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ROMA NOI centristi abbiamo sempre cercato di essere un fattore di serietà nella coalizione. Di certo, è finita la fase nella quale l´elettore premiava chi la sparava più grossa. Il dato di questi ballottaggi deve far riflettere». Rocco Buttiglione, il centrista ministro per le Politiche Comunitarie, non se la sente di mettere in conto alla Lega il non brillante risultato delle amministrative. Ma lancia un messaggio preciso all´ala dura della Casa delle Libertà. Anche in vista del passaggio in Senato della legge sull´immigrazione: «Ripresenteremo l´emendamento Tabacci, perché vogliamo che ci vengano confermate le cose che ci sono state assicurate alla Camera. E perché, glielo dico da ministro delle Politiche comunitarie, non ha senso approvare una legge che l´Europa poi ci farebbe modificare».
Signor ministro, però intanto grazie anche alle posizioni leghiste, il centrosinistra si è aggiudicato queste amministrative, ed è andato bene in particolar modo proprio al Nord.
«Certamente non abbiamo di che essere contenti. Non è una disfatta, ma non è neanche una vittoria. Bisognerà riflettere serenamente. Il secondo turno non fa bene alla Casa delle Libertà».
Tutto qui? L´opposizione si è aggiudicata Alessandria, Asti, Cuneo, Monza, Verona, Gorizia, Piacenza, e ha adesso al Nord una buona base dalla quale riorganizzare una strategia di recupero dei consensi.
«Le cose non stanno esattamente così. Cosa farà il centrosinistra non lo so. Ma il dato interessante è che al primo turno noi abbiamo preso dieci posizioni, al secondo soltanto due. Questo vuol dire che al primo voto, quando si trattava di esprimersi per dei simboli, per dei partiti e per le loro politiche, le cose sono andate bene. Al secondo turno, si è votato soltanto per degli uomini. Ed è andata male».
Dunque lei è d´accordo con il leghista Roberto Caldaroli, quando dice che si dovevano scegliere meglio i candidati...
«L´idea che non si siano indovinate le candidature non è sbagliata. Ma non è soltanto questo. Il secondo turno penalizza la coalizione di centrodestra».
Il secondo turno, o il sistema maggioritario nel suo complesso?
«Quando la competizione si personalizza, noi perdiamo voti. Quando ci sono i simboli dei partiti, li guadagniamo».
Vuol dire che candidati del Polo non hanno goduto dell´effetto-Berlusconi, e nemmeno dell´effetto Palazzo Chigi?
«Né dell´uno, né dell´altro. Ma in generale, se lei guarda i dati delle elezioni, la sinistra ha più voti della somma dei partiti. Noi, di meno. Quando poi si aggiunge il fatto che c´è un secondo turno di voti, con una competizione tutta personalizzata, e senza una presenza forte dei partiti, l´effetto negativo diventa più evidente. Tanto che qualche volta perdiamo anche nelle situazioni in cui invece dovremmo vincere».
Ma se l´effetto Berlusconi non c´è stato, la coalizione dovrà trarre da questo voto un significato politico?
«Di certo, non è stato un voto al governo. Questo lo sapevamo da prima. Ma di certo, tutto ha un significato politico. Non così diretto e immediato, ma c´è».
Conseguenze all´interno della coalizione?
«Non credo. Ma certo se ne dovrà discutere».
Da Forza Italia, Renato Schifani fa sapere che queste elezioni sono «minimali», Roberto Antonione aggrega i numeri e dimostra che la Casa delle Libertà ha raggiunto un buon risultato. Non sono i prodromi di una resa dei conti, per lo meno nel partito di Berlusconi?
«Io ho davanti a me i dati, e tra noi e il centrosinistra non vedo un gran scollamento. Salvo un fatto. Come le dicevo, al primo turno abbiamo vinto in dieci situazioni, al secondo solo in due. Uno scarto troppo forte».
"La Stampa"




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