Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 74/09 del 4 settembre 2009, Santa Rosalia
Echi di cronaca
In attesa di riprendere la nostra abituale rassegna stampa, segnaliamo alcune notizie dei mesi di luglio e agosto tratte dal quotidiano on-line www.ilpadano.com, diretto da Giulio Ferrari.
Precisiamo che il Centro studi Federici, pur avendo diverse amicizie sia in ambito federalista-autonomista che in ambito nazionalista, è indipendente da qualsiasi formazione partitica.
La linea politica del Federici è quella della regalità sociale di Cristo, contro ogni forma di laicismo (di sinistra o di destra, federalista o nazionalista).
6 luglio 2009 - Michael Jackson detestava gli ebrei ma nessuno sembra ricordarlo
MONS. WILLIAMSON È ANTISEMITA, JACKO INVECE...
Milàn – Per essere bollato come "truce antisemita", al vescovo cattolico tradizionalista Riccardo Williamson era bastato rendere pubbliche alcune proprie convinzioni “eretiche” su dimensioni e circostanze della cosiddetta Shoa; a Michael Jackson, invece, nessuno se la sente di appiccicare la medesima etichetta. Sarà che non conviene affibbiare l’accusa di razzismo o di antisemitismo a un personaggio troppo popolare perché, in tal caso, il rischio è che queste opinioni “facciano scuola” tra milioni di adoranti seguaci. Eppure Jacko nutriva prondi sentimenti di avversione vero gli ebrei e, da qualche tempo, si era anche blandamente avvicinato all’islam.
SANGUISUGHE. L’episodio più conosciuto della sua antipatia per gli appartenenti al clan ebraico americano riguarda una trasmissione della catena ABC che, nel corso del programma Buon giorno America, ha dato conto di un messaggio registrato nel 2003 in cui si poteva ascoltare Michael Jackson dire: “Gli ebrei succhiano come delle sanguisughe, ne ho abbastanza di loro”. Si dice che il cantante, nel suo delirio di onnipotenza, fosse entrato in rotta di collisione con esponenti della comunità ebraica che negli Usa controllano anche il mondo dello spettacolo e dell’informazione. Da qui, quello che lui denunciava come un “complotto” nei suoi confronti.
ANTIGIUDAICO. “Gli ebrei hanno messo in piedi un complotto per rovinarmi!”, aveva osato denunciare Michael Jackson. Le parole di Jacko avevano suscitato la reazione della potentissima Anti-Defamation League (Adl): l’organizzazione ebraica che combatte i nemici dell’ebraismo gli aveva chiesto un risarcimento miliardario per istigazione all’antisemitismo. Abraham H. Foxman, capo dell’organizzazione ebraica, aveva dichiarato che “Michael Jackson ha delle tendenze antigiudaiche”.
STRAPOTERE. Sempre l’Adl, già in passato, nel 1996, aveva costretto il cantante a chiedere scusa per le parole di una canzone che si prestavano a doppi sensi nei confronti degli ebrei. Negli ambienti ebraici si guardava con preoccupazione all’ultimo concerto, mai eseguito: il timore che Jackson potesse stigmatizzare lo “strapotere ebraico” nel mondo o smentire le verità dell’olocausto era molto forte. La sua morte non ha permesso di verificare se si trattasse di infondate paure o di concreta eventualità.
16 luglio 2009 - Quindici anni per il nero ucciso e solo 6 per il bianco
IN TRIBUNALE ABBA VALE PIÙ DI GABRIELE
Milàn - Sono stati condannati a quindici anni e quattro mesi i due baristi, padre e figlio di 51 e 31 anni, accusati d'aver ucciso a colpi di spranga il 19enne Abdul Guibre, detto Abba, dopo il furto di un pacco di biscotti. Il fattaccio accadde il 14 settembre 2008 in via Zuretti, a Milano. Per un'altra vicenda di sangue, accaduta l'11 novembre del 2007 nell'autogrill di Badia al Pino, il giudice ci è andato molto più leggero; qui a perdere la vita fu un tifoso laziale, Gabriele Sandri, centrato dal colpo di pistola sparato senza alcuna necessità da un poliziotto. Nel primo caso, la sentenza ha anche stabilito un risarcimento di 100mila euro per i genitori di Abdul, cittadino italiano figlio di immigrati del Burkina Faso, e di 25mila euro per ciascuna delle sue sorelle.
CORPI CONTUNDENTI. I legali della famiglia Guibre hanno chiesto 900mila euro e invocano l'ergastolo per Fausto e Daniele Cristofoli i baristi che, dopo aver inseguito tre giovani di colore usciti dal loro negozio sono venuti alle mani con loro per "punire" il furtarello. Nella baraonda hanno avuto la meglio spranghe e bastoni impugnati dai baristi. Per i giudici si è trattato di omicidio volontario, perchè i corpi contundenti erano atti ad ammazzare. La severa condanna, dunque, ha le sue ragioni.
PISTOLA ADOPERATA. Ma anche la pistola impugnata e adoperata dal poliziotto Luigi Spaccarotella bastava e avanzava per fare fuori la gente, come hanno dimostrato gli effetti del colpo esploso contro i tifosi in fuga. Ma questa volta il giudice ha ritenuto che si trattasse di omicidio colposo, come se il morto fosse stato vittima di un incidente stradale. L'agente Spaccarotella è stato così condannato a 6 anni, che certamente non si sconterà.
DISCRIMINAZIONE RAZZIALE. Il bello è che i famigliari di Abddul Guibre avrebbero voluto una sentenza ancora più pesante contro i baristi, e accusano di razzismo la giustizia italiana a loro giudizio troppo "tenera" coi due omicidi. I famigliari del giovane bianco, invece, non possono neppure prendersela con la "discriminazione razziale".
22 luglio 2009 - Venaria (To), pastore tedesco salva padrona dal rom
CANE METTE IN FUGA UNA BESTIA FEROCE
Venaria – Lo zingaro violentatore le era già addosso, l'aveva immobilizzata e, per convincerla a cedere, le ustionava il seno con una sigaretta: è allora che un grosso cane lupo ha fatto irruzione nella stanza, costringendo l’aggressore ad una ritirata precipitosa. Sembra un film di Rex, ma è realmente accaduto martedì sera a Venaria, cittadina in provincia di Torino. Con un trucco il rom è riuscito a farsi aprire la porta di casa dalla vittima, una donna di 22 anni.
PORTA CHIUSA. La giovane era sola, ma nell'abitazione c'era anche il cane lupo, in una stanza con la porta chiusa. Il rom è subito balzato addosso alla donna trascinandola nella stanza da letto e, dopo una breve lotta, stava vincendone le resistenze, grazie anche alla minaccia di una sigaretta con cui le ha causato delle ustioni al seno.
PRESO DAI CC. Proprio in quel frangente il cane è riuscito ad aprire la porta abbassando la maniglia con la zampa e si è scagliato contro il violentatore. Al rom non è rimasto altro da fare che darsela a gambe, braccato dal cane e, poco dopo, dai carabinieri che lo hanno catturato assicurandolo alla giustizia.
11 agosto 2009 - Studiava e lavorava, ucciso a botte dal branco di rom
CERCA LA BICI RUBATA. E LO AMMAZZANO
Martinsicuro (Italia) - "Gli assassini di mio fratello sono delle bestie. Questi rom bisogna cacciarli tutti via". Non si dà pace la sorella di Antonio Di Meo, di Castel di Lama (Ascoli), 23enne studente di Biologia massacrato di botte lunedì pomeriggio da tre zingari minorenni. L'universitario si pagava gli studi lavorando come cameriere stagionale in un hotel di Martinsicuro (Teramo). Terminato il suo turno di lavoro, lo studente aveva fatto una brutta scoperta: la bicicletta che l'albergo gli aveva concesso in uso era sparita. Notato nelle vicinanze un gruppetto di giovani rom, Di Meo aveva chiesto spiegazioni ma è stato immediatamente aggredito.
COLPO ALLA TEMPIA. In tre hanno ripetutamente colpito l'universitario con violenza al volto. Caduto a terra, il 23enne si è rialzato cercando di rimettersi gli occhiali, sinchè, raggiunto da altri colpi alla tempia e alla nuca, è piombato esanime al suolo. Gli aggressori, a quel punto, sono fuggiti a bordo di un paio di motorini. Ed è da uno di questi veicoli, guarda caso risultato rubato, che i carabinieri sono risaliti ai presunti assassini.
AUTO EXTRALUSSO. Il padre di uno dei ragazzi poi arrestati, infatti, è stato individuato mentre dava alle fiamme il motorino nel tentativo di cancellare ogni traccia. Dall'uomo, un rom con nazionalità italiana notato perchè viaggiava a bordo di un'auto extralusso, i militari sono risaliti a tutti i protagonisti della vicenda. Gli assassini sarebbero dunque dei minorenni e, considerato l'imperante buonismo, difficilmente pagheranno caro il loro delitto.
MONITO AI POLITICI. Da questa tragedia restano, a monito dei politici, le parole e le lacrime di Maria, una giovane che piange un fratello e un ragazzo meraviglioso: "Era dolcissimo, altruista, ed è finito massacrato in quel modo da questa gente. E non è certo la prima volta che succede un fatto così".
18 agosto 2009 - L'ossessione sessuale islamica è speculare alla moda di cattivo gusto che impone di mostrare ai quattro venti le proprie nudità
QUESTIONE D'IGIENE O DI ESIBIZIONISMO?
Veròna – E' entrata in una piscina veronese col burkini (o burquini), costume da bagno integrale delle donne islamiche, facendo esplodere la polemica. Qualche mamma si è lamentata, sostenendo che a vedere una donna vestita da capo a piedi i bambini si spaventano (e sorvolando sugli imbarazzi di stomaco che certe donne non proprio statuarie producono quando si mostrano senza pudori, “rotolini” compresi). Sta di fatto che, alla fine, è intervenuta la direzione della piscina, pretendendo che la bagnante islamica la prossima volta debba presentarsi con una certificazione relativa alla composizione del tessuto del suo burkini.
QUESTIONE D'IGIENE. “Anche Federica Pellegrini si tuffa in vasca fasciata e pure gli istruttori di subacquea sono completamente avvolti dalla tuta”, ha dichiarato il responsabile dell'impianto, ma qui si tratta di appurare se il tessuto del burkini sia igienicamente adatto alla piscina. Occorre, infatti, escludere che questo costume da bagno-tuta possa essere indossato anche al di fuori dell'impianto, e che quindi non sia pulito al momento in cui chi lo indossa si immerge in vasca.
BIANCHERIA INTIMA. Questo prescrive il regolamento anche se, sempre a proposito d'igiene, è ben difficile accertare che i normali costumi da bagno non siano stati indossati al posto della biancheria intima. Se poi consideriamo che certi frequentatori di piscina non rinunciano a lasciare... qualche traccia del loro passaggio (e questo spiega le grandi quantità di cloro immesse nell'acqua) qualsiasi contestazione al burkini appare abbastanza pretestuosa. Certe mamme, che denunciano improbabili spaventi di bambini, farebbero meglio (oltre ad indossare il costume intero) ad ammettere che i mussulmani non piacciono in quanto tali: ma allora sarebbe il caso che qualcuno, legalmente e democraticamente, mettesse in discussione il dogma costituzionale della libertà multireligiosa.
ESIBIZIONISMO GRATUITO. Se invece la questione religiosa non c'entra, allora c'è da pensare che tanta avversione per la “tuta da bagno”, poi non così dissimile da quella indossata in spiaggia dalle nostre bisnonne, tradisca un certo imbarazzo da parte di quante si sono abbandonate a un esibizionismo gratuito e di cattivo gusto, così distante dalla tradizionale modestia e serietà delle donne padane. Tra l'ossessione islamica e l'atmosfera da bordello latino-americano dovrà pur esserci una giusta via di mezzo.
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