lo vedo e lo vedevo come un aspetto positivo; adesso però c'ho sonno e non mi viene di riuscire a comunicare in poche parole il perché (sarà per un 'altra volta). Sicuramente la nostra visibilità aumentava e non diminuiva per la compagnia di Rifondazione, che non ci faceva assolutamente ombra nonostante la sua superiore organizzazione.

    Che il risultato delle europee non sia stato soddisfacente è vero, ma non mi sembra ce ne siano poi stati altri (a livello nazionale)più soddisfacenti.

    Siamo riusciti a fare andare male anche le politiche, dove siamo riusciti a perdere in quasi tutti i collegi (e non voglio fartene una colpa come candidato, sia chiaro)!

    saluti

  2. #12
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    Predefinito

    Quando parlo di battaglie di bandiera intendo quelle che dovrebbero caratterizzarci e permetterci di mostrarci all'elettorato dicendo" su questo punto la pensiamo da qui a qui e difendiamo questa scelta"Un rilancio del Partito passa attraverso questo: se ci limitiamo a vedere "è tornato quello" oppure " presentiamo una lista a roccasigillona"dove poi a roccasigillona perdiamo metà degli iscritti bhe, non mi pare la strada che porti a casa.
    E' questo che manca al PRI, e che è mancato in questi anni. Prima almeno proposte ne facevamo, rompevamo le scatole, insomma, si era vivi. Qui adesso posizioni poche, la stragrande maggioranza tutte in difesa del Governo, e riusciamo ad apprendere solo qui su questo forum che ogni tanto qualcosa scricchiola nei rapporti con i patners.O meglio con il patner, dato che ad oggi l'accordo è solo con F.I. a quanto si riesce a dedurre ( un giorno qualcuno mi dovrà chiarire l'obbligo di essere insieme anche alle elezioni locali, ma questo è un altro tasto......).
    Ai tempi dell'Ulivo almeno si prendevano posizioni discordanti su certi argomenti, adesso sembra che vada tutto bene. Una domanda su una battaglia che doveva essere di bandiera ( dovrebbe essere quantomeno): il nostro Senatore come ha rivotato sui Savoia?? Era in aula??? Così, tanto per sapere. La lega ha votato contro perchè antiitaliana ed antiunitaria( mettiti in mente te, roba da prendere i nostri poveri stracci e mandare tutti a quel paese) ma nessuna presa di posizione in proposito si è saputa.
    Sulla scuola potremmo farci vedere, non crediate che la nostra battaglia non abbia portato qualcosa. Certo, se ora siamo per le tre i e per l'obbligo di religione è meglio defilarci e fare finta di niente, ma poi alla gente dovremmo dire qualcosa. Oppure diremmo " ma quant'è bravo Berlusconi!!!!!!". Quello i voti li porta a F.I., mica a noi!!! E chi recuperiamo poi, secondo le strategie nazionali?????
    Caratterizzarci o morire, sveglia, sveglia tutti, non stare lì a vedere che fa il Governo e poi difendelro e stop. Quale proposta repubblicana è stata per ora accolta?? O meglio, ne abbiamo fatte??? Mi pare che l'unica nella finanziaria sulla ricerca scientifica sia stata accantonata. E su quali basi vogliamo risollevare il partito?? Sull'anticomunismo??? E quegli amici che erano in giunta con il PCI ( dico PCI) ed ora lo sono con F.T. che facevano in quel tempo, dormivano????Mi pare di no, anzi.
    saluti
    echiesa

  3. #13
    F***ing stubborn
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    Predefinito

    Ho letto solo ora che ci siamo astenuti sul provvedimento circa la XIII disposizione. Leggo che il buon Del Pennino ha votato contro anche perchè ha sentito negli interventi tentativi "revisionisti".
    Ottimo, BATTAGLIA SUBITO DI BANDIERA, SUBITO. BEL MANIFESTO IN CUI SI SPIEGA CIO' CHE STA SUCCEDENDO ED SI DENUNCIA IL TENTATIVO REVISIONISTA. ADESIONE AD UN EVENTUALE REFERENDUM , E POSIZIONI BEN CHIARE, ALTRIMENTI SI VOTA CONTRO. E CAVOLO, ALMENO IL MARCHIO DI FABBRICA DIFENDIAMOLO, ANCHE A COSTO DELLA BATTAGLIA PERSA.
    SALUTI
    ECHIESA

  4. #14
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    Predefinito Bene, bravo

    Sono con te. Una volta tanto i repubblicani risumino la forzo di essere e di agire. Subito pubblicizzare la posizione.
    Chi legge ed ha responsabilitàdi partito agisca di conseguenza.
    Comunque ricordiamoci che si può partecipare alla partita versando un contributoi al CC bancario n° 26355502 Agenzia n° Caritro- Trento Intestato a UIL Scuola- causale : ricorso.

  5. #15
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    Predefinito L'inforrmazione continua

    DAL QUOTIDIANO "IL TRENTINO" DOMENICA 19.05.2002

    TRENTO


    Accanto, il Forum sulla parità scolastica nella sede del «Trentino». Sotto, Bonmassar e Girardi (Foto Panato)



    Parità scolastica, l'istruzione divide il Trentino
    Il presidente dei genitori cattolici e il sindacalista laico: due visioni inconciliabili
    I FACCIA A FACCIA DEL «TRENTINO»

    di Elisabetta Brunelli

    TRENTO. In Trentino la parità scolastica dovrebbe essere una realtà consolidata. La legge 29 del 1990 ha anticipato di dieci anni la legge nazionale 62. Eppure sulla questione c'è ancora dibattito. Nel merito, ma soprattutto negli strumenti da utilizzare per realizzarla. La convenzione alle scuole - scelta dalla Provincia - per motivi diversi non piace né ad Antonio Girardi né a Vincenzo Bonmassar.
    Girardi: L'associazione genitori che io presiedo, a cui aderiscono famiglie che hanno scelto le scuole cattoliche, è nata con questa preoccupazione: dire che noi siamo costretti a un esborso che si aggiunge alla quota che dalle tasse di tutti i cittadini finisce nelle casse dello Stato. Quindi paghiamo due volte la scuola. Questo a fronte di un articolo 3 della Costituzione che dice che la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli sulla via dello sviluppo della persona. Questa doppia tassa c'è sempre apparsa un'iniquità rispetto al diritto di accedere a un servizio che oggi è riconosciuto di natura pubblica, integrato con quello pubblico da una legge dello Stato, la 62, che sancisca la parità.
    Girardi, ma oggi in Trentino le famiglie sono libere di scegliere la scuola per i propri figli?
    Io ho un figlio in una scuola cattolica e uno in una scuola statale. E la differenza economica c'è e si sente. Non potrei permettermi di averne altri in una cattolica. E come accade a me... Il reddito medio-basso impedisce a molte famiglie di poter optare per questi istituti che sono considerati a tutti gli effetti parte integrante del sistema dell'istruzione.
    Come rendere effettiva questa parità?
    Girardi: A me interessa che lo strumento risponda all'esigenza e quindi al principio di una parità vera di trattamento fra genitori che optano per una o per l'altra scuola. C'è la convenzione che è vigente in Trentino con la legge 29 del 1990, c'è il buono scuola - che fa parte del diritto allo studio - introdotto da alcune regioni, c'è il credito d'imposta che è un'ipotesi (è la detassazione della quota che si versa per l'iscrizione a una scuola) che proprio l'Agesc ha immaginato e definito presentandola a una commissione del Parlamento nel 1998, c'è il contributo che viene dato dal Comune in alcune scuole del Veneto e del Trentino. Strumenti ce ne sono molti.
    Ma quale dovrebbe essere il criterio per scegliere lo strumento?
    Girardi: Lo strumento può essere diverso. L'importante è che risponda a due requisiti: quello che la parità sia effettiva e non solo parziale com'è attualmente anche in Trentino e quello che sia una parità garantita come un diritto, non come una graziosa concessione dell'ente pubblico che elargisce risorse alle scuole paritarie. C'è solo uno strumento che non risponde a questo criterio ed è proprio la convenzione.
    Meglio il buono scuola, insomma?
    Girardi: L'Agesc non è legata al buono scuola. È una delle ipotesi di cui si parla perché nelle altre regioni il quadro legislativo si è mosso in questa direzione. L'importante è la libertà di scelta della famiglia, che viene messa in evidenza dal fatto che non ci sono più barriere di accesso. Perché questo accada, è chiaro che il finanziamento deve essere rivolto alla famiglia. I modi per realizzare ciò, possono essere studiati e definiti al di fuori dell'immagine un po' stereotipata e ideologizzata del buono scuola. Non ci leghiamo come Agesc a questo strumento. Chiediamo di finanziare la domanda, il diritto dei cittadini di accedere al servizio educativo.
    Girardi, lei dice che non tutte le famiglie possono permettersi di mettere un figlio in una scuola non statale. Eppure in Trentino la Provincia copre il 71% dei costi, una percentuale che è andata progressivamente crescendo negli anni. Ormai non si è molto lontani dalla copertura totale.
    Innanzitutto la copertura non è totale. Benissimo se lo diventerà. Non c'è dubbio che questo è un contributo cospicuo che in effetti abbatte, e di molto, le rette delle scuole. Il problema è che il finanziamento alle scuole da parte della Provincia non è diretto ad abbattere le rette e i costi a carico delle famiglie, bensì è diretto alle scuole. Questo vuol dire che le scuole assorbono questi finanziamenti come ritengono necessario (prima di tutto il pagamento del personale in servizio). Quindi, alla fine sono le scuole che - a fronte di questo finanziamento - determinano la quota d'iscrizione. È proprio questo che io ho scritto nella lettera per chiedere l'appuntamento a Dellai. Gli ho detto grazie per questi contributi, ma sappia che sono assorbiti dalle scuole, non sono diretti alle famiglie. Le famiglie a fronte dell'aumento esponenziale della percentuale di costi coperta dalla Provincia, non hanno visto toccate le rette. Per loro sono rimaste identiche. Si sta finanziando l'offerta, non la domanda. Altro versante è che queste risorse non sono certe: dipendono dalla volontà politica che di anno in anno il governo definisce nel proprio bilancio. Quindi non rispondono al principio della certezza di un diritto che noi riteniamo invece fondamentale. Quindi benissimo se ci saranno anche l'anno prossimo, ma non ne sono sicuro. Come non ne sono sicuro quando cambierà il governo provinciale.
    Bonmassar: Non citerò gli articoli della Costituzione della Repubblica italiana che poi si è dimostrata un po' più fragile di quanto non si potesse pensare perché le norme della Costituzione in realtà sono gestite dai politici i quali sul piano etico potrebbero essere messi in discussione perché sono più legati a conquistare elettorato ben organizzato, in modo particolare nell'area cattolica, che non a rispondere ai valori normativi generali.
    Girardi: Su questo sono d'accordo.
    Bonmassar: C'è una grande decadenza sul piano morale che è quella che giustifica poi questa nascita del mercato della compravendita dei consensi sul piano dell'istruzione.
    Bonmassar, qual è la sua posizione sulla parità?
    Quando si richiede il riconoscimento di una propria particolarità specifica che riguarda l'istruzione in funzione dell'appartenenza religiosa, vuol dire che si vuole andare a sancire inevitabilmente una diversità della propria visione d'essere cittadino nei confronti degli altri. Questo è un concetto di disaggregazione che mi pare estremamente pericolosa. Per cui bisogna assolutamente respingere queste istanze perché sono di tipo etnico e, dall'altra, sono istanze pericolosamente retrograde sul piano della convivenza sociale. Quello che non può essere ammissibile, è che ognuno cerchi di trarre dalla propria posizione ideologica o confessionale una condizione di diversità che s'inserisce nel tessuto sociale.
    Quindi, qui non si discute più né del buono scuola né...
    Bonmassar: Ma no, sono strumenti sui quali non ho alcuna intenzione di misurarmi. Noi dobbiamo misurarci su quello che accade, sulla premessa e sulla conseguenza, cioè la disaggregazione del vivere secondo i principi che la storia occidentale ci ha faticosamente, molto faticosamente consegnato.
    Girardi, cosa risponde a Bonmassar quando parla di "istanze di tipo etnico"?
    Non mi avventuro su queste discussioni. Stiamo parlando di scuola, quindi di un argomento laico rispetto al quale si misurano gli effetti, i processi, la realtà.
    Ma c'è il pericolo di separatezza?
    Girardi: Mi pare che la storia di queste scuole documenti che non c'è alcun rischio di separatezza, di disaggregazione, di intolleranza... se sono state riconosciute un servizio rivolto alla comunità è proprio perché non hanno mai espresso questo genere di pericolosità e di rischio, anzi hanno contribuito ad aiutare l'educazione, la formazione, la crescita di una buona fetta della nostra popolazione. Parlo di tutta Italia. La discriminazione la subiscono piuttosto quelle famiglie - molte delle quali oggi non cattoliche né praticanti - che chiedono l'accesso a queste scuole perché le ritengono valide per l'educazione dei propri figli, non perché li indottrinino, né perché li convertano. Ma perché sotto il profilo dell'offerta di qualità li convincono rispetto alle loro aspettative.


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  6. #16
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    Predefinito Si fa presto a dire riforma

    Ho notato che molti interlocutori preferiscono non sostenere una tesi, ma accanirsi contro la tesi sostenuta da altri. Ed, anzi, spesso succede che per ragiungere lo scopo si usino argomenti estranei al tema. La riforma della scuola? Macchè si parli di come si insegnava una volta. Oppure: la riforma perchè a scuola ci si vada per imparare veramente. Il che è peggio ancora!
    Posso pensare che sia lecito sostenere una tesi originale fondata su alcune premesse? Per i repubblicani le premesse non possono che essere , fra le altre, che queste: scuola nazionale, valori democratici, partecipazione diffusa. Quindi scuola pubblica e riferiti ai valori cosituzionali. O no?

  7. #17
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    Predefinito Bene!

    Constatiamo il fervore di idee e la volontàdi confronto. I

  8. #18
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    Predefinito iNSEGNANTI DI RELIGIONE

    caro Beppe
    ti devo una risposta, ma come avrai visto non sono più entrato da tempo in discussione per motivi tecnici.
    Tempo fa ti chiedevo spiegazioni, ed alcuni mi hanno risposto malamente senza aver letto in precedenza i miei interventi.
    Intanto ti premetto che non verso una lira, dico una lira al sindacato, e te lo spiego subito: il fatto è puramente personale e non riveste il tema che tu sostieni e che anch'io condivido.
    Sono iscritto alla Uil da più di vent'anni e per la mia categoria ha sostenuto a livello nazionale e locale delle ingiustizie mostruose, stando supina alla cgil e compagnia cantando, ma io per ragioni di chiarezza e strasparenza non ho mai voluto metter affari personali nella politica generale e locale.
    Non aggiungo altro perchè dovrei dire l'ingiustizia che perseguono i sindacati è palese fra tutte le categorie in Italia.
    Se devo sostenere con soldi il tuo impegno , l'ho faccio volentieri con un bonifico nel "tuo" conto corrente, e non nel conto corrente del sindacato che ogni mese mi fa la trattenuta sullo stipendio e quindi è abilitato a fare qualsiasi cosa.
    Mi dispiace di aver inserito un fatto personale nella discussione, per me importante, ma non ne potevo fare a meno.
    In questi ultimi anni il sindacato ebbro di potere non rappresenta più i dipendenti, tantomeno nella scuola, su cui ritorneremo, se vuoi ti posso dare ulteriori spiegazioni in una lettera a parte.
    Comunque continua la tua battaglia noi la sosterremmo.
    Da come sei intervenuto non ha i letto i miei interventi dell'anno scorso sugli insegnanti di religione.
    ciao

  9. #19
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    Predefinito caro pergola

    con piacere ti rileggo. Non posso entrare nel merito delle tue argomentazioni: non concosco a quali ingiustizie ti riferisca,non so come sia gestita la UIl a cui tu aderisci, e così via.
    La UIL Scuola del Trentino è nata , praticamente, nel 1990. Oggi conta 740 aderenti. Io ne sono il segretario ed il direttivo è formato di 21 colleghi. Le notre quote di iscrizione vengono naturalmente versate liberamente e servono per pagare l'affitto della sede, i consumi, le stampe e gli invii postali, il telefono, fax ed l'internet. Il bilancio non è male, ma per sotenere il ricorso di incostituzionalità oltre allo spirito adatto ci vuole il denaro. L'orgoglio della UIl del Trentino nella sua battaglia laica e costituzionale, dichiarata contro tutti ( giunta provinciale, indifferenza sbruffona della CGIL e rabbia avversaria della CISL) è la premessa dell'iniziativa. ma ci vuole il "milione di fucile" di garibaldina memoria. Anche uno dei nostri "beppe" storici chiese denaro per armare i volonterosi. Più modestamente noi li chiediamo per pagare gli avvocati, le spese di bollo e quant'altro servirà. Versare la nostro conto bancaripo non vuole dire finanzira la UIL scuola del Trentino, in realtà vuol dire sostenere il ricorso laico e costituzionale. Il conto vine tenuto separatamente al quaderno contabile sindacale e il denaro raccolto non finanzia le attività sindacali. Al 31 dicembre 2002 ogni sottoscrittore avrà la rendicontazione del conto "ricorso". Aprire un diverso conto corrente vorrebbe solo dire assumersi il costo bancario correlato. Non sarebbe una buona scelta gestionale. Versa molto e credi in Dio ( direbbe Lutero) Ciao
    Beppe

    UIL scuola del Trentino ccb n° 26355502 Agenzia n° 1 CARITRO Piazza S. Maria Trento causale: RICORSO

  10. #20
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    Predefinito

    Un aspetto sconosciuto di Mazzini: la scuola per gli emigrati italiani a Londra

    La grande emigrazione dall’ Italia e dalla Liguria verso gli USA, verso l’ estuario del Rio de la Plata, il Cile e il Perù è iniziata verso il 1850. Ben prima gli abitanti della Fontanabuona, della Graveglia, della Val Taro, ma anche della costa, avevano iniziato a percorrere le strade delle capitali europee.

    A partire dalla fine dell’ Impero Francese (1815) commercianti, come gli inchiostrai di Parma, oppure contadini che cercavano occupazioni stagionali nelle prime fabbriche dell’ industrializzazione nascente, come le filande lombarde, iniziavano ad abbandonare i luoghi di origine.
    Ma ben presto un diverso tipo di emigrante avrebbe varcato le Alpi. A Londra, a Parigi, a San Pietroburgo iniziarono ad arrivare bambini e fanciulli di Bedonia, Bardi, Né, Mezzanego, Zoagli. E’ una storia triste e sconosciuta ai più, che solo recentemente l’ opera di due storici, canadese l’ uno, toscano il secondo, ha portato alla ribalta. In particolare questo libro di un giovane storico di Massa, Michele Finelli, dove si descrive l’ attività degli emigrati a Londra nella prima metà dell’ ottocento.

    I ragazzi delle valli dell’ Appennino ligure, ai quali alcuni decenni dopo si uniranno anche ragazzi lucani, non partivano per lavorare: la loro attività era semplicemente l’ accattonaggio. Percorrevano le strade delle città esibendo un animale addestrato, un topo bianco, una scimmia, o suonando uno strumento, e chiedevano un’ offerta ai passanti.

    L’ aspetto forse più triste di questa storia è che si trattava di una vera e propria "tratta dei bianchi", come ebbe a scrivere Giuseppe Mazzini alla madre. I ragazzi venivano affidati dai genitori in Italia, con regolare contratto e dietro un compenso, ad un "padrone", che si impegnava a tenerli con sé per alcuni anni, in genere tre, a vestirli, a fornire loro uno strumento musicale. Tutto ciò che questi fanciulli raccoglievano andava al padrone come suo guadagno.

    Lo spettacolo dei piccoli italiani che percorrevano le strade di Parigi e Londra, più tardi New York, colpì negativamente l’ opinione pubblica locale: sui giornali erano frequenti le lettere di lettori infastiditi dalla musica, dalle continue richieste di un obolo. In seguito sarebbero apparsi articoli ed inchieste, che mettevano in luce lo sfruttamento dei bambini dando risalto a episodi penosi.
    Ma che potevano fare ben poco per arginare il fenomeno. Che peraltro era molto esteso: verso il 1840 a Londra i ragazzi italiani erano oltre 150, nel 1860 in tutta Europa questi ragazzi erano da 3000 a 6000.


    E’ solo da questa data che il governo italiano, nell’ Italia appena unificata, iniziò ad occuparsi del destino dei suoi piccoli cittadini. Inizieranno inchieste e proposte di legge, che sfoceranno nel 1873 in una legge che rendeva illegale affidare i propri figli ad un padrone per farli mendicare. In realtà, nel 1873 il fenomeno era già molto ridotto: la ripresa economica europea ad americana richiedeva molte braccia, e nessuno chiedeva l’ età agli operai.
    Fino ad allora però, solo alcune organizzazioni filantropiche francesi e inglesi erano riuscite, concretamente, ad aiutare i piccoli italiani, a soccorrerli quando sfuggivano ai padroni per tornare a casa. Ben pochi furono i connazionali che aiutarono questi sventurati: tra questi Giuseppe Mazzini. Giunto in esilio a Londra nel 1838, prestò scoprì gli italiani. Fu una scoperta dolorosa, ma il Genovese, per il quale l’ elevazione delle classi più svantaggiate passava soprattutto attraverso l’ educazione, riuscì ad organizzare una scuola elementare serale.

    Per quasi un ventennio, con il sostegno finanziario di un gruppo di inglesi benestanti, fornì ai ragazzi italiani a Londra quell’ istruzione che in Patria, né gli Stati né la Chiesa avevano potuto o voluto dare. Insegnò loro l’ italiano: la padronanza di una lingua comune permise di abbattere le barriere geografiche esistenti tra gli italiani, fino a quel momento incapaci di comunicare tra loro a causa dei differenti dialetti d’ origine. Per anni, le celebrazioni dell’ anniversario di fondazione della Scuola rappresentarono un momenti di forte identità per gli italiani di Londra.

    Ricordiamoci allora, quando vediamo nelle nostre strade extracomunitari che vendono fiori ai semafori, o che lavano i vetri delle automobili, che solo qualche generazione fa quello era stato il nostro destino nel mondo. Forse li sentiremo un poco meno estranei.

    Sunto tratto da: Michele Finelli .- Il Prezioso elemento. Giuseppe Mazzini e gli emigrati italiani nell’ esperienza della Scuola italiana di Londra, Pazzini Editore, Verrucchio (Rimini) 1999, pag. 158, euro 12,91

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