LETTERA APERTA A AMOS LUZZATTO
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Per aver condiviso la posizione di quanti, palestinesi ed israeliani, continuano a credere che la migliore sicurezza per ogni popolo sia il riconoscimento reciproco del diritto di esistere sulla propria terra in democrazia e libertà; per aver sfilato sotto lo striscione «Ebrei contro l'occupazione», assumendo personalmente l'identità ideale di tutti coloro che, pur ebrei, non condividono le scelte suicide del governo Sharon; per essere convinti che l'unica soluzione possibile di un conflitto drammatico passi necessariamente per l'affermazione «Due popoli, due Stati», e per il ritiro dai territori entro i confini del '67, con Gerusalemme capitale condivisa. Per questo siamo stati considerati Pseudoebrei. E' con la stessa difficoltà che riconosciamo l'ebraismo presente in chi sembra dimenticare la reale essenza del fascismo, in chi non attribuisca alla tradizione trasformista ed all'opportunismo, alla retorica delle parole d'ordine e degli slogans propri di questa ideologia le attuali dichiarazioni di apertura nei confronti dell'ebraismo pronunciate dal leader postfascista Fini. Su quali categorie si misura oggi l'identità ebraica? Sull'appoggio indiscriminato alle politiche dei governi israeliani? Sedimentati valori di antifascismo e di antirazzismo non sono più fondanti l'ebraismo? Non ci sorprende la posizione di ammiccante simpatia dimostrata dall'ambasciatore israeliano Ehud Gol nei confronti del leader di un partito, AN, che ancora celebra i repubblichini pro-nazisti di Salò, che forma i suoi quadri sul razzismo dei testi di Evola, i cui esponenti paragonano Auschwitz alla foiba di Basovizza. Molte, troppe, sono le «affinità elettive» tra il governo Sharon ed il governo Berlusconi a motivare l'intensificarsi del dialogo tra i due Paesi. Ci sorprende invece la Sua posizione, prof. Luzzatto: fino a ieri attendista, oggi benevolmente disponibile nel prendere atto delle presunte aperture che il leader postfascista Fini avrebbe operato nei confronti dell'ebraismo in genere e delle politiche israeliane in particolare. E che dire degli approcci tra rav. Di Segni e lo stesso Fini? Ci chiediamo, senza trovare risposta, cosa abbiano potuto dirsi durante i venti minuti del loro incontro ravvicinato. Quale Ragion di Stato sottende queste iniziative? La necessità per il governo Sharon di trovare nell'Italia uno dei più strenui sostenitori delle proprie politiche permetterà al vicepremier Fini di essere accolto in Israele «come un amico». Per contro, Alleanza Nazionale troverà nell'annunciata visita in Israele la «Certificazione di Qualità» necessaria alla legittimazione della svolta del partito verso una «nuova destra».
Passaggio preliminare a tutto questo: il nulla osta da parte della Comunità ebraica. Ed è appunto questo Placet che lei, prof. Luzzatto, rischia di dare a nome dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con le Sue affermazioni di disponibilità a rivedere la posizione degli ebrei nei confronti di AN. Concordiamo fermamente con chi - v. il programma della lista «Hakeillah» per le elezioni dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) del prossimo giugno - afferma che «l'ebraismo italiano non dovrebbe lasciarsi condizionare da logiche politiche a lui estranee». Nonostante i deboli Distinguo che intravediamo nelle Sue affermazioni fra rapporti dell'ebraismo italiano con le istituzioni statali ed alleanze tra Stati, riteniamo alto il rischio insito in esse di incrementare ulteriormente la confusione tra i due termini ebraismo-Israele. Due termini troppo spesso ritenuti erroneamente sinonimi, la cui commistione genera la nuova ondata di antisemitismo, o meglio il diritto, per episodi di antisemitismo sempre presenti, di manifestarsi ufficialmente. Permettere a chiunque di utilizzare la paura di una nuova Shoah per legittimare le proprie politiche è quanto di più disonorevole si possa compiere nei confronti della Memoria. Ed è quanto sta facendo Sharon rispetto agli ebrei della diaspora, giustificando come difensive le aggressioni del suo esercito contro la popolazione palestinese. Questo tipo di sicurezza non ci rassicura.
La Sua nomina a Presidente dell'UCEI dal 1998 ad oggi ha rappresentato l'affermazione di una linea politica basata sul dialogo tra le varie anime dell'ebraismo italiano, nella convinzione che «non esiste un modello egemone dell'essere ebrei» - sempre dal programma di «Hakei llah» (www.hakeillah.com). Ideali come l'antifascismo, la laicità dello stato, la centralità della scuola pubblica sono stati i puntelli ideologici della Sua lista.
Oggi, alla vigilia del nuovo Congresso, i drammatici sviluppi della situazione in Israele, sommati alla nuova realtà di un governo italiano di centro-destra ed il conseguente deterioramento delle garanzie di vita democratica, rischia di rimettere seriamente in discussione valori condivisi. Se piuttosto, come crediamo, è Sua volontà riaffermarli, Le chiediamo una maggiore cautela in atti politici che possano essere strumentalizzati da più parti, non ultimo da parte di coloro che vogliono dare all'ebraismo italiano orientamenti opposti, centrati su principi antidemocratici in cui un'arroganza di stampo profondamente fascista rappresenti il maggior punto di forza: coloro che ci definiscono «PSEUDOEBREI».
* * * Paolo Amati, Andrea Billau, Paola Cannarutto, Lucio Damascelli, Marina Del Monte, Ester Fano, Sveva Haertter, Valeria Klein, Patrizia Mancini, Miriam Marino, Francesca Polito, Stefano Sarfati Nahmad, Stefania Sinigaglia, Claudio Treves.


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