È tornato Bin Laden in tv, con tutti gli effetti del caso, che si ripete con periodicità incontrollabile. Negli Usa, pur in presenza di nuove minacce, la stampa mette sotto accusa Bush per aver trascurato prima dell'11 settembre, gli avvertimenti dei servizi segreti che annunciavano attentati terroristici. Il conduttore televisivo più famoso, Dan Rather, del network Cbs, ha pronunciato una severa autocritica per il «silenzio patriottico» osservato da tutta l'informazione, lui compreso, in seguito all'orribile attentato delle due torri. Secondo il giornalista, in questo modo stampa e tv hanno tradito il loro ruolo di controllo nei confronti del potere, accettando che venisse imposta una vera e propria censura sulle misure prese dal governo all'interno (arresti in massa di cittadini musulmani) e all'estero (bombardamenti sull'Afghanistan e trasporto dei prigionieri di guerra nella base di Guantanamo senza alcun rispetto del diritto internazionale). In risposta alle critiche, il presidente Bush, che non possiede reti televisive e non controlla il mercato pubblicitario, né quello cinematografico, non ha preteso il licenziamento di Dan Rather. Nei paesi normali, infatti, sono i giornalisti a chiedere la testa dei presidenti e non viceversa.




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